Documento a firma Marchese de Turris, collezione Gaetano Fontana

Il Marchese de Turris e la Bolla della Crociata

Il Marchese de Turris e la Bolla della Crociata

di Giuseppe Zingone

Nei giorni scorsi ci è stata offerta, da un caro amico, la possibilità di visionare un documento ottocentesco (24 Novembre 1810), che reca la firma autografa del Marchese Giuseppe de Turris, già di per sé, il documento si rivela unico nel suo genere, ma la carta oltre la firma in originale, a margine reca la scritta ad inchiostro: Signor Priore di San Nicola di Bari, ci spinge ad una più attenta disamina dello stesso.

Documento a firma Marchese de Turris, collezione Gaetano Fontana

Documento a firma Marchese de Turris, collezione privata

Iniziamo col dire che la data del documento fa riferimento al periodo dell’occupazione francese del Regno di Napoli (1805-1815), il de Turris di cui si invita a leggere la biografia, occupava in questo momento storico, la carica di Direttore Generale de’ Diritti Riservati, fu Gioacchino Napoleone che il 28 Ottobre del 1810, (data di pochi giorni precedente al nostro documento) con il numero 769 dispone un “Decreto per lo stabilimento d’un amministrazione de’ dritti riserbati separandosi tali oggetti da quella de’ dazj indiretti la quale per l’avvenire prende il nome d’amministrazione delle dogane e de dritti di consumo“.1

Funzioni del Direttore Generale Marchese de Turris

Funzioni del Direttore Generale Marchese de Turris

L’Amministrazione dei diritti Riserbati era sottoposta al Ministro delle Finanze e si occupava dei diversi rami delle finanze (o diritti riuniti) era inoltre incaricata della vendita esclusiva delle polveri da fuoco e salnitri, questa amministrazione nel 1814 insieme a quelle delle Dogane, andrà a formare l’Amministrazione Generale de’ Dazj Indiretti, incarico che fu ancora di Giuseppe de Turris. Dopo il reintegro per l’esonero da tutti gli incarichi del 1820, Ferdinando I delle Due Sicilie, (Ferdinando IV di Napoli) chiese al de Turris di giustificare il suo operato sotto il dominio francese. ed egli in prima persona si difese dalle accuse di tradimento, riottenendo successivamente i suoi incarichi. Per gli ottimi servigi resi alla corona borbonica, Ferdinando II donò la lapide ancora oggi (visibile) nella chiesa di Pozzano, per il sepolcro del Marchese de Turris.

Il documento di cui sopra è di chiara natura contabile-economica, nomi, numeri, distribuzione di bolle in contanti o anche a credito, secondo alcuni storici questi documenti erano un connubio tra sacro e profano.

I primi documenti simili, hanno una storia molto antica, e furono usati spesso per finanziare le crociate, (siamo intorno alla seconda metà dell’anno 1000) e come tutte le grandi imprese anche i re ed i papi avevano bisogno di continue ed ingenti risorse economiche per far fronte ai costi delle guerre. A tal scopo venivano emanate le “bolle di crociata“.2Legata alla pratica religiosa delle Indulgenze, le bolle potevano essere acquistate anche a rate e assicuravano agli acquirenti alcuni privilegi terreni: come mangiare in tempo di Quaresima i cosiddetti cibi grassi (carni e derivati del latte) oppure spirituali: per ottenere il perdono delle pene dovute ai nostri umani peccati.

Ma andiamo per ordine, a chi era diretta la Bolla?

Questa la riposta: “A tutti i fedeli Cristiani dell’uno e l’altro sesso non solamente ne’ Regni di Portogallo, della Monarchia di Spagna, delle Isole adiacenti, delle due lndie, dello Stato di Sardegna, della Repubblica di Genova e della nostra Sicilia ma in oggi ancora a’ tutti i fedeli Cristiani del Regno di Napoli sian Nazionali o sian Esteri che verranno in questi Domini a dimorare“.3

Spiegazione della Bolla della Santa Crociata

Spiegazione della Bolla della Santa Crociata

In riferimento al nostro documento il de Turris, in quanto direttore per l’amministrazione de’ diritti riserbati sottoposta al ministero delle Finanze, ebbe tra l’altro il compito di inviare documenti simili a tutte le diocesi del Regno, nel nostro caso al Priore di san Nicola di Bari, dando a quest’ultimo tutte le indicazioni necessarie per la vendita della “Bolla della Crociata“.

Come si legge nell’interno di copertina della spiegazione della bolla, fu Ferdinando IV a chiedere a papa Pio VI, di estenderla anche al Regno delle Due Sicilie e non essendo questo un periodo di crociate è facile immaginare che i ricavati, diventassero dei finanziamenti supplementari che venivano utilizzati sia per la difesa del Regno come anche per riscattare quei marinai e cittadini rapiti e detenuti in terra d’Africa a causa della pirateria, o almeno questa la giustificazione di facciata.

E’ chiaro che il dominio francese di sua natura anticlericale, non ritenne impropria e iniqua quella modalità di auto-finanziamento anzi ne utilizzò i proventi per i propri scopi; poiché in fin dei conti anche allora il denaro a regolava il mondo.4

Schiavi in Algieri

Schiavi in Algieri

Di questa opinione è anche Raffaele Raimondo, che nel suo articolo LA PESCA DEL CORALLO,  sottolinea l’aspetto virtuoso della Bolla della Crociata, e di come i borboni in questo periodo ampliano i cantieri navali ed inoltre varano una serie i vascelli per la difesa via mare del Regno. Questi strumenti di difesa tesi a proteggere i cittadini da eventuali attacchi da parte di orde piratesche, imponevano il rispetto anche dei regni circonvicini. Vorrei escludere le tante affermazioni secondo le quali tutti i cittadini erano costretti a comperare queste bolle, anche la stessa nota del de Turris lascia intendere in maniera abbastanza evidente, visto il numero esiguo di bolle in vendita, che da essa si ricava, che la popolazione non solo non era forzata a compiere questo atto di devozione e di impegno civile, anche se a credito, ma che le tasse a cui erano sottoposti già rendevano il vivere quotidiano quasi impossibile.5

Straordinarie e molteplici sono state le opere di aiuto vicendevole messe in atto dai cristiani nel corso dei secoli, come la storia dei mercedari documentata nell’articolo la Madonna della Misericordia.6Concludo sottolineando che la guerra in quanto tale come oggi non faceva distinzioni nè tantomeno sconti ed anche se queste pratiche oggi sono considerate ingiuste e decisamente lontane anni luce da una retta fede, erano per la mentalità del tempo vissute come dovere civico e religioso. Pensate quanto ci sembrano ingiuste anche oggi molte tasse e quanto si potrebbe di buono realizzare se non esistesse l’evasione e la corruzione.

Va infine ricordato che deportati cristiani e musulmani abbondarono sempre nei territori delle avverse fazioni, così come racconta il Parrino, il Viceré Conte de Castrillo emanò una legge la quale: “Comandò, che gli schiavi Turchi dovessero portare la testa rasa col ciuffo, affinchè fussero conosciuti per tali, stante il numero grande che ve n’era nel Regno“.7

La breve nota riportata dal Parrino è meglio esplicitata dalle Prammatiche del Regno di Napoli del 1804: “A Nostra notizia è pervenuto in questa Fedelissima Città Napoli vi sono alcuni Turchi, parte schiavi di persone particolari, e parte liberi, e che quei vadano senza niuno segnale d’essere Turchi, con tagliarsi anche il cerro, che sogliono portare in mezzo della testa, per potere in questo modo ingannare le donne, colle quali hanno che fare, dando loro ad intendere, che sieno Cristiani, per pigliarsi dopo i figliuoli, che partoriscono in questo modo con pretesto di far quegli allevare fuori, e di poi li lasciano senza far battezzare, e restando dette donne con buona fede, che detti Schiavi Cristiani, non riparano al detto inganno.
E convenendo al servizio di N. S. DIO provvedere in ciò d’opportuno rimedio, affinchè si eviti tanto grande inconveniente; Ci è paruto con voto e parere del Regio Collateral Consiglio, appresso di Noi assistente, fare il presente Bando, col quale –Diciamo, ordiniamo, e comandiamo, che tutti, e quali si vogliano Turchi esistenti in questa predetta Città, tanto schiavi di persone particolari, come liberi, da oggi in avanti, sotto pena d’anni sette di galea, debbano portare il cerro predetto in testa, e che non facciano crescere i capelli per cuoprire detto cerro, acciocchè, possano esser conosciuti per tali; Ed i Padroni de’ detti Schiavi non permettano, che quelli vadano senza detti cerri in testa, sotto pena di perdere i predetti loro Schiavi, e di ducati mille, da applicarsi al Regio Fisco; qual pena vogliamo, che si esegua irremisibilmente contra de’ trasgressori, ordinando ancora, e comandando espressamente, che tutti que’ Turchi, che sin ora sono andati senza detto cerro; che sono liberi, abbiano da andare fra il termine di giorni dieci decorrendi dal dì della pubblicazione di questo, a scriversi, e dare il nome allo Spettabile Reggente della Gran Corte della Vicaria, affinchè possa tener notizia di quelli, che sono liberi-. Ed acciocché venga a notizia di tutti, e da niuno si possa allegare causa d’ignoranza, ordiniamo, che il presente Bando si pubblichi ne’ luoghi soliti. Dat. Neap die 11 mensis Junii 1657. El Conde de Castrillo. Vid. Sobremonte Reg. Vid. Zufia Reg. Vid. Burgo Reg. Vid. Galeota Reg. Vid. Musettula Reg. D. Coppula Secret”.8

Articolo terminato il 25/01/2019


Note

  1. Decreto numero 769, da: Bullettino delle Leggi del Regno di Napoli, anno 1810 (da luglio a Dicembre compresi, seconda Edizione, Napoli 1812, da pag. 211 a 217.
  2. Tali documenti, furono maggiormente in uso tra il 1497 e vendute sino al 1906.
  3.  Spiegazione della bolla della Santa Crociata, di Pio VI inviata al Regno di Napoli a richiesta della Regal Maestà Ferdinando IV, Napoli tipografia Raimondiana, MDCCLXXVIII,  pag. 77 e 78.
  4. La bolla della Crociata fu emanata da Pio VI nel 1777, e inviata dall’allor Arcivescovo di Napoli Serafino Filangieri, a tutte le diocesi del regno, fu richiesta da re Ferdinando (in quanto fino ad allora il Regno delle di Napoli ne era escluso). Secondo Pietro Colletta, fu Maria Carolina d’Austria l’artefice della riorganizzazione e difesa di quel regno, del quale il marito sembrava disinteressarsi, come abbiamo descritto in Puzzano e l’isola di Revigliano, e per far ciò bisognava rimpinguare le finanze del Regno. Come ben sappiamo tale incarico, fu affidato a Sir Jhon Acton con la costruzione dei nuovi cantieri navali di Castellammare e la sua difesa oltre quella del Regno intero.
  5. Sulle condizioni della poplazione del Regno di Napoli molto interessante è il parere (coevo a questo periodo) del pittore inglese Thomas Uwins: Mrs Sarah UwinsA Memoir of Thomas Uwins, Royal Academy, Londra 1858, Volume I e II.
  6. Di particolare interesse per comprendere la problematica degli schiavi, rimandiamo a due volumi: La Redenzione degli Schiavi, Torino 1761 e Anton Francesco Monaldi, Vita del Venerabile Padre Fra Giuseppe Maria da Firenze, Firenze MDCCLXIII.
  7.  Domenico Antonio ParrinoTeatro eroico e politico dei governi de’ Vicerè del Regno di Napoli dal tempo del re Ferdinando il Cattolico fino all’anno 1675, Tomo III , Napoli MDCXCIV, pag. 66.
  8. La prammatica, è il nome usato, nel linguaggio giuridico del passato e negli storici del diritto, leggi (o editti o decreti) di emanazione regia su determinati oggetti, per es. in materia costituzionale, tendenti a regolare comportamenti pubblici. In : Nuova collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli, Napoli 1804,  pag. 222-223.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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