La Salette

La Salette

Giuseppe Zingone

Mélanie Calvat

Mélanie Calvat

Mélanie Calvat, o Suor Maria della Croce, nasce il 7 novembre 1831 a Corps, nelle Alpi francesi, è conosciuta soprattutto per l’apparizione mariana avvenuta il 19 settembre 1846 sul monte di La Salette, insieme al giovane pastore Maximin Giraud.

Nel 1846, a quindici anni, mentre pascolava le mucche, dichiarò di aver visto una “Bella Signora” in lacrime, che affidò ai due ragazzi un messaggio di conversione, penitenza e ritorno alla fede. L’evento fu riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa nel 1851 e il santuario di La Salette divenne meta di pellegrinaggi internazionali.

In un mio recente corso di aggiornamento tenuto il 13 e il 20 gennaio 2026 a Roma, nella Pontificia Università Lateranense, il giornalista David Murgia,ha presentato brevemente la figura di Mélanie Calvat, mostrandoci delle rare immagini per la precisione emografie2 di cui parleremo successivamente in questo articolo.

Mi è bastato ascoltare le sue parole sulla “Salette” (o Vulgo Salette) perché mi tornasse in mente che, nell’area stabiese, e più precisamente a Sant’Antonio Abate, esiste una Parrocchia dal titolo Santa Maria Rifugio dei Peccatori, situata in via Salette 46. Sono vecchi ricordi che hanno riacceso in me l’interesse per questa storia.

Inoltre “strana coincidenza”, mi è capitato tra le mani un volume che tratta proprio dello stesso argomento, Sister Mary of Cross, di Fra Paul Gouin.

La Salette, Sister Mary of the Cross

Sister Mary of the Cross

La lunga dimora stabiese di Mélanie Calvat, avvenne quando la “veggente” de La Salette trovò rifugio a Castellammare di Stabia su invito di Monsignor Francesco Saverio Petagna,alloggiando nel Palazzo Ruffo, preso in affitto dal vescovo, molto probabilmente arrivò a Castellammare nel mese di giugno del 1867.

Di Monsignor Francesco Saverio Petagna si ricorda spesso soltanto il presepe monumentale, o presepe stabile stabiano, trascurando il suo ruolo primario: quello di pastore d’anime e Vescovo della nostra comunità.

La Salette

Monsignor Francesco Saverio Petagna, foto Giuseppe Zingone

Monsignor Francesco Saverio Petagna (1812–1878) è stato un insigne vescovo e teologo. Riconosciuto come Venerabile da papa Benedetto XVI nel 2012, si è distinto per un’intensa attività pastorale, culturale e sociale:

Principali opere e fondazioni

 * Fondazione delle Religiose dei Sacri Cuori: Fondò la Congregazione delle Vittime dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (oggi Religiose dei Sacri Cuori di Gesù e Maria), dedita all’educazione della gioventù e alla riparazione spirituale.

 * Approvazione di nuove famiglie religiose: Approvò ufficialmente le congregazioni delle Suore Compassioniste e delle Suore Alcantarine, vedi anche Don Vincenzo Gargiulo.

 * Attività Pubblicistica e Culturale: Fu tra i co-fondatori a Napoli della rivista “La scienza e la fede”, punto di riferimento per il pensiero cattolico dell’epoca.

   * Partecipò e animò le Cappelle Serotine a Napoli, incontri serali dedicati alla formazione spirituale e culturale di giovani e operai.

* Istituì a Castellammare le Congregazioni dello Spirito per l’istruzione e la guida dei giovani.

* Si dedicò assiduamente all’assistenza degli infermi presso l’Ospedale degli Incurabili e dei carcerati.

* Impegno nel Concilio Vaticano I: Partecipò come padre conciliare tra il 1869 e il 1870, offrendo un contributo teologico di rilievo.4

Ma torniamo a noi: Nel 1867, mentre l’Europa era attraversata da tensioni politiche e religiose, una figura fragile e controversa approdava sulle rive del Golfo di Napoli. Era Mélanie Calvat, la pastorella di La Salette, colei che nel 1846 aveva dichiarato di aver visto la Vergine piangente sulle montagne francesi.

Quello che forse pochi stabiesi sanno è che Mélanie visse per ben diciassette anni a Castellammare di Stabia, dal 1867 al 1884. Un periodo lungo dunque, eppure quasi dimenticato dalla memoria cittadina, intriso di intensa attività formativa, spirituale e di scrittura.

Castellammare al tempo delle camicie rosse

Quando Mélanie giunse a Castellammare, la città non era quella sonnacchiosa e balneare che molti immaginano oggi. Era una terra attraversata da profonde ferite politiche.

Dopo l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli nel settembre 1860, la caduta del Regno delle Due Sicilie e la proclamazione del Regno d’Italia sotto la monarchia sabauda, il Sud viveva un periodo di agitazione continua. Le “camicie rosse” garibaldine e le forze contrarie si fronteggiavano in un clima che era insieme rivoluzionario e anticlericale.5

Il libro racconta che, al suo arrivo, Mélanie trovò una città immersa in “sconvolgimenti rivoluzionari e persecuzioni religiose mascherate da rivoluzione”. Non era un semplice trasferimento spirituale: era un esilio. Eppure il luogo aveva una bellezza struggente, un clima dolce, un paesaggio tra i più incantevoli del mondo. Ma sotto quella luce mediterranea si agitavano tensioni profonde.

Il vescovo Petagna e la “protezione” vigilata della pastorella de La Salette

Ad accoglierla fu il vescovo della diocesi, Francesco Saverio Petagna, che le aveva promesso libertà e protezione. Prima ancora che lei arrivasse stabilmente a Castellammare, però, la situazione fu più complessa. Mentre il vescovo si recava a Roma per consultare il Papa, Mélanie venne temporaneamente rinchiusa in un convento. Lei stessa scrisse che, pur non essendo monaca di clausura, si trovò “di fatto in clausura”, senza poter uscire né ricevere visite.

Il clima era incerto. I garibaldini avevano messo fuori legge sacerdoti e religiosi. Le autorità ecclesiastiche cercavano di proteggere quella donna considerata scomoda, impulsiva, pronta a parlare senza filtri contro massoni e nemici della Chiesa.

Quando Petagna tornò da Roma, dopo aver parlato con Papa Pio IX, la situazione si chiarì. Secondo quanto Mélanie stessa riferì in una lettera del 1898, il Papa avrebbe stabilito che lei non dovesse restare in clausura ma rimanere libera per compiere la propria missione. Così venne ufficialmente “sistemata” a Castellammare sotto la protezione del vescovo, con l’approvazione pontificia.

Diciassette anni in terra stabiese

Dal 1867 al 1884, Mélanie visse a Castellammare di Stabia. Non fu una permanenza mondana né rumorosa. Al contrario, la sua esistenza fu segnata da austerità, preghiera quotidiana, partecipazione alla Messa e un costante senso di persecuzione e incomprensione.

Alcuni ecclesiastici che la conobbero a lungo — tra cui lo stesso mons. Petagna e mons. Zola di Lecce — la considerarono una persona profondamente spirituale, chiamata a una sorta di “eclissi” davanti al mondo e persino davanti alla Chiesa.

Il libro insiste su questo aspetto: se Bernadette Soubirous visse la propria sofferenza nella sicurezza di un convento, Mélanie fu invece “una fuggitiva spirituale”, costretta a spostarsi, criticata, esposta al giudizio pubblico. Eppure, per quasi due decenni, Castellammare fu la sua casa.

Possiamo immaginare quella donna minuta camminare tra le strade della nostra città ottocentesca, guardare il mare, salire verso le alture, pregare nelle chiese stabiesi mentre intorno il Regno cambiava volto.

Una presenza dimenticata

È sorprendente che un soggiorno così lungo sia rimasto quasi ai margini della memoria collettiva stabiese. Diciassette anni non sono un episodio. Sono una stagione intera. Sono generazioni che nascono e crescono. Sono relazioni, incontri, silenzi.

Castellammare, già custode delle memorie romane di Stabiae, delle ferite vesuviane, delle tradizioni marinare e cantieristiche, è stata anche rifugio di una delle figure più controverse del cattolicesimo ottocentesco. Forse oggi, rileggendo queste pagine, possiamo riscoprire un frammento nascosto della nostra storia.

La Salette, tra storia e identità

Mentre il Sud veniva ridisegnato politicamente e spiritualmente, Castellammare offrì protezione a una donna che si sentiva investita di una missione. Non fu un passaggio breve: fu un radicamento lungo, quasi silenzioso. E questo dice qualcosa anche di noi.

Dice che la nostra città, pur attraversata da conflitti e trasformazioni, è stata terra di accoglienza, luogo di frontiera tra fede e modernità, tra rivoluzione e tradizione.

Raccontare la presenza di Mélanie Calvat a Castellammare di Stabia non significa soltanto ricordare un episodio religioso. Significa restituire alla città una pagina dimenticata del suo Ottocento. Forse, come spesso accade nella storia stabiese, le vicende più profonde sono quelle che il mare ha custodito in silenzio, aspettando che qualcuno le riportasse alla luce.

Ecco i principali scritti e attività di quel periodo:

  • La stesura definitiva del “Segreto” (1878-1879): Fu proprio durante il periodo stabiese che Mélanie redasse la versione completa del segreto ricevuto dalla Vergine, che fu poi pubblicata a Lecce nel 1879 con l’approvazione del vescovo locale. Questo testo conteneva profezie dettagliate e ammonimenti per la Chiesa e l’umanità. Titolo originale: L’apparition de la Très Sainte Vierge sur la montagne de La Salette.

  • L’autobiografia: Su invito dei suoi direttori spirituali, Mélanie iniziò a scrivere la propria autobiografia, fornendo dettagli sulla sua infanzia, sull’apparizione del 1846 e sulle difficoltà incontrate negli anni successivi. Spesso stampato con il titolo: Autobiografia di Melania Calvat, la pastorella di La Salette.

  • Regola dell’Ordine degli “Apostoli degli ultimi tempi”: Mélanie continuò a lavorare sulla “Regola” di un nuovo ordine religioso che la Madonna le avrebbe dettato durante l’apparizione, ordine che intendeva fondare per diffondere la devozione e il messaggio di penitenza.

  • Corrispondenza spirituale o epistolario: In quegli anni mantenne una fitta corrispondenza con sacerdoti, vescovi e fedeli (tra cui figure come Sant’Annibale Maria Di Francia), in cui approfondiva temi teologici, spirituali e legati alle sue visioni.

Il periodo trascorso a Castellammare di Stabia viene dettagliato e approfondito principalmente nell’Autobiografia di Mélanie Calvat (scritta nel 1900 su richiesta del suo confessore).

In questo testo, così come nelle raccolte successive delle sue Lettere e scritti spirituali (in particolare la corrispondenza con i suoi direttori spirituali dell’epoca), la veggente descrive la sua vita quotidiana a Palazzo Ruffo, le sue visioni e il lavoro di stesura dei testi sacri svolto proprio nella cittadina stabiese.

Il legame con il territorio è ancora oggi testimoniato dalla Parrocchia di Santa Maria Rifugio dei Peccatori, anche se territorialmente oggi la stessa, si trova nel comune di Sant’Antonio Abate.

Nella prima giornata del corso, il giornalista David Murgia ci presentò anche alcune immagini che erano rimaste impresse nella mia mente, soprattutto perché quelle emografie sconvolgono la ragione umana. Nonostante sia morta in “odore di santità” ad Altamura nel 1904 e sia stata stimata da futuri santi come Annibale Maria Di Francia, la Chiesa non l’ha mai proclamata beata o santa.

Inoltre, David Murgia ha evidenziato come la costante prudenza della Chiesa Cattolica in tali contesti miri a tutelare i credenti da fenomeni degenerativi, citando l’esempio di Trevignano e dei sedicenti veggenti che sfruttano la vulnerabilità altrui per interessi personali. Le immagini che vi mostriamo sono state prese dall’Archivio Redentorista nel quale si sono scoperte testimonianze sconosciute della veggente de La Salette.

Le foto: Archivio Provinciale Redentorista di Pagani

Secondo Murgia, in Italia sono presenti circa 200 diocesi ed in ognuna di esse è presente almeno un caso di presunti fenomeni paranormali, attualmente la Chiesa Cattolica ne riconosce solo uno, in Calabria.

Articolo terminato il 15 febbraio 2026


1. David Murgia, giornalista. Corso tenutosi all’interno del teatro del Seminario Maggiore di Roma: Metamorfosi del Sacro: il “Mondo di mezzo”: sedicenti veggenti, visionari e fenomeni straordinari. Roma 13 e 20 Gennaio 2026. Murgia è autore e conduttore dei programmi televisivi Vade retro e Indagine ai confini del sacro in onda su TV2000, emittente televisiva della CEI. Collabora con la Rai come autore. Sugli argomenti dei quali si occupa tiene conferenze in tutta Italia.

2. Le emografie, note anche come “scritture di sangue“, sono fenomeni mistici caratterizzati dalla comparsa spontanea di scritte, simboli o immagini sacre (come volti di Gesù o della Madonna) su indumenti, bende o fazzoletti a contatto con la pelle di alcuni mistici, come nel caso noto di Natuzza Evolo.

3. Il suo arrivo nell’Italia Meridionale
Tornò a Marsiglia nel 1863 e, dopo qualche giorno trascorso a Corps e La Salette, accettò l’invito di monsignor Francesco Saverio Petagna, vescovo di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, partendo dalla Francia il 21 maggio 1867. Rimase in quella città per diciassette anni, alloggiando nel Palazzo Ruffo, preso in affitto dal vescovo. Nella cappella del palazzo veniva a celebrare la Messa Alfonso Fusco, un padre redentorista. Monsignor Petagna affidò la direzione spirituale della donna al Servo di Dio padre Luigi Salvatore Zola, dei Canonici Regolari Lateranensi, abate del monastero napoletano di Piedigrotta.

A Castellammare, Mélanie compose un memoriale, «Visione dei costumi e delle opere alle quali saranno dedicati gli Apostoli degli ultimi tempi» e abbozzò la Regola per un’eventuale congregazione religiosa, l’Ordine della Gran Madre di Dio per gli Apostoli degli ultimi tempi.
Intanto l’abate Zola fu nominato nel 1873 vescovo di Ugento e, nel 1877, arcivescovo di Lecce. Nel 1879 diede l’approvazione ecclesiastica alla pubblicazione del segreto di Mélanie, che, ancora una volta, suscitò scalpore.

Intanto la veggente era di nuovo in Francia: si recò a Cannes, a Chalon-sur-Saône, Amiens, sempre alla ricerca di una fondazione, sostenuta anche da prelati francesi.

L’aiuto a sant’Annibale Maria Di Francia
Nel 1892 lasciò Castellammare di Stabia e, aderendo all’invito di monsignor Zola, si trasferì nella città di Galatina in provincia di Lecce, dove rimase per cinque anni, in una casa presa in affitto. Informazioni tratte dal sito: Santi e Beati.

4. Durante il suo esilio, Petagna non smise mai di occuparsi della sua diocesi, attraverso lettere pastorali e istruzioni inviate al clero e ai fedeli stabiesi. Giovanni Celoro Parascandolo, I Vescovi e la Chiesa Stabiana dal 1800 al 1997, Nicola Longobardi editore, volume 2, pag. 54-69.

5. Le tappe principali dell’esilio di monsignor Francesco Saverio Petagna:

  • 1860: Con l’arrivo di Garibaldi e l’annessione al Regno d’Italia, gli eventi costrinsero Petagna (noto per la sua fedeltà alla monarchia borbonica) a lasciare la sua diocesi.

  • Roma: Inizialmente si rifugiò a Roma, sotto la protezione del Papa.

  • Marsiglia (Francia): Successivamente si trasferì a Marsiglia, dove collaborò con il vescovo Eugène de Mazenod (fondatore degli Oblati di Maria Immacolata). Fu proprio in Francia che conobbe Mélanie Calvat, la veggente di La Salette, che in seguito avrebbe invitato a Castellammare.

  • 1866: Grazie a un’amnistia e al mutato clima politico, poté finalmente far ritorno a Castellammare di Stabia, dove riprese pienamente le sue funzioni episcopali.

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