
Castellammare impressioni vecchie e nuove (prima parte)
di Giuseppe Zingone
Fa caldo mentre scrivo queste parole, trementamente caldo, i tasti del pc mi si appiccicano ai polpastrelli, ma Stabia chiama e geme con me in quest’afa, vi affido la lettura di un articolo diviso in due parti, questa è la prima. Corredato da quelle solite, note, pluristagionate immagini che hanno reso celebre la nostra città nel Belpaese, ma che a dire il vero forse non ci stanchiamo mai di contemplare ed ammirare.
Ci sono città che non si visitano, si respirano. E ci sono epoche che non sono passate del tutto, ma sono rimaste a riposare all’ombra di un vicolo, aspettando che qualcuno con il passo lento e il cuore attento vada a svegliarle. Castellammare di Stabia, negli ultimi scampoli del diciannovesimo secolo, non era semplicemente una stazione balneare; era un palcoscenico a cielo aperto dove l’eterno contrasto napoletano tra il sublime e il vicolo, tra il diplomatico in calze di seta e il vetturino che litiga con un asino “alato”, trovava la sua perfetta, ironica armonia.
Sfogliando le pagine ingiallite della rivista Natura ed Arte, mi sono imbattuto in un bellissimo e vivace resoconto di Raffaello Martire.1 Un testo che non è cronaca, ma pittura; non è storia fredda, ma pulsante, il suo scrivere a volte è così veritiero che mi sembrano istantanee odierne della maleducazione di oggi. Io questi personaggi li confonderei sicuramente con qualcuno che ancora oggi si aggira per le nostre strade.
Con la complicità dell’amico Ciccio Vitari,2 l’autore ci prende per mano e ci fa salire su una di quelle carrozzelle d’altri tempi – sgangherate, eppure capaci di sfidare le leggi della fisica e della pazienza – per portarci dritti nel cuore di una Stabia radiosa, aristocratica e, allo stesso tempo, irresistibilmente popolare.3
In questa prima parte del viaggio, che ho il piacere di presentarvi su Liberoricercatore.it, vedremo sfilare davanti ai nostri occhi i fasti del Regio Cantiere Navale, i sogni legati ai numeri del Lotto del vecchio Don Ciccio, e la brulicante, assetata umanità che affollava le fonti sotto lo sguardo sornione di Don Peppe Cuomo, dispensatore di acqua acidula e di perle di quotidiana filosofia.
Mettetevi comodi, allora. Lasciate fuori il rumore del nostro tempo e lasciatevi cullare da queste “impressioni vecchie e nuove”. Perché, come diceva il grande Eduardo, il passato non è un dovere di memoria, ma un bisogno dell’anima. E noi, oggi, di questa bellezza abbiamo un maledetto, profondo bisogno.4
Buona lettura……
- A Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 482
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 483
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 484
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 485
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 486
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 487
- Castellammare, impressioni vecchie e nuove, pag. 488
Fine prima parte. Seconda parte.
Articolo completato il 30 giugno 2026
1. Raffaello Martire (talvolta citato come autore calabrese) è stato un vivace scrittore umoristico, giornalista e letterato italiano attivo prevalentemente alla fine del XIX secolo. Autore di molti scritti umoristici, il nostro articolo è apparso sulla rivista Natura ed Arte. Sulla Rivista delle tradizioni popolari italiane, ha pubblicato articoli, novelle e reportage. Tra i suoi testi più noti si ricordano i reportage di viaggio e cronaca su Castellammare di Stabia e le sue memorie sulla Valle di Pompei. Seppe distinguersi per la sua attenzione alla poesia popolare, agli usi locali e alle credenze tradizionali.
2. Nel testo, Ciccio Vitari non è un semplice nome di passaggio, ma una vera e propria guida sentimentale. Viene descritto come l’amico che accompagna Martire fin dal suo arrivo. È proprio insieme al “buon Ciccio Vitari” che l’autore si concede le interminabili e faticose scorribande quotidiane in carrozzella per le vie di Castellammare, lasciandosi introdurre ai costumi, ai segreti e alle bizzarrie del posto.
Vitari, rappresenta la classica figura del “gancio” locale: l’uomo del posto che conosce vizi e virtù della sua terra e che permette al forestiero di andare oltre la facciata della cartolina turistica per scendere direttamente nel vicolo e nella commedia umana.
3. L’articolo comparve anche sull’Opinione di Stabia, Spigolature Stabiane, a cura del compianto professor Giuseppe Centonze Le impressioni di R. Martire, Ottobre 2006, Anno X, numero 112, pag. 16-17. E nel successivo numero Novembre 113, alle pag. 16 e 17.
4. Raffaello Martire, A Castellammare, impressioni vecchie e nuove. In: Natura ed Arte, Rassegna Quindicinale Illustrata Italiana e Straniera di Scienze, Lettere ed Arte, anno 1895-1896, Casa editrice Francesco Vallardi, pag. 482-488.

Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l’arte, la fotografia e l’amore per la sua Castellammare di Stabia.









