Maria Vingiani

Personaggi stabiesi

Maria Vingiani, madre dell’ecumenismo italiano

di Giuseppe Zingone

Maria Vingiani dal sito Missione dei padri Saveriani

Maria Vingiani dal sito Missione dei padri Saveriani

Anche quest’anno, ricorre la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani dal 18 al 25 gennaio.

​Queste date hanno un forte valore simbolico perché sono comprese tra due feste legate ai santi Pietro e Paolo:

  • ​Il 18 gennaio (inizio) era tradizionalmente la festa della Cattedra di San Pietro.
  • ​Il 25 gennaio (conclusione) è la festa della Conversione di San Paolo.

Quanto lavoro e tempo ha dedicato al dialogo tra le confessioni cristiane Maria Vingiani, senza contare lo sforzo per riunire ad uno stesso tavolo le diverse religioni. Muore a Mestre, proprio alla vigilia della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 17 gennaio 2020, un evento da Lei sostenuto e promosso.

“La ricordo a Castellammare per una conferenza, fu tra la metà e la fine degli anni novanta, frequentavo ancora gli studi per il magistero in scienze religiose, donna forte e carismatica, prima donna in un mondo di uomini ad impegnarsi per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso”.

Capita talvolta che la nostra terra, bagnata dalle acque del Tirreno e protetta dal Faito, doni al mondo personalità capaci di guardare ben oltre l’orizzonte del golfo. È il caso di Maria Vingiani, una nostra illustre concittadina nata a Castellammare di Stabia il 28 febbraio 1921, la cui esistenza è stata un lungo e instancabile ponte gettato verso l’altro. Sebbene la sua opera l’abbia portata lontano dalle nostre mura, Maria non ha mai smesso di incarnare quella tenacia propria della nostra gente migliore.

Immaginate Maria Vingiani, come un mastro d’ascia dei nostri antichi cantieri stabiesi: invece di costruire scafi per separare le genti dal mare, ha usato la sua vita per costruire ponti invisibili ma solidissimi, capaci di unire sponde spirituali che per secoli si erano guardate con diffidenza.

Fin dalla giovinezza, Maria avvertì come una ferita intollerabile la divisione tra le diverse confessioni cristiane. Laureatasi all’Università di Padova nel 1947 con una tesi coraggiosa sulla controversia cattolico-protestante — in un’epoca in cui ai cattolici era ancora proibito persino leggere i testi dei “fratelli separati” — scelse di fare dell’unità la propria ragione di vita. Come lei stessa ebbe a scrivere, quella che poteva essere una contestazione divenne invece una vocazione: la presa in carico personale del “peso assurdo” della divisione tra i cristiani.1

Il legame con Venezia e Papa Roncalli

Il destino la portò a Venezia, città che per sua natura è ponte tra Oriente e Occidente. Qui, Maria non fu solo un’attivista religiosa, ma anche una donna impegnata nelle istituzioni, ricoprendo il ruolo di assessora alle Belle Arti. Fu in quegli anni lagunari che si consolidò l’amicizia con il patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII. Maria divenne una sorta di “messaggera” silenziosa, capace di recapitare comunicazioni private del Patriarca a vescovi in difficoltà oltre la “cortina di ferro“.

Quando Roncalli salì al soglio di Pietro e indisse il Concilio Vaticano II,2 Maria lo seguì a Roma. È qui che la nostra concittadina compì quello che forse è il suo gesto più profetico: nel giugno del 1960, agendo con determinazione per superare le resistenze curiali, favorì lo storico incontro tra lo studioso ebreo Jules Isaac e il Papa. Da quel colloquio nacque il seme della dichiarazione Nostra Aetate,3 che pose fine a secoli di “insegnamento del disprezzo” verso l’ebraismo, riconoscendo le radici comuni della fede.4

Il SAE e l’eredità di una laica “adulta”

Nel 1964 fondò il Segretariato Attività Ecumeniche (SAE), un’associazione che volle fortemente laica e democratica, convinta che l’unità non dovesse essere solo una questione gerarchica, ma un impegno di popolo. Maria è stata una donna libera, capace di confrontarsi alla pari con cardinali e teologi, senza mai rinunciare alla propria autonomia intellettuale e spirituale.

Maria Vingiani si è spenta a Mestre il 17 gennaio 2020, a quasi 99 anni. È una “provvidenziale coincidenza” che il suo transito sia avvenuto proprio nella Giornata dedicata al dialogo tra cattolici ed ebrei, una ricorrenza che lei stessa aveva contribuito in modo determinante a istituire.

Oggi, ricordando questa nostra figlia di Stabia, “maestra di ecumenismo” apprezzata in tutto il mondo, ci piace pensare che quel suo desiderio di unità sia lo stesso che dovrebbe animare ogni ricercatore di verità. Maria ci insegna che non esistono barriere che non possano essere varcate se animate da un amore profondo per l’umanità.

Per approfondire la figura di Maria Vingiani, è possibile consultare le opere del SAE e le testimonianze raccolte presso il Centro Studi dei Missionari Saveriani.

Maria Vingiani tra i grandi testimoni di Pace

Maria Vingiani

Maria Vingiani

Maria Vingiani è stata indicata dalla CEI come esempio, in quanto pioniera nell’avviare cammini di dialogo tra le Chiese, per chi voglia costruire la pace disinnescando i germi di violenza presenti nelle religioni.

Il 5 novembre 2025, infatti è stata pubblicata la Nota Pastorale, elaborata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, “Educare a una pace disarmata e disarmante” che la Conferenza Episcopale Italiana ha approvato nella sua 81ª Assemblea Generale il 19 novembre 2025 ad Assisi.

In essa viene richiamata la necessità, in questo tempo di conflitti, di formare le coscienze per uscire dalla logica della guerra. Tra l’altro, viene anche valorizzato il ruolo dell’ecumenismo come contributo alla pace; al cap. V (Pace, nel dialogo ecumenico e tra le religioni) si dice:

Se già abbiamo segnalato il volto purtroppo ambivalente delle religioni in ordine alla pace, una quarta dimensione di costruzione della pace dovrà disinnescare i germi di violenza ancora presenti in esse, per coltivare invece i potenti semi di riconciliazione che esse portano nel cuore. Il cammino del dialogo, scelta fondamentale della Chiesa del Concilio (si pensi in particolare al Decreto Unitatis redintegratio e alla Dichiarazione Nostra aetate), assume in tal senso oggi un valore essenziale. Importante far memoria di chi già lo ha percorso, aprendo percorsi di cui oggi comprendiamo tutta la rilevanza. Si pensi all’esperienza di Maria di Campello (1875-1961) e ai rapporti di dialogo e di fraternità con testimoni di pace come Gandhi, Schweitzer e Mazzolari che ella intratteneva dal suo eremo.

Si pensi a Maria Vingiani (1921-2020), fondatrice del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), pioniera nel contribuire all’avvio di cammini di dialogo tra le Chiese in Italia nel post-concilio. Fondamentale in questo tempo di globalizzazione ritrovare l’ispirazione di donne capaci di tessere convivialità e sororità tra le diverse realtà religiose: si tratta di imparare a riconoscersi parte di una storia comune, da costruire assieme pur nella specificità dei diversi cammini.

Video: Maria Vingiani (1921-2020) ha attraversato da protagonista un secolo di dialogo, sia sul versante ecumenico che su quello ebraico-cristiano. Ripercorrere alcuni passaggi chiave della sua esistenza significa quindi esplorare figure, momenti, dimensioni del profondo rinnovamento delle relazioni che in tali ambiti hanno fatto seguito al Concilio Vaticano II.

Aprire strade di dialogo: Maria Vingiani – Nello spazio ecumenico (26.02.2021)

Articolo del 27 dicembre 2025


1. L’ecumenismo è il movimento che promuove l’unità e la collaborazione tra le diverse confessioni cristiane (come cattolici, ortodossi, protestanti e anglicani). Il termine deriva dal greco oikouméne, che significa “tutta la terra abitata”, a indicare l’aspirazione di riunire tutti i credenti in Cristo in un’unica “casa”. Nota: Ogni anno, dal 18 al 25 gennaio, si celebra la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, il momento più importante di questo movimento a livello mondiale.

2. Papa Giovanni XXIII, nato Angelo Giuseppe Roncalli, fu eletto al soglio pontificio il 28 ottobre 1958. L’elezione avvenne all’undicesimo scrutinio, durante il quarto giorno del conclave indetto dopo la morte di Papa Pio XII. Data la sua età avanzata (aveva quasi 77 anni), molti osservatori dell’epoca lo considerarono un “papa di transizione”, ma il suo pontificato si rivelò rivoluzionario grazie all’indizione del Concilio Vaticano II.

3. Nostra Aetate: È una dichiarazione del Concilio Vaticano II, promulgata nel 1965, che ridefinisce i rapporti della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane, specialmente l’ebraismo e l’Islam, promuovendo il dialogo interreligioso e la fratellanza universale, e rifiutando l’antisemitismo, diventando un testo chiave per la pace e la comprensione reciproca tra i popoli.

4. È importante non confondere ecumenismo e dialogo interreligioso: Il Dialogo Interreligioso, coinvolge religioni diverse tra loro (ad esempio il dialogo tra Cristiani, Ebrei, Musulmani, Buddisti, ecc.).

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