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La nevicata di fine anno: un bel regalo

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La nevicata di fine anno: un bel regalo

a cura di Maurizio Cuomo

La neve, a Castellammare, è un evento raro. Quando accade, lascia tutti senza parole. Alla fine di quest’anno il 31 dicembre 2014, come per magia, i tetti, le strade e le colline si sono coperti di bianco. È stato un regalo inatteso, semplice, ma emozionante.

Bambini in festa, adulti sorpresi, anziani che ricordano nevicate lontane. In un attimo, la città si è fermata per guardare il cielo. Ogni fiocco ha portato con sé un po’ di meraviglia. Ogni sorriso, un ricordo da custodire.

Ti invitiamo a raccontare questo piccolo momento storico. Condividi con noi le tue foto della nevicata. Scatti che parlano di stupore, gioia e bellezza.

Inviaci le tue immagini a ricercatoredistabia@libero.it. Le pubblicheremo con piacere e le conserveremo nel nostro archivio. Perché anche la neve, a Stabia, merita un posto nella memoria della città.

liberoricercatore

www.liberoricercatore.it (la nostra impronta nella neve di Castellammare di Stabia)

Nevicata a Castellammare di Stabia (31 dicembre 2014)

Nevicata a Castellammare di Stabia (31 dicembre 2014)

La neve a Castellammare è una rarità e svegliarsi con l’arenile imbiancato è uno stupendo regalo. (GUARDA LA FOTOGALLERY)

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Freddi ricordi, sui sentieri del Faito

Natura di Stabia

Freddi ricordi, sui sentieri del Faito

Monte Faito, nevicata 2012

Monte Faito, nevicata 2012

A gennaio i sentieri del Faito sono coperti di neve, un velo di freddo e candido bianco che ammanta tutto smorzando le forme, i suoni e i colori del paesaggio.

Cammino nella neve e sento solo il rumore dei miei passi, il mio respirare affannato, sono diretto alla cima del Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi, ho intenzione di monitorare alcune piante rare.

Cammino nella neve e penso che un tempo questo monte era ricco di una laboriosa comunità di lavoratori addetti all’industria della neve. Mi fermo a riposare in prossimità di un’enorme buca circondata da maestosi faggi secolari, è una delle tante fosse, una neviera, dove nel periodo invernale si ammassava la neve caduta sul monte.

Uno strato di neve e uno strato di foglie di faggio, altra neve e altro strato di foglie, così si procedeva finché la fossa non era piena poi, a chiudere il tutto, uno strato di foglie e uno di terra. Il fresco della montagna e l’ombra del bosco avrebbero protetto quel carico prezioso nei mesi successivi così da farlo arrivare intonso alla calda estate quando la neve sarebbe stata cavata in blocchi rettangolari, avvolti in panni di canapa, e trasportata nel modo più veloce possibile, per evitare la liquefazione, verso le vicine città della penisola e del vesuviano, per allietare il palato di chi poteva permettersi il lusso del fresco nella calura estiva. Continua a leggere