La “Villa di San Marco”

articolo di Associazione Stabiae 79 A.D.

La “Villa di San Marco” è un complesso residenziale localizzato sul ciglio del pianoro di Varano nella città di Castellammare di Stabia, che prende il nome da una cappella intitolata al santo evangelista, costruita nella seconda metà del 1700. Questa meraviglia, considerata tra le più grandi e belle dimore dell’area vesuviana, si estendeva per circa 11.000 mq, di cui solo 6.000 riportati alla luce.
Le prime opere di scavo furono eseguite in epoca borbonica tra il 1749 e il 1754, sotto la direzione dell’ingegnere svizzero, Karl Jacob Weber (attraverso la realizzazione di cunicoli sotterranei), successivamente riprese tra il 1950 e il 1962, ad opera del prof. Libero d’Orsi, preside della scuola media “Stabiae” a Castellammare di Stabia e appassionato di archeologia e scrittura.

ingresso della Villa di San Marco

(ingresso della Villa di San Marco)

Il primo impianto della struttura è riconducibile alla prima età augustea, anche se ha subito diverse trasformazioni in età claudia. Infatti furono aggiunti diversi ambienti panoramici al nucleo originario dell’atrio tetrastilo ionico, quali il giardino con triportico e piscina, e il porticato superiore con colonne tortili. Molte zone della ‘villa‘ ad oggi risultano ancora interrate, come l’ingresso principale con annessa strada, che dava su un cortile porticato da cui si accedeva al tablino e quindi all’atrio tetrastilo su cui si aprono quattro cubicoli. Si accede quindi al quartiere termale, rappresentato da un piccolo atrio, dove si possono ammirare decorazioni con scene di amorini lottatori e pugili in ‘IV stile‘ pompeiano iniziale (porzioni di affresco furono asportate durante gli scavi borbonici per entrare a far parte della collezione del Real Museo di Portici), da un calidarium con grande vasca, da un tepidarium e un frigidarium con vasca a gradini. Inoltre, da questo lato della residenza, vi è un tratto di scala con gradinate di travertino che faceva parte delle rampe a tornanti che collegavano la struttura con la zona pianeggiante più vicina alla costa.

'natatio' e 'ninfeo

(‘natatio’ e ‘ninfeo’)

L’altra zona di rilievo è rappresentato dall’ampio giardino porticato con piscina o “natatio”, sulla cui parete di fondo ad emiciclo vi era un ninfeo decorato da stucchi e le sale destinate al riposo. Infine troviamo il sontuoso ambiente di rappresentanza del complesso, era costituita da pareti rivestite di marmo nella parte inferiore e affrescate nella parte superiore con grandi composizioni figurative. Tali raffigurazioni non sono più visibili a causa del crollo del porticato superiore, provocato dal sisma del 1980. Delle decorazioni che adornavano il soffitto del porticato, furono recuperati alcuni frammenti e successivamente restaurati, come ad esempio la porzione di affresco denominata “Planisfero”, che rende l’idea della maestosità e bellezza dell’opera. Molte delle testimonianze artistiche trovate nelle ville di Stabiae, furono conservate ed esposte all’Antiquarium Stabiano, inaugurato nel 1958 per volere del preside Libero d’Orsi (chiuso al pubblico dalla fine degli anni novanta).

Planisfero

(Planisfero)

Molti furono gli oggetti, stucchi, mosaici, affreschi e sculture che furono scoperti durante gli scavi alla villa. Tra queste vanno sicuramente citate “le tre coppe di ossidiana” a tema egittizzante. Le coppe furono rinvenute nel 1954. Datate tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., sono realizzate con vetro naturale di origine vulcanica, filamenti d’oro e pietre dure. Il colore di fondo è nero, mentre le scene raffigurate sono di smalto colorato e richiamano il mondo egizio. Si suppone che questo tipo di ossidiana utilizzata per la lavorazione degli skyphoi ritrovati a Stabiae, sia proveniente dall’Etiopia e che le decorazioni siano state realizzate in qualche bottega di Alessandria d’Egitto. Delle coppe scoperte alla Villa di San Marco, ne sono state recuperate solo tre, ma non si esclude che facessero parte di un ampio servizio. Solo dopo un accurato restauro durato due anni, è stato possibile recuperare la bellezza della manifattura di tali coppe. Attualmente, sono conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come gran parte dei reperti provenienti dalla dimora stabiana.

Coppe di ossidiana

(Coppe di ossidiana)

Altri reperti di rilievo sono i mosaici parietali in pasta vitrea colorata che adornavano il ninfeo: uno raffigurante “Frisso ed Elle“, l’altro “Giove e Europa“; una statuetta in bronzo di un corvo con funzione di fontana; un bronzo di Mercurio in posizione seduta; un cratere in marmo a rilievo di “Pan e Menadi” ed uno in alabastro; un enorme calderone in bronzo decorato, che alimentava il calidarium della dimora. Quest’ultimo venne asportato nel 1798 da uno studioso e Lord inglese, Sir William Hamilton, per essere trasportato al British Museum di Londra, insieme a tanti altri oggetti provenienti dall’impianto stabiano e dall’area pompeiana. Di questi reperti si persero completamente le tracce, dato che la nave sulla quale si trovavano naufragò, ovvero la “HMS Colossus”. Tuttavia, grazie ad una accurata ricerca condotta negli anni, sono stati recuperati alcuni manufatti dal fondo delle acque britanniche, restituendo così al mondo una minima parte di quell’immenso tesoro dal valore storico ed artistico inestimabile.

Render ninfeo del Dott. Andrea Paduano

(Render ninfeo del Dott. Andrea Paduano)

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L’Associazione Stabiae 79 A.D. si fonda sull'iniziativa dei soci che intendono impegnarsi nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio archeologico, monumentale, ambientale e storico degli Scavi di Stabiae.

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