Pensione Weiss: Il signore del N. 41

Pensione Weiss: Il signore del N. 41

a cura di Giuseppe Zingone

Paul Hindenburg, Bundesarchiv bild 183-C06886

Diversi anni or sono, veniva pubblicato sull’Opinione di Stabia, un interessante articolo, tratto dal meraviglioso libro di Piero Girace, Le acque e il maestrale. Il brano inizialmente enigmatico possiede in sé, una rara bellezza evocativa della storia, che il giornalista e critico d’arte stabiese, meravigliosamente ripresenta. Mancava a liberoricercatore questo, che sarà il primo di una serie di documenti dedicato a Piero Girace. La penna del barone non è solo uno strumento di scrittura; egli dipinge, rievoca, ripresenta e coinvolge, siamo anche noi lì, con i tipi, i figuri, i protagonisti, introiettati e coinvolti nelle vicende di Castellammare.

Pensione Weiss: Il signore del N. 41

Non è il titolo di un romanzo giallo. La pensione Weiss1è la casa dove vanno a soggiornare tutti gli stranieri. Il signore della camera n. 41 è uno dei maggiori protagonisti del grande dramma europeo del 1914.
Volge l’anno 1911.

È già incominciata la villeggiatura anglo-sassone, ed il treno che viene da Napoli, strillando per le campagne, porta ogni giorno tedeschi e svizzeri con valige, binocoli e macchine fotografiche.
All’estremità della collina Solaro, sorge la pensione Weiss, una casa bianca, con logge spaziose, che danno sui vigneti. Sembra il castello di prua di una gran nave che navighi nel sereno. Sotto di essa corre la strada che porta a Gragnano, profonda, incassata fra le colline di Solaro e di Varano, come il letto di un fiume. Nelle vigne di Varano canta il contadino, immemore dei fasti di Stabia e dei preziosi pezzi archeologici, che dormono nel grembo della collina. Nella strada, stanchi ronzini macilenti, arrancano su l’erta della pensione Weiss con pochi forestieri nelle carrozzelle.
C’è tanta luce intorno. La villa della pensione è gioconda, e nessuno immaginerebbe che essa fu fatta costruire da un (pag.30) uomo ipocondriaco, il quale di ritorno dalle sue avventure asiatiche, carico di sterline inglesi, per occupare i suoi ozi di viceré a riposo, si diede a costruir ville e castelli nelle contrade che lo videro umile sottufficiale dell’esercito borbonico. Voglio dire il generale Avitabile.
Egli abitò per alcun tempo la villa bianca, e passeggiando su quelle logge, dove ora batte il sole, sognò come tutti gli uomini di azione, grandi progetti di costruzioni da portare a termine, per lasciare nella sua terra natìa i segni del suo passaggio.

***

Il pomeriggio è luminoso. Alla stazione ferroviaria, con il treno delle quindici, è giunto un vecchio un po’ claudicante, baffuto, enorme, con la moglie e la figlia.
Monta in una carrozzella e dice al vetturino di portarlo alla pensione Weiss. Vigoroso, sebbene vecchio, quadrato, il volto largo, roseo, il signore impersona il tipo autentico del tedesco. Parla rapido e conosce abbastanza bene la lingua italiana. Avrà forse sessant’anni, ma è forte, gagliardo; ed i suoi occhi chiari, intelligenti, esprimono una energia giovanile. Reca con sé macchine fotografiche, binocoli, che porta a tracolla come usano i militari ed i turisti, e valige grandi di cuoio, tempestate di bolli alberghieri.
Lungo il percorso rivolge qualche domanda al vetturino, circa i luoghi ed il clima, ed intanto, guarda estasiato intorno le campagne e le colline che si parano davanti come gradoni di base dei monti monumentali, sui quali migra qualche nuvola sperduta.

Hotel Pension Weiss Busta

Hotel Pension Weiss Busta, collezione Giuseppe Zingone

Quella essere pensione Weiss – dice il vetturino indicandogli la casa bianca, che si affaccia dalla collina.
I vetturini di Castellammare, a furia di stare a contatto con i forestieri, hanno imparato a parlare con il verbo all’infinito. (pag.31)
Le due signore danno in un’esclamazione di gioia. Gli occhi del vecchio si illuminano.
Intanto il vetturino, che ormai ha preso l’avvio, non la smette più, e cerca di illustrare le acque, i monti, le antichità e le bellezze di Castellammare, con un linguaggio strano, colorito, che il viaggiatore poco intende.

Quell’altra collina essere Varano, dove dormire Stabia antica che fu seppellita dall’eruzione del Vesuvio, che quanno se mette a buttà fuoco, è na malora.
Ho capito! – esclama il vecchio signore. E così dicendo apre il Baedeker, e legge alle donne i pochi cenni che la guida fa di Stabia.
Vi sono gli scavi?
No, signurì. S’hanna fa sempe e nun se fanno maie. Ccà simme buone sulo a parlà.
L’espressione del suo linguaggio abituale gli è uscita irrefrenabile; ma visto che il viaggiatore non ha compreso perfettamente nulla, subito si riprende.
Il vecchio sorride. Oramai sono arrivati davanti alla pensione Weiss. Il facchino accorre a prendere le valigie, ed i viaggiatori scendono dalla carrozzella, e si avviano al bureau. Il direttore della pensione porge all’ospite il registro per fargli scrivere le generalità. Allora il vecchio signore, in piedi, scrive con una grafia grossa e decisa: Hindenburg, generale a riposo dell’esercito tedesco.2

L’albergatore gli assegna la stanza numero 41. Il nome del vecchio generale non gli ha fatto alcuna impressione; gli riesce del tutto ignoto.
Accompagnate il generale in camera, – dice il direttore al cameriere. – Hindenburg, claudicante, si avvia con la consorte e la figlia in camera.
Come è imponente questo vecchio generale a riposo – dice fra sé l’albergatore.
Dopo un poco lo vede ritornare nel bureau. Cosa vorrà ora? – Nulla. Gli rivolge solo alcune domande; (pag.32) vuol sapere delle passeggiate.
Delle località più importanti, delle acque minerali, minuzioso, esigente, esatto come può essere soltanto un tedesco.
Dopo aver lungo conversato con l’albergatore, si reca insieme con la moglie e la figlia sulla loggia della pensione.
Il sole incomincia a declinare, e la campagna, immersa in un’atmosfera calda di oro, si trasfigura. Questo spettacolo strappa più di una volta esclamazioni di gioia al vecchio generale.
Vi sono nella pensione altri stranieri, i quali dopo cena, formano comitive, e siedono fuori dalla loggia a conversare.
Ma il vecchio generale non ama troppo la compagnia di persone estranee. Se ne sta tutto solo in un angolo della loggia con la moglie e la figlia.
Il cielo è tutto stellato, e il vento reca gli odori dei rosai. I giornali italiani pubblicano notizie della guerra in Tripolitania.
Le notizie della guerra interessano assai il generale. Egli mormora di tratto in tratto qualche parola alla moglie.
La vita della borghesia lo annoia. Sono pochi anni che è stato messo a riposo, in seguito ad una controversia avuta con il Kaiser, durante le grandi manovre sui laghi.
In tali manovre egli aveva dimostrato una genialità tattica tale, da far cadere prigioniero lo stesso Kaiser, che comandava all’altro partito.
Un signore che siede a poca distanza da lui legge ad alta voce le notizie della guerra che l’esercito italiano sta combattendo eroicamente nell’Africa. Il generale, sente un fremito passargli per la persona. Si risvegliano i suoi istinti di guerriero. Solo in guerra egli potrebbe dimostrare la sua genialità di stratega. (pag.33)

Questo pensiero, gli attraversa la mente, ma solo per pochi istanti.

Ada Negri, la poetessa dei minatori, dei proletari, ha smesso di cantare le miniere e le fiamme del grisou che divampa, ed ha pubblicato in una nobile canzone l’eroismo dei nostri soldati, che combattono nel deserto infuocato. Il vecchio generale sta taciturno.
Giù brillano i lumi di Castellammare.
Finalmente si ritira nella sua camera: il cameriere che va a portargli i sigari, lo trova seduto al tavolino, con gli occhi fissi su di una grande carta topografica delle nostre contrade.

***

Spesso, nel pomeriggio, il parrucchiere don Catello Martorano, si reca sulla pensione per fare la barba al generale. Hindenburg ogni volta fa con lui una lunga chiacchierata.
Confidenziale conversazione. Il barbiere gli parla con entusiasmo di Castellammare, delle feste religiose, delle sue acque minerali.
Il generale ascolta s’interessa a tutto ciò che gli dice il barbiere, poi gli chiede indicazioni circa la strada che conduce a Faito, dovendovisi recare in escursione con la moglie e la figlia.
A Faito a piedi? Con la famiglia? Scherzate? Lo sbalordimento del barbiere fa sorridere il generale.
Non scherzo.
Hindenburg non ha l’abitudine di scherzare.
Ma non ve lo consiglio. La strada è lunga. Voi non siete certo giovane…
Il generale sorride di nuovo. Se non è più giovane, egli ha tanta energia da poter gareggiare con i giovani.
Vi andrò domattina– dice Hindenburg.
Allora – aggiunge il barbiere – se proprio (pag.34) volete andarvi, dovete prendere la strada che porta a Quisisana.
Don Catello Martorano ha terminato di sbarbificare il generale. Rimette le forbici, il rasoio, nella borsa e sta per andarsene, ma prima di varcare la soglia, si rivolge di nuovo ad Hindenburg e gli dice: – Generale, da Faito si gode il più bel panorama del mondo. Faito è un paradiso terrestre.
Buona passeggiata!
Dopo aver salutato di nuovo, con prodigalità spagnolesca, varca la soglia, e dopo un poco, si ritrova nella strada: – Chillu è pazzo!

***

Il domani il generale Hindenburg, alle cinque del mattino, è già in piedi, e si mette subito in via con la moglie e la figlia, per la strada che mena a Quisisana.
Porta un grosso bastone ed i calzettoni grigi sotto i calzoni a sbuffi.
In pochi giorni egli esplora tutti i monti di Castellammare facendo lunghe ore di cammino per sentieri e mulattiere.
Quei suoi grandi baffi, voltati all’insù, a simiglianza di quelli del suo imperatore, incutono soggezione ai montanari che si imbattono in lui, lungo la strada. L’albergatore lo vede in tornare quasi sempre verso il crepuscolo con passo stanco.
Generale com’è andata la gita?
Benissimo. Siamo stati ad Agerola. Abbiamo visto il castello del generale Avitabile. Incantevole. Ad Agerola ci hanno raccontato tante strane storie sul conto di questo generale.
Continua a conversare per un bel po’. Poi si ritira in camera. (pag. 35)
Nella pensione quasi tutti ignorano il suo nome; egli è conosciuto per il signore del n. 41. Nessuno può abbordarlo. Lo si vede sempre appartato con la piccola famigliuola.
Gli altri clienti invece hanno un gran desiderio di conversare con questo vecchio signore. Ma Hindenburg sembra impenetrabile.
Parla solo con l’albergatore, con il barbiere che va a fargli la barba ogni due giorni, e qualche volta con don Aniello Spagnuolo, proprietario del grande caffè stabiese, dove egli nel tardo pomeriggio va a prendere il tè.

Spagnuolo

Bar Spagnuolo

Una sera alcuni forestieri mettono sul grammofono il disco dell’inno tedesco. Il vecchio generale stava sorbendo il caffè; ma all’udire le note dell’inno imperiale, scatta sull’attenti, e per tutto il tempo virgola non batte ciglio.
Sembra si sia pietrificato. Al suo lato, stanno, anch’esse ritte, la consorte e la figlia.
Alcuni giorni dopo lascia l’albergo, perché deve tornare subito in Germania. L’albergatore l’accompagna sulla soglia.
Qui il generale, dopo aver dato uno sguardo rapido alle vigne indorate dal sole mite di aprile, dice con un accento sereno al proprietario della pensione: – Signore, si reputi un uomo fortunato. Lei vive in un paradiso. Le acque di Castellammare mi hanno guarito.
Poi monta nella carrozzella. Dopo un poco il vecchio generale a riposo, è laggiù, nella via provinciale, che corre verso la stazione.

***

Verso la fine del 1914 i signori della pensione hanno la strana sorpresa di veder riprodotta su tutti i giornali la fotografia del Signore del n. 41 Hindenburgh, generalissimo dell’esercito tedesco. (pag. 36) Il nome del terribile generale corre su tutte le bocche.
Egli è stato richiamato in servizio dal suo imperatore, che si è ricordato della sua genialità strategica.
Il signore del n. 41 fa parlare di sé tutta l’Europa.
A Castellammare nella sala da toletta, don Catello Martorano, il generalissimo dei barbieri, ogni volta che un suo cliente esce a parlare del terribile Hindenburg, esclama: – Lasciatemi stare! Nessuno lo può conoscere meglio di me. Io gli facevo la barba ogni due giorni, nel pomeriggio, lassù alla pensione; ed ho discusso tante volte con lui! Lo portava scritto in fronte che egli era un gran generale.3 (pag. 37)

Altri scritti di Piero Girace

Articolo terminato il 25 ottobre 2022


  1. E’ ancora una volta il Girace a parlarci del signor Weiss (in: Le acque e il maestrale, Una serata nella villa di Morelli) ha una bella voce canta una romanza di Tosti. Il signor Weiss è imponente ed atletico. Dirige una pensione molto accreditata presso gli stranieri; ma nelle ore libere dipinge o studia musica.
  2. Paul Ludwig Hans Anton von Beneckendorff und von Hindenburg, nasce a Posen, 2 ottobre 1847, e muore a Gut Neudeck il 2 agosto 1934, è stato un generale e politico tedesco. Figura importante della prima guerra mondiale, esercitò il comando supremo dell’esercito tedesco sul fronte orientale, ottenendo notevoli vittorie contro i russi. Dal 1916, promosso feldmaresciallo, assunse la guida militare di tutte le forze del Reich, dirigendo, in collaborazione con il suo abile capo di Stato Maggiore generale Erich Ludendorff, lo sforzo bellico tedesco fino alla fine della guerra nel novembre 1918. (info tratte da Wikipedia).
  3. Piero Girace, Le acque e il maestrale, (Cronache estive di Castellammare) 1937.  Estratto dalla: Ristampa (a cura) dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, Cura e Turismo, del 4 gennaio 1961, arti grafiche SAV Napoli.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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