Lungo le spiagge stabiesi, da Rovigliano a Pozzano, un tempo regnava il fermento. Si lavorava senza sosta tra funi e reti. Il sapere marinaro passava di padre in figlio. Ogni “tirata ’e rezza” portava orgoglio e soddisfazione. Dopo una lunga notte in mare, si tornava stanchi, segnati dal sudore e dalla salsedine.
Poi, l’attività continuava nel vico del Pesce, antichissimo mercato del XVI secolo, a pochi passi dalla storica Marina Grande. Qui batteva il cuore del centro antico di Castellammare. Appena il giorno si accendeva, il silenzio della notte svaniva. Le voci dei venditori rompevano l’aria: “Pesce frisco ’e Castiellammare!”, “Vi’ c’addore!!!”, “Tengo argiento int’‘a spasella!”, “Piscato mo’ mo’, piscato mo’ mo’!”. Una donna anziana, attirata dalle grida, scendeva di buon mattino. Voleva la prima scelta. Comprava “l’argiento ’a dint’‘a spasella”: alici fresche, carnose, profumate di mare. Perfette per il consumo in giornata. Oppure da conservare in vasetto. Anche questa è tradizione. Un sapere antico, tramandato per secoli. Un’usanza che resiste ancora oggi, dal sapore autentico di un tempo.
Maurizio Cuomo
‘O vasetto ‘e alici
ricetta di Rosato Raffaela
L’abitudine al cibo preconfezionato, da prendere “bello e pronto” dallo scaffale del negozio sta portando all’estinzione l’immensa cultura delle massaie d’Italia capaci di preparare con le loro sapienti mani ogni tipo di conserva. Saperi e sapori caratteristici che spariscono a discapito dell’omologazione industriale, inevitabile nella produzione di massa. Continua a leggere


