Incidente canoro a Quisisana

Incidente canoro a Quisisana

di Giuseppe Zingone

François Bouchot, Maria Malibran, ritratto anno 1831

Le protagoniste di questa vicende, sono due, anzi tre donne. La scrittrice, Bianca Pitzorno, infatti ricostruisce la splendida biografia della contessa Mercedes de Merlin, autrice di questo stralcio storico preso da Le Figaro del 1838. La vera protagonista, della vicenda è invece Maria Malibran, sopra ritratta dal pittore François Bouchot.

Bianca Pitzorno è autrice feconda e sul sito enciclopediadelledonne.it, racconta la straordinaria vita di Mercedes de Merlin, il cui scritto riportiamo in una libera traduzione qui sotto. La contessa Merlin, “nella prima metà dell’Ottocento era famosa a Parigi – per la sua bellezza, la sua voce straordinaria, il suo salotto e i suoi libri. Era nata all’Avana, sull’isola di Cuba, il 5 febbraio 1789 ed è sepolta a Parigi, nel cimitero di Père Lachaise, dove morì nel 1852, a sessantatré anni. Ma il suo vero nome era Maria de la Merced Santa Cruz Jaruco y Montalvo, Marcedes per i familiari e gli amici“.

Ci è gradito segnalare in nota, il testo completo delle Memorie di Maria Malibran ed una sua recente traduzione in italiano.1

Maria Malibran

La contessa Mercedes de Merlin

Famosa era anche Maria Malibran,2 che condivide con la contessa Merlin la passione per il Bel Canto, (il tenore Manuel Garcia, padre di Maria Malibran era stato maestro di canto della contessa) è la protagonista di una disavventura a lieto fine, nei pressi della Reggia di Quisisana.

A voi il breve racconto:

La norma prevede, a Napoli, che la nuova attrice, prima di presentarsi al pubblico, sia presentata al re3 e gli chieda la grazia di assistere alla sua prima. Il giorno precedente alla sua apparizione sulla scena, Maria andò a trovare S. M., che la ricevette nel modo più grazioso. Sire, gli disse, “Io vengo a chiedere a V. M. la grazia di non venire a teatro domani!”. Il re, molto sorpreso, rispose «E perché? Pensavo sareste venuta a chiedermi d’andare… -Ma, sire, è perché ho imparato che a Napoli, quando V. M. è a teatro, non si applaude, se V. M. non dà l’esempio, e temo che lo dimenticherà».

Il re rise e la rassicurò al riguardo, ma vedendo che Maria esitava ancora, la incoraggiò a spiegare. «Sire, dato che V. M. lo permette, Le dirò ancora qualcosa. È perché sono abituata ad essere incoraggiata dal pubblico, subito quando salgo sul palco, al punto che se non mi sento applaudire prima di iniziare, a nulla servirà! Va bene, gli disse il re, vi applaudirò appena salirete sul palco».

Maria Malibran

Golfo di Napoli col Vesuvio e Castellammare, Scuola napoletana

Maria se ne andò molto soddisfatta dell’accoglienza del re. La sera, mentre aspettava d’entrare da dietro le quinte, guardò il palco di S. M., che era di fronte a lei, e vide l’occhio del re che la guardava dall’alto in basso. Subito Maria, alzandogli entrambe le mani, cominciò a fingere di applaudire, per ricordargli la sua promessa. Tutto riuscì mirabilmente, perché il re, affascinato da tanta originalità e grazia, diede subito il segnale, e tutta la sala rispose con acclamazione.

Un giorno, (Maria), era lì a Castellamare, in attesa d’una cavalcata di asini e, accompagnata da diversi amici, non tardò a scalare le montagne boscose e il suo delizioso ambiente. A un certo punto della strada c’era un palo su cui il principe di Capua aveva apposto una condanna correttiva contro l’imprudente che osava ingaggiare i misteriosi viottoli di Villa Cassiana (leggi: Quisisana o Casa sana, n.d.r.) la cavalcata continuò senza badare al presidio, quando in mezzo a questa folle allegria, un’orda di scagnozzi o di guardie, con i grandi cappelli da briganti, armati fino ai denti, si avvicinò alla nostra allegra banda e ci invitò a smontare.

Invano l’uno e l’altro usarono tutti i loro mezzi di persuasione per ottenere misericordia, affermando la loro condizione di stranieri e la loro ignoranza della lingua, che aveva impedito loro di comprendere l’avviso scritto sul palo; niente poteva piegare gli inesorabili scagnozzi, e lo erano, già pronti a reprimere l’inoffensiva cavalcata, quando Maria, armata del suo parasole, unico mezzo di difesa della società, e ancora seduta sul suo asino, come un trono scintillante, intonò un cantabile così ampio, così toccante, che fucili e cappelli, colpiti come d’incanto, caddero subito ai suoi piedi. Sembravano le cento teste di Cerbero piegate rispettosamente a rendere omaggio alla lira di Orfeo.4

Madame La contessa Merlin5

Baccio Bandinelli, Orfeo, Firenze, Palazzo Medici Riccardi, marmo

Una interessante nota che aggiungo a calce di questo lavoro è la notizia riferita ad un dipinto di Gabriele Smargiassi: “Nello stesso anno, attraversò la Manica e sottopose alla critica del pubblico inglese una raccolta di suoi schizzi a olio e un dipinto raffigurante una processione alla Madonna di Pozzano, vicino a Castellammare, che ebbe l’onore di trovare un acquirente nel Malibran“.6

Il Malibran è un teatro veneziano, noto nel XVII e XVIII secolo col nome di San Giovanni Grisostomo, il cui nome cambiò nel 1835, in Teatro Malibran, in segno di gratitudine verso Maria Malibran, la grande cantante che l’8 aprile di quell’anno, in quel teatro, aveva interpretato La sonnambula, rinunciando al suo compenso.

Articolo terminato il 20 Luglio 2022


Note:

1. The countess de Merlin, and other intimate friendsMemoirs of madame Malibran with a selection from her correspondence, Londra MDCCCXL, Vol. I, (il brano riportato è) da pag. 197 a pag. 200. Recentemente è stata pubblicata una traduzione in italiano edita da Writeup nel 2021, Memorie e lettere di Maria Felicia Malibran.

2. Maria Malibran, nacque a Parigi il 24 marzo 1808 e morì a Manchester il 23 settembre 1836, a soli 28 anni, per una caduta da cavallo. Soprano e pittrice francese, ma spagnola per nascita era figlia d’arte. Il padre era il tenore Manuel García e del soprano María Joaquina Sitches Briones, sorella della cantante Pauline Viardot-García e dell’influente maestro di canto Manuel Patricio Rodríguez García.]

3. Ferdinando II di Borbone, nacque a Palermo il 12 gennaio 1810 e morì a Caserta, il 22 maggio 1859; è stato re del Regno delle Due Sicilie dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859.]

4. Il primo riferimento a noi pervenuto sulla figura di Orfeo è nel frammento 25 del lirico di Rhegion (Reggio Calabria) Ibico vissuto nel VI secolo a.C. nella Magna Grecia. Attorno alla sua figura mitica, capace di incantare persino gli animali, si assesta una tradizione che non gli attribuisce un normale modo di fare musica, bensì la psychagogia, che si estende alle anime dei morti (da wikipedia). La scultura in marmo raffigura Orfeo che con il suo canto, ammansisce Cerbero, il cane dalle tre teste, posto a guardia degli Inferi.

5. Maria Malibran, in: Le Figaro, Vendredi 13 Juillette 1838, Onzieme Annee. Numero 272, IV.

6. Lord Francis Napier, Notes on modern painting at Naples, West Strand, London, John W. Parker and Son, 1855, pag. 76.

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