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‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese

Tradizioni stabiesi

Tradizioni stabiesi

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese
( Il gioco del Cerchio )

articolo di Enzo Cesarano

Un tempo le strade di Castellammare erano piene di bambini che giocavano all’aperto. Tra i passatempi più amati c’era ‘o chirchio. Si usava il cerchione di una bicicletta, senza i raggi. Per farlo muovere si spingeva con una bacchetta di ferro o un bastoncino di legno.

'O juoco d''o Chirchio nella tradizione stabiese

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese

Il gioco consisteva nel seguire il cerchio correndo dietro, guidarlo nelle curve, farlo correre in salita o in discesa. Era divertente e faticoso. Allenava agilità, velocità e resistenza. Chi possedeva un chirchio lo custodiva gelosamente: lo considerava un piccolo tesoro.

Nel napoletano e in molte comunità della Campania questo gioco faceva parte del vissuto quotidiano. Spesso si giocava nei vicoli, nei cortili, nelle piazze. Le regole variavano: dove fermarlo, come guidarlo, quanto veloce farlo correre. Ma la speranza e il divertimento comune restavano uguali. Continua a leggere

Pescivendolo (antichi mestieri)

Antichi mestieri

Antichi mestieri

Il Pescivendolo
articolo di Maurizio Cuomo

Pescivendolo

Pescivendolo (immagine generata con IA)

Tra i vicoli della nostra Castellammare, un tempo risuonavano le voci dei pescivendoli, uomini di mare e custodi di antichi saperi. Essi, con il loro mestiere millenario, portavano il profumo salmastro del mare direttamente nelle case dei cittadini.

Camminando per il centro antico, annunciavano con voce chiara ed inconfondibile la freschezza del pescato del giorno attinto direttamente dalla tirata di rezza, l’antica pratica con cui le reti venivano trascinate a riva sull’arenile stabiese, cariche di pesci guizzanti. Continua a leggere

Bottiglie di pomodoro

Tradizioni stabiesi

Tradizioni stabiesi

Le bottiglie di pomodoro nella tradizione stabiese

articolo di Maurizio Cuomo

Sempre più rara da vedersi, purtroppo, questa tradizione è destinata tra non molti anni a scomparire totalmente dai nostri costumi. La causa principale di tale situazione è da imputare soprattutto ai bassi costi delle conserve industriali di pomodoro in barattolo, raffrontati alla sempre minore disponibilità delle giovani famiglie ad affrontare il “faticoso impegno” della conserva artigianale. Prima che tale tradizione possa scomparire del tutto, tracciamo in linea di massima, ciò che fino a non molti anni fa era la conserva di pomodoro artigianale per lo stabiese, con la speranza possa essere di buon auspicio alla continuazione di questa tradizione.

Le bottiglie di pomodoro in cottura (foto Maurizio Cuomo)

Le bottiglie di pomodoro in cottura (foto Maurizio Cuomo)

La pianta di pomodoro importata in Europa nel lontano XVI secolo, per il gradevole sapore dei suoi frutti e per l’apprezzata versatilità culinaria, ebbe sin da subito i favori della popolazione italiana.

Oggi il pomodoro, nelle sue molteplici varietà, è parte integrante di moltissimi piatti locali, per cui lo si può definire alimento principe della cucina napoletana. La conserva di questo frutto, raccolto in tarda estate, è quindi operazione essenziale per garantire anche in inverno la preparazione di alcune tipiche pietanze partenopee, quali ad esempio: pasta al ragù, carne alla pizzaiola, gnocchi alla sorrentina e la pizza. Il metodo di conserva artigianale in uso fino ad inizio anni ’80, che oggi rischia di scomparire totalmente dai nostri costumi, era quello dell’imbottigliamento casereccio del pomodoro; l’intera famiglia era mobilitata, ogni componente aveva un ruolo ben definito, era il momento in cui si riuniva la famiglia. Continua a leggere