LA RESISTENZA A CASTELLAMMARE NEL SETTEMBRE 1943
di Antonio Ferrara
A mio padre
Nel 1943 la ferocia nazifascista si accanì contro un popolo. E l’Italia, già prostrata dalle angherie del regime fascista e stremata dalla folle guerra di espansione voluta da Hitler e condivisa dal Duce, subì una vera e propria ritorsione di massa. Una vendetta mista di razzismo e odio per tutti quei “traditori” che avevano voltato le spalle all’alleato tedesco; una rappresaglia che conobbe episodi di ferocia spietata e che, per determinazione e crudeltà, trova confronto, in un’assurda geografia dell’orrore, con lo sterminio del popolo ebraico e le atroci sofferenze patite durante l’aggressione nazista dagli abitanti dell’est europeo.
Fortunatamente in questi ultimi anni, grazie a storici attenti e a quanti non hanno mai cessato di conservare la memoria di quanto accadde, si è riaperta una finestra su una delle pagine più tristi della storia nazionale. Una pagina forse troppo frettolosamente chiusa nell’immediato dopoguerra in nome di una pax dettata dai nuovi equilibri internazionali, una pagina che, come ci testimoniano i fatti di Castellammare di Stabia, fu in qualche modo rimossa dalla generazione che visse la guerra, quasi a esorcizzare così il dolore e le sofferenze patite, racchiudendo i lutti e i dolori tutti all’interno della sfera familiare.
In questo quadro, i cittadini di Castellammare di Stabia, per tempo, numero e modo, vanno annoverati tra i primi italiani a cadere vittime delle stragi nazifasciste. Stragi sulle quali ancora oggi, a 70 anni dai fatti, non si è fatta piena luce.
per visualizzare l’articolo:


