Basilica di Pozzano, lapide marmorea del Marchese De Turris, Foto Enzo Cesarano

Marchese Giuseppe de Turris

Marchese Giuseppe de Turris

di Giuseppe Zingone

Tra le figure più illustri che la città di Castellammare di Stabia abbia mai avuto, si annovera il Marchese Giuseppe de Turris. I suoi antenati giunsero a Castellammare alla fine del milleseicento, secondo il dottor Parascandolo, provenienti da Piano di Sorrento. Amò la nostra terra senza eguali tra i cittadini passati e senz’ombra di dubbio tra quelli presenti, fu sempre uomo d’azione, si preoccupò fino alla fine del bene del prossimo. Numerosi furono i legati lasciati alla Città di Castellammare,  ai deboli, agli orfani, ai malati, alle opere ecclesiastiche. Fu avversato dai nobili del suo tempo, poiché la miope aristocrazia della Città non vedeva in lui un suo pari.1 Sono diversi i documenti che continuano ad emergere che riportano il suo nome, in calce nè riporteremo alcuni indissolubilmente legati alla città. Tra questi anche una causa giudiziaria della seconda Camera della Gran Corte Civile di Napoli, tra il Cavalier Cantarelli e l’erede, (di Giuseppe) la sorella Cristina de Turris.2

Famiglia de Turris, immagine

Famiglia de Turris, immagine tratta dai Casati del Sud, Brigantino il Portale del Sud

Il comune di Castellammare gli dedicò due grandi arterie della città vecchia, la salita 1 Marchese de Turris e la salita 2 Marchese de Turris (oggi via Raffaele Viviani), inoltre la piazzetta dove queste strade convergono, nota con il nome di Largo Marchese de Turris.3

Le strade intitolate al Marchese De Turris, foto tratta da Google MAps

Le strade intitolate al Marchese De Turris, foto tratta da Google Maps

Nacque egli in Castellammare di Stabia nell’anno 1759, e cessava di vivere il dì 20 dicembre 1843. I suoi genitori Catello de Turris, ed Agnese Solimene lo iniziarono per le scienze legali, ma siccome il di lui zio signor Francesco de Turris aveva un nome nella mercatura, così negli affari di commercio per molti anni dedicossi.
Occupatasi momentaneamente la città di Napoli nell’anno 1799 dall’Armata francese repubblicana, il Marchese de Turris fece da padre alla popolazione di Castellammare, avendo assunto su di lui quasi le spese tutte pel mantenimento delle truppe straniere ivi destinate, e soccorrendo medesimamente a larga mano quei suoi concittadini che, per mancanza di lavoro, di mezzi di sussistenza abbisognavano. E si fu davvero una nobilissima azione quella che fece il de Turris a favore de’ Pimontesi, i quali essendosi un giorno rivoltati contro i francesi ed ammazzato alcuno di essi, fu dal Generale in capo disposto darsi sacco e fuoco a quel comune; ma il Marchese de Turris fece presentare al Generale i capi della rivolta e con una retri buzione di circa 6 mila ducati, parte suoi e parte raccolti da’ proprietari di Pimonte ottenne l’abrogazione di quell’ordine, e la destinazione di quegli sciagurati nello esilio. Nell’anno 1800 S. M. il Re Ferdinando IV, di gloriosa ricordanza, creava una Giunta di arti e manifatture nella quale fu il de Turris prescelto a membro, e nel corso di pochi anni fuvvi promosso a Presidente. Quando sia egli stato operoso in questa carica, chiara pruova ne danno i cataloghi delle mostrazioni delle manifatture fatte sotto i suoi ordini sino all’anno 1818; ma nell’anno 1821 fusa la Giunta delle manifatture nel seno di questo Reale Istituto, egli sedè fra noi, e potè ciascun di voi conoscere come sosteneva le discussioni, e con quanta premura e sagacità degli affari dell’Istituto occupavasi. Nell’anno 1802 nominato senatore del Municipio di Napoli dedicossi con esito felice per l’annona, provvedendo di grani, e di olii il Regno che ne pativa in quel tempo penuria. Ebbe l’amministrazione delle soldatesche di terra e di mare; e nell’anno 1804 fu chiamato alla Soprintendenza per l’approvigionamento dell’Armata francese stanzionata in alcune provincie di questo Regno sotto gli ordini del Generale Gonvion Saint-Cyr.
Nell’anno 1808 formata l’Amministrazione generale de’ diritti riuniti, il de Turris fu destinato a dirigerla. Il sale, il tabacco, la polvere da sparo, le carte da gioco, il nitro, e la crociata erano i rami dipendenti da tale Amministrazione. Nell’anno 1814 riunironsi le due Amministrazioni generali de’ dritti riuniti, e delle dogane, e fu al de Turris conferita la carica di Direttore Generale de’ dazi indiretti.4 E per darvi un cenno di quanto egli fece in favore di questi rami, vi diremo ch’essi allora rendevano allo stato appena cinque milioni, e nell’anno 1840 gli diedero circa dodici milioni di ducati. La Tariffa doganale pubblicata nell’anno 1824, che tanta utilità arrecò agli stabilimenti manifatturieri ed industriali di questo Reame, fu l’opera di quel nostro benemerito collega e dell’immortale Cav. D. Luigi de Medici, che chiameremo il Colbert di Nopoli: perchè le instituzioni che egli lasciò, tutte esattemente corrisposero allo scopo cui miravano, al ben’essere dell’universale. E fu allora che si stabilì fra noi quel sistema protettore, che fin da 50 anni indietro erasi tanto severamente e gelosamente osservato dall’Inghilterra e dalla Francia, i cui effetti con alacrità contribuirono alla grandezza ed alla prosperità di quelle incivilite nazioni. E se alcuna di queste ora del sistema opposto, cioè della libertà commerciale, stassi avvalendo, lo fa a ragion veduta, perchè le sue industrie e le sue manifatture avendo profittato di una protezione assoluta di 50 anni prima di noi, e delle altre nazioni, che trovansi nella nostra posizione, possono avere una concorrenza attiva sulle nostre per annientarle, e distruggerle a suo piacimento. Ogni paese ha i suoi particolari bisogni, e conseguentemente fa mestieri che questi operino. La libertà di commercio per quanto sia necessaria alle nazioni eminentemente industriose, onde permutino con utilità i loro prodotti, altrettanto la è nociva per le piccole nazioni, che hanno le loro intraprese industriali limitate, come limitate sono le risorse che le han dato vita con non pochi sagrifizi. (Nota. In luglio 1840 pei tipi della tipografia Flautina pubblicammo il rapporto de’ particolari che offriva la mostra delle manifatture di detto anno, e fu allora che entrammo a ragionare della libertà commerciale, la quale nello scorso anno rendeva tanto celebri i nomi di Cobden e di Peel; e conseguentemente preghiamo chi ama farsi addentro a tale quistione, dare una occhiata a quel nostro lavoro non solo, ma sibbene alle riflessioni economico-commerciali pubblicate per la tipografia del Cioffi in aprile del 1844, per mettersi a giorno di quanto ci facemmo a proporre su tale obbietto.) L’abbandono del sistema protettore in Inghilterra deve operare altamente sul movimento agricolo-commerciale, e l’ammissione con totale franchigia del frumento del granturco, del riso, ed in generale di ogni specie di cereali, a nostro modo di vedere, può arrecar danno tale all’industria agricola della Gran Brettagna da accrescere le spine che l’affliggono, la miseria. Il Marchese de Turris con l’amministrazione generale de’ dazi indiretti ebbe ancora la Direzione generale delle monete, e quella della Lotteria. Egli corredò la Regia Zecca di quei regolamenti e di quelle macchine che abbisognavano, per farla gareggiare con altri simili opifici della incivilita Europa. Vi stabilì il raffinamento dell’oro per precipitazione, senza del quale la legge monetaria del 20 aprile 1818 per questo regno non avrebbe potuto eseguirsi. Questa legge è un documento prezioso della somma sapienza del Cav. de Medici, e del Marchese de Turris. Con essa si stabilì la teorica di pubblica economia, che uomini sommi hanno costantemente insegnata; e correggendosi l’errore della proporzione costante tra l’oro, e l’argento, in cui quasi tutte le più culte nazioni caddero per lo impero dell’uso e de’ vecchi pregiudizi, fissossi il principio, che la moneta essendo la misura de’ prezzi, e di ogni specie di contrattazioni, così un sol metallo esser deve legalmente consideralo materia di moneta.

Via dei Carrozzieri a Monteoliveto numero 13, residenza del Marchese De Turris a Napoli

Via dei Carrozzieri a Monteoliveto numero 13, residenza del Marchese de Turris a Napoli, immagine Google Maps

La moneta dunque del Reame delle due Sicilie, come misura de’ prezzi e di ogni specie di valutazione, è l’argento. La legge suddetta ne assegna il titolo, ne fissa il peso, e ne vieta l’aggio ne’ cambi de’ moltipli, e summultipli dell’unità monetaria dello stesso metallo. L’oro volgarmente reputasi materia di moneta, ma col fatto non lo è; non potendo essere misura de’ prezzi, mentre è egli stesso secondo i tempi dall’argento valutato. Quindi la legge gli assegna un valore corrente, e dichiara di non essere vietato nel cambio dell’oro in argento un aggio, di talchè le monete di oro, ricevendosi a peso, la guarentigia del Real Governo vien limitata al solo titolo, ed all’obbligazione di doverle accettare in pagamento al prezzo autorizzato.
Il Marchese de Turris introdusse nella Regia Zecca per la fusione del rame i forni alla Catalana, istituì gli uffizi di garantia per lo marchio delle opere di oro e di argento, e quello degli argani, e mangani per la tiratura de’ fili di argento e di argento dorato pel lavorio de’ galloni; in fine progettò il Gabinetto d’incisione nella regia Zecca per apprendersi l’arte di scolpire in acciaio, e potersi avere nel seno della stessa Amministrazione abili artisti nella costruzione de’ conii delle monete e delle medaglie. E fu in vero un grande onore per questo regno quando nell’anno 1818 S. M. lImperatore d’ Austria Francesco L. degnossi onorare di sua visita l’opificio delle monete di Napoli, l’avere quel Monarca dichiarato che la Regia Zecca di Napoli se era inferiore a quella di Milano, l’era però molto superiore alla Zecca di Vienna. Per l’Amministrazione generale de’ Reali Lotti basterà dirvi solo, che nulla si è finora innovato da’ regolamenti che il de Turris lasciovvi, essendo essi dettati con tanta intelligenza e prudenza da prevedere quegl’inconvenienti ch’esser possono di ostacolo all’esatto andamento di quel servizio.
Fu il Marchese de Turris Direttore Generale ancora della navigazione di commercio, e con la legge de’ 25 febbraio 1826, che di Navigazione appellasi, le diede una guida giudiziosa ed, atta a fare prosperare la navigazione de’ bastimenti destinati al commercio.
Nel dar noi uno sguardo fugace alla di lui vita, tanti ci si presentano spontanei e luminosi argomenti d’animo egregio, di nobiltà di cuore, di carità pura, disinteressata, attivissima pel bene de’ suoi simili, che a ragione possiamo chiamarlo l’uomo benemerito. A prudente oratore mal si conviene ingran dire il merito de’ mortali; ma impegnati noi a mostrarvi il de Turris quale già vel dicemmo, confidiamo, dotti Accademici, di salvarci dal rimprovero di eloquente prevenuto, di tal che possiamo affermarvi francamente che quanto dicemmo per lui, non può da censura esser contraddetto.
I pregi dell’animo, e lo splendore delle azioni danno maggior dritto alla vera gloria, che non quello di un sangue nobile, e di una distinta prosapia, e ‘l de Turris giovossene tanto che seppe ingentilire il suo animo con quegli studi, i quali elevano lo spirito, illustrano l’intelletto e preparano il cuore ad accogliere gentili e nobili affetti, a nutrire sensi di onor verace. Quel delicato candore che allontana dall’uomo ogni sospetto di diffidenza, e lo rende incapace a snaturare le idee, ad al terare le sembianze degli oggetti, a coprir di un velo gl’interni sensi, ed a mostrarsi agli occhi altrui in contraddizione col proprio cuore, fu certamente una delle doti esimie dell’uomo illustre che facciamo a commendarvi. Ad iscoprire il di lui cuore uopo non era di penetrazione ed ingegno, perchè la schiettezza dell’animo suo, allontanando ogni riflesso su di sè stesso, ogni inquieta attenzione su le parole e su gli atti, dava a questi la libertà di mostrarsi nelle loro naturali fattezze. A lui pure, come a ciascun de’ viventi in società, presentavansi gli uomini in varie forme, secondo il grado la condizione, il carattere, e gl’interessi svariati che li distinguono; ma il saggio uomo superiore per indole generosa agli umani riguardi, figli sovente di stolta ambizione, non mai seppe dissimulare, nè per artifizio, nè per genio di carezze lìaltrui amor proprio, e fecesi predominare solo dal sentimento della verità.
Al candor dell’animo aggiunse anche il de Turris il pregio di una rettitudine di cuore da fare invidia alla più severa virtù. S’egli è vero quello che una stolta filosofia combatteva, che l’ uomo cioè ottenga dalla natura alcune disposizioni, o tendenze indipendenti per lo affatto dall’opera, e dalle industrie della educazione, potremmo dirvi, illustri Accademici, che il sentimento di rettitudine fosse innato nel di lui cuore. Colui che spontaneo prestasi a quanto ravvisa conforme al buono, all’onesto, all’utile; ed a questa facil tendenza aggiugne fermo vigore nel sostenerlo, e magnanimo disinteresse nel promuoverlo e conservarlo, questo può dirsi a tutta equità retto di cuore.
Nè poteva egli con tanta giustatezza di animo e rettitudine di volontà obliare ciò che doveva alla patria, e mostrarsi intrepido sugl’interessi e sulla gloria del proprio paese. Venerava i suoi Re, e gli era caro un Trono protettore, un governo pacifico e prosperoso; gli erano care ancora le instituzioni conformi a’ bisogni, al carattere, a’ voti de’ suoi concittadini, e le più proprie a stabilire fra essi le fondamenta della pubblica felicità. Egli aveva per un dettato di morale e di politica filosofica, che ogni buon cittadino debba sempre esser pronto a somministrare da sua parte nuovi elementi al comun benessere con la fedele osservanza de’ propri doveri, ed impiegando tutt’i mezzi capaci a promuovere, e conservare la pubblica prosperità.
Con questi rari principi, con sommo zelo ed energia, e con quella rettitudine di cuore che inspira il vivissimo desiderio di fare il bene, il Marchese de Turris sostenne tutte le cariche, che vi abbiamo indicate.
La sua vita fu una continuazione di lavoro; egli era da pertutto, nel consiglio di Amministrazione de’ dazi indiretti, nelle commessioni dell’ Amministrazione Generale delle monete, in quelle dell’Amministrazione de’ reali Lotti, nelle tornate di questo Reale Istituto ec. ec.: occupazioni sì moltiplicate lo avevano avvezzato ad andare al fatto, alla soluzione di qualunque quistione pel cammino più breve. Le sue discussioni erano profonde e rapide. Egli aveva la brevità dell’uomo che sa apprezzare medesimamente la sostanza delle cose, e la economia del tempo.
Soffri non poco nell emergenze politiche che nell’anno 1820 sursero in questa capitale, sino ad essere esonerato dalle diverse cariche che occupava, ma l’augusto Re Ferdinando I.° volle ch’egli giustificasse la condotta serbata in quella tumultuosa circostanza, e la di lui giustificazione presentò tante pruove di fatto del costante e devoto suo attaccamento al Real Trono, che nel corso di pochi mesi venne solennemente reintegrato in tutti i disimpegni che gli erano stati affidati. Nato de Turris in paese di monarchica instituzione, e beneficato per tanti titoli dal Real Trono, non poteva essere indifferente su tutto ciò che ne risguarda la maestà, i dritti, i privilegi, e ritenere come sagro il dovere di essergli sincero e fedele.
Nell’anno 1790 fu nominato Cavaliere di giustizia del Real Ordine Costantiniano.
Nel 1802 ebbe il titolo di Marchese.
Nell’anno 1824 ricevette la Gran Croce del suddetto Real Ordine Costantiniano. Nel 1826 fu dal Sommo Pontefice Leone XII.° decorato della Croce dell’Ordine di Cristo.
Nel 1831 ebbe la fascia di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I.°; e nell’anno 1843 venne ascritto tra i Maggiordomi di settimana della Real Casa di S. M., insignito della chiave di oro.
Il Marchese de Turris non solo fu benefico fin che visse, ma estese ancora dopo la sua morte gli effetti della sua beneficenza. Della pingue sua fortuna chiamò a parte i collegi, gli orfanotrofi, le pie congreghe, i convitti, e gli ospedali di Castellammare, non che altre religiose famiglie.5

Quest’uomo che tanto si distinse per indole generosa, per ischiettezza ed ingenuità di cuore, e per rettitudine di voleri: quest’uomo tenace del suo proposito per virtù, e per consiglio; eguale sempre a sè stesso nel sentire e nel vivere politico, costantemente devoto a’ propri Sovrani, passionato e tenero per la patria, cui consagrò per lunghi anni pensieri e fatiche, non dovrà reputarsi benemerito della società in cui visse, e degno del rispetto e della riconoscenza de’ suoi concittadini? A siffatte qualità aggiungneremo la più sublime che ornava la di lui anima grande, ch’era il Cristianesimo sincero, e conchiuderemo ch’egli fu beato pel proprio cuore e per la pubblica stima, corona dell’uomo onesto! fu beato per le speranze che dà la Religione, le quali lo sostennero in vita, e lo consola rono in morte! e fu beato perchè la ricompensa della virtù è immortale“.6

Basilica di Pozzano, lapide marmorea del Marchese De Turris, Foto Enzo Cesarano

Basilica di Pozzano, lapide marmorea del Marchese de Turris, Foto Enzo Cesarano7

Ho avuto modo di aggirarmi da ragazzo nel palazzo del Marchese de Turris, oggi Istituto delle suore Stimmatine, in via Raffaele Viviani, ero affascianto dalla bella e luminosa scalinata, una delle poche scale che nel Centro Antico si ascendeva senza fatica, dalla grandezza dell’edificio, la cui massima espressione per me rimane la grande chiesa (cappella privata) del Marchese. Prima di ritornare a Ladispoli ho chiesto ad una delle ultime suore stimmatine ancora presenti (Suor Chiara) se all’interno dell’immenso edificio vi fosse una immagine del Marchese, magari conservata o lo stemma di questi (per una conferma di quello del portale del Sud di cui sopra), purtroppo la risposta è stata negativa, in quanto mi spiegava che prima di passare nelle loro mani tutto il complesso era stato ceduto dai familiari al Comune di Castellammare.8

Sarebbe un delitto trascurare altre informazioni che riguardano questo nostro concittadino, e soprattutto com’è accaduto nel tempo si farebbe torto al Direttore Michele Palumbo, se non citassi la sua meravigliosa e corposa opera su Castellammare di Stabia. Sono diverse le notizie sul marchese e vanno da pag. 546 a 551 del suo corposo volume, di cui rimettiamo in nota.9

Michele Palumbo, la Lapide di marmo a Pippaino, pag. 549.


Note

  1. Secondo Giovanni Celoro Parascandolo, la motivazione della non accettazione del Marchese Giuseppe de Turris, nel primo ceto dei nobili, è dovuta alla presenza di un antenato (del de Turris) annoverato tra i maestri bottari di Castellammare. In: Castellammare di Stabia, Napoli 1965, pag. 282.
  2. Leggi ebook Google libri, Pel Cavaliere Francesco Cantarelli,  tipografia fù Migliaccio, 1844.
  3. In: Archivio Storico del ComuneDelibera di Giunta del 25 Febbraio 1876.
  4. VediGiornale Delle Due Sicilie, numero 93 del Giovedì 18 Aprile 1816, pag. 4. “Jeri S.A.R. il PRINCIPE EREDITARIO si recò, con la sua augusta Consorte e con le LL. AA. RR. il PRINCIPE D. LEOPOLDO e la PRINCIPESSA D. CAROLINA, a visitare la zecca e la fabbrica Reale del tabacco.
    Le LL. AA. RR. furono ricevute da S. E. il ministro delle finanze e dal Signor marchese de Turris, direttor generale de’ dazj indiretti, cui è commesa la cura dell’uno e dell’altro stabilimento. Alla zecca S. A. R. osservò tutti i miglioramenti ivi eseguti, le belle macchine messe in attività per il conio delle nuove monete, e quanto ha con esse relazione. Fu in tale occasione coniata, sotto gli sguardi di S. a. R., una medaglia, la quale avea d una parte l’immagine di S. M. il Re, e dall’altra una leggenda allusiva alla presenza dell’Augusto Principe. Era essa la seguente:
    FRANCISCO JUVENTUTIS PRINCIPE ADSTANTE SIGNATUM XIV KAL. MAIAS MDCCCXVI.
    Dalla zecca S. A. R. si recò alla Real fabbrica del tabacco, ove entrò nelle più minute particolarità della manifattura e dell’amministraione. S. A. R. partì da que’ due belli stabilimenti pienamente soddisfatta dell’intelligenza e dello zelo col quale sono essi oggi diretti“.
  5.  CASTELLAMMARE (comune di)
    Mensa vescovile. È autorizzata ad accettare la donazione fattale dal marchese D. Giuseppe de Turris, 15 luglio 1842, p. 17 – Idem la donazione di partita di annui ducati 100 sul Gran Libro, eseguita in favor suo dal detto marchese de Turris, 17 marzo 1843, p. 118.
    Orfanotrofio di S. Anna. È autorizzato ad accettare la donazione disposta in suo vantaggio dal marchese D. Giuseppe de Turris 15 dicembre 1843, p. 193.

    Achille Morea, La Chiave della Collezione delle Leggi e de’ Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, dal 1 Gennaio 1842 al 31 Dicembre 1843, Napoli 1844, pag. 31. Decreto autorizzante il seminario di Castellammare, in provincia di Napoli, ad accettare la donazione fattagli dal Marchese D. Giuseppe de Turris. tav. XXVII.

    Decreto autorizzante il monastero de’ PP. minori di San Francesco di Paola di S. Maria di Pozzano in Castellammare, provincia di Napoli, ad accettare le donazioni disposte dal Marchese D. Giuseppe de Turris. tav. XLVI.
    (N.°8652) DECRETO permettente alla chiesa parrocchiale sotto il titolo di S, Niccola in Castellammare in provincia di Napoli di accettare la donazione disposta in suo favore dal Marchese D. Giuseppe de Turris con istrumento de’27 di maggio 1843 pel notajo in Napoli Ferdinando Cacace, dovendo rimaner salvi i dritti de’ terzi, ed eseguirsi i pesi imposti colla donazione di che trattasi, non che prendersi nota degli uni e dell’altra nella platea della chiesa parrocchiale (Napoli 8 Marzo 1844.) pag. 92.

    (N.° 8659.) DECRETO permettente al seminario di Castellammare in provincia di Napoli di accettare la donazione in favor suo disposta dal Marchese D. Giuseppe de Turris con istrumento de’ 17 digennajo 1843 pel notajo in Napoli Ferdinando Cacace, dovendo rimaner salvi i dritti de’ terzi, ed eseguirsi i pesi imposti colla suddetta donazione non che prendersi nota degli uni e dell’altra nella platea del seminario. (Napoli 8 Marzo 1844.) pag. 95.

    (N.° 9043) DECRETO che autorizza la chiesa di Pozzano de’ PP. Minori di S. Francesco di Paola in Castellamare nella provincia di Napoli ad accettare il legato in suo favore disposto dal Marchese D. Giuseppe de Turris co testamenti in forma mistica de’ 10 di Ottobre 1841 e 12 di agosto 1843, depositati presso il notajo in Napoli Ferdinando Cacace dovendo eseguirsi i pesi dal testatore imposti col riferito legato, e prendersi nota degli uni e dell’altro nella platea della chiesa il tutto senza pregiudizio de’ dritti de’ terzi. (Napoli 14 Settembre 1844.) pag. 108.
    In: Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie, Anno 1844, Semestre I, Da Gennaio a tutto Giugno, Napoli 1844.

    Disposizione pia: Dal Marchese D. Giuseppe de Turris, a favore della Cappella di San Michele sul Monte Faito nel Comune di Castellammare. d 2 maggio pag. 127. In: Collezione delle Leggi e dei Deecreti del Regno delle Due Sicilie, dall’anno 1841 a tutto il 1845, Napoli 1846.

  6.  Tratto da: Atti del Reale Istituto D’Incoraggiamento alle scienze Naturali di Napoli, Napoli 1847, Tomo VII, da pag. 427 a pag. 435.
  7. A Dio Optimo Maximo, Giuseppe marchese de Turris, il cui solo nome è già una lode, ragguardevolissimo per l’amabilità di costume e per competenza nel disimpegnare l’amministrazione di tutte le Regie Finanze, perché non venisse meno ai suoi doveri verso la religione, la famiglia, la patria, come verso i suoi antenati, per grazia dell’Augusto Re Ferdinando II, in questo tempio di San Francesco di Paola, pose questo monumento per la piissima moglie, Francesca Maddalena de Gemmis, e ugualmente per la sorella Cristina e per sé nell’anno del Signore 1842. In Giuseppe D’Angelo, Le strade di Castellammare di Stabia, Nicola Longobardi editore, 2000, pag. 52.
  8. Altri documenti: In Bullettino delle Leggi del Regno di Napoli,  Tomo I, seconda edizione, da Gennaio a tutto il mese di Giugno, pag. 228, decreto del 29 Maggio 1807 di Giuseppe Napoleone numero 136, articolo 2, il Signor Marchese de Turris viene nominato amministratore dei sali;

    Contratto di appalto della vendita di Tabacchi, stipulato il 10 Febbraio 1835;

    Contratto per la Regia de’ sali e delle polveri da sparo ed appalto de’ trasporti de’ sali, stipulato il 31 Luglio 1837;

    Dalla Nunziatella per la strada detta del Monte di Dio la quale è larga e decorata di buoni palazzi, si passa a S. Maria degli Angioli a Pizzofalcone. E’ questo un bel tempio a tre navi e di belle proporzioni che apparteneva a Teatini ed oggi è parrocchia. Fu edificato nel 1600 con disegno del Teatino Grimaldi. La cupola è dipinta dal Benasca. Vi sono pitture del Massimo del Giordano ed un bel quadro della Sacra famiglia di Andrea Vaccaro. Meriterebbe questo tempio una miglior facciata, di che van prive quasi tutte le chiese più belle di Napoli. Nell’antica casa di Teatini eravi prima l’Intendenza dell’esercito, passata poi a S. Maria delle Grazie a Toledo ed ora nel palazzo del Marchese de Turris vico Carrozzieri a Montoliveto“. In Giuseppe Maria GalantiNuova guida per Napoli: e suoi contorni, Napoli 1845, pag. 41;

    A dì diciotto dicembre milleottocentoventisei

    Innanzi a noi Ferdinando Cacace, del fu Giosuè, Notajo Certificatore Reale, con lo studio nel Vico Concezione di Toledo n. 39 e degli infrascritti testimonj sono comparsi personalmente
    Sua Eccellenza il Signor Marchese D. Giuseppe de Turris, del fu D. Catello, Direttore Generale de’ Dazi lndiretti, domiciliato nella strada Carrozzieri a Monteoliveto n 13 il quale interviene in nome e parte dell’Amministrazione Generale de’ Dazi Indiretti ed elegge per domicilio il locale dell’Amministrazione Generale suddetta, sito strada Porto da una parte
    E la Signora D. Claudia Guillaut, del fu Francesco, autorizzata dal marito Signor D. Francesco Valter, del fu Augusto, proprietario domiciliato strada Petraro n. 22 dall’altra parte.
    Le parti sono a noi cognite”. In: Amministrazione Generale De’ Dazj Indiretti Anno 1827, Napoli 1827, Stamperia Reale, pag. 115;

    Una nota polemica emerge invece da questo libretto (in dialetto) sugli impiegati della Dogana di Napoli, tra questi vien preso di mira anche il Marchese de Turris. Mappa Prudenzeiale, de li mpiegate de Duana de Napole, o sia chiacchierata de lo si Giuseppe lu contrabbanniere, e Dunato lu forz’armata, Napoli 1820, pag. 11-12.

    Si io t’avess ‘a dicere o sentimento mio spassionato, nu comme achelle Ssatere, che se truvajene azzeccate pe li puntune juorn’arrete, che decevano, gnursì, li defiette de’ mpiegate ma nun attaccavano chille defiette, che noceno a l’afficie lloro, e a lu prubbeco, te diciarrìa, ca primmo primmo lu Marchese de Turris è nu briccone, pecche a fatto cchiù cuntrabban’ isso de legnamme e grano à Саstiellammare pe Spagna, quanno nun c’era strazzione, che nu mm’aggio fumato io pippe de Tabacco, e mmo a fatto ò zelante cu nu precipizio de forz’armata cumm’ a mme, che se nne putarriane fa duje reggemente a occhie nchiuse“;

  9. Michele Palumbo, Stabiae e Castellammare di Stabia, Edizioni Aldo Fiory, Napoli 1972, pag. 546 a 551,

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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