I pesci fossili di Castellammare

articolo di Ferdinando Fontanella

Lepidotes minor - Agassiz (foto Fontanella)

Lepidotes minor – Agassiz (foto Fontanella)

Ricordo ancora la meraviglia che ho provato, quando studente al primo anno al Corso di laurea in Scienze della Natura, ho visitato il museo di paleontologia di Napoli e mi sono accorto che una delle più belle esposizioni portava il “nome” della mia città: si trattava dei pesci fossili di Castellammare.

Dalla guida ho appreso che i fossili provengono dalla successione carbonatica di età cretacica che affiora lungo la costa tra le città di Castellammare di Stabia e Vico Equense.

La collezione ammonta a circa un centinaio di esemplari, tutti in ottimo stato di conservazione, raccolti nel corso del 1800 da diversi studiosi. Buona parte degli esemplari è stata raccolta nel 1848 durante i lavori di sbancamento realizzati per la costruzione della strada statale sorrentina.

Le caratteristiche litologiche dei calcari che contengono i fossili – regolarità nella laminazione e assenza di bioturbazioni – e le caratteristiche dei reperti – spesso con le ossa in perfetta connessione anatomica – consentono di ipotizzare che questi antichi pesci vivessero in un ambiente di laguna costiera caratterizzata da acque a bassa salinità e ridotta energia cinetica. Tale ipotesi avvalorata dall’anatomia dei fossili (capo molto appiattito lateralmente e apparati masticatori con denti emisferici) del tutto simile a quella dei pesci che ancora oggi vivono in ambienti lagunari e si nutrono di vegetali e piccole prede.

In quest’ambiente, affine alle attuali lagune tropicali, questi pesci nuotavano circa 115 milioni d’anni fa (barreniano inferiore); una volta morti i loro corpi si sono adagiati sul morbido e calmo fondale di sedimento carbonatico e velocemente sono stati ricoperti e sepolti in condizioni di forte anossia (lo testimonia la mancanza di bioturbazioni). Queste particolari condizioni hanno evitato che le spoglie fossero divorate dall’azione dei saprofagi o distrutte della corrente. Si sono così create le condizioni ideali per una perfetta fossilizzazione. I tessuti sono stati sottoposti ad una distillazione distruttiva che ha liberato l’anidride carbonica e l’acqua contenuta nei corpi ed ha lasciato il carbonio che ha riprodotto nella roccia l’impronta carboniosa dell’animale e talora il contorno del corpo molle. È questa la probabile origine dei Pesci fossili di Castellammare.

Terminata la visita al museo sono tornato a casa deciso a visitare il sito paleontologico. Tristemente, devo ammettere, che non ci sono riuscito: una lunga serie di muri e cancelli da Pozzano bagni fino ad arrivare a Punta Capo d’Orlando impediscono l’accesso alla roccia carbonatica. Mi è stato detto che servono alla sicurezza, vietano l’accesso ad un luogo pericoloso per l’alta probabilità di caduta massi. Un sistema questo delle barriere fisiche che tutela l’incolumità, ma preclude alla società il godimento di un bene di inestimabile valore. La soluzione a quest’annoso dilemma esiste. Le istituzioni dovrebbero finanziare una ricerca geologica che ritrovi lo strato a calcari ittioliferi e ne individui una porzione rappresentativa. In tal modo, approntate le opportune misure di sicurezza, si potrebbe realizzare un geosito, ossia un elemento fisico del paesaggio che ci circonda per il quale sia possibile definire un interesse geologico-geomorfologico per la conservazione. Questi luoghi sono caratterizzati da unicità paesaggistica, rappresentatività, esemplarità didattica e valore scientifico. Importanti testimoni della storia della Terra, i geositi rappresentano l’occasione per svelare ad un pubblico di non specialisti aspetti della geologia di un paesaggio che ancora ha tanto da insegnare. Le visite guidate a tali luoghi consentirebbero a persone qualificate di insegnare e trasmettere ai cittadini la conoscenza geologica del territorio necessaria per la tutela e il corretto utilizzo delle risorse, garantendo così un futuro che non sia solo di asfalto e cemento.

Ferdinando Fontanella
Twitter: @nandofnt


Ammiriamo i Pesci fossili di Castellammare:

N.d.A.: le immagini dei reperti fossili sono state gentilmente concesse dalla dirigenza del Centro Musei delle Scienze Naturali di Napoli. (www.musei.unina.it).

Per ammirare gli esemplari visti in fotografia è possibile visitare il Museo di  Paleontologia – Napoli Largo S. Marcellino N° 10 – tel. 081 2537516.

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Collaboratore di Redazione

Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

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