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vestiti in eredità

I vestiti in eredità

Gli anni ’30 a Castellammare
 nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera

Proprio come un bene immobile, una volta i vestiti dismessi dal nonno o dal padre venivano… ereditati dal maggiore dei nipoti o del figlio. Questa abitudine era invalsa nelle famiglie di modeste condizioni economiche, e non era soggetta… a vincoli legali o notarili; il passaggio di…proprietà avveniva quando il nipote o figlio, lasciata l’età della adolescenza diventava un giovanotto; quando cioè incominciava a disgustarsi la bocca con la prima sigaretta e con l’infatuarsi dalla ragazza ritenuta la più bella del rione.

vestiti in eredità

vestiti in eredità

L’abbigliamento quindi non poteva essere la solita maglietta e i pantaloncini corti, ma ci si doveva vestire da uomo. Stante le ristrettezze economiche della maggioranza delle famiglie si ricorreva quindi alla suddetta… eredità.Il vestito così smesso veniva affidato alle sapienti mani del sarto del rione. E lui, con pazienza lo rivoltava e portava all’esterno quello che era interno e viceversa. Quindi lo adattava al fisico del giovanotto.Ma il trucco di far apparire nuovo quello che nuovo non era, veniva svelato da un piccolo insignificante particolare: una asola, una piccola asola che ultimato il…restauro non si trovava più nel suo posto originale. Continua a leggere

Colazione povera

Colazione povera

( tratta dai ricordi Anni ’30 dello stabiese Gigi Nocera )

Colazione povera

Colazione povera

Ricordo con nostalgia e con l’acquolina in bocca certe semplici, povere e saporite colazioni o merende che la mia cara mamma ci preparava… Ma che nutella, che merendine! Nulla poteva competere con quel sapore di pane, di olio, di lauro in un misto inconfondibile. Sarà perché avevamo sempre fame, o perché le cose e i ricordi lontani acquistano una dimensione e un valore forse più esagerati di quelle che in realtà erano, ma io quel sapore di pane, acqua e olio non l’ho mai più provato! Continua a leggere

PORTO SALVO

1930 – Scuola… di nuoto all’Acqua della Madonna

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

PORTO SALVO

Acqua della Madonna (anno 1933)

Avevo allora 7 anni e la mia famiglia abitava nel Palazzo dell’Acqua della Madonna, proprio di “rimpetto” alla fonte dove sgorgava ininterrottamente, giorno e notte, questa buonissima acqua. E, cosa importante, tutti se ne potevano approvvigionare senza pagare nulla. Certo, i signori incaricavano chi il portiere del palazzo, chi l’acquaiuolo più vicino casa, chi uno spicciafaccenda che per guadagnare qualche soldino si prestava a buttarsi nella mischia che si formava sulla banchina per accedere alla fonte che si trovava quasi a livello del mare, dopo essere scesi una scaletta scivolosa di 5/6 scalini. Gli stabiesi venivano da tutti i rioni, anche da quelli più lontani. Considerando però che la città non era estesa come lo è oggi, i più distanti erano quelli che abitavano verso Piazza Ferrovia. Per quelli della Caperrina o di Santa Caterina, di via Bonito o via Duilio giungervi era uno scherzo. Naturalmente dipendeva dalla capacità del contenitore che si voleva riempire (una “mummara”, un fiasco, una bottiglia, una damigianella). Continua a leggere

Il varo della Vespucci

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Caro Maurizio, nel febbraio del 1931, 18 di qual mese avevo compiuto 8 anni, durante la festa di compleanno un mio zio, Antonio Celotto, che era impiegato al Cantiere non so con quali incarichi, mi promise che qualche giorno dopo mi avrebbe portato ad assistere al varo della Vespucci. E difatti, così avvenne. Quattro giorni dopo, mia madre mi addobbò di tutto punto e preso per mano da questo mio parente entrammo al Cantiere, dove subito mi portò sul palco posato accanto alla nave. La stessa vista da vicino e dal basso ai miei occhi di bambino mi sembrava enorme. Dopo poco giunsero le autorità e iniziò la cerimonia. Ascoltai alcuni discorsi dei quali non capii nulla, sia per la pessima acustica (sai allora non esistevano i mezzi tecnici appropriati), sia per la lontananza da chi parlava. Dopo pochi minuti vidi questo gigante muoversi prima lentamente poi più velocemente, ma non tanto, da non ammirarlo nella sua grandiosità e bellezza. Fra grida di gioia ed entusiasmo dei presenti sul palco me lo vidi sfilare davanti, maestoso. Avendo avuto il tempo e la possibilità di ammirarlo da vicino, mi avevano colpiti certi particolari, come per esempio i fregi che adornavano la prora e la poppa, seppur non completati. Io sono sempre stato molto curioso, fin da piccolo, e per completare la mia “conoscenza” della nave chiesi a mio zio se potevo andarci a bordo. E una delle domeniche successive, quando non erano presenti gli operai addetti all’allestimento, mi porto a bordo mentre la nave riposava placida nella rada davanti allo scalo.

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Natale 2009: lettera a Gesù Bambino

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Natale 2009: Gigi Nocera scrive a Gesù Bambino

Natale 2009: Gigi Nocera scrive a Gesù Bambino

Caro Gesù bambino, chi ti scrive è un vecchio bambino (o un bambino vecchio, scegli tu) che dalla vita ha avuto tutto, il bello e il brutto; le gioie e i dolori. E della vita ha visto quasi tutto… Gli manca soltanto il finale. Ma oggi vuole dimenticare tutto questo e ritornare un innocente fanciullo e scrivere la letterina dei desideri. In questo Santo giorno i bambini, normalmente, chiedono dei doni, dei giocattoli. Ma il bambino che per un giorno questo vecchio vuole rappresentare non ti chiede questo, ma un dono prezioso e nello stesso tempo pesante come un castigo: il LAVORO! Ma non per se, no!, ma per suo padre, per suo nonno. Devi sapere che questi suoi cari lavorano (o lavoravano? dato i tempi questo non si può affermare con sicurezza) nel glorioso cantiere navale che da circa due secoli è la principale fonte di reddito della maggioranza degli stabiesi. Se questo reddito viene a mancare al suo posto subentrano miseria e disperazione. Ed oggi questa prospettiva sta diventando realtà: il cantiere non ha più lavoro e sta mettendo “a spasso” (come si diceva una volta con un malizioso eufemismo) centinaia di lavoratori, privandoli quindi di quel poco denaro che finora è servito per tirare avanti la famiglia, sottraendola ai richiami brutti dell’illegalità. Difatti, si può rimanere passivi e inermi quando sul desco quotidiano scarseggia il pane? Quando non si possono comprare scarpe e panni caldi? Quale padre, davanti ad un figlio che sta crescendo nel fisico e nella mente, non si ribella a questa che ritiene, ed è, una ingiustizia? Quindi non stupirti, caro Gesù Bambino se aumenta la delinquenza. E non credere neanche a quelli che dicono: “Ma c’è la crisi per tutti!” Non crederci: non è vero. La crisi colpisce principalmente i poveri, i senza voce, coloro che non vengono mai ascoltati: da nessuno e in nessuna sede. L’unica arma che possiedono è la solidarietà fra di loro, l’unirsi affinché la voce di ognuno non sia un flauto, ma con quella degli altri diventi un tuono. Un tuono tanto fragoroso da far sobbalzare dalla comoda sedia chi con occhio annoiato e infastidito vede tutto ciò e non fa nulla. Continua a leggere