Francesco II di Borbone

Lettera postuma a Giuseppe Garibaldi

Ovvero, omaggio all’ultimo Re del Regno delle Due Sicilie Francesco II di Borbone e a sua moglie la regina Sofia

lettera di Giuseppe Zingone1

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

Illustre generale Giuseppe Garibaldi, ricorre quest’anno il bicentenario della sua nascita e sono in atto celebrazioni in tutta Italia e questa mia lettera non vuole essere una rimostranza verso chi nel bene e nel male portò a compimento la missione che gli fu affidata, anche perché non amo le dietrologie per cui da buon napoletano “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…”.

In ogni caso ad onor del vero mi sembra doveroso fare alcune considerazioni postume sulla storia che fu, valutazioni molto personali e gliele rivolgo quale confessione di un meridionale “esule” a Roma per motivi di lavoro, che è in ogni caso una sorte migliore di quella che toccò al suo re Franceschiello.

Francesco II di Borbone

Francesco II di Borbone

Mi permetta dunque in questo tono confidenziale di darle del TU anzi preferirei chiamarla Peppino, poiché come lei ben sa, siamo omonimi ed anche perché questo nome mi riporta in mente i bellissimi film dell’amatissimo principe Antonio de Curtis e la sua immensa spalla Peppino De Filippo.

Io, caro Peppino, sono nato a Castellammare di Stabia nel 1971, cittadino della Repubblica Italiana, a te questa determinazione non dice perfettamente nulla, ma a me che sento tutto l’impeto di essere meridionale “sta cosa nun se ne scenne proprio”, ma tu ci pensi che bello sarebbe stato quando, presentandomi ad altre persone, avessi detto: “Piacere Giuseppe Zingone nato a Castellammare di Stabia nel Regno delle Due Sicilie”; Peppì, senti che poesia, la gente si sarebbe subito immaginato il mare blu, ‘o sole, tramonti d’incanto, acqua buona come il vino, magnà di cui Tu non hai sentito nemmeno l’odore, e a te ti sembra poco!!!!!

Particolare Napoli

Particolare Napoli

In ogni caso ti dicevo che negli ultimi tempi grazie agli studi edaidocumenti  vengono avanzate ipotesi assai severe su quella che fu la riunificazione d’Italia sotto i Savoia, penso che questi signori te li ricordi; sono quelli che sovvenzionarono la tua missione per invadere un Regno che detta tra noi era considerato anche amico. I Savoia “che bella ggente”, quelli mangiavano anche a credito, nun tenevano manco ll’uocchie pe chiagnere e dove li posarono quegli occhi?  Ahimè sulla mia bella terra!

Peppenièllo scusami la franchezza, ma quale eroe dei due mondi tu eri un mercenario, lo sei stato in Brasile e ancor di più in “Italia”!!!  Se sei d’accordo, facciamolo davvero questo revisionismo storico, lo sai meglio di me che sono appassionato di storia, e invito chi avrà la voglia di leggere questa lettera di andare ad immergersi nella lettura dello studio del professor Giuseppe Ressa sul sito “Il portale del Sud”. La storia delle conquiste, delle guerre, si sa, la fa il vincitore, ma ti pare che gli storici del momento, avrebbero potuto avere una visione diversa da quella che gli veniva imposto di scrivere? E quelli sarebbero stati tacciati di essere borbonici, nemici della nascente patria!!! Quanto meno sarebbe spettata loro una bella fucilazione senza processo, tu li conosci bene sti modi di fare…

Peppì la verità e che fu una invasione vera e propria, forse non tutti amavano Franceschiello, sicuramente il Re aveva i suoi difetti, troppo dipendente dal padre, anche ‘nu poco bizzuoco, ma moralmente integro e sinceramente innamorato del suo Regno, un vero napoletano. Non come quei fetenti dei baroni siciliani, per non parlare di quegli ufficiali borbonici che per non perdere  quatte, cinche ducati, passarono dall’altra parte, mentre i poveri surdate rimasero a combattere p’‘o Rre.

Pensa che i tuoi finanziatori promisero a questi nobili giovanotti con la divisa di non perdere i gradi e il riconoscimento della pensione anche nella futura carriera; degli Inglesi è meglio che non ti parlo proprio, in ogni caso a loro ci ha pensato Iddio donandogli tante jurnate ‘e  acqua e umidità!!! Ma poi chello ca me fa cchiù arraggia, perdere ‘nu Rre pe n’avè’ ‘n’ato ca nun parlava manco napulitano?!

A Scuola mi hanno sempre raccontato che il Regno delle Due Sicilie era indebitato fino al collo, ma mai, quanto ‘o Piemonte! Sta a sentì’ a mme, fuje tutto ‘nu ‘mbruoglio, e ‘o sanno bbuono i miei connazionali del tempo e ‘o ssaje pure tu che scriviste “che se fossi tornato al Sud ti avrebbero linciato”, ma po’ Peppì pàssate ‘a mano p’‘a cuscienza e dimme: ma sti sorde d’‘o Sud, che fine hanno fatto?!

Ti vorrei parlare adesso di come eravamo poveri a Castellammare, la mia città da sempre ha goduto di molteplici privilegi che nel tempo i suoi vari dominatori le hanno sempre riconosciuto ed incentivato, nobili da tutte le province del Regno avevano stabilito la propria dimora nella nostra bella Città, lo testimoniano le numerose ville (casine di delizie scrive il professor Pippo D’Angelo, ricordando la celebre “Madame Bovary” di Gustave Flaubert) e insieme alla presenza è chiaro trasferivano anche i capitali. D’estate la migliore nobiltà europea rendeva il proprio omaggio ai regnanti che venivano a passare su alla Casa Reale di Quisisana le proprie vacanze, lo può ben dire il caro amico Gaetano Fontana che da anni colleziona stampe di Castellammare provenienti dal globo intero.  Pensa Peppì che fu nostra ospite nientedimeno che la sorella della Regina Sofia, la bella Sissi, a proposito di Sofia, mai nessuna regnante fu moralmente infangata come lei, i tuoi sponsor ebbero la brillante idea di realizzare uno dei primi fotomontaggi dell’epoca mettendo sotto il suo viso il corpo nudo di una prostituta, fosse stato un bel corpo ma chella era pure tarchiata, insomma in fatto di fetenzie i Savoia erano numero UNO, l’unico torto di quella buona donna era di voler ridare il Regno delle Due Sicilie a suo marito Ciccillo.

Maria Sofia Amelia

Maria Sofia Amelia

Tornando a noi cito i Cantieri Navali,  Regi  lo sono perché Borbonici, una Cristalleria, la ferrovia prolungamento della Napoli-Portici, e Dio solo sa quanta altra ricchezza in fabbriche; avevamo terreni coltivati a lenticchie, (vedi il significato di Rubilia su questo sito) a gelso, e piante ‘e aulive, ma quala famma Peppì, qui se una fame c’era, era quella degli invasori!

Avite massacrate popolazioni intere, il brigantaggio al meridione è stata ‘na vostra invenzione pecchè si rimaniveve ‘o paese vuosto, quella era gente che campava felice!!!

Qualcuno allora mi dirà: “Ma voi stavate bene perché avevate i regnanti vicino?”

Borboni, Stemma

Borboni, Stemma

Ed io sinceramente vi rispondo: “Sì avevamo i regnanti vicino!”, ma prima dell’unità d’Italia la nostra gente e parlo dell’intero Mezzogiorno, non sapeva neanche cosa fosse l’emigrazione, ma da lì in poi è stata una continua tragedia di vite umane, gente che per sopravvivere, molto spesso, si è dovuta trasferire in un altro mondo! Peppì chiste so’ gli eroi! Vuoi o non vuoi sono questi i fatti, le solenni celebrazioni vanno rese a loro, a loro che hanno fatto grande il nome d’Italia e già che ci sei anche al Sud… MILLE scuse si dovrebbero porgere!

Regno delle due Sicilie

Regno delle due Sicilie

In un certo senso anch’io mi sento una vittima dei Savoia e della loro politica, come tutti quelli che hanno dovuto lasciare il loro Sud amato ed odiato nello stesso tempo perché non gli ha potuto garantire da vivere dignitosamente!

Ma ci pensi che oggi in un ideale Regno delle Due Sicilie io ero ‘a perzona cchiù felice d’‘o munno! Tenevo Faito, ‘o mare, ‘e Terme, ‘e chalet all’Acqua della Madonna, nun ridere Peppì, ‘a sera ‘na bella ‘mpepata ‘e cozze, ‘nu giro in una nostalgica carrozzella e…, ma quale Italia, e poi hai visto che è st’Italia, la giusta eredità dei Savoia, è proprio vero l’albero si riconosce dal frutto!!!!!

Il fatto poi che non ti perdono è che quando arrivasti a Napoli per ingraziarti i napoletani andasti a trovare San Gennaro e subito dopo hai affermato in maniera blasfema che il suo sangue era una mistificazione chimica, e adesso che sei nel mondo della verità, spero proprio che San Gennaro ti abbia dato una bella mazzata ‘ncapa! ‘A stessa sera po’ te pigliaste tutto l’oro d’‘e napulitane che il Borbone aveva lasciato per non far devastare Napoli ed anche pecchè era ‘nu Signore overo!!!   Peppì sai che ti dico?

Evviva Francesco II, evviva Maria Sofia!!!!!


  1.  Pubblicata il 4 Luglio 2007, questa lettera fu scritta da Giuseppe Zingone in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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