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Pesci, molluschi e crostacei

Tradizioni stabiesi

Tradizioni stabiesi

Pesci, molluschi e crostacei

La fauna dei fondali marini di Castellammare di Stabia: tra dialetto stabiese e lingua italiana

a cura di Maurizio Cuomo

I fondali marini di Castellammare di Stabia sono un ricco ecosistema che ospita una varietà straordinaria di vita marina. Tra i pesci, i molluschi e i crostacei che popolano queste acque, troviamo una combinazione unica di specie locali e migranti.

In questa pagina raccogliamo le immagini della fauna marina dei fondali di Castellammare di Stabia, citandola così come è conosciuta nel dialetto stabiese.

La conoscenza del dialetto locale nei confronti dell’universo marino, riflette secoli di interazione tra la comunità locale e il “Golfo di Stabia”.

Pesci, molluschi e crostacei

Pesci, molluschi e crostacei


Galleria fotografica (dialettale/italiano)

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Maruzze e maruzzare…

Natura di Stabia

Maruzze e maruzzare…

articolo di Ferdinando Fontanella

Maruzzone

Maruzzone

“So’ doje maruzze: una fete, e ‘n’ata puzza…”.

Erano i primi anni Ottanta e, se la memoria non m’inganna, questo curioso modo di dire, usato dal nonno per evidenziare la monellaggine dei nipoti, è stato il mio primo incontro con le maruzze.

Solo dopo qualche tempo ho effettivamente capito cosa fossero e ho un preciso ricordo di questo evento. Un ricordo concreto di caldo e pioggia.

I temporali di fine estate inducono sensazioni contrastanti, per certi versi sgradevoli … per altri piacevoli, un po’ come gli abiti indossati in queste bizzarre giornate: pantaloncini corti e zoccoli ai piedi, memori del caldo appena svanito, maglione pesante e berretto di lana, infilati in fretta e furia, per il freddo improvviso.

Era settembre e principiava il tramonto, quando l’acquazzone esaurì il suo vigore. Mentre la pioggerellina andava ancora scemando, qualcuno pronunciò una domanda dal sapore retorico: «Andiamo a cercare le maruzze?».

Infervorati dall’allettante proposta noi bambini, abbigliati alla meno peggio, iniziammo furiosamente ad equipaggiarci. Facemmo razzia di barattolini e lattine, bottiglie dal muso largo e panierini, insomma prendemmo tutto ciò che poteva contenere le ambìte prede, che andavamo a scovare tra i fili d’erba e gli anfratti dei muri a secco.

Partimmo dal basso, dalla via Vecchia Pozzano, e procedendo a zig-zag lungo gli immensi scaloni dei terrazzamenti agricoli, arrivammo al culmine dell’immenso “Chiazzone delle Camarelle”. Lungo questo faticoso tragitto tra orti arborati, vigne e uliveti profumati di erba e terra bagnata, praticammo la nostra fruttuosa raccolta.

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