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Catello (Lino) Di Capua - Profondo conoscitore della bibliografia di Castellammare di Stabia, studioso di storia locale, specializzato nella catalogazione del libro antico, è autore di pregevoli saggi. Geltrude (Gelda) Vollono - Specializzata sulla catalogazione del libro antico collabora con la redazione di Liberoricercatore sul cui sito ha pubblicato numerosi lavori sulla storia di Castellammare di Stabia. È stata docente di matematica.

La Piedigrotta

Il cav. De Gaetano e la nascita della Piedigrotta Stabiese

di Lino Di Capua & Gelda Vollono

articolo del 26 dicembre 2010

Le Feste Estive, agli inizi del ‘900, sono per Napoli e per molti paesi della sua provincia un appuntamento importante. Il ricco programma di manifestazioni che si organizzano non ha solamente lo scopo di attrarre e divertire il turista, ma è soprattutto l’occasione per pubblicizzare le proprie risorse e caratteristiche al di fuori dei propri confini.
Ogni città diventa palcoscenico sul quale ciascuno, in ogni campo e a tutti livelli, s’improvvisa attore protagonista di uno spettacolo il cui unico fine è quello di vendere bene la propria mercanzia.
Castellammare non è da meno: ha da difendere e consolidare la fama di meta turistica à la page conquistata durante il periodo d’oro del grand tour del secolo precedente.
Non è difficile quindi immaginare quanto il programma estivo delle feste sia fitto di iniziative: gli stabilimenti balneari e quelli termo-minerali, gli alberghi, i ristoranti e i locali più eleganti, nonché i posti più caratteristici della città, quali la Villa Comunale o il parco delle Antiche Terme contribuiscono con una programmazione speciale di concerti e di spettacoli. Anche tutte le personalità cittadine, letterati, musicisti, poeti, sportivi, commercianti e industriali sono chiamati a dare il loro contributo con l’organizzazione di mostre, convegni, gare, concorsi a premio ecc.
E’ probabilmente in questo ambito che nel 1924 si decide, ad imitazione delle Feste Estive che si tengono a Napoli e che culminano a settembre con la annuale celebrazione della Piedigrotta, di promuovere ed organizzare qualcosa di simile anche a Castellammare.

La Piedigrotta

La Piedigrotta stabiese

Il cav. Carlo De Gaetano, direttore del neonato periodico “La Canzonetta Stabiese”, coglie l’occasione al volo per lanciare la sua rivista che pubblica canzoni, pensando che la manifestazione contribuirà a darle grande popolarità e nello stesso tempo offrirà l’opportunità ai tanti giovani artisti collaboratori che “fanno corona alla Direzione della Canzonetta” e che sognano con le loro composizioni di diventare dei nuovi Denza, di diffonderne le canzoni.
Pertanto si lancia nell’impresa di sostenere anche l’organizzazione della prima Piedigrotta Stabiese.
Ma non sono poche le difficoltà che deve affrontare e risolvere e nel primo numero della sua rivista non esita a manifestarle ai propri lettori: “Se non ci fosse mancato all’ultimo momento l’ausilio di tanti o per meglio dire, se non ci fossimo illusi dell’appoggio che molti ci promettevano in un primo momento la Canzonetta Stabiese sin da quest’anno, cioè fin dal suo inizio, avrebbe rivaleggiato con le migliori edizioni del genere, ed avrebbe avuto una ricchissima raccolta di canzoni”.
Gli restano vicino solamente alcuni artisti, tra i quali un certo Arturo Imperati nei confronti del quale così si esprime: “anima della nostra organizzazione, artista impareggiabile”.
Nonostante tutto però, è convinto che il successo della manifestazione costituirà il volano per quello della rivista e pertanto non manca di imbonire i suoi lettori: “Castellammare ove tutto è sorriso e fascino, Stabia gemma fulgida del golfo partenopeo, Stabia sublime e gentile saprà accogliere e incoraggiare la canzonetta stabiese che si propone negli anni successivi di gareggiare con le Edizioni più diffuse e conosciute della provincia”.
Pertanto è molto probabile che si debba alla sua ostinazione se nel settembre del 1924 si tiene nella nostra città la prima edizione della Piedigrotta Stabiese.
Nel primo numero del periodico sono riportati i testi e gli spartiti di 7 canzoni e un monologo finale partecipanti alla manifestazione e per dovere di cronaca ne citiamo qualcuna:

1. Primavera di rose (Versi di Piero-Steno Casoni. Musica di Italo Baldi);

2. Tarantella stabiese (Versi di Arthur Imperati. Musica di Luigi De Lia);

3. Asso piglia tutto (Versi di Umberto Follo. Musica di Italo Baldi);

4. Se sceta Napule (Versi di Di Lieto Matteo. Musica di Salvatore Rose)

5. ’E bellezze ‘e Nannina (Versi di Arthur Imperati. Musica di L. De Lia)

Canzoni e artisti che, come si può constatare, non hanno superato il giudizio inesorabile del tempo finendo oramai coll’essere completamente dimenticati. A confermare il fatto che la manifestazione deve essere anche un momento pubblicitario per prodotti e coloro che li vendono “TARANTELLA STABIESE” e “’E BELLEZZE ‘E NANNINA” hanno lo stesso motivo ma non i versi . Infatti Tarantella Stabiese è dedicata al Sig. Giovanni Cimmino, meglio conosciuto come Giovanni ‘e Puzzano, (Ancora oggi sulla Via Panoramica di Pozzano è presente il ristorante Giovanni ‘e Puzzano) ed i versi devono magnificare non solo le virtù del vino che da lui si può bere

“ Mett’ ’a coppa ’o meglio vino
Che’ malate fa sanà ”.

Ma anche le doti di chi lo serve :

“ ’E Giuvanne ’o canteniere
Nummer’ uno ’e stu paese
Tutt’ ’o popolo Stabiese
Sape ’e certo cuntentà ”.

Negli anni successivi le feste, la cui organizzazione è affidata all’Azienda Autonoma di Cura Soggiorno e Turismo di Castellammare, diventano sempre più articolate e ricche di iniziative tanto che in una brochure del 1929 ritroviamo la Piedigrotta inserita nel cartellone di fine estate insieme a molteplici altre manifestazioni così presentate:
Manifestazioni atletiche – gare nautiche – festa a mare – gare popolari – piedigrotta stabiese – gimkana automobilistica, sotto l’alto patronato del Fascio e del comune di Castellammare di Stabia, con Premi, coppe del Fascio e del comune di Castellammare, del Dopolavoro Provinciale di Napoli, dell’ Hotel Royal, Terme Stabiane ecc.
La manifestazione ebbe inizio il 1° settembre alle ore 20.00 con questo programma:
Piedigrotta stabiese – festa a mare – fuochi d’artificio a mare – gara con premi tra le barche meglio addobbate ed illuminate – concorso a premi ai migliori concertini vocali e strumentali, al migliore balcone addobbato al corso Garibaldi ed alla migliore terrazza balneare.

I premi erano così suddivisi:

al migliore balcone addobbato – coppa delle terme;

alla migliore terrazza balneare – coppa del Fascio;

barche meglio addobbate ed illuminate: 1° premio lire 250; 2° premio lire 150; 3° premio lire 100; 4°-5°-6°-7°-8°-9°-10° premio lire 25 ciascuna; concertini vocali e strumentali: 1° premio lire 250; 2° premio lire 150.

Le Piedigrotte nella nostra città sono continuate almeno sino al 1967, come è attestato nell’edizione speciale di “Città e Turismo”, anno sesto n. 43 agosto-settembre 1967. In essa si legge a p. 20: “9 Settembre: “Piedigrotta Stabiese” con l’Orchestra Desidery e i cantanti Tony Astarita e Nora Palladino”.
Per quanto concerne le altre edizioni abbiamo notizie certe solamente di quelle del 1948 e del 1956: la prima riportata nel libro di Lilino Diogene “All’ombra del castello”, dove si legge che l’organizzatore di quell’edizione fu il maestro Francesco Martinelli, il quale compose per l’occasione anche alcune canzoni e la seconda, dedotta dal numero unico della rivista “Lo Zampillo” del 30 luglio di quell’anno, che riporta nella programmazione delle feste nel golfo di Napoli: “Piedigrotta Stabiese e Sagra della Canzone (16 settembre)”.
E’ certo che le edizioni della Piedigrotta Stabiese del 1929, del 1956 e quella del 1967 si sono svolte in Villa Comunale. Per quanto concerne, invece, la prima edizione (quella del 1924) ci sentiamo di azzardare che essa si svolse a Pozzano, come farebbe pensare la scelta del cav. De Gaetano di titolare il primo numero della rivista, interamente dedicato all’evento: “Pozzano 1924 – La Canzonetta Stabiese”.

La Cirio di Castellammare

La “Cirio” di Castellammare…

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

La Cirio di Castellammare... un ricordo perduto (foto Antonio Cimmino)

La Cirio di Castellammare… un ricordo perduto (foto Antonio Cimmino)

La storia della Cirio inizia lontano nel tempo e nello spazio. Infatti il fondatore Francesco Cirio nasce a Nizza Monferrato (Asti) il 24 dicembre 1836, da un modesto negoziante di pane e pasta, che non può permettersi di pagare operai per cui Francesco incomincia a lavorare nella bottega del padre fin da piccolo. Ha appena undici anni quando inizia a lavorare in proprio: due o tre volte la settimana va al mercato di Nizza Monferrato e vi acquista qualche cesto di ortaggi o di legumi, a spalla li trasporta a Fontanile e li rivende. E’ in questo modo che mentre impara cosa vuol dire fare l’imprenditore, dall’altra intuisce che la conservazione della verdura può essere il business del futuro. Lascia pertanto, insieme al fratello maggiore Ludovico, la casa paterna per andare a cercar fortuna a Torino. Nel 1850 dopo aver lavorato in un pastificio, incontrato il favore e la fiducia dei dirigenti di una grande ditta, la Gamba (poi Marocco), ne diventa un prezioso collaboratore allargando lo smercio delle loro derrate alimentari anche all’estero: Parigi, Bruxelles, Vienna, Olanda.
Finalmente nel 1865, in possesso di un piccolo capitale di appena alcune migliaia di lire, si sente pronto a realizzare il suo sogno: conservare le verdure per rivenderle durante la stagione invernale. Incomincia con i piselli in un’unica stanza e con due grandi caldaie tuttavia, l’enorme Continua a leggere

Souvenir de Castellammare

Souvenir de Castellammare

Souvenir de Castellammare

(Joseph Lanner e la canzone “Te voglio bene assaie”)

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Nel corso delle nostre ricerche ci siamo spesso imbattuti in composizioni musicali dedicate alla città di Castellammare, come quella di Osvaldo Brunetti, di cui ci ha recentemente messo a conoscenza il nostro amico Gaetano Fontana.

Tuttavia, tra le tante, quella che maggiormente ha attirato la nostra attenzione è stata una marcia composta da Joseph Lanner1 nel 1841 dal titolo: Souvenir de Castellammare: Marche pour le piano…  opera 181, pubblicata a Vienna nel 1841.

Souvenir de Castellammare

Souvenir de Castellammare

Subito abbiamo pensato che questo compositore e direttore d’orchestra austriaco, venuto a visitare Castellamare, ne avesse conservato un ricordo talmente bello da dedicarle una sua composizione. Abbiamo così approfondito la conoscenza della vita del Lanner e con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che, pur non essendosi mai allontanato molto dalla sua Vienna e dai confini dell’impero Austro- ungarico, perché convinto che il valzer non avrebbe avuto pari successo all’estero, aveva scritto diverse composizioni dedicate a Napoli e ai Napoletani. Tuttavia, ciò non spiegava il titolo dato al suo brano musicale. Eravamo veramente spiazzati.

Abbiamo, perciò, portato lo spartito ad un’amica chiedendole di suonarcelo e … altra sorpresa, l’incipit era pari pari la musica della nota canzone “Te voglio bene assaie”.

Come è noto questa canzone fu presentata alla Piedigrotta di Napoli del 1839 in occasione della festa della Natività di Maria Vergine.

Sulla sua origine vi sono innumerevoli versioni. Secondo la più accreditata, il poeta Raffaele Sacco2, di professione ottico e frequentatore dei salotti partenopei, scrisse la canzone dedicandola ad un’avvenente signora, con la quale avrebbe avuto una relazione. Per quanto riguarda la musica, invece, si dice che il compositore potrebbe essere stato addirittura Gaetano Donizetti, celeberrimo operista di Bergamo.

Oggi è accertato che l’autore della musica è invece un amico di Raffaele Sacco, il musicista Francesco Campanella.

Il successo fu subito travolgente tanto che si dice che furono almeno 180.000 le copielle vendute (cioè i fogli col testo e la musica di questa canzone) e – allora come oggi – non c’era napoletano che non la sapesse cantare. “La risonanza della canzone fu tale che il giornalista Raffaele Tommasi, il 6 agosto 1840 sul settimanale letterario “Omnibus”: Sfido chiunque dei miei lettori a dare un passo, o a ficcarsi in un luogo dove il suo orecchio non sia ferito all’acuto suono di una canzone, che da non molto da noi introdottasi, trovasi sulle bocche di tutti, ed è venuta in sì gran fama da destar l’invidia dei più valenti compositori”.3

Si racconta infine che questa canzone fosse così popolare che per molti napoletani era diventata una vera ossessione. Qualcuno sarebbe addirittura scappato da Napoli per togliersela dalle orecchie e dal cuore!

Sulla base di ciò era logico supporre che, anche a Castellammare, era diventato consueto sentirne la musica nei caffè, negli alberghi, nel parco delle terme, al mare, a Quisisana, durante le serate danzanti che si tenevano a corte oppure nelle ville dei nobili, che venivano a trascorrere l’estate qui in città, insomma dovunque.

Pertanto, siamo giunti alle seguenti conclusioni:

1.    Il souvenir de Castellammare ossia “il ricordo di Castellammare” poiché non poteva essere stato di Lanner doveva per forza essere stato di qualcun altro, magari di un suo amico, che avendo ascoltato la canzone a Castellammare ne aveva portato a Vienna una copiella, per regalargliela proprio come souvenir.

2.   Lanner, avendone ascoltato la musica ed essendo rimasto a sua volta colpito dalla sua orecchiabilità che, probabilmente, era stata la causa del suo grande successo, aveva voluto ripeterlo similmente all’inizio di una sua melodia.

3.    Aveva dato questo titolo al suo componimento forse proprio per rimarcare il fatto che esso aveva avuto origine da quel gadget portatogli dall’amico.

Ci farebbe piacere sapere cosa ne pensano gli attenti lettori di questo sito in merito alle nostre ipotesi e se ne hanno altre da avanzare.

Infine, ringraziamo di cuore l’amico Antonio Ricciardi che gentilmente si è prestato a riprodurci la musica. A seguire, per il piacere di ascoltarlo, segnaliamo il link del brano orchestrato “Souvenir de Castellammare“, presente su YouTube.

                                                                                                                      Gelda e Lino


Note:

  1. Da: Wikimedia Commons. Joseph Lanner (Vienna, 12 aprile 1801 – Döbling, 14 aprile 1843) è stato un compositore e direttore d’orchestra austriaco. È ricordato come uno dei padri fondatori e riformatori del valzer viennese, che egli portò a livelli di dignità mai raggiunti fino a quel momento, con lui il valzer smise così di essere una semplice danza contadina e fece il suo ingresso anche fra i livelli più alti della società, sia come musica da ballo, sia come musica da concerti. Joseph Lanner è altrettanto famoso per l’amicizia (poi diventata rivalità) che lo legò ad un altro padre del valzer e grande compositore del suo tempo, Johann Strauss padre.
  2. Raffaele Sacco (Napoli, 14 agosto 1787 – 20 gennaio 1872) don Raffaele, come lo chiamavano, era un ottico che aveva il proprio negozio all’inizio di Spaccanapoli ed aveva avuto per educatore il sacerdote repubblicano Marcello Eusebio Scotti, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800 dalla reazione borbonica.
  3. Da Wikipedia.
Lettera manoscritta

Le miracolose acque minerali di Castellammare

a cura di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Nel corso delle nostre ricerche siamo venuti in possesso della copia di un giornale della metà del secolo scorso, il “Roma della Domenica”,  nel quale il giornalista Raffaele Ruggiero riporta la notizia dell’esistenza di un documento: una lunga lettera manoscritta, che reca la data del 23 agosto 1832, indirizzata ad un’Eccellenza e firmata dall’ingegnere costruttore di 1a classe Giuseppe Negri.

Lettera manoscritta

Lettera manoscritta

Quest’ultimo, come si legge nella lettera, precedentemente aveva sostenuto una ipotesi veramente affascinante su una non comune proprietà delle acque minerali di Castellammare, che nulla ha a che vedere con le loro celebri virtù terapeutiche, cioè quella di rendere durevolissimo il legno in esse immerso. Continua a leggere

Rege Poste sotto al palazzo Cardone

Le sedi delle principali officine di posta a Castellammare di Stabia nell’Ottocento

articolo di Gelda Vollono & Lino Di Capua

Alla memoria del compianto prof. Michele Naclerio,
appassionato cultore e studioso di storia postale prefilatelica
del distretto di Castellammare e dei circondari della provincia di Napoli.

In un’epoca dominata dal telefono e da internet mandare e ricevere un messaggio è una cosa non solo comune e alla portata di tutti ma soprattutto immediata, tanto che fa quasi sorridere, perché antiquato e non al passo coi tempi, pensare di affidarlo ad un foglio di carta da piegare, affrancare ed imbustare. Tuttavia solo in un passato relativamente remoto era una rarità. Infatti perché un messaggio scritto possa esistere debbono sussistere diverse condizioni che nel corso dei secoli si sono sviluppate in maniera graduale.  Il primo requisito è che devono essere in molti a saper scrivere e leggere, cosa che per molti paesi europei si è verificato all’inizio del secolo scorso. Se poi guardiamo al nostro paese ed in particolare alle regioni del sud possiamo senz’altro affermare che fino agli anni ’40 del ‘900 la maggioranza della popolazione  era del tutto analfabeta, tanto che quello dello scrivano era un vero e proprio mestiere:

Lo scrivano

Fig.1 Lo scrivano. Immagine tratta da Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti di Francesco de BOURCARD

la celebre scena di Totò nella parte dello scrivano che riceve un cliente nel film “Miseria e nobiltà” fotografa in maniera crudele ma reale la situazione culturale della Napoli di fine ottocento, rimasta ahimè attuale fin quasi alla prima metà del ‘900. Secondo presupposto è che ci debba essere una distanza tra i due interlocutori tale da giustificare l’invio di una lettera, cosa che si verifica dopo l’unità d’Italia quando la mancanza di lavoro nelle campagne spinge intere popolazioni a cercare lavoro nel nord Europa o addirittura oltre oceano. Continua a leggere