Leggo e ripropongo…

gli articoli che riguardano in qualche modo la nostra Castellammare, ma di altrui firma, vengono riproposti a beneficio dei nostri lettori nella rubrica ” Leggo e ripropongo… “.

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Apprendiamo dal comune amico Giuseppe Di Massa, storico gragnanese, che nel pomeriggio odierno (15 novembre 2015), si è spento il prof. Michele Naclerio. Persona garbata, umile e riservata (appassionato di collezionismo e studioso di storia postale di tutto il Regno di Napoli, nonché tra i maggiori esperti di stampe, cartoline d’epoca e filatelia locali), alla quale saremo per sempre grati per l’immensa disponibilità e per le innumerevoli collaborazioni prestate al nostro portale, non ultima la preziosa pubblicazione di “Storia prefilatelica di Castellammare di Stabia“, studio unico nel suo genere.

Prof. Michele Naclerio

Prof. Michele Naclerio

Nel caro ricordo del Prof. Naclerio, pubblichiamo come atto dovuto un suo bellissimo ritratto fotografico. La redazione tutta di liberoricercatore.it, si stringe in cordoglio alla famiglia Naclerio.

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A malincuore apprendiamo che la Ciclofficina Popolare “Raffaele Viviani” da qualche giorno ha chiuso i battenti. A seguire trasmettiamo il messaggio chiarificatore scritto dai volontari de “Gli Amici della Filangieri”, all’indomani della soffertissima, ma motivata decisione.

Ciclofficina chiusa per inciviltà (foto de "Gli Amici della Filangieri")

Ciclofficina chiusa per inciviltà (foto de “Gli Amici della Filangieri”)

Arrivederci Ciclofficina

La Ciclofficina Popolare Raffaele Viviani ha rappresentato negli ultimi anni il polo aggregativo più attivo nella città di Castellammare di Stabia.
Nata dall’impegno dei volontari dell’associazione di promozione sociale “Gli Amici della Filangieri“, come completamento della campagna di sensibilizzazione all’uso della bicicletta in città “E mò pedala!“, è diventata luogo di incontri, eventi, scambio culturale e condivisione dei saperi. La sede attuale, sita in via Bonito (all’interno del Palazzetto del Mare), ottenuta in comodato d’uso grazie alla partecipazione ad un bando di concorso comunale indetto nel 2013 dall’Assessorato all’Ambiente, è stata allestita grazie all’impegno costante dei volontari, che sono riusciti a dare vita ad un luogo accogliente, vivo ed organizzato nel centro storico della città, a dispetto di enormi difficoltà logistiche e, sopratutto, di ordine economico, dovute alla mancanza di qualsiasi forma di sovvenzione pubblica.

Purtroppo, ormai da qualche tempo, i nostri volontari vengono costantemente sottoposti ad attacchi verbali e fisici. Tali inqualificabili comportamenti hanno minato la fiducia e la serenità della nostra azione quotidiana e ci hanno spinto ad affrontare una seria e difficile riflessione che ci ha portato a prendere la dolorosa decisione che con grande rammarico comunichiamo.
Siamo delusi e amareggiati sopratutto dall’atteggiamento delle istituzioni, che ancora una volta dimostrano la loro incapacità di tutelare, con opportuni provvedimenti, quelle iniziative che, attraverso l’impegno e il lavoro di volontari e semplici cittadini, riescono a dare un orizzonte comunitario di rinascita volto al recupero sociale e alla promozione del benessere collettivo. Siamo consapevoli della natura profondamente sociale delle violenze di cui siamo stati fatti oggetto, sappiamo che tali gesti sono la rappresentazione plastica della mancanza di educazione familiare e scolastica in una comunità ormai incapace di fornire, sopratutto alle nuove generazioni, un immaginario volto allo sviluppo e al miglioramento della compagine sociale, tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto dell’impossibilità di continuare.
Siamo preoccupati per l’incolumità dei nostri volontari, pertanto ci vediamo costretti a comunicare alla cittadinanza che gli ultimi episodi di intolleranza e maleducazione ci costringono ad abbandonare il progetto al quale abbiamo dedicato tempo, energie e passione. Tutto ciò però non è solo un nostro fallimento, siamo convinti di trovarci di fronte a una sconfitta del quartiere e della città tutta, una città ormai rassegnata a veder fallire ogni iniziativa costruttiva.
Sia chiaro a tutti che noi non ci arrendiamo, questo non è un addio, è solo un arrivederci.

Comunicato tratto da: http://www.postfataresurgo.com/


Giriamo per giusta conoscenza un post scritto da Nicola Pede, fondatore di “Ricomincio da Tre – Antiche Terme di Stabia” ed ideatore dell’iniziativa “Aperiterme”, che nella mattinata di sabato è stato intervistato dal giornalista Ettore De Lorenzo del TG3.

Il Sindaco Nicola Cuomo e Nicola Pede al TG3

Il Sindaco Nicola Cuomo e Nicola Pede al TG3

L’intervista del Sindaco e di Nicola Pede è fruibile al minuto 9 circa del seguente file video:

TG3 andato in onda alle ore 19.30 del 06/09/2015

A seguito dell’intervista trasmessa, risultata monca* di importanti dichiarazioni rilasciate dallo stesso Nicola Pede, con le quali aveva posto l’attenzione sul diritto dell”uso civico delle acque (tolto agli stabiesi) e sull’amara problematica dei termali licenziati (famiglie attualmente senza lavoro), sui social si è molto, ingiustamente, polemizzato (strumentalizzazioni provenienti dai soliti noti denigratori).

Nota: * le riprese non sono state montate, per problemi di spazio perché questa tipologia di servizi, montato a discrezione del giornalista, dura circa 80 secondi e sarebbe risultato impossibile inglobare tutta l’intervista ripresa sul campo.

Ecco il messaggio chiarificatore di Nicola Pede:

“Capiamoci bene, ho chiamato io il giornalista per fare il servizio. Si doveva parlare di com’è nato aperiterme, cosa abbiamo ottenuto, come mai adesso era tutto chiuso, ed il sindaco cosa diceva a proposito.
Ho visto un servizio che tutto diceva fuorché questo, montato ed impostato in modo completamente sbagliato, che purtroppo, trasmette un messaggio falsato. Al 9 minuto e 10 secondi si parla delle terme. Il sindaco si impegna entro fine mese a ripristinare quello che avevamo conquistato con l’Aperiterme. Il servizio è stato molto tagliato, ma diceva anche che non ci sarebbero stati problemi per l’evento che abbiamo chiesto per il 25 settembre. Si parlava anche delle famiglie che hanno perso il lavoro, dell’occupazione effettuata, delle pulizie fatte e di come è nato l’aperiterme. Avendo visto già qualche commento sull’intervista, vi ricordo che Ricomincio da Tre no si è mai prefisso come obiettivo quello di riaprire le terme come stabilimento, ma di recuperare il diritto dell”uso civico delle acque tolto agli stabiesi. Noi siamo Apartitici di nascita e la cosa che ci sta a cuore in questo momento è preservare il tesoro acque, che mai come in questo momento ha bisogno di tutte le nostre attenzioni. Non possiamo assolutamente permettere che lotte politiche tra opposizione e maggioranza vadano a distruggere quel che resta delle povere Terme Straviolentate. Noi di Ricomincio da Tre – Antiche Terme di Stabia manterremo viva l’attenzione sulla risorsa, sperando che gli addetti ai lavori si sbrighino a fare il loro dovere. Rimettere in funzione l’intero stabilimento e trasformare la povertà attuale in ricchezza! Al prossimo Aperiterme: Salus per aquam”.

Comunicato tratto da: facebook.com


L’articolo, rintracciato su “Corso Italia News”, a firma della giornalista Rosa Iaccarino, con un dispaccio stampa a firma del Comune di Castellammare di Stabia, viene comunicata la riqualificazione dell’antico Borgo di Pozzano. Dall’articolo apprendiamo che l’imminente messa in opera dei lavori strutturali, da consegnarsi finiti entro il 31 dicembre 2015, attingerà da fondi stanziati dalla Comunità europea. A seguire il comunicato integrale:

Con i Fondi Europei parte la riqualificazione del Borgo di Pozzano

Borgo di Pozzano

Borgo di Pozzano

Il Sindaco Cuomo ha annunciato che a breve partirà la riqualificazione del Borgo di Pozzano, grazie ai Fondi europei stanziati per tale opera.
Infatti, con determinazione nr. 117 del 15/07/2015 è stato aggiudicato in via definitiva l’appalto per la RIQUALIFICAZIONE del Borgo di Pozzano all’Impresa LUDO APPALTI S.r.l. con sede in Caserta al Corso Trieste n.158 che ha offerto il ribasso del 36,372% sull’importo a base d’asta di €.437.378,02 oltre I.V.A. così distinto: importo su cui formulare l’offerta €.292.255,21, oneri per l’attuazione dei piani di sicurezza non soggetti a ribasso €.2.672,80, incidenza della manodopera €.64.954,09 non soggetti a ribasso, importo per l’attuazione dei piani aggiuntivi non soggetti a ribasso €.36.177,36, importo conferimento a discarica non soggetto a ribasso €.41.318,56.
Grazie a questi lavori, l’accoglienza in uno dei posti più belli, panoramici ed incantevoli di Castellammare di Stabia, importante punto di attrazione per il turismo religioso e culturale essendo l’opera da realizzarsi prevista nel piazzale antistante la Basilica di Pozzano, la quale ospita importanti opere architettoniche ed artistiche, dedicata al culto della venerazione della Madonna di Pozzano, patrona della città.

Borgo di Pozzano

Borgo di Pozzano

Con quest’intervento al Borgo di Pozzano si creerà un belvedere riqualificato sul porto antico e sulla città con la vista del Vesuvio che potrà essere goduto dai cittadini e dai turisti che vorranno accedervi.
La città di Castellammare sta tentando di riqualificare la sua immagine e di renderla di nuovo meta appetibile ai tanti turisti che, talvolta solo di passaggio, verso le costiere sorrentina ed amalfitana, saranno più propensi alla sosta.
L’opera di riqualificazione del Borgo di Pozzano dovrà essere ultimata entro il 31 dicembre 2015 e l’ufficio tecnico è già al lavoro alacremente.

Comunicato tratto da: http://www.corsoitalianews.it/


 

Sulla diatriba che in questi giorni sta interessando i lavori iniziati e poi subito “bloccati”, per la ristrutturazione della nostra Villa comunale molto si è scritto. Polemiche, sfoghi, discussioni, ecc., non sono mancate, e ognuno, a modo suo, ha manifestato il proprio punto di vista, esternando a destra e a manca sui moderni social network. Non volendo entrare nel merito delle polemiche, e ancor meno nelle problematiche (i tecnici del settore accreditati dovrebbero avere tale incombenza), giro all’attenzione dell’utenza, il pensiero del mio caro amico Alberto Mirisola, stabiese da sempre impegnato nel sociale, che nella sua disarmante semplicità, fa molto riflettere:

Ridatemi la mia villa comunale

Villa Comunale

Villa Comunale

Non voglio essere polemico, ma secondo me, la villa andava ristrutturata dalle giostrine in poi, togliere quella specie di tufo pericoloso e lasciarla cosi!! Vogliamo fare i grandi, in questo momento apprendo che i lavori riprenderanno il 15 di giugno, riprenderanno… ma quando (ca..o) mai sono iniziati!! Abbiamo pure brindato e festeggiato per i lavori iniziati!! Ma non era tutto il contrario?
Non si festeggiava a lavori completati? A Castellammare, si fa tutto alla rovescia, soldi non ce ne sono e continuiamo a spendere!! Ridatemi la mia villa com’era prima, ne ho nostalgia, il progetto… fa schifo e non si attuerà mai!! Ci sono troppi ladroni che vogliono specularci su!! Forse fra un po’ di anni si farà qualcosa, ora… rimane un sogno!! Ridatemi la mia villaaaaaaaaaaaaaaaaaa, cosi com’è… ne ho tanta nostalgia!!!!


 

All’indomani della vile aggressione subita nella Ciclofficina popolare “Raffaele Viviani”, e nell’esprimere la più sincera, profonda e spontanea solidarietà ai ragazzi de “Gli amici della Filangieri”, da sempre impegnati con passione nel sociale, apprendiamo con sconcerto e diramiamo il seguente comunicato ufficiale, nella speranza che la corretta informazione prevalga sui tanti errori giornalistici riportati (incoscientemente a caldo) da alcune “testate” locali d’informazione. 

Grave aggressione alla Ciclofficina Viviani

Aggressione alla ciclofficina "Raffaele Viviani"

Aggressione alla ciclofficina “Raffaele Viviani”

Ieri, giovedì, 9 aprile, la “Ciclofficina popolare Raffaele Viviani” ha subìto una violenta aggressione durante il consueto orario di apertura al pubblico.

L’accaduto ci preoccupa non poco vista l’entità dell’attacco di chiaro stampo fascista.
L’avvenimento ci lascia ancor più stupiti vista la nostra natura apartitica come da statuto.
Un gruppo di persone munito di mazze, cinture e catene senza nessuna motivazione plausibile ha aggredito i giovani volontari mentre svolgevano le attività inerenti il laboratorio.

L’associazione di promozione sociale “Gli amici della Filangieri” da anni opera sul territorio stabiese attraverso iniziative volte alla sensibilizzazione di tematiche quali l’ambiente, l’integrazione sociale e la tutela del patrimonio culturale.

Smentiamo le notizie emerse a caldo su alcune testate locali che affermano ci sia stata una rissa tra diverse componenti politiche e invitiamo gli organi di stampa a rettificare gli articoli che contengono informazioni non veritiere, alla luce di questo comunicato.

Ci teniamo a precisare che si tratta di un’aggressione a senso unico, a testimoniare ciò la non reazione dei volontari presenti che non hanno risposto ai violenti e ingiustificati attacchi di questi individui.
Il rammarico maggiore resta che uno dei ragazzi ha riportato una ferita al volto (12 punti di sutura).

Speriamo che l’episodio non sia affrontato con leggerezza da parte delle forze competenti per evitare che in futuro possano avvenire nuovamente fatti del genere a noi come ad altri.

Comunicato ufficiale tratto da http://www.postfataresurgo.com/


 

Foce del Sarno, tra aironi e gabbiani spuntano i delfini

Delfino a Rovigliano (foto Giuseppe Plaitano)

Delfino a Rovigliano (foto Giuseppe Plaitano)

E’ stato un piacevole e inaspettato diversivo, a poche decine di miglia dal porto di Castellammare di Stabia. Dove i soci dell’associazione Ardea erano usciti per raccogliere dati all’interno del progetto “Avifauna campana”, coordinato da Davide De Rosa. Nei pressi della foce del fiume Sarno, allo spettacolo del volo delle marzaiole in migrazione e degli aironi cenerini in volo sullo scoglio di Rovigliano, se n’è aggiunto un altro, ancora più suggestivo e certamente insolito: l’avvistamento di un gruppo di delfini.

Aggressione alla ciclofficina "Raffaele Viviani"

Aggressione alla ciclofficina “Raffaele Viviani”10

Nello specifico tursiopi, che banchettavano proprio dove il Sarno, considerato peraltro tra i fiumi più inquinati d’Italia, si immette in mare. Un tratto di costa bocciato da “Goletta verde” e non distante dagli scarichi abusivi, individuati in queste ore dalla Guardia Costiera nei territori di Ercolano, Torre del Greco e Portici. «E’ la prima volta che avvistiamo cetacei durante i nostri monitoraggi nel Golfo di Castellammare» racconta De Rosa. Che, insieme agli altri ricercatori, stava osservando alcune berte minori in alimentazione, quando è stato attirato dai salti dei tursiopi. Una specie non rara, per la verità, nelle acque del basso Tirreno, che popola in particolare – insieme con stenelle e un gruppo di delfini comuni, ma anche capodogli e balenottere – il canyon di Cuma, la profonda valle sottomarina che, partendo aree prossime ai Campi Flegrei, arriva alle isole di Ischia e di Ventotene. Stavolta, i tursiopi si erano avvicinati alla terraferma, in cerca di cibo. Quanto al progetto “Avifauna campana”, lo scopo è quello di produrre una fotografia aggiornata dello status di tutte le specie di uccelli che sono presenti in Regione Campania, attraverso un’indagine sul territorio e spedizioni mirate alla raccolta di dati inediti. Proprio come quella alla foce del Sarno, diversivo compreso.

Galleria immagini tratte dall’articolo del 14/03/15, pubblicato su “La Repubblica web

articolo di Pasquale Raicaldo tratto da Repubblica web


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Uno stabiese Mario Buono, ha portato sul podio la sua arte pasticcera

Uno stabiese Mario Buono, ha portato sul podio la sua arte pasticcera, partecipando al Sigep  di Rimini (Campionati Italiani Baristi, caffetteria e seniores pasticceria e cioccolateria) classificandosi secondo,  aggiudicandosi i premi per la migliore scultura, per la migliore pulizia e lavorazione.

Ancora una volta uno stabiese ci riempie di orgoglio e ci fa sperare che la sua giovane età possa essere di stimolo ai nostri ragazzi che vogliono, con caparbietà ed intraprendenza, assicurarsi un futuro ricco di  soddisfazioni.

mario buono

       articolo segnalato su facebook da Sara Cesarano


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Il gabbiano Franklin, avvistamento storico

Una nuova specie per la Regione Campania: Gabbiano di Franklin (Larus pipixcan) -Terza

Osservazione per l’Italia.

Il gabbiano Franklin

Il gabbiano Franklin

Il 20 dicembre 2014, Davide De Rosa, Monia Noviello, Jessica Pope, Raffaele Luise (il capitano), Vincenzo Fiscone, Mariella De Meo e Luca Balestriere hanno effettuato una spedizione in mare nel Golfo di Castellammare (Na) per acquisire dati sugli uccelli pelagici per il progetto “Avifauna Campana” dell’Associazione ARDEA www.ardeaonlus.it.

l'associazione ARDEA

l’associazione ARDEA

Durante la traversata erano state censite 12 specie di uccelli marini successivamente, nei pressi del porto si è effettuata una attenta osservazione individuale di oltre 1000 gabbiani comuni (Chroicocephalus ridibundus) posati sulla scogliera artificiale alla ricerca di anelli colorati che consentono di studiarne gli spostamenti, l’indagine consente di leggere un codice di un individuo inanellato precedentemente in Serbia. Dopo quest’importante dato viene avvistato con sommo stupore un Gabbiano di Franklin (Larus pipixcan) Prima volta che la specie viene osservata in Campania e terza osservazione per l’Italia, le caratteristiche del piumaggio consentono di stabilire che si tratti di un individuo al suo primo anno.

Questa specie americana nidifica nel cuore del Nord America, nelle grandi praterie e sui laghetti e paludi interne degli Stati Uniti nord-centrali (Montana, Nord e Sud Dakota, e Minnesota, con piccole popolazioni sulle Montagne Rocciose) e del Canada centrale (Alberta, Saskatchewan, e Manitoba); passa l’inverno sulle coste Pacifiche del Sud America, con le più grosse concentrazioni dal sud dell’Ecuador al Cile centrale.

E’ di comparsa accidentale in diverse nazioni europee e per l’Italia è la terza osservazione da sempre. Le altre due osservazioni sono state effettuate a Molfetta nel 2004 da Angelo Nitti e a Torino nel 2013 da Alex Boldrini.

Difficile dire se quest’ospite americano deciderà di passare l’inverno nel Golfo di Castellammare di Stabia o perseguirà per altri lidi, sicuramente ci saranno tanti birdwatchers e appassionati arriveranno da ogni parte d’Italia per cercare di osservarlo. Tali rarità, infatti, possono creare un vero e proprio indotto economico grazie alle numerosi appassionati che arrivano per osservarle (esistono numerosi studi su questo fenomeno), creando ricchezza nei luoghi in cui è presente una maggiore biodiversità. Quando capiremo l’importanza della conservazione della natura saremo più ricchi, in tutti i sensi.

Galleria immagini tratte dall’articolo del 21/12/14, pubblicato su “La Repubblica web

articolo segnalatoci su facebook dall’ing. Raffaele Luise


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Lo stabiese Vicinanza direttore del settimanale L’Espresso

Ha cominciato la sua carriera giornalistica alla redazione napoletana de «l’Unità».

Luigi Vicinanza

Luigi Vicinanza

Luigi Vicinanza sarà il nuovo direttore dell’Espresso e succede a Bruno Manfellotto, che ha diretto la testata nel corso degli ultimi quattro anni. Bruno Manfellotto – si legge in un comunicato – dopo aver portato a termine una fase anche di ristrutturazione del settimanale, ha ritenuto esaurito il suo mandato. Vicinanza, da quasi 25 anni nel Gruppo, prima a Repubblica, poi direttore della Città di Salerno, del Centro di Pescara e infine direttore editoriale di tutti i giornali locali, dovrà adesso dar seguito al lavoro svolto da Manfellotto, cercando nuove linee di intervento che consentano di mantenere tradizione e prestigio della testata in un contesto molto difficile.

Vicinanza, giornalista di Castellammare di Stabia, ha cominciato la sua carriera giornalistica alla redazione napoletana de «l’Unità» nel settembre del 1976. Diventato professionista alla chiusura della sede napoletana, venne chiamato a Roma dove è stato capo servizio interni. Da l’Unità è passato a «Repubblica» Roma dove dall’ufficio dei redattori capo è ritornato a Napoli come responsabile della redazione partenopea che ha abbandonato per un anno, nel 1999, quando è diventato vicedirettore de «Il Mattino». Ritornato a Repubblica dopo qualche anno è stato chiamato alla direzione della «Città» di Salerno e da qui si è trasferito a Pescara a dirigere «Il Centro», giornale che ha retto fino alla responsabilità della Finegil, i giornali locali del gruppo.

articolo tratto dal “corrieredelmezzogiorno

Al dott. Vicinanza, la redazione tutta di liberoricercatore.it, augura le migliori soddisfazioni possibili, nella certezza che con il nuovo, prestigioso incarico, riuscirà ad arricchire il panorama della comunicazione e dell’informazione.


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Castellammare di Stabia ha un nuovo eroe: Giuseppe Marotta

Medaglia di Bronzo al Merito di Marina per Giuseppe Marotta, di Castellammare di Stabia, per il contributo apportato nel ritrovamento dei dispersi del naufragio della Costa Concordia.

Giuseppe Marotta

Giuseppe Marotta

La triste storia del naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio del 2012, ha coinvolto lungo il corso delle operazioni di recupero delle vittime disperse numerosi eroi silenti, che con perizia e grande coraggio hanno contribuito a far luce sulle conseguenze ultime e più tragiche della vicenda, per l’approfondimento delle cui cause e responsabilità è tuttora in corso il processo, presso il tribunale di Grosseto. Ecco che agli indagati in penisola sorrentina, si aggiungono gli eroi. Una Medaglia di Bronzo al Merito di Marina è stata infatti assegnata a un giovane, valoroso ragazzo di Castellammare di Stabia: Giuseppe Marotta, 33enne, sottocapo nocchiere sommozzatore della Marina Militare. Queste le parole di che hanno accompagnato l’assegnazione della medaglia:

«Con perizia e indomita determinazione penetrava nelle strutture sommerse della nave Costa Concordia, alla ricerca dei dispersi del naufragio. Mettendo a repentaglio la propria incolumità fisica, operava nell’acqua torbida tra insidiosi ostacoli in sospensione con la nave adagiata sul fianco dritto e in precarie condizioni di stabilità. Fulgido esempio di elevata professionalità, coraggio e sprezzo del pericolo, con il suo operato dava lustro alla Marina Militare e al comando delle Capitanerie di Porto».

articolo tratto da “corsoitalianews.it


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Monte Faito, il Comune di Castellammare attacca la Giunta Caldoro

L’amministrazione della città di Castellammare di Stabia esprime profondo rammarico e sconcerto per la decisione del presidente Caldoro e della sua giunta di fuggire dalle proprie responsabilità in merito al necessario rilancio del Monte Faito. Dopo 6 mesi di incontri inutili, seguiti puntualmente da comunicati stampa trionfalistici dell’assessore Sommese, nel mese di agosto con delibera di Giunta regionale n. 339 del giorno 8.8.2014 il presidente Caldoro ha approvato “unilateralmente” uno schema di protocollo d’intesa per trasferire in comodato d’uso il Monte Faito ed il complesso di immobili presenti sullo stesso ai comuni di Castellammare, Vico Equense e Pimonte accollando loro le spese di manutenzione. Il comune stabiese in tutte le sedi aveva manifestato la propria contrarietà a questa scelta irresponsabile che mette seriamente a rischio le possibili prospettive di rilancio di un asset strategico, come il Faito, per l’economia turistica dell’intero comprensorio.

Lo stradone del Faito

Lo stradone del Faito

“Come possono tre Comuni –commentano il Sindaco e gli assessori Corrado ed Auricchio– affrontare le problematiche della riapertura della Funivia, della manutenzione delle aree boschive, del recupero del patrimonio immobiliare, della sicurezza, del rifacimento di chilometri di strade? Dove la regione Campania non riesce o non vuole intervenire dovrebbero con la bacchetta magica intervenire tre Sindaci? “Quando non si ha il coraggio di affrontare le questioni politiche che riguardano pezzi di territorio e comunità di cittadini si convocano i tavoli tecnici, si perde tempo, con un gioco di puro illusionismo si simula un impegno concreto per la risoluzione del problema, per poi arrivare a partorire soluzioni inaccettabili.”

In questo quadro si inserisce l’altra presa in giro relativa alla funivia del monte Faito, questi i fatti: l’assessore regionale Vetrella, nel 2013 chiude l’impianto ed annuncia lo smantellamento dello stesso; dopo qualche mese interviene il suo collega di giunta, l’assessore Sommese, convocando un tavolo istituzionale con i comuni di Castellammare, Vico Equense e Pimonte ed annuncia urbi et orbi la volontà del suo assessorato di intervenire con proprie risorse per sostenere i costi di gestione a carico della società regionale Eav. Dopo quattro mesi si comunica la “scoperta” dell’impossibilita’ economica dell’assessorato al Turismo della regione Campania di intervenire sui costi di gestione e viene accantonata l’idea di individuare con procedure ad evidenza pubblica soggetti interessati alla gestione economica della Funivia, dei boschi e dei complessi immobiliari del Faito.

La funivia del Faito (foto Maurizio Cuomo)

La funivia del Faito (foto Maurizio Cuomo)

“E’ venuto il momento dell’estrema chiarezza –concludono il Sindaco e gli assessori Corrado ed Auricchio– la Regione Campania e la Provincia di Napoli, proprietari del Faito, devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, non possono certo pensare che il suo rilancio si sostanzi nello scaricare sul Comune di Castellammare la manutenzione delle aree boschive e nel coinvolgimento di qualche cooperativa sociale per il recupero degli immobili regionali; su questo punto l’amministrazione comunale ha sempre sostenuto, in maniera seria, la necessità di predisporre, nel quadro di un disegno strategico ampio, un bando aperto per ricercare sul mercato nazionale ed internazionale soggetti privati, esperti del settore, che possano realmente rilanciare con investimenti consistenti sia la Funivia sia gli immobili di proprietà pubblica. Questa era e rimane la nostra posizione. Respingiamo al mittente l’offerta “trappola” di concessione in comodato d’uso mai concordata anzi osteggiata dall’ente comunale e al tempo stesso chiediamo con forza la riapertura della Funivia e il rilancio del Faito sempre disponibili a dare tutto il nostro contributo d’idee. Su questi temi si misura la capacità dell’attuale amministrazione regionale di governare il territorio; essa non può sfuggire dalle proprie responsabilità in piena campagna elettorale”.

articolo tratto da “ilgazzettinovesuviano.com


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La Flora disegnata da Milo Manara

Il pittore e la modella stabiese

Il pittore e la modella stabiese

Ecco come il popolare fumettista italiano ha reinterpretato l’affresco di Villa Arianna.
Uno degli affreschi più famosi di Villa Arianna, a Castellammare di Stabia, ridisegnato dalla matita sopraffina di Milo Manara.
Flora, conosciuta anche con il nome di Primavera, conservata al museo archeologico nazionale di Napoli e considerata l’opera più importante e famosa ritrovata nell’antica città romana è stata fonte di ispirazione per il popolare fumettista italiano, Milo Manara, conosciuto in Italia e all’estero per il fascino sensuale delle sue tavole.
Dalla matita che ha dato “vita” a Miele, spregiudicata e disinibita che fa la sua prima comparsa nel 1986 sulla rivista Totem dove è protagonista della storia “Il profumo dell’Invisibile”, viene fuori un ritratto di Flora che a differenza di quello originale non nasconde il suo viso e mostra tutta la grazia del suo fondoschiena.

articolo tratto da ecampania.it

Primavera e Flora, I sec d.C.

Primavera e Flora, I sec d.C.

Per approfondimenti leggi anche: “La Flora: pittura murale di Stabia“.


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altritaliani.net

altritaliani.net

Castellammare di Stabia: L’armonia perduta del tempo

di Raffaele Bussi

E’ proprio vero che alla fine una città la puoi raccontare, le sue ambizioni, i sogni infranti, i suoi fantasmi, la paura di soccombere al pari dei luoghi comuni, ed il desiderio mai sopito di non essere sopraffatta proprio perché ultimo avamposto dell’anima.

E’ la tua Città. La terra, il luogo che t’appartiene perché vi sei nato e vi hai trascorso gran parte dell’esistenza equivale al sentimento che ne porti dentro.

E’ l’isola dell’anima. Qui o altrove, nessuno potrà cancellare i colori, i profumi, i crepuscoli e i tramonti, l’incanto e la magia del giardino smarrito, dove tutto è mutato e l’esistenza si rivela ormai un gioco perverso di mostri quotidiani, mentre nel fondo dell’anima conserva immutata la meraviglia del tempo perduto. Non so se occorre più coraggio per restare o partire. Alla fine ho scelto ed ho imboccato la strada del restare, anche se con grande sofferenza. Un dolore che mi ha spinto a riannodare i fili proprio di quell’armonia perduta, quando la vita cominciava a dare i primi segni del giorno all’alba con il tambureggiare sul basolato degli zoccoli delle maestranze del Cantiere navale che salutava il mattino con il sapore proveniente dai forni a profumare l’aria. Poi l’incanto prendeva forma con la fantasmagoria di colori dei venditori di frutta e verdura, simile a giardini fioriti, a vivificare slarghi, vicoli, strade e stradine. I venditori di pesce adagiavano la ricchezza del mare su tavolati e ceste di vimini che innaffiavano con ampie aspersioni d’acqua contenuta in secchi di ferro. Poi le navi stentarono a prendere il largo, le prore degli scafi in allestimento si fecero restie a fendere il mare. La notte calò sullo specchio d’acqua della città antica.

Fu l’esodo. Uomini, donne e bambini partirono per andare altrove. La terra dei padri, diventata di nessuno, l’acquistò chi poteva e vi s’insediò per traffici e commerci neri. I muri tutt’intorno sono da tempo laceri. La tristezza, dissepolta, t’assale da quegli angoli che un tempo regalavano incanto. Sono i resti d’una armonia perduta che non è stata in grado di sopravvivere a se stessa, affidando lutti e pianti per le ribalderie di pochi. Il tempo dei dolci incanti stenta a ritrovare l’antica strada con la necessità che ha provocato la barbarie che si è impossessata di questa gente. Ma il giardino smarrito comunque ti aiuta ad alimentare la speranza per continuare il cammino nel tentativo di recuperare le ambizioni perdute e scacciare i fantasmi dell’intreccio perverso.

Ecco che di buon’ora m’inoltro per antichi sentieri a recuperare il racconto della favola bella di ieri, e che oggi m’illude, portandomi in alto ad attraversare per discese a valle la Città. Di fronte al Castello, l’antica fortezza angioina, imbocco la discesa di via Fratte, la strada tante volte percorsa in passato. Lo spettacolo lungo l’antico sentiero è da mozzafiato. Dimore signorili a destra e a manca consentono dall’alto la veduta del golfo da ogni angolo.

La mulattiera d’un tempo, oggi allargata e asfaltata, è transitata senza disagi anche da automezzi pesanti in direzione Sorrento. Sullo sfondo a destra il Palazzo Reale di Quisisana, la Reggia borbonica, con l’incanto dell’immenso giardino, dove il mormorio delle acque delle fontane del Re vigilava discreto e complice sugli amorosi incontri di coppiette abbandonate sui sedili di marmo disseminati qua e là nel parco, dove, quando il desiderio di sentire il corpo dell’altro sopraggiungeva, trovavano rifugio dietro le immense piante tra pini, querce, platani, oleandri e magnolie.

Era l’Eden che nelle serate danzanti accoglieva le morbide note dell’orchestrina di turno ad allietare ravvicinati ed intimi colloqui tra un ballo e l’altro.

Il Castello, gran guardiano dall’alto della Città, domina e spazia lo sguardo sulle lussuose tenute sottostanti fino a villa Vollono in stile liberty disegnata da Eugenio Cosenza. E poi le tre chiese che governano le anime della zona, quella di san Matteo, di san Francesco e quella di san Giacomo, prima d’incontrare la neoclassica facciata del teatro regio. Il percorso disegna lo scenario unico della perduta bellezza. Anfratti, valloni, insenature di verde dalle mille sfumature fanno risplendere i solitari e millenari sentieri, oggi abbandonati a se stessi.

E poi lo scempio. Il tragitto dalla Caperrina a largo Pace, attraverso via Viviani, è breve ed offre la vista di riposanti ed accoglienti palazzi con ampi atri ed eleganti balaustre in piperno, le cui pietre hanno perso il linguaggi dell’antico incanto, dove il colore ha perso i suoi toni per fare spazio alla calce di muri laceri, feriti a morte, simili a giganti in agonia riversi su se stessi. E’ lo scenario che t’accompagna fino allo slargo delle Antiche Terme con lo scomodo dirimpettaio, il Cantiere navale, il posto dove lo scempio ha marcato il suo confine con le facciate dei siti della ricchezza della Città completamente distrutte. Liberty e sbarazzina l’una, seriosa e austera l’altra, a significare due mondi opposti. Demolite dall’insipienza dell’uomo, il quale non in grado di riconoscere la propria memoria ha scambiato l’antico per vecchio, ignorando che il futuro si nutre del cuore antico.

Ed il Moresco? Anch’esso abbattuto, all’interno delle Antiche Terme. Il salotto buono della Città, la residenza lussuosa e ricercata, dove dall’immenso ventre del monte Aureo, premendo, scavando e infiltrandosi, arriva a valle il magico tesoro trasparente delle acque minerali. Ventotto sorgenti che nel tempo hanno dato vita ad una vera e propria letteratura. Una ricchezza immensa, troppo preziosa, troppo ambita per non essere guardata a vista. Ecco il Moresco. Un guardiano dall’aspetto austero che incute timore reverenziale, una sentinella dalle sembianze morbide e arcigne al tempo stesso e di grande suggestione con i suoi capitelli di vago stile corinzio, con le vetrate di sapore gotico e con le maioliche dal tratto orientaleggiante che viene collocato ad osservatorio dell’immensa spianata. Il padiglione diventa ben presto uno spettacolo festoso di belle donne e dame eleganti provenienti da ogni regione del Regno prima e del Sud poi che s’intrattengono alla sua ombra ed alla frescura del parco, mentre la gente misura più volte i passi che conducono alle fonti, attraversando i viali che portano al bosco, dove vigila il dolce sguardo dei pini che s’ergono dall’alto. Il Moresco, che ne ha viste ed ascoltate di tutti i colori, avrebbe potuto riposare qualche ora in più fino alla tarda mattinata, ma il tambureggiare sull’asfalto all’alba degli zoccoli degli operai e maestranze del regio cantiere lo desta dal sonno nel quale è immerso. La cosa non gli va proprio giù. Ciò che più lo indispettisce è la compresenza sulla stessa spianata, peraltro piuttosto angusta, di due luoghi tanto diversi: quello dello svago e del recupero delle energie, le Terme, e quello del lavoro, il Cantiere, dove le energie, al contrario si profondono.

Non riesce proprio a rassegnarsi, proponendo puntualmente sull’argomento occasioni di discussioni che hanno dato vita, per decenni, a lunghi ed inconcludenti dibattiti sulla necessità di questa compresenza. Questo cruccio gli costerà caro qualche decennio dopo, quando pagherà con la vita, l’abbattimento, questa sua ostinazione. Passano i giorni, gli anni, i decenni. La fama del Moresco varca i confini del Regno e del Paese.

E’ un via vai d’eleganza, di conoscenze, di conduzione di vita desiderata, ricercata e da esibire come fiore all’occhiello di ritorno dalla vacanza. Il ruolo di guardiano non gli pesa più di tanto, anche perché quel compito gli consente nel tempo di essere osservatore compiaciuto di gradevoli spettacoli. Il tambureggiare degli zoccoli lascia il campo nella tarda mattinata al ticchettio dei tacchi a spillo delle eleganti calzature delle signore nell’interminabile passeggio in lungo e largo, costrette negli attillati tailleurs dai vivaci colori, mentre l’orchestrina regala dolci ed avvolgenti note, sottofondo complice e galeotto di sguardi languidi per amorose conquiste che s’incrociano e s’intrecciano nella stagione delle brucianti passioni.

Il desiderio dell’austero padiglione sarebbe stato quello di ospitare alla sua ombra, per molti anni ancora, le discussioni animate ed i toni salottieri degli ospiti. Un bel giorno, all’improvviso, è il silenzio. Il canto delle acque che scioglie le sue note nelle vasche è sopraffatto da un colpo di piccone ben assestato. Sono attimi. Il salotto buono, il Moresco, ritrovo da sempre di quella sorta di Olimpo in terra, si scioglie come neve al primo sole di primavera.

Riprendo il cammino verso casa con la tristezza che m’assale nel non ritrovare il Moresco ed il salotto buono, ma neanche il naviglio pronto a fendere le morbide acque del Tirreno. Restano le occasioni perdute di scelte opportune che hanno, a distanza di decenni, condannato la Città al peso insostenibile del ventre molle di periferie maleodoranti che hanno inondato di metastasi antropologiche la favola bella che ieri m’illuse e che oggi m’illude con il solo ricordo del tempo perduto.

articolo di Raffaele Bussi tratto da Altritaliani.net


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Quartiere Santa Caterina a Castellammare di Stabia:
viaggio all’insegna della cultura e della tradizione stabiese

santa caterina

Quartiere Santa Caterina – Castellammare di Stabia (NA)

Si svolgerà sabato 26 luglio 2014, dalle ore 10.30 alle ore 24.00, nella strada di Santa Caterina a Castellammare di Stabia (Na), la manifestazione “Santa Caterina quartiere aperto, il Centro Antico si fa bello”, viaggio all’insegna della cultura e della tradizione stabiese.

Il quartiere “apre” alla città e si “rifà il trucco”, invitando gli Stabiesi in primis a tornare a frequentare le strade e i vicoli che hanno ispirato e dato i natali a grandi artisti e che, durante il Regno dei Borbone, divennero teatro di una delle principali tappe del Gran Tour europeo.

Tra degustazioni di prodotti tipici, mercatini artigianali, mostre pittoriche e fotografiche, proiezioni, madonnari, interventi musicali con tammorre dei Monti Lattari e posteggia napoletana, a fare da guida alla riscoperta della strada e della Chiesa di Santa Caterina, che tra l’altro ospita opere di Giuseppe Bonito, Ludovico Mazzanti e Giuseppe Verzella, saranno i Bambini del Centro Antico.

L’evento, che molto probabilmente avrà il patrocinio morale dell’Amministrazione comunale, ha preso corpo nei locali dell’Associazione Culturale Myo, quando alcuni amici si chiesero quale fosse la maniera migliore per dare concretezza alle tantissime istanze di vivibilità e di ritorno alla normalità che provenivano dal quartiere. “Abbiamo cominciato col chiedere a tutti di abbellire e rendere più luminosi balconi e antichi portali – spiega Gianluca Caccioppoli, presidente della Associazione. L’intento – ha precisato – è quello di ritrovare un quartiere più decoroso e accogliente e grazie anche alla collaborazione del Comitato Centro Storico Stabia Plinio Senior, dell’Associazione Volere Volare e di tanti altri amici che prestano la loro opera gratuitamente, l’iniziativa si è trasformata in un primo momento di aggregazione comune. Il quartiere – conclude il presidente della Myo – vuole provare a riscrivere la sua storia attuale aprendosi alla città e a un potenziale flusso turistico che già vediamo gironzolare in maniera sempre più massiccia nel Centro Antico e a cui vogliamo offrire un percorso guidato di cultura, arte e tradizione nella convinzione che è proprio dal cuore della città che deve partire il cambiamento”.

Tiziana Adolescente


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Manifestazione davanti la sede della Regione per la riapertura della funivia del Faito

La funivia del Faito (foto Maurizio Cuomo)

La funivia del Faito (foto Maurizio Cuomo)

Si sono radunati davanti a Palazzo Santa Lucia per chiedere al presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, un serio impegno per la riapertura della funivia di Monte Faito. Ad inscenare la manifestazione sono stati rappresentanti dei Giovani democratici di Castellammare di Stabia, il consigliere regionale del Pd, Antonio Marciano, il consigliere comunale di Castellammare, Francesco Russo e la presidente del circolo Pd di Vico Equense, Franca Rossi. I promotori dell’iniziativa avevano con loro anche la petizione on line sottoscritta da 10mila cittadini di Vico Equense, Pimonte, Gragnano e Castellammare di Stabia, attraverso la quale si chiede la riattivazione del servizio della storica funivia chiusa per la seconda estate consecutiva.
La risposta dai vertici regionali è arrivata a breve giro: venerdì pomeriggio si terrà un incontro a cui parteciperà anche il governatore Caldoro. “Siamo lieti di essere riusciti ad ottenere un appuntamento con il presidente sulla questione Faito, per capire le sue reali intenzioni – commenta Antonio Marciano –. Sarà un incontro in cui dovranno essere prese decisioni e responsabilità”.
La Regione ha stanziato 2 milioni di euro per la riqualificazione e la ripresa dell’attività dell’impianto, ma il problema sul tavolo resta la gestione del servizio che costa circa 700mila euro l’anno. Un impegno di cui né la società Eav, né i Comuni di Vico Equense, Castellammare di Stabia e Pimonte intendono farsi carico. L’ente Parco dei monti Lattari, d’intesa con il Comune di Vico Equense, si è fatto avanti per accollarsi la gestione della funivia per cinque anni, però solo a determinate condizioni. La palla passa ora alla Regione.

articolo di Francesca Vanacore


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Romero para-rigori ed eroe argentino:
solo due anni fa perdeva dal dischetto contro la Juve Stabia

Romero a Castellammare

Romero a Castellammare

E’ il 18 agosto del 2012, meno di due anni fa, quando allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia va in scena il terzo turno di Coppa Italia: contro la Juve Stabia allenata da mister Braglia c’è la neo-promossa Sampdoria di Ciro Ferrara, squadra che tra i pali ha confermato Sergio Romero. Il portiere argentino, cresciuto praticamente nell’Az Alkmaar (all’epoca guidata da Louis Van Gaal), era arrivato a Genova sponda blucerchiata un anno prima, difendendo da titolare la porta sampdoriana in Serie B; poi la società dei Garrone decide di riconfermarlo, nonostante l’esoso ingaggio (circa un milione e mezzo di euro), anche in massima serie: prima di esordire in Serie A, per Romero e la sua Samp ci sono le prime partite ufficiali di Coppa Italia, in particolare quella contro le vespe campane appena dopo ferragosto.

I liguri passano in vantaggio con Maxi Lopez a dieci minuti dalla fine, nel recupero pareggia Danilevicius, dopo due tempi supplementari si va ai rigori: nessun Robben e Senijder di fronte, ma Erpen, Agyei, Dicuonzo, Scognamiglio e Danilevicius, collega avversario l’estremo difensore Andrea Seculin. Ebbene per i blucerchiati sbagliano Poli e Maxi Lopez, Romero non riesce che a respingere il tiro di Agyei, giovane ghanese di scuola Fiorentina. Vinsero i gialloblu, per Romero l’antipasto di una storia, quella col calcio italiano, non proprio ricchissima di soddisfazioni: sotto la Lanterna grandi parate miste a topiche clamorose, la scorsa stagione prestito al Monaco dove Ranieri non lo ha proprio visto (solo 3 presenze in Ligue 1, secondo del titolare Subasic che ai Mondiali ha fatto panchina a Pletikosa).
Nonostante le prestazioni in chiaroscuro, il ct dell’Argentina Alejandro Sabella ha sempre avuto fiducia in Sergio Romero, portiere reattivo tra i pali ma insicuro nei fondamentali, El Chiquito (come viene soprannominato, il ragazzino) a soli 27 anni ha già messo in fila ben 53 presenze con la maglia della Seleccion; d’altra parte la tradizione argentina non è propriamente famosa per i portieri anche se Pumpido e Goycochea parevano di tutt’altra caratura rispetto ai colleghi che hanno difeso la porta albiceleste dopo di loro. Ma tant’è, il calcio come la vita è imprevedibile: da Castellammare di Stabia a San Paolo, dai rigori non parati a Dicuonzo e Scognamiglio agli interventi prodigiosi su Vlaar e Sneijder, l’eroe argentino di oggi si chiama Sergio Romero.

P.S.: visualizza il video dei rigori Juve Stabia – Sampdoria

articolo tratto da CalcioBlog.it


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Pizza al piatto, il re è di Castellammare di Stabia
Giovanni Santarpia premiato dalla rivista Gambero Rosso

Giovanni Santarpia

Giovanni Santarpia

Dal rione Annunziatella quartiere di Castellammare di Stabia a San Donato in Poggio frazione di Tavernelle Val di Pesa in Toscana. Un lungo cammino che da una scelta di necessità si è mutata in gran passione fino a portare Giovanni Santarpia, quarantenne stabiese di nascita, nell’empireo dei migliori pizzaioli italiani selezionati dagli ispettori del Gambero Rosso.

Nella guida presentata ieri a Roma figura infatti Palazzo Petrorio delizioso locale in San Donato in Poggio. In quella bomboniera opera dal 2006 Giovanni Santarpia, lo fa con una passione tipica di chi ha dovuto combattere e sudare, superare difficoltà. Quando il percorso è cosi tortuoso il sapore del successo è più dolce e va goduto con il calore di chi ti vuol più bene, con la moglie, il figlio di 7 anni e con chi in questi anni ha partecipato alla sua ascesa restando nella terra d’origine. Giovanni infatti dopo la premiazione di ieri a Roma e un rapido salto a San Donato per il servizio serale, si è precipitato a Castellammare per un rapido e fugace brindisi con parenti ed amici.

È qui che lo incontriamo nel giardino del Parco Azzurro che lo ha visto crescere e dove per dare una mano alla famiglia ha iniziato ad apprendere i primi rudimenti di lievitazione da Aldo Brunetti titolare della oramai chiusa pizzeria Royal e da don Espedito vecchio panettiere che lo ha introdotto ai misteri dei lieviti e dei loro capricci.

Quanto sono stati importanti i tuoi primi passi Giovanni?
Fondamentali direi, da Aldo Brunetti e don Espedito ho scoperto la magia dei lieviti. Ed averlo fatto da un vecchio panettiere come don Espedito per me è stato fondamentale, ha impresso una firma, un modo di intendere la lievitazione.

Dalla vecchia pizzeria Royal a Palazzo Petrorio e alla guida cosa ti ha guidato?
Mi son trovato innanzi ad un bivio cercare lavoro in una terra difficile come la nostra o far tesoro di quella sapienza trasmessami per costruirmi un percorso, lungo, difficile, duro ma tutto mio. Scelsi la seconda strada e partii nel mio giro d’Italia. Dalle prime esperienze estive in Calabria a Schiavonea, passando per esperienze abbruzzesi mi ritrovai prima nel Mugello a cominciare a fare i conti con la responsabilità tutta mia di far lievitare impasti e cuocere al punto giusto pizze sempre più soffici e digeribili. E dopo un breve ritorno a Capri alla pizzeria Lo Zodiaco, decido di stabilirmi in Toscana e dopo alcune esperienze nel 2006 decido di aprire un posto tutto mio come Palazzo Petrorio dove continuare e migliorare la mia sperimentazione sui lieviti.

Come nasce la magia dell’impasto?
Uso pochissimo lievito e aggiungo acqua e un mix di farine del molino Fagiolo di Perugia in un mix di 25% di manitoba e 75% di una 00 classica. E lascio il tutto a lievitare per 20 ore prima e poi dopo la grammatura rilievito ancora per quattro ore. Così ottengo un prodotto che ha le sue radici nella tipicità, della zona Stabiese che è quella di provenienza ma che porta con se i miglioramenti e l’esperienza di 26 anni di duro lavoro.

La tua pizza quindi scarta la semplice tradizione e innova, solo nella tecnica o anche nei prodotti con cui la condisci?
Anche in questo cerco di coniugare le mie origini con scelte innovative. Quindi dall’uso delle varie tipologie del nostro pomodoro in tutte le varie forme in cui possono essere usati, sanmarzano, corbarino e piennolo, mi diverto ad inventare nuovi mix di sapori come la pizza con fiori di zucca, strutto e parmigiano a cui fuori forno aggiungo formaggio caprino e miele. Così come resto affezionato ai friarielli poi cerco nuovi sapori nella pizza crema di zucca e pancetta.

Cosa ci beviamo su queste pizze vini toscani o campani?
In carta abbiamo una selezione curata di vini da varie parti d’Italia, dove non possono mancare i vini campani della mia terra come falanghina, greco e fiano. Ma c’è una accurata selezione per chi le preferisce di birre artigianali belghe.

Va bene Giovanni ma io sono della vecchia scuola e di ciò che sosteneva quel maestro di Gino Veronelli per cui sulla pizza ci vuole un fresco asprino d’aversa mosso e dalle cui bollicine lasciar lenire l’untuosita della pizza?
Significa che ora che mi verrai a trovare a San Donato ti farò trovare un fresco asprino per festeggiare.

articolo di Andrea Di Martino tratto da ecampania.it


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Albero troncato (salita Quisisana)

Albero troncato (salita Quisisana)

Onore a Te, Albero, non apprezzato per il tuo incommensurabile valore, maltrattato, non curato, tagliato, seppellito dalla “munnezza”.
Nonostante tutto non ti sei arreso e continui ad esistere. Nasconditi, celati, non ti manifestare con tutta la tua bellezza, travestiti da immondizia così sarai lasciato in pace da quegli stolti che non ti sono nemici perché non hanno nulla contro di Te, ma sono molto più pericolosi perché ignorano il tuo grande valore. Cresci di nascosto Albero, mi raccomando!

scritto da Emilio Bruno su facebook


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Castellammare di Stabia - Varo del traghetto "Gauthier"

Castellammare di Stabia – Varo del traghetto “Gauthier”

Il 28 giugno 2014 è stato varato il traghetto Fincantieri ‘F. A. Gauthier’, nave di ultima generazione realizzata nel cantiere di Castellammare di Stabia (Napoli) per la Socieété des Traversiers du Québec (STQ), compagnia canadese che opera nel trasporto marittimo di passeggeri.
Una cerimonia che ha ripetuto il rito dello scivolamento in mare della nave, una tecnica unica in Italia per le caratteristiche dello storico cantiere navale stabiese, della nave. Madrina della cerimonia, Maria Rita Valentina. L’ordine del ‘Gautthier’ è stato acquisito da Fincantieri nel 2012 e la consegna è prevista a fine 2014 in Canada. Presenti autorità militari, religiose e civili, inoltre, per la società armatrice Benoit Cormier, direttore della gestione progetti, per Fincantieri, Gabriele Cocco, direttore Navi Mercantili, e il direttore del cantiere di Castellammare di Stabia, Gilberto Tobaldi, il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, l’eurodeputato Fulvio Martusciello, il segretario generale della Campania Uil metalmeccanici, Giovanni Sgambati, il sindaco di Castellammare, Nicola Cuomo.
‘Gauthier’ rappresenta una rivoluzione tecnologica, primo traghetto a gas costruito in Italia e primo presente in tutto il Nord America, che adotta gli standard più evoluti in termini di risparmio energetico e a basso impatto ambientale, per la forte riduzione di emissioni di CO2, ossidi di azoto e ossidi di zolfo (portati a zero). Lungo 133 metri e largo 22, ”Gauthier” sarà in grado di raggiungere una velocità massima di 20 nodi e potrà accogliere oltre mille passeggeri. Sarà utilizzato nella regione del Québéc per servizi multipli sulla rotta Matane-Baie-Comeau-Godbout che, con 1.600 viaggi all’anno, consente a più di 205mila passeggeri e oltre 118mila veicoli di spostarsi.

articolo tratto da ANSA


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Collaboratore di Redazione

Appassionato di folklore, teatro e tradizioni locali. Amante della fotografia, è l’ideatore della rubrica “Banca della Memoria stabiese” ed autore di numerosi interessanti articoli a sfondo popolar-tradizionale.

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