Antonio Bulifon, libraro all'insegna della Sirena, MDCLXXIV

Né ammice né compare

A Castiello a Mare né ammice né compare

di Giuseppe Zingone

Antonio Bulifon, libraro all'insegna della Sirena, MDCLXXIV

Antonio Bulifon, libraro all’insegna della Sirena, MDCLXXIV

Ѐ Giangrazio a proferire le parole “A Castiello a Mare né ammice né compare”, si tratta di un affermazione tratta da “Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille” opera di Giambattista Basile del 1634. IL Pentamerone del Basile scritto in dialetto napoletano, ebbe in Europa grande successo, tanto da essere un punto di riferimento per le fiabe riscritte nei secoli successivi, come la gatta Cenerentola, (Cenerentola) rivisitate da Perrault e dai fratelli Grimm, oltre all’opera teatrale di Roberto De Simone.

Il Pentamerone di Basile, 1674

Il Pentamerone di Basile, 1674

La citazione di cui sopra è riportata nella novella “Li sette palommielle, trattenimento ottavo della iornata quarta” narra la storia di sette fratelli il cui maggiore Giangrazio è il più esperto e risoluto. Si liberò di un orco e riuscì ad impossessarsi di un tesoro. La storia inizia nel paese d’Arzano e prende pieghe sempre più complesse sino a quando i sette fratelli insieme alla sorella Cianna (l’ottava) ritornano a casa ricchi e felici.

Verso la fine della storia i giovani vengono tratti in salvo da una balena non potendo sbarcare col tesoro a Napoli, la “valena” disse: «Dove volete che ve lasse pe’ sta costa d’Amarfe?» E Giangrazio rispose: «Vì se ne potimmo fare de manco, bello pesce mio, perché a nesciuno luoco scenno contento, perché a Massa se dice: Saluta e passa, a Sorriento: strigne li diente, a Vico: porta pane co tico, a Castiello a Mare: né ammice né compare».1

Quale che sia stato il motivo per cui il Basile fa proferire a Giangrazio queste parole, è l’intera costa da Castellammare ad Amalfi, ad esserne vessata. Alla fine della storia i nostri otto fratelli vengono portati dalla balena sullo Scoglio del Sale (forse ad Agropoli). La novella termina con l’antico detto: «Sempre che puoi, fa bene e scordatenne».2

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone

Questi scioglilingua, luoghi comuni o detti popolari crudi ed arguti, spesso volutamente offensivi e dissacratori, erano in verità molto in uso nei tempi passati ogni città ne possiede memoria. E se Basile ci avesse profeticamente additati per quello che realmente siamo oggi? Caro maestro perdonaci non tutti sono una chiavica a Castiello a Mare, qualcuno pure si salva!3


Qualche altra testimonianza orale:

Scanzano, scanzatelle; Private, privatenne  e quanne arrive a Mezapreta, aize ‘ncuolle e tuornate arrete”.

“Fratte sfratte e ‘a Putiella arrecetta”.

Scafati schifate: mal’acqua, mala ggente, pure ll’evera è fetente”.

Napule fa ‘e peccate e ‘a Torre ‘e sconta”.


Note:

  1. Giovan Battista Basile, Lo cunto de li cunte, Garzanti, Milano, 1995, da pag. 367 a 379.
  2. Il testo integrale Lo Cunto de li cunti, di Basile, in varie edizioni dalle più antiche alle più recenti è scaricabile gratuitamente da Google Libri.
  3. Matteo Garrone, Il racconto dei racconti, 01 Distribution, 2015. Vincitore di sette David di Donatello.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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