1943: I “turisti” del Terzo Reich a Castellammare

articolo del Dott. Carlo Felice Vingiani

Già sul finire del 1942, a causa del precipitare degli eventi bellici, il regime fascista cominciava ad incontrare difficoltà nella gestione dell’ordine pubblico. Al fine di supportare l’alleato italiano e prevenire l’eventuale rischio di attentati ad obiettivi sensibili, il governo del Terzo Reich inviò proprie truppe a presidiare tali siti.

A Castellammare di Stabia, sede di numerose industrie, prime fra le quali i cantieri navali e quelli metallurgici, il contingente germanico, costituito da unità dei disciolti Deutsches Afrikakorps,  fu acquartierato nella odierna via De Gasperi, in quello che, ancora oggi, è conosciuto come “il Palazzo dei Tedeschi”.

5 febbraio 1943: Palazzo dei Tedeschi, il cortile interno

14 febbraio 1943: Il Palazzo dei Tedeschi visto dal mare

Gli scatti fotografici raccolti da un anonimo soldato che, nel corso del 1943, alloggiò in quella temporanea caserma, ci mostrano scene decisamente inusuali, se paragonate a quante siamo soliti vedere nei film di guerra, e ci trasmettono un’immagine assai più “umana” di quei militari.

Queste foto raccontano di giovani che suonano i loro strumenti musicali, che prendono il sole sul tetto della caserma, o che, a bordo di gommoni, simulano uno sbarco, ma il tutto finisce in goliardici giochi acquatici, nonché di escursioni a Quisisana, su Monte Faito e di socializzazione coi ragazzini del posto.

Infine, in questo ultimo scatto, il contingente tedesco sfila su corso Garibaldi, insieme a Carabinieri e militari del Regio Esercito, in occasione dei funerali di cinque suoi caduti.

Un funerale su corso Garibaldi. Nel plotone in basso a sinistra si distinguono le uniformi dei Deutsches Afrikakorps. Si notino, sulla destra, le bandiere a mezz’asta esposte ai balconi, mentre, sulla sinistra, spettatori civili salutano, col braccio teso, il passaggio dei feretri

Tutto ciò avrebbe avuto drammaticamente termine con l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Il successivo 28 settembre, le truppe tedesche abbandonarono Castellammare, sotto l’incalzare degli Alleati da poco sbarcati a Salerno. In quei drammatici giorni i Nazisti avevano deportato nei campi di lavoro in Germania e Polonia oltre duemila stabiesi, mentre erano 31 le vittime che si contavano fra i nostri concittadini, per non parlare degli innumerevoli danni procurati alle strutture produttive cittadine, al fine di renderle non più utilizzabili per lo sforzo bellico.

Non conosciamo il nome del fotografo, ma le meticolose annotazioni da lui riportate sul retro di alcune foto ci tramandano quello di qualche suo commilitone immortalato in esse: Braunschweig, Fritz, Gümlinger, Daniel, Windolf, Merthen, Nickel, Wittkamp, Spellenberg, Schostümer, Brucher, Fischer, Lerner, Gunz, Zilich, Herten, Theisinger.

Liste di cognomi annotati sul retro delle fotografie

Quanti e chi di essi fece ritorno a casa? Quanti, a causa della scellerata follia dei propri governanti, perirono, mentre i più fortunati sprecarono comunque i migliori anni della loro vita? E quale era la loro reale personalità: quella di allegri vacanzieri che ricaviamo da questa raccolta fotografica, o l’altra, con la quale la storia li ricorda: quella di spietati assassini e metodici distruttori?

Almeno uno di loro sopravvisse, portando con sé queste foto, per rammentare la passata gioventù, ma probabilmente non il male arrecato ai civili solo “per eseguire gli ordini”.

 

Il porto di Castellammare come si presentava il 10 giugno del ’43, in seguito ai bombardamenti degli alleati.
La didascalia recita:
“BAIA DI NAPOLI CIMITERO PER LE NAVI DELL’ASSE.
Navi nemiche affondate giacciono nel porto di Castellammare, Italia, nell’estremità meridionale della Baia di Napoli. Questo porto è stato usato dai Nazisti per inviare rifornimenti alle loro truppe in Sicilia e in Nord Africa, fin dall’inizio della campagna Alleata”

4 pensieri su “1943: I “turisti” del Terzo Reich a Castellammare

  1. raffaele scala

    I miei più sinceri complimenti per questa piccola galleria d’immagini che se da un lato umanizzano quelli che all’epoca delle foto erano nostri alleati nella sciagurata guerra mondiale, dall’altro rendono ancora più incomprensibili i fatti accaduti dopo l’8 settembre 1943. Come possono degli esseri umani che avevano in qualche modo fraternizzato con la popolazione civile trasformarsi in assassini spietati capaci di uccidere tanti innocenti, bambini compresi? Follia della guerra che ci rende simili alle bestie feroci? Una ideologia, quella nazista, che ci rende ciechi, sordi e incapaci di pensare, che ci toglie l’umanità, che pure doveva esserci in quei ragazzi? Chi lo sa, chi può dirlo. Non lo sapremo mai.

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    1. Giuseppe Zingone

      Gentilissimo il dottor Vingiani ha provato più volte a contattarla, purtroppo la posta ritorna al mittente. Se vuole può scrivergli di nuovo, magari, potrebbe allegare il suo numero di telefono. Saluti

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