Pillole di cultura: ‘a Putéca

a cura del prof. Luigi Casale

Il vocabolario ci dice che bottega viene dal latino apotheca, che è la stessa cosa – si dice calco –del greco apothéke. Che dipendesse dal greco lo si vede in quella acca di “th”. Perché i latini avevano qualche difficoltà a produrre l’aspirazione. Si vedeva che erano parlanti latini, specialmente quando pronunciavano le parole greche. Allora presero l’abitudine di aggiungere la “h” alle parole scritte, in corrispondenza della consonante che doveva essere aspirata. Ma c’era sempre qualcuno che, come Totò, per non sfigurare metteva le “h” dappertutto, specialmente quando era di ritorno da un viaggio o da una missione in Grecia.
Dunque, possiamo riferirci direttamente alla parola greca apothéke (αποθήκη: manca ancora un segnetto sulla vocale iniziale, sulla α [alpha]; ma il mio PC, anche se mi fornisce ottimi servizi, non sa scrivere il greco antico). Il glorioso vocabolario mi indica: da από + τίθεμι [preposizione + verbo], dove apò (prep. di luogo, di tempo o di causa) è un preverbio, e tìthemi è il verbo che significa essenzialmente porre, collocare (vedi le parole italiane “tema” o “tesi”). Quindi, “collocare da parte”, tenere lontano, deporre (per accantonare, ma anche per custodire). Pensate alla farmacia dove si custodivano i veleni. A proposito, se passate dall’Alto Adige, oppure se andate in Austria o in Germania, la farmacia la trovate sotto l’insegna Apotheke. Ma questo gioco voi, amici di scuola media, già lo conoscete, perché usate le parole biblioteca, discoteca, enoteca (dove si custodisce il vino), e di questi tempi anche paninoteca (che brutta parola! Quanto era più dolce e saporita la nostra sana e buona puteca!). E poi leggete (o sentite parlare) – anche se non usate la parola – di teche. Le teche RAI, per esempio. In sagrestia, la teca delle reliquie del santo protettore, o la teca dove si depone l’ostia consacrata prima di richiuderla nel tabernacolo. Per custodirla.
Per oggi basta così. Solo una postilla e uno sconfinamento nella lingua francese. “Boutique” non vi sembra una cugina (voglio dire “appartenente alla stessa famiglia”), un calco insomma, di bottega?
Mentre il negozio in spagnolo è “tienda”. Ma di questo parleremo la prossima volta.

About 

Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

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