Il faro di Castellammare di Stabia

Storia e Ricerche

Il faro di Castellammare di Stabia

articolo di Maurizio Cuomo

Il faro (quadro di Gaetano Di Capua)

Il faro (quadro di Gaetano Di Capua)

In questo breve articolo descriverò quello che un tempo fu il faro del porto di Castellammare di Stabia, un gioiellino architettonico di epoca borbonica oggi soppresso, che fino alla metà degli anni ’40 del secolo scorso svettava, suggestivo ed austero, sulla punta del molo, nella certezza di fare cosa utile e gradita ai lettori, e ai tanti studiosi ed appassionati di storia locale.

Il cenno storico

Il Sovrintendete Michele Palumbo, nella sua antologia storica “Stabiae e Castellammare di Stabia”, edita nel 1972, asseriva che “Di fari marittimi, situati alla radice del molo foraneo, Castellammare ne ha avuto più d’uno. Quello fatto costruire da Ferdinando II di Borbone era di 4° ordine, e per approntarlo le pratiche andarono dal 1827 al 1839, fino all’approvazione del relativo deliberato avvenuto nel 1841. Il lavoro fu eseguito nel 1842 dall’Impresa Parisi, su progetto dell’ing. Pasquale Coppola”[1. informazioni tratte da: “Stabiae e Castellammare di Stabia” antologia storica di Michele Palumbo. Aldo Fiory Editore – Napoli (1972). Capitolo n. 125 dal titolo “Il faro del Porto” (pagg. 183 e 184).].

Il faro borbonico (coll. Gaetano Fontana)

Dalla consultazione di una rara stampa (di proprietà del collezionista stabiese Gaetano Fontana, documento intitolato “Faro di Castellammare”, risalente all’incirca al 1870)[2. Nella rubrica “Le stampe antiche di Gaetano Fontana“, che presenta un prospetto molto dettagliato di quella che verosimilmente fu questa antica costruzione, aggiungiamo, a futura memoria e ad onor del vero e del giusto, che il faro borbonico, entrato in funzione nel porto di Castellammare il 1° maggio 1843, era con ogni probabilità un faro di 5° ordine e si trovava sulla punta del molo a 0. dell’entrata del porto.

Dallo studio della stampa emergono dettagli

Dal dettaglio della stampa apprendiamo, inoltre, che le sue coordinate geografiche erano le seguenti: latitudine N. (40° 41′ 36″) longitudine E. da Parigi (12° 8′ 6″), che tradotto e aggiornato alle coordinate di riferimento odierne (ovvero Greenwich), diventa (14° 28′ 20″); il calcolo di conversione posiziona il segnaposto proprio in prossimità (pochissimi metri) di un punto fermo dell’attuale porto; operando poi, qualche impercettibile aggiustatura

Punto in cui ricade il segnaposto facendo la conversione delle coordinate

Punto in cui ricade il segnaposto facendo la conversione delle coordinate

di calibro (nella conversione dalle vecchie mappature, non di rado si verifica qualche spostamento di sorta), verosimilmente si potrebbe posizionare il faro a latitudine N. (40° 41′ 37″) longitudine (14° 28′ 18″) nella seguente posizione, raggiungendo agevolmente un prolungamento dello scalo di terra ferma ancora esistente[3. Il calcolo e la conversione delle coordinate geografiche è stato gentilmente operato da mio figlio Domenico Cuomo]:

Coordinate aggiustate (a cura di Domenico Cuomo)

Coordinate aggiustate (a cura di Domenico Cuomo)

Continuando nel consulto della carta, tra le altre innumerevoli informazioni, si apprende inoltre che il faro poggiava la sua torre di colore rosso, sulla batteria del molo ed aveva una forma dodecagona, aveva un raggio di azione della portata di 14 miglia marittime, che serviva a rischiarare la costa del golfo di Napoli, e a segnalare l’imboccatura del porto.

Ulteriori dettagli storici

Fatte le opportune precisazioni e riprendendo poi lo scritto del Palumbo, aggiungiamo che “Il primo faro costruito dal Governo italiano, presieduto a quel tempo dal Ministro Lanza, ha il suo anno di nascita nel 1870. Esso sorgeva dal mare svelto e isolato, e risultava di chiara segnalazione ai naviganti.

Ebbe vita fino al 1945 (per errata corrige sul Palumbo: leggasi 1943)[4. “Su segnalazione del dott. Corrado Di Martino, correggiamo l’errore di stampa presente nel testo del Palumbo, che indicava erroneamente il 1945 come anno della distruzione del faro; va invece retrodatata al settembre 1943, periodo in cui i tedeschi si ritirarono.] quando, per rappresaglia, fu distrutto dai guastatori nazisti, durante la 2a guerra mondiale, in ritirata per l’incalzare delle truppe alleate.

Tale distruzione avvenne insieme con l’affondamento dell’incrociatore “Giulio Cesare Germanico” e di altri mercantili ancorati al porto, nonché col saccheggio, incendio e devastazione delle officine della Navalmeccanica e della Corderia.

Il nuovo faro a monte

In prosieguo di tempo, sia per consentire alla Navalmeccanica le necessarie trasformazioni del tratto della banchina ed impiantarvi le officine con le più moderne attrezzature per l’allestimento di navi anche di grosso tonnellaggio, e sia per riconosciute esigenze di motivi tecnici e di visibilità, il faro è stato spostato a monte della strada panoramica, e precisamente all’altezza della soprastante proprietà Elefante.

Il faro di Stabia

Il faro di Stabia (foto Ferdinando Fontanella)

Da questo posto esso ha cominciato le sue segnalazioni a partire dal 26 gennaio 1965, dopo la solenne ed austera cerimonia inaugurale, con la benedizione impartita dall’Ordinario Diocesano, presenti le Autorità militari del Basso Tirreno e locali, le Autorità civili e i dirigenti della Navalmeccanica.

La costruzione eseguita sotto la direzione del Genio Civile di Napoli, dall’Impresa Nunziante Scote di Torre Annunziata[4. La lettrice Letizia Scote fa notare che l’impresa di Nunziante e Francesco Scote era di Castellammare di Stabia e non Torre Annunziata: “Francesco Scote era mio nonno ed era in società con il fratello Nunziante. Il faro fu il primo lavoro che fecero sulla terra visto che in passato avevano sempre lavorato sott’acqua come palombari.], per una spesa complessiva di oltre trenta milioni di lire, consta di una torre in muratura, attintata di bianco, con annesso caseggiato-alloggi per il personale addetto, e di magazzini.

Il faro installato ha una portata luminosa di miglia 16,5, e una portata geografica di miglia 14,3. Le caratteristiche d’intermittenza sono:

luce 1,5 secondi – eclisse 1,5 secondi
luce 1,5 secondi – eclisse 5,5 secondi.

Questo faro è il primo costruito in Italia nel quadro di ammodernamento dei porti.


Note:

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