Archivi tag: Scavi archeologici di Stabiae

La scoperta di Stabiae (7 giugno 1749)

articolo di Associazione Stabiae 79 A.D.

Carlo III di Borbone - Re di Napoli e Sicilia

Carlo III di Borbone – Re di Napoli e Sicilia

Oggi ricorre il 270° anniversario (7 giugno 1749-2019) dell’inizio della campagna di scavo che portò alla scoperta della città romana di Stabiae (antico nome di Castellammare di Stabia), per volontà del Re di Napoli e Sicilia, Carlo III di Borbone, dove furono rinvenuti resti di strutture, riconducibili all’insediamento stabiano che venne distrutto e sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. insieme a Pompei ed Ercolano.

Le prime opere di scavo furono realizzate attraverso una serie di cunicoli sotterranei sulla collina di Varano, più precisamente nella zona del ponte di S. Marco, sotto la direzione dell’ingegnere svizzero Karl Jacob Weber. Continua a leggere

Libero d'Orsi

Libero d’Orsi – La Biografia

articolo a cura di Martina Cesarano

Libero D’Orsi (Castellammare di Stabia, 30 marzo 1888 – Castellammare di Stabia, 18 gennaio 1977) è stato un archeologo italiano, noto per aver ripreso le attività di scavo presso Stabiae.

Libero d'Orsi

Libero d’Orsi

Libero d’Orsi nacque a Castellammare di Stabia il 30 marzo del 1888 da Antonino e Concetta Vitale. Si laureò in Lettere presso l’Università di Napoli e in Filosofia presso l’Università di Padova. Nel 1946 divenne preside della scuola media Stabiae dove rimase fino al 1958. Nel 1949 fu nominato ispettore onorario alle Antichità e Belle Arti e poi Conservatore Onorario del Museo Statale di Castellammare di Stabia. Fu Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e fu insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Repubblica per la Scuola, la Cultura e l’Arte.
Sin da ragazzo si era interrogato sulle sorti di Stabia, distrutta dopo la terribile eruzione del Vesuvio, che la rase al suolo insieme alle città di Pompei e Ercolano nel 79 d.C. Secondo le fonti ufficiali dell’epoca, Stabiae era stata distrutta da una guerra ben prima dell’eruzione e che quando il vulcano si risvegliò vennero seppellite solo i resti delle ville. Ma una diversa realtà venne ricavata dagli studi di Michele Ruggero nel 1881; lo studioso riuscì a ritrovare diari dell’era borbonica in cui vennero descritte delle indagini archeologiche compiute tra il 1749 e il 1782. Da queste indagini emerse che i Borboni avevano già esplorato le rovine di Stabiae e avevano trovato resti di ville residenziali, con tanto di opere d’arte, che poi vennero depredate per essere portate a corte. Però, sempre dai diari degli scavatori borbonici, emerse che alcune parti delle ville erano ancora rimaste sotto la cenere e quindi Libero D’orsi decise di impegnarsi per provare a riportare alla luce quello che restava ancora da scoprire. Riuscì quindi ad ottenere un permesso e dei fondi per effettuare degli scavi archeologici sulla collina di Varano, dove alcuni anni prima, tra il 1931 e il 1933, in alcuni fondi agricoli erano riaffiorate parti di mura.
Il 9 Gennaio 1959, con l’aiuto di un bidello della sua scuola e un meccanico, diede inizio ai lavori di scavo partendo da Grotta San Biagio. I risultati non tardarono ad arrivare: nella grotta vennero scoperte delle tombe che vennero datate nel periodo paleocristiano. Queste sepolture erano ricoperte con frammenti di quello che era l’opus reticulatum (intonaco tipico dell’età romana) probabilmente franati durante il terremoto dell’eruzione. Dopo aver avvertito la Soprintendenza Archeologica, il 23 Febbraio 1950 iniziarono gli scavi a Varano e dopo una giornata di lavori venne rinvenuto un piccolo ambiente: una stanzetta di 3,30m per 3,50m, i muri in opus reticulatum con piccole zone di colore giallo e rosso.
In poco tempo riemersero altri tre ambienti, di quella che sembrava una grande villa romana, e si scoprì l’affresco del mito di Arianna che in seguito avrebbe dato il nome alla villa. L’11 Marzo 1950, a circa 550 metri da Villa Arianna, da alcuni resti che emergevano sul ciglio del pianoro di Varano, venne alla luce quella che poi sarà la grandiosa villa San Marco; gli scavi iniziarono nel Novembre 1950 e la villa fu portata alla luce completamente nel 1962. Libero D’Orsi azzardò un collegamento tra le sue scoperte e quelle dell’ingegnere Karl Weber che nel 1759 diresse gli scavi in epoca borbonica e grazie alle sue piantine permise di individuare un impianto urbano connesso con la Villa San Marco.
Il preside si scontrò spesso con il prof. Amedeo Maiuri, Soprintendente Archeologico della Campania, che non solo non era convinto dell’impresa archeologica intrapresa dal D’Orsi ma ipotizzava che sotto il territorio di Stabiae ci fossero ben poche ville. A distanza di oltre trent’anni, le ville individuate hanno abbondantemente superato la quarantina.
Nel 1951 si costituì il “Comitato per gli Scavi di Stabia”, con a capo il Marchese Aldo Paternò del Grado, che aiutò Libero D’Orsi a sostenere molte delle spese per continuare la sua opera di riscoperta dell’antica Stabiae. Anche il comune di Castellammare non fece mancare il suo sostegno finanziario. Tra il 1950 e il 1968 furono scavate dal d’Orsi circa 10 ville, tutte posizionate lungo il pianoro di Varano. Purtroppo la mancanza di aiuti economici e gli attriti con i proprietari terrieri, hanno costretto gli scavi a fermarsi più volte.
Nel 1957 vennero riscoperti i resti di Villa Petraro, domus ritrovata per caso ma poi nuovamente interrata dopo alcuni anni di studio (le indagini proseguirono fino a interrompersi nel 1962 a seguito della mancanza di fondi). Negli anni, gli affreschi ritenuti più importanti, furono staccati, per consentirne una migliore conservazione; i quasi novemila reperti raccolti furono ospitati presso alcuni locali seminterrati della scuola media Stabiae. Venne così fondato, nel 1959, “l’Antiquarium Stabiano”, dove era possibile visitare la mostra permanente dei reperti raccolti durante gli scavi.

Il 19 Settembre 1967 venne portata alla luce la “Villa del Pastore” (nominata così grazie al ritrovamento di una statua raffigurante un pastore anziano, vestito di pelli, che trasporta in spalla un capretto) ma gli scavi furono interrotti e tutto il materiale appena scoperto fu interrato per lasciar spazio alle coltivazioni. Successivamente Libero d’Orsi individuò una grande necropoli dell’antica Stabiae ed oltre 300 sepolture, del VII e IV secolo a. C., nella zona di S. Maria delle Grazie e altre tombe di età ellenistica nei pressi del Castello di Castellammare di Stabia, a Lettere e a Santa Maria la Carità. Sulla scia delle scoperte archeologiche, la popolarità delle ville stabiane che si espandeva vennero in visita agli scavi gli ex sovrani di Romania, il re e la regina di Svezia, Margherita d’Austria e la duchessa d’Aosta.
A causa dell’inadeguatezza delle autorità e dello stato di abbandono in cui riversava, l’antiquarium fu chiuso al pubblico nel 1997. Tuttavia il 24 settembre 2020 è stato inaugurato, negli storici ambienti della reggia di Quisisana, il “Museo Archeologico di Castellammare di Stabia”. Il museo è stato intitolato a Libero d’Orsi e al suo interno sono esposti vari reperti, alcuni mai esposti prima in Italia, tra affreschi, pavimenti in opus sectile, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame da mensa, oggetti in bronzo e in ferro, in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano. Libero d’Orsi si spense a Castellammare di Stabia il 18 gennaio 1977 a quasi novant’anni.

 

 

La “Villa di San Marco”

articolo di Associazione Stabiae 79 A.D.

La “Villa di San Marco” è un complesso residenziale localizzato sul ciglio del pianoro di Varano nella città di Castellammare di Stabia, che prende il nome da una cappella intitolata al santo evangelista, costruita nella seconda metà del 1700. Questa meraviglia, considerata tra le più grandi e belle dimore dell’area vesuviana, si estendeva per circa 11.000 mq, di cui solo 6.000 riportati alla luce.
Le prime opere di scavo furono eseguite in epoca borbonica tra il 1749 e il 1754, sotto la direzione dell’ingegnere svizzero, Karl Jacob Weber (attraverso la realizzazione di cunicoli sotterranei), successivamente riprese tra il 1950 e il 1962, ad opera del prof. Libero d’Orsi, preside della scuola media “Stabiae” a Castellammare di Stabia e appassionato di archeologia e scrittura.

ingresso della Villa di San Marco

(ingresso della Villa di San Marco)

Il primo impianto della struttura è riconducibile alla prima età augustea, anche se ha subito diverse trasformazioni in età claudia. Infatti furono aggiunti diversi ambienti panoramici al nucleo originario dell’atrio tetrastilo ionico, quali il giardino con triportico e piscina, e il porticato superiore con colonne tortili. Molte zone della ‘villa‘ ad oggi risultano ancora interrate, come l’ingresso principale con annessa strada, che dava su un cortile porticato da cui si accedeva al tablino e quindi all’atrio tetrastilo su cui si aprono quattro cubicoli. Continua a leggere

L'Ultima notte di Plinio (locandina evento)

L’Ultima notte di Plinio

Associazione Stabiae 79 A.D.

Comunicato stampa: “L’ultima notte di Plinio”

L'Ultima notte di Plinio (locandina evento)

L’Ultima notte di Plinio (locandina evento)

Appuntamento il 20 e il 21 settembre, ore 20:30, a Villa San Marco alla via Passeggiata Archeologica, 11 in Castellammare di Stabia, per una serata all’insegna di storia e teatro.
Venerdì 20 e sabato 21 settembre 2019, presso Villa San Marco a Castellammare di Stabia (NA), si svolgeranno due rappresentazioni teatrali organizzate e promosse dall’Associazione Stabiae 79 A.D. con la collaborazione tecnica di Sead Hub.
L’ultima notte di Plinio” è il tema centrale delle serate durante le quali si svolgerà lo spettacolo scritto e diretto da Laura Miriello, e interpretato da Rodolfo Medina, Giacomo D’Agostino, Marilia Marciello, Adelaide Oliano. Continua a leggere