Il Caprifoglio di Stabia

( una pianta che porta nel nome l’unicità della terra di Stabia )

articolo di Ferdinando Fontanella

Il Caprifoglio di Stabia (fam. Caprifoliaceae) è la specie più importante dei Monti Lattari, della Penisola Sorrentina e di tutto il comprensorio stabiano. L’inestimabile valore di questa pianta è direttamente proporzionale alla sua unicità. Si tratta, infatti, di un raro endemismo puntiforme, in tutto il pianeta ne esistono solo pochi esemplari che crescono localizzati esclusivamente in poche stazioni del gruppo “Monti Lattari-Penisola Sorrentina”.

Caprifoglio di Stabia, schizzo a matita di Ferdinando Fontanella

Caprifoglio di Stabia, schizzo a matita del naturalista Ferdinando Fontanella

Il nome scientifico della specie è: Lonicera stabiana Guss. ex Pasquale, il termine Lonicera fu coniato nel 1753 dal naturalista svedese Carolus Linnaeus (1707 – 1778) in onore del medico austriaco Adam Lonitzer (1528 – 1586), mentre l’epiteto specifico stabiana è riferito alla località di origine degli esemplari tipo sui quali è stata descritta la specie.

Particolarmente interessante è la storia legata alla scoperta del Caprifoglio di Stabia. ‘Nel corso di un’erborizzazione effettuata sul Monte S. Angelo di Castellammare… il Botanico Giuseppe Antonio Pasquale (1820 – 1893 NdA.),

Acqua Santa al Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi

Acqua Santa al Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi, locus classicus della Lonicera stabiana (foto M. Cuomo)

giunto in località “Acqua Santa”, ritrovò alcuni esemplari senza dubbio ascrivibili al genere Lonicera L., ma presentanti alcuni caratteri morfologici che non permettevano l’attribuzione ad alcuna specie nota sino ad allora’(3). Pasquale convinto di trovarsi di fronte ad una nuova specie compì approfonditi studi che lo portarono ad esaminare i campioni d’erbario (exsiccata) dell’Erbario di Napoli e si accorse che la stessa pianta era stata raccolta e descritta alcuni anni prima dal botanico Giovanni Gussone (1787 – 1866) il quale aveva riconosciuto la pianta come nuova entità e l’aveva denominata Lonicera stabiana “dimenticando” però di ufficializzare la scoperta, cosa che fece Pasquale in seguito ‘conservando il binomio coniato da Gussone, pubblicò la specie dandone una dettagliata descrizione morfologica corredata da iconografia e da note eco-fenologiche’(3).

Caprifoglio di stabia in fiore

Caprifoglio di Stabia in fiore

Il Caprifoglio di Stabia è una pianta rupicola che cresce pendulo nei crepacci delle rupi calcaree a quote comprese tra i 750 ed i 1400 metri in ambiente umido e ombroso. Si tratta di una pianta arbustiva, glabra, che non supera i 4 metri di altezza, rami cilindrici di colore cinerino, foglie opposte a lamina intera, caduche nel periodo invernale, le inferiori di forma ellittica con picciolo molto ridotto le superiori slargate e concresciute nella parte basale.

Fiori del caprifoglio di Stabia

Fiori del caprifoglio di Stabia

Fiori (10 -15) di colore giallo-pallido, riuniti all’apice dei rami in un’infiorescenza sostenuta da un breve peduncolo ( 2 cm ) e protetta da due brattee saldate alla base e formanti una struttura sub-circolare. Bacche sferiche, gialle a maturità.

Il momento migliore per ammirare il Caprifoglio di Stabia è nel periodo estivo (giugno–agosto), quando si offre agli occhi dell’osservatore splendidamente fiorito.

Nonostante l’inestimabile valore il Caprifoglio di Stabia è tutelato da un “muro di carta”, infatti, è inserito negli elenchi nazionali ed internazionali delle specie minacciate d’estinzione, ed è protetto integralmente dalla legge Regionale n. 40 del 25 Novembre 1994 “Tutela della flora endemica e rara” (bollettino ufficiale della Regione Campania del 29/ 11/ 1994). Peccato, però, che alle parole scritte dal legislatore non faccia seguito una tutela reale. Difatti, oggi, il Caprifoglio di Stabia, insieme a tutte le altre specie meritevoli di protezione dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina è in balìa di chiunque voglia arrecargli danno, particolarmente minacciati sono gli esemplari che crescono in stazioni facilmente raggiungibili, ne sono esempio “L’Acqua Santa” e “l’Acqua dei Porci” al Monte Faito. Per proteggere le specie importanti della nostra terra è necessario che le istituzioni si adoperino realmente per la tutela e la salvaguardia del territorio, non ha senso, infatti, preservare singolarmente le specie a rischio trascurando tutto il resto. È noto che ogni essere vivente si mantiene grazie al sistema di scambi e processi che avvengono tra gli organismi e tra questi e l’ambiente abiotico. Un passo avanti nella giusta direzione è stato fatto con l’istituzione il 13 novembre 2003, con decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania n. 781, del Parco Regionale dei Monti Lattari(7). Un primo e significativo atto di questa importante istituzione, che stenta ad affermarsi, potrebbe essere quello di adottare il Caprifoglio di Stabia come specie simbolo dell’intera area naturale protetta, seguendo l’esempio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano che ha fatto del suo endemismo, la Primula di Palinuro (Primula palinuri Petagna), il suo simbolo. La specie simbolo ha enorme importanza strategica perché cattura l’attenzione del pubblico, è cruciale per l’ecoturismo e ha un valore simbolico molto forte, deve essere l’orgoglio della popolazione locale. Si potrebbe cominciare con l’inserire il Caprifoglio di Stabia nel logo* del Parco Regionale dei Monti Lattari, una mossa estremamente importante che assicurerebbe al Parco tutti i vantaggi che solo una specie così importante può offrire.

Ferdinando Fontanella
Twitter: @nandofnt

*N.d.A. Proprio quest’anno (2007) il Parco Regionale dei Monti Lattari ha finanziato la cifra di 161.000,00 € (centosessantunomila euro) per il progetto ‘Logo Parco, creazione e gestione del sistema integrato innovativo della comunicazione e della promozione del parco con fornitura software’(7).

 

Testi consultati:

1- Caputo G., La Valva V., Nazzaro R., Ricciardi M., 1994 – La flora della Penisola Sorrentina (Campania). Delpinoa, n.s., 31-32 (1989-1990): 3-97.

2- Guarino C., Menale B., La Valva V., 1993-94 – Corologia e tipificazione di Lonicera Stabiana Guss. ex Pasquale (Caprifoliaceae), endemismo puntiforme della Penisola Sorrentina (Campania). Delpinoa, n.s. 35-36: 43-54 (finito di stampare nel settembre 1997).

3- La Valva V., 1992. Aspetti corologici della flora di interesse fitogeografico nell’Appennino meridionale. Giornale botanico italiano, vol. 126, n. 2, pag. 131-144.

4- Pignatti S., 1982. Flora d’Italia. Edagricole, Bologna.

5- Primack R. B., 2003. Conservazione della natura. Zanichelli, Bologna.

6- Regione Campania, 2004. Parco Regionale Monti Lattari. Bollettino ufficiale n. speciale 27 Maggio.

7- Regione Campania, 2007. Esiti di gara. Bollettino ufficiale n. 30 del 4 Giugno.

8- Zangheri P., 1976. Flora italica. vol. 1-2. Cedam, Padova.

About 

Collaboratore di Redazione

Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.