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Informazioni su Lino e Gelda

Catello (Lino) Di Capua - Profondo conoscitore della bibliografia di Castellammare di Stabia, studioso di storia locale, specializzato nella catalogazione del libro antico, è autore di pregevoli saggi. Geltrude (Gelda) Vollono - Specializzata sulla catalogazione del libro antico collabora con la redazione di Liberoricercatore sul cui sito ha pubblicato numerosi lavori sulla storia di Castellammare di Stabia. È stata docente di matematica.

Fig. 3 Da una cartolina d’epoca. Si nota a dx in continuazione dell’attuale palazzo Cascone il portone con l’arco di piperno dello Stallone (coll. priv.)

Perche’ “Palazzo Cardone”?

articolo di Lino Di Capua Gelda Vollono

Alla fine del ‘700 il susseguirsi e l’intrecciarsi di diversi avvenimenti innescarono delle reazioni a catena, che in meno di un secolo trasformarono completamente la topografia, l’urbanistica e l’economia di Castellammare. In particolare la demolizione delle mura difensive, la concessione da parte dello Stato al Comune di alcuni suoli lungo il litorale, appartenuti in passato agli ordini religiosi, e l’accrescimento degli arenili, causato dal naturale accumularsi di materiale di sedimentazione trasportato nel corso dei secoli, ne determinarono la naturale espansione lungo la direttiva di nord-ovest per tutti gli anni a venire. Il processo di urbanizzazione, che ne conseguì, con la costruzione di interi nuovi quartieri da parte di privati sui suoli a loro alienati dal comune, non a caso, interessò particolarmente la zona a nord di Castellammare, iniziando proprio dall’odierna piazza Principe Umberto I. Infatti, nel 18281 la Giunta Comunale decise di alienare alcuni suoli con fabbriche al Largo del Quartuccio e la valutazione di dette superfici fu affidata all’Ingegnere del Comune D. Michele Jennaco. Tuttavia il Consiglio dell’Intendenza di Napoli, non avendo ritenuto tale stima completa e soddisfacente, la respinse e per elaborare una nuova pianta geometrica, con le relative valutazioni e stime dei luoghi da alienarsi, diede mandato all’architetto stabiese2 Policarpo Ponticelli, all’epoca ispettore generale della Direzione Generale di Ponti e Strade e delle acque e foreste e della caccia.3 mentre precedentemente era stato ingegnere comunale (cfr. A.S.C.C.S. Volume IV del decurionato).]
Il Ponticelli, andò ben oltre i suoi doveri di tecnico e, preoccupandosi di dimostrare, che la costruzione di altre fabbriche su tali suoli non avrebbe avuto alcun impatto ambientale negativo sulla piazza, nel suo lavoro disegnò il complesso della piazza, comprese le strade, che si dipartivano da esse e le fabbriche già costruite (fig. 1 e 2).

Fig. 1 Pianta elaborata dell’ing. Policarpo Ponticelli

Fig. 1 Pianta elaborata dell’ing. Policarpo Ponticelli

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  1.  Archivio storico comunale Catello Salvati da ora A.S.C.C.S. 1828 Busta 311
  2.  C. Parisi Cenno storico-descrittivo della città di Castellammare di Stabia. Firenze 1842
  3.  Carica che gli era stata conferita il 21 gennaio 180[3
Fig. 5

Lo Stabias Hall

di Lino Di Capua & Gelda Vollono

Lo Stabias hall

Lo Stabias hall

E’ fuori dubbio che l’Ottocento è stato il secolo d’oro per Castellammare di Stabia: l’ingrandimento e l’abbellimento, iniziati per volontà di Ferdinando IV già sul finire del settecento, continuati poi da tutti i discendenti di casa Borbone e prolungatisi ben oltre l’Unità d’Italia, fecero sì che la nostra città divenisse una delle mete a la page per tantissimi intellettuali, artisti, nobildonne e nobiluomini politici, ma anche per professionisti e gente comune nazionali e internazionali. Questi, sempre più numerosi, sceglievano la nostra città per trascorrervi le vacanze, attirati dalla bellezza dei luoghi, dall’incanto del mare, dalle innumerevoli fonti di acqua salubre, dall’atmosfera serena e festosa dei caffè e dai tanti eventi, tra cui le serate danzanti nei numerosi ed eleganti alberghi e gli spettacoli teatrali, che con frequenza allietavano il loro soggiorno. Castellammare di conseguenza ad ogni estate assumeva sempre più un tono decisamente mitteleuropeo: i frequenti collegamenti ferroviari e le linee di navigazione, che vi facevano scalo, la collocavano tra le località di villeggiatura più facilmente raggiungibili; per di più la nobiltà partenopea vi risiedeva stabilmente da quando, dopo l’Unità d’Italia, Napoli non era più capitale del regno, e la ricca borghesia vi affluiva sempre più numerosa. Bisognava pertanto offrire nuove occasioni di svago perché il soggiorno potesse competere con le migliori stazioni di villeggiatura italiane ed europee. Ecco come viene descritta la nostra città da Nicola Lazzaro(1) durante la stagione estiva del 1880: Continua a leggere

Macchina della Festa

15 agosto 1807: Castellammare in festa

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Gli apparati festivi, intesi come macchine da festa, videro la luce nel XVI secolo, raggiungendo in breve tempo un’espressione artistica di straordinario livello in tutta Europa.
Tuttavia queste vere e proprie opere d’arte, tanto belle quanto effimere, al termine delle manifestazioni erano smontate di modo che oggi è possibile ammirarle solamente in dipinti e stampe coevi. Si può parlare di vere e proprie opere d’arte perché alla loro realizzazione contribuirono i maggiori ingegneri, scultori e pittori del valore di LEONARDO, del PALLADIO, del BRUNELLESCHI, del VASARI, del BERNINI, del SANFELICE, del VACCARO e tantissimi altri ancora.

Macchina della Festa

Castellammare in Festa

L’uso di macchine in occasione di feste o cerimonie nel 600 e 700 si diffuse nelle maggiori città italiane ed europee e certamente non lasciò indifferente la Castellammare di fine ‘700 che, grazie alla politica illuminata dei Borboni, pensiamo alla costruzione del Regio Arsenale, agli scavi archeologici, alla Reggia di Quisisana, era presente sulla scena nazionale ed internazionale: la macchina per l’esposizione del SS. Sacramento che si può ancora ammirare nella chiesa del Gesù e che rappresenta per di più l’unica superba testimonianza attualmente esistente in Campania di un apparato festivo barocco, ci fa intuire la portata del coinvolgimento della nostra città a questa forma d’arte che certamente non dovette essere di scarsa importanza e che sicuramente dovette entrare nella tradizione popolare. Ciò malgrado in nessuna cerimonia, religiosa o profana che fosse, era stata a tutto oggi trovata notizia in fonte documentale, letteraria o grafica dell’impiego di macchine da festa. L’aver quindi reperito la cronaca minuziosa di una festa con impiego di allestimenti trionfali organizzata dal Comune di Castellammare il 15 agosto 1807 per ringraziare Dio della pace ritrovata in Europa e per celebrare l’onomastico di Napoleone 1., è di una tale importanza ed eccezionalità che abbiamo ritenuto opportuno riportarla integralmente. Continua a leggere

Joseph Lanner

Joseph Lanner

Joseph Lanner

(appendice a “Souvenir de Castellammare”)

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Joseph Lanner

Joseph Lanner

Joseph Lanner nacque il 12 aprile 1801 a Zeismannsbrunn, sobborgo viennese, e dalla documentazione battesimale della parrocchia di St. Ulrich risulta che fu battezzato il giorno stesso della sua nascita. A causa di un piccolo difetto nella scrittura, la sua data di nascita veniva spesso segnata in modo errata e persino sulla sua lapide nel cimitero di Döblinger era incisa 11 aprile 1800. Solo dopo il ritrovamento di un documento da parte della figlia Katharina, la data fu corretta.
I Lanner erano una tipica famiglia borghese viennese: la madre, Maria Anna Scherhauff, era una governante, mentre suo padre Martin era un cappellaio e un guantaio. Già da bambino fu portato dal padre ad assistere ad eventi musicali, verso i quali egli mostrò un vivo interesse. Il 1° dicembre 1812, entrò all’Accademia di Belle Arti per un apprendistato come incisore, tuttavia, dopo solo due anni, fu espulso. Suo padre, allora, visto che il figlio fin da bambino suonava il violino da autodidatta, gli permise di prendere lezioni di musica. Fu così che, ad appena 12 anni, Lanner entrò a far parte dell’orchestra di Michael Pamer, dove più tardi avrebbe incontrato quello che sarebbe divenuto il suo grande amico e rivale: Johann Strauss padre.
I due fin da subito furono legati da forte affiatamento tanto che, nel 1818, abbandonarono insieme l’orchestra per fondare un quartetto con i fratelli Karl e Johann Drahanek, rispettivamente al violino e alla chitarra. Il quartetto sarebbe diventato poi un quintetto con l’aggiunta di un violoncello ed una viola, suonata dallo stesso Strauss. Il progetto crebbe e Lanner riuscì a costruire una vera e propria orchestra, di cui era il direttore, con la quale era in grado di esibirsi con grande successo nei più importanti locali di intrattenimento della città.
Di contro, Strauss, costretto al semplice ruolo di vicedirettore, sentiva troppo sacrificati lui e le sue opere, che non stavano ottenendo i giusti riconoscimenti e questa sua scontentezza portò alla loro separazione avvenuta, dopo un feroce litigio durante un concerto nella sala da ballo ZumSchwarzenBock, una sera di settembre del 1825.
L’orchestra si scisse e anche se Strauss formò una propria orchestra, i due compositori rimasero molto amici e occasionalmente vivevano nello stesso appartamento a Josefstadt 67 insieme alla domestica Anna Zinagl.
Nella primavera del 1826 Lanner cambiò editore e passò da Haslinger a Mechetti. Ne 1829 divenne direttore musicale di k.u.k.1 poi, sempre nello stesso anno, ricevette l’ambita nomina di direttore musicale dei balli nella Redoutensäle2 del palazzo imperiale di Hofburg e due anni dopo assunse anche la direzione della seconda banda reggimentale di Vienna, che gli diede ancora più fama.
Nel 1833 si confrontò con il mondo del teatro, scrivendo la musica per la pantomima “Genesi del Policinello” del maestro di danza Johann Raab3 al Josefstädter Theater di Vienna.
Dall’inizio del novembre 1834, Lanner e la sua orchestra fecero per la prima volta un tour di concerti fuori da Vienna, recandosi dapprima a Pest, parte della moderna Budapest, e a Bratislava nell’ottobre 1835, dove si esibì due volte a teatro, ottenendo sempre un grande successo.
Nel 1836, per il loro impegno in concerti a sfondo caritatevole, sia lui che Strauss ricevettero la cittadinanza onoraria viennese.
Nel 1838 partì con la sua orchestra per dei concerti nelle città di Linz e Salisburgo e, quando l’imperatore Ferdinando I fu incoronato re di Lombardia, nel settembre dello stesso anno, fu invitato a esibirsi ai festeggiamenti organizzati a Innsbruck, Milano e Venezia.
Lanner fu un grande compositore di musica da ballo, la lista delle sue opere conta diverse centinaia di danze, dal galoppo alla polka passando per il valzer. La sua opera più conosciuta, Die Schönbrunn (l’abitante di Schönbrunn), fu dedicata al proprietario del Caffè Dommayer di Hietzing, nelle immediate vicinanze del castello di Schönbrunn.
A tal proposito si racconta che, anche Donizetti4, quando in qualità di nuovo compositore di corte viennese, durante una cena al “Cafè Dommayer” il 2 giugno 1842 lo incontrò e lo udì suonare, ci fosse ritornato più volte, perché gli piaceva ascoltarne la musica.


P.S.: Le notizie che sono state riportate nella biografia sono state estrapolate da riviste, libri e siti internet, spesso in lingua tedesca e austriaca. Pertanto, ci scusiamo con i lettori se, in qualche passaggio, la traduzione non risulta essere completamente corretta.


Note:

  1.  La futura “Opera di Stato di Vienna”.
  2.  Salone delle feste
  3.  Raab, Johann (1807-1888), ballerino, mimo e maestro di danza, era molto popolare come” Policinello” a causa della sua destrezza fisica.
  4. Domenico Gaetano Maria Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 – Bergamo, 8 aprile 1848) è stato un compositore italiano, tra i più celebri operisti dell’Ottocento e da molti ritenuto l’autore della musica della celebre canzone napoletana “Te voglio bene assaje”.
Articolo del 1888

Un episodio di delinquenza “organizzata” risalente al 1888

a cura di Ex Diversis Unum

Premessa:

La prof.ssa Gelda Vollono e Lino Di Capua dell’Associazione Onlus “Ex Diversis Unum”, che notoriamente si occupano di bibliografia e ricerche storiche locali, hanno rintracciato uno scritto risalente al 1888, in cui l’articolista descrive uno squarcio di vita stabiese d’epoca. L’articolo è tratto dal giornale svizzero “Journal de Geneve” datato 16 dicembre 1888, del quale si è fatta la traduzione (a fronte).


articolo in originale:

Articolo del 1888

Articolo del 1888

articolo tradotto:

I villaggi di Scanzano, Mezzapietra e Privati, nei pressi di Napoli, sono pieni di famiglie che hanno ciascuna uno o più conti da regolare con la giustizia. Esse hanno formato tra di loro una associazione di malviventi, che da diverso tempo affligge la città, senza che l’autorità li possa cogliere sul fatto. Un sergente dei carabinieri, da poco in attività nei paraggi, decide di debuttare con un colpo da maestro. Recentemente a Castellammare si erano perpetrati ai danni di due commercianti di salumi e formaggi due colpi importanti. Durante le ricerche per scoprire gli autori, il sergente trovò presso una sorella di un importante malvivente a nome de Senesio, dei formaggi e del lardo, riconosciuti come provenienti dalle rapine di Castellammare e, dopo questa scoperta, furono eseguiti cinque arresti. Nel frattempo, un fortunato avvenimento venne a facilitare la scoperta degli altri delinquenti… Si era saputo che Raffaele Iaccarino, pluripregiudicato, era sul punto di sposarsi con una ragazza del paese. La sera del matrimonio, il fior fior della malavita di Castellammare, arrivò per partecipare al festino dato da Iaccarino per festeggiare le sue nozze. Si mangiò allegramente e con grande appetito, e per dessert furono serviti formaggi e altre leccornie provenienti dai furti. Al momento del saluto agli sposi, la porta si aprì improvvisamente ed irruppero i carabinieri, che arrestarono tutta la banda, compreso lo sposo.
La sposa dal dispiacere fu presa da una crisi di nervi e per lei la luna di miele si trasformò in luna di … fiele.