Deperimento lecci in villa comunale

Caro Maurizio e cari affezionati lettori di Liberoricercatore.it, oggi 20 luglio 2012 scrivo per fare un breve aggiornamento circa la progressiva moria degli alberi di Castellammare (per visionare la precedente denuncia, si legga: “Discorso circa le alberature stabiesi“). Ormai sono anni che segnaliamo, a più riprese, il deprimente stato di abbandono del nostro patrimonio arboreo, ma i risultati ottenuti sono stati nulli, e la città continua inesorabilmente ad avvizzire.

Non voglio dilungarmi troppo, perché sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Ci tengo solo a segnalare che anche i lecci (Quercus ilex L.) presenti in villa comunale, nei pressi delle giostrine pubbliche e della Cassa Armonica, stanno morendo uno dopo l’altro.

Gli stabiesi si renderanno conto della grave perdita solo quando il cocente sole, non più schermato dalle chiome, renderà anche questo tratto di lungomare impraticabile nelle ore diurne.
Vi chiederete perché queste querce, che possono vivere anche mille anni, muoiono? Beh, perché Castellammare non le merita!
Sapete, gli alberi piantati in città, a differenza di quelli che crescono spontaneamente nei boschi, vanno accuditi. Ad esempio se la stagione è poco piovosa, e gli alberi sono piantati troppo vicini al mare, in una situazione di alta salinità, possono soffrire di siccità. In questi casi gli addetti (che se non sbaglio si chiamano giardinieri) provvedono tempestivamente con innaffiature. Se così non fosse, le querce stressate dalla sete si indeboliscono e ciò comporta una maggiore esposizione all’attacco di parassiti e malattie che accelerano ulteriormente il deperimento causando in breve la morte.
Sono certo che tra i tanti lettori del sito ci sono anche alcuni esponenti della politica locale accasati tra i banchi di Palazzo Farnese, non importa che siano al governo della città o all’opposizione, quello che conta è che sappiano che i primi responsabili di questa triste fine sono loro e la loro incapacità. Se sono al governo, significa che non sanno governare, viceversa non sanno opporsi alla cattiva amministrazione. Il risultato è comunque un bel nulla di fatto.
A voi Signori e Padroni di Castellammare, do qualche consiglio sul da farsi. Prima di ogni cosa incaricate qualcuno di innaffiare abbondantemente questi alberi. Nel medesimo tempo provvedete a contattare un agronomo, nel caso il comune avesse già qualcuno nell’organico invitatelo a fare il lavoro per cui è pagato, per una consulenza precisa sulle cause del male e una possibile cura.
A voi Oppositori dei Signori e Padroni, vi chiedo di controllare se il comune ha in organico giardinieri e agronomi e, nel caso la risposta fosse affermativa, chiedere conto della loro inefficienza. Vi chiedo poi di quantificare il danno economico causato dall’incuria, qualcuno dovrà ricomprare gli alberi morti e ciò poteva essere evitato se l’amministrazione fosse stata efficiente. Magari la Corte dei conti potrebbe essere interessata.

La lettera inviata nel 2010 al Sindaco Luigi Bobbio.

La lettera inviata nel 2010 al Sindaco Luigi Bobbio.

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Collaboratore di Redazione

Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

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