Beato Guglielmo da Castellammare

( biografia a cura di Maurizio Cuomo )

Beato Guglielmo da Castellamare

Beato Guglielmo da Castellamare

L’evangelizzazione del mondo islamico, fu senza alcun dubbio uno dei primi obiettivi del Francescanesimo, a tal proposito si racconta che lo stesso san Francesco, nel 1219 si recò in Palestina nel tentativo di instaurare un dialogo d’amore che potesse metter fine alle secolari lotte fra saraceni e cristiani; ma il suo notevole impegno ebbe ad infrangersi contro l’ostinazione musulmana e nulla ottenne. Negli anni a seguire molti frati della dottrina di san Francesco, emularono le sue gesta, predicando la parola di Gesù Cristo in terra islamica fin dentro alle moschee, nel tentativo di sradicare il seme musulmano dalla sua stessa terra d’origine, ma i temerari fraticelli furono ricambiati con cruenti torture e la morte. Per nulla impauriti e fortificati dalla parola di Cristo, altri coraggiosi frati continuarono a predicare il Vangelo, e a loro di certo non toccò miglior sorte, perché anch’essi imprigionati e flagellati, persero la vita nel tentativo di diffondere il Vangelo nell’ostico e chiuso mondo musulmano. In questo contesto storico-religioso, si inserisce la vicenda del frate Minore Francescano, il beato Guglielmo da Castellammare di Stabia, anch’egli missionario in Palestina, che ebbe ad annunziare pubblicamente il Vangelo, accusando coraggiosamente di falsità la religione musulmana (un comportamento che lascia pensare che in tale epoca non c’era altro modo di fare apostolato, se non muovendo pubbliche sortite, che evidentemente colpivano gli astanti per il coraggio dimostrato).
Nel 1355 fra Guglielmo viene imprigionato e durante la sua lunga detenzione i musulmani con minacce, provocazioni e promesse, tentano di farlo apostatare, ma il forte credo di fra Guglielmo non si arrende ad alcuna intimidazione e come avvenuto per tanti altri suoi predecessori, nel 1364 viene anch’egli brutalmente martirizzato (a quanto pare segato in due e poi bruciato insieme al breviario con cui recitava le preghiere canoniche, affinché non si creasse un culto delle sue reliquie fra i cristiani) pubblicamente nella città di Gaza.
Ecco come nel 1857, padre Francesco Cassini da Perinaldo nel secondo tomo della sua opera “Storia di Gerusalemme” descrive i fatti: “Fra i molti Francescani che vennero qua e là sacrificati in questa circostanza di luttuosa memoria, fassi speciale menzione del Venerabile Servo di Dio Fra Guglielmo da Castellamare, città del principato citeriore del regno di Napoli, che fu segato in due metà nell’antica satrapia di Gaza, e quindi fu abbruciato unitamente col suo breviario, in odio della Fede di Gesù Cristo, ch’era andato a predicare a quei barbari”. Gli anni passano e di fra Guglielmo da Castellammare, se ne perderà nuovamente quasi del tutto memoria, fin quando padre Anselmo Paribello, a giusta ragione nel 1977, racchiude in una rara pubblicazione (di 72 pagine) dal titolo “Beato Guglielmo da Castellammare. Martire 1364”, quanto da lui raccolto in anni di ricerche, riportando così agli onori della cronaca e della storia, la vita e le gesta del temerario frate francescano stabiese. La Chiesa ricorda Beato Guglielmo da Castellammare, l’8 agosto.

 

 

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