Uomini e bestie

( di Franco Avallone )

( dedicata al mio caro amico Domenico Cuomo )

la_cura

Parco Reggia Quisisana

In un bosco di alberi secolari dove i ruscelli scorrono dolcemente unendo il loro sommesso ed argentino mormorio al melodioso ed allegro cinguettio degli uccelli, vive, con la sua mamma, un cerbiatto di nome Pango. Il loro rifugio, ben nascosto da un grosso cespuglio, è stato scelto da mamma cervo per proteggere meglio il suo Pango. Un bel mattino, il tranquillo silenzio del bosco è rotto dal rombo di un’automobile che si avvicina piano piano, mamma cervo preoccupata, drizza le orecchie per ascoltare meglio, poi dice a Pango di non muoversi e di non fare alcun rumore. L’automobile dopo un po’ arriva e si ferma poco distante dal rifugio dei nostri due cervi; da essa scende un’allegra famigliola, così composta: papà, mamma, due bambini ed il nonno. Pango chiede alla mamma chi sono; la mamma gli risponde di stare tranquillo, ma di osservarli con molta attenzione. Il nonno, che stava fumando un sigaro toscano, appena sceso dalla macchina, butta a terra il mozzicone ancora fumante, il resto della famiglia, nel frattempo, scarica dal cofano due cesti di provviste. Si siedono su di un telo, che avevano steso per terra ed aprono i cesti. Mangiano e bevono allegramente, poi giocano, corrono e si divertono tantissimo. È proprio una bella scenetta familiare! A fine giornata risalgono in automobile per ritornare a casa, ma lasciano sul prato: piatti, posate e bicchieri di plastica, tovaglioli e perfino dei barattoli di latta… un vero cumulo di immondizia! Pango, con la coda dell’occhio vede, non lontano da lui, il coniglietto Bunny che sta piangendo – Mamma, perché Bunny piange? – Mamma cervo, alquanto turbata, gli risponde: – Vedi, Pango, questi, non solo hanno sporcato la nostra casa, ma con il loro comportamento, mettono in pericolo la nostra vita! Ascolta… gli uccelli non cinguettano più, tutti gli abitanti del bosco sono tristi e si nascondono. Vedi questi oggetti di plastica? Rimarranno qui per sempre; questi barattoli di latta arrugginiranno e avveleneranno l’erba che noi mangiamo; il mozzicone, che il vecchio ha buttato a terra ancora acceso, avrebbe potuto causare un incendio e molti abitanti del bosco sarebbero morti! – Mamma! Ma chi sono questi individui? – Pango, questi individui che hanno le sembianze di uomini, in realtà sono delle bestie!!! – Mamma, non capisco… sono nati uomini o bestie? – No, sono nati uomini, ma poi sono diventati bestie! – Come? – Vedi, quando i genitori non insegnano ai loro figli, il rispetto per la natura e per gli altri uomini con i quali condividono questo meraviglioso mondo che Dio, ci ha dato in dono, allora essi crescono senza rispetto per niente e per nessuno, e così diventano bestie! – Mamma, come si fa a riconoscere una bestia? – La riconosci dal suo comportamento e molto spesso da una sua espressione caratteristica: che tengo ‘a vedè’, che si traduce così: non sono fatti che mi riguardano, non sono responsabile di nulla e non mi importa niente degli altri. Nel triste silenzio del bosco, ad un tratto, si sente la volpe gridare: – Stanno andando via! Stanno andando via!
La mattina del giorno dopo, il bosco è di nuovo in allarme; i rumori dei motori si fanno sempre più forti ed ecco arrivare, questa volta, quattro automobili che si fermano, anche loro, nei pressi del rifugio di Pango e della sua mamma. Mamma cervo, dice nuovamente a Pango di non far rumore, di osservare attentamente e di essere pronto, eventualmente, a scappare via. Dalle automobili scendono una ventina di persone, tra cui otto bambini; immediatamente, cominciano a raccogliere tutta l’immondizia lasciata sul prato dalla “simpatica” famigliola del giorno prima. – Mamma, e questi chi sono? – Chiede Pango. – Questi sono uomini, non bestie! – Risponde mamma cervo – Osserva, anche i bambini aiutano i loro genitori a ripulire la nostra casa! – Ma somigliano agli altri che erano qui ieri! – Osserva Pango. – Sì, ma non si comportano come loro! – Ma come si diventa uomini? – Per diventare uomini, sono necessarie due cose importantissime: genitori che insegnino, ai propri figli, il rispetto per la natura e per gli altri e insegnanti che rinforzino, nei loro alunni, questi principi di civiltà! – Mamma, le bestie non hanno un insegnante? – Sì, ma il lavoro degli insegnanti non basta se non c’è collaborazione da parte dei genitori! – Mamma, io non diventerò mai una bestia!
Il bosco ora è stato ripulito e adulti bambini, ritornano alle loro case, contenti e soddisfatti. Ora si sentono, di nuovo, gli uccelli cinguettare, e tutti gli altri abitanti del bosco saltano e gridano di gioia; sembra che anche gli alberi, mossi da un leggero venticello, bisbiglino: – Grazie, grazie a voi e ai vostri bambini per ciò che avete fatto, sappiate che aiutando la natura aiutate voi stessi!

* * *

P.S.: l’ambientazione della favola scritta dal carissimo Frank Avallone, è liberamente interpretabile ed è diretta a grandi e piccoli. Personalmente ho immaginato che questa storia di fantasia (che non si discosta poi molto dal normale vivere quotidiano delle nostre zone), si svolgesse presso il nostro bellissimo, quanto trascurato parco dei Boschi di Quisisana. Un particolare ringraziamento al prof. Bonuccio Gatti, quale magnifico revisore di bozza.
Maurizio Cuomo

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Collaboratore di Redazione

Appassionato di immagini d'epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: "Le stampe antiche" e "Le navi varate a Castellammare".

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