Antonio Bazzini a Castellammare
di Giuseppe Zingone
Dei numerosi ospiti della nostra Castellammare di un tempo, riemergono grazie alla ricerca tante notizie (come piccole fenici rinascono dalle loro ceneri) e grazie alla vastità di dati immessi nel web riusciamo anche a dare un volto a questi illustri personaggi. Essi giungevano nella nostra città, per viaggio, per lavoro, per svago, godendo della bellezza dei luoghi, in un tempo non molto lontano dal nostro, epoche però, che sempre più frequentemente oggi, rimpiangiamo.
È questo il caso di Antonio Bazzini violinista e compositore, nato a Brescia l’11 marzo 1818. All’età di otto anni inizia a studiare violino dal maestro Faustino Camisani. Già in giovane età (nel 1836) le sue doti di esecutore e di compositore gli permisero di essere ascoltato favorevolmente da Paganini, che lo esortò a intraprendere l’attività concertistica in Italia e all’estero. “Da allora sino al 1864 egli, percorse una trionfale carriera, che lo portò nei principali centri d’Europa. Cominciò i suoi viaggi in Italia, suonando a Milano, a Venezia, a Verona, a Trieste. Presto gli orizzonti si allargarono ed egli passò in Germania, in Danimarca, in Austria in Ungheria e in Polonia. In Germania, dove si recò dal 1841 al 1845, fu a Dresda e a Berlino, fermandosi (nel maggio 1843) più a lungo a Lipsia, città in cui si dedicò anche intensamente agli studi di composizione (ebbe allievi, fra gli altri, A. Catalani, G. Puccini, M. Mascagni, M. E. Bossi, ecc.), finché le cattive condizioni di salute lo costrinsero ad interrompere tali attività. Morì a Milano il 10 febbraio del 1897“.1
Fu a Castellammare ben due volte, in entrambi i casi i suoi concerti si celebrarono per l’élite presente a Castellammare durante la bella stagione, il tutto si svolse in una sala dell’Albergo reale, ecco l’esposizione che ne fa il giornalista il cui pseudonimo è Le Cicerone des Deux-Siciles.
“CASTELLAMARE. Bazzini è venuto ad operare una seconda volta il portento di riunire in una sala dell’Albergo reale2 gli abitatori delle sparse ville di Castellamare, che una più lunga dimora qui non ha persuaso meglio di prima a radunarsi in brigate sollazzevoli come negli altri luoghi di acque e di bagni. Abbiamo perciò, mercé sua passato, mercoledì la sera, una seconda volta in rassegna le belle straniere onde Castellamare va superba nei mesi estivi.
Il violino di Bazzini ci ha rivelato ad un tempo e nuovi suoni incantevoli e nuove leggiadre abitatrici di queste ville. Questo egregio suonatore non solo ha qui condotto da Napoli, perché prendessero parte attiva alla sua accademia, e il signor Zury già applaudito al teatro Nuovo, ed il signor Albanese uno dei più zelanti cultori del pianoforte, ma ci ha fatto col suo violino magico apparire innanzi una leggiadra giovine parigina la signora Rosalia Boutet,3 educata in Firenze alla musica, ricca di una bella voce di soprano, e a quel che pare di un anima ardente che trasfonde il suo calore nella parola. Ella fu già in Firenze, appunto ad un’accademia del Bazzini, molto applaudita: ma qui era da ben due mesi ignorata; ella forse ogni dì gorgheggiava solitaria, e il suono delle sue agili note andava perduto per tutti. E probabile che i fervidi applausi ch’ella riscosse ieri a sera da questa sceltissima udienza l’avranno confortata a perfezionar con lo studio le belle doti che possiede, per farne poi sperimento su qualche teatro.
Quanto al Bazzini, io ne ho già scritto altre volte, e se egli può col suo arco recare grandissimo piacere, facendo mille variazioni sopra un medesimo tema, io credo che con la mia penna recherei invece molta noia provandomi a farne anche solamente un paio. Dunque basterà ch’io vi dica che egli piacque ancor più che la prima volta, specialmente quando stanco di provarci il suo valore nelle cose che si dicono difficili tornò a farci udire quegli appassionati e facili canti, facili perché facilmente vanno all’anima e la commuovono, ma che veramente è difficilissimo crearli si belli come fece il Donizetti nel finale della sua Lucia, e difficilissimo esprimerli con tanta grazia e tanta evidenza come fa il Bazzini da emulare Dupree e Rubini, il principe dei tenori. (Le Cicerone des Deux-Siciles.)”.4
Come spesso succedeva la stessa notizia veniva rimbalzata anche da altri giornali d’epoca, come abbiamo avuto modo di appurare, nel: Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, Anno VI, numero 74, di Mercoledì 16 Settembre 1846, pag. 299.
Lettera di Antonio Bazzini a Giovanni Ricordi
Sig.r Giovanni Ricordi Milano.
Napoli 15 Luglio 46
Amico Carissimo!Io non sono in debito con te d’altra risposta, che alla tua ricevuta ai primi d’Aprile scorso a mezzo del Sig.r Jouhaud in Firenze, nella quale mi proponevi il grasso mercato, per la mia Romanza dedicata alla Beltrami Barozzi, del zero via zero. Ma di ciò ad altro momento. Se tu però mi hai scritto dopo altre lettere, saranno rimaste Dio sa dove; io non ebbi più il piacere di vedere tuoi caratteri. Mi confesso colpevole del resto di non averti subito risposto da Firenze e ti prego a non volerlo attribuire a dimenticanza né a trascuraggine; ma soltanto a quel benedetto vizio di rimettere sempre dall’oggi al dimani; e che ne conduce a far mai niente. Ma veniamo a bomba!
Hai fatto benissimo a rispondere al Conte di Idachroeden, che inviasse a te il pacchettino. Se lo ricevi fallo consegnare a mia madre Teresa Bazzini in Brescia Contrada della Mercanzia, coll’ordine al tuo incaricato di ritirarne ricevuta. Schlesinger di Berlino non mi ha scritto, ma godo che abbia pubblicato i Sei Morceaux Caractéristiques, de’ quali in conseguenza tu avrai ricevute le prove per ristamparli, sebbene nella carissima tua non me lo accenni.
Dopo Firenze e Livorno, io sono sempre quì in Napoli arenato da questo caldo. Ho dato tre Concerti al Fondo, ed uno a Castellamare [sic] e fra breve ne darò uno ai Fiorentini. Devo partire per la Sicilia, e sono atteso anche a Malta in Settembre (vedi che vado cercando il fresco) ma sto aspettando che il cielo si annuvoli. È mio divisamento di riprodurmi nell’Autunno in Napoli, ove c’è gran desiderio di riudirmi, ma voglio attendere, che sia riaperto S. Carlo in Ottobre. Scrivimi dunque a Napoli, e dimmi qualche cosa musicale della nostra Milano, e degli amici.
Vi sarà stata, o vi sarà qualche menzione di me nella tua Gazzetta musicale, se almeno gli Articoli del Sibilo, dell’Omnibus, del Salvator Rosa, del Cicerone, e della Gazzetta Ufficiale delle due Sicilie giungono in Lombardia. I nostri giornali bisogna cercarli quì colla lanterna. Mi pare di essere segregato dal mondo. Anche le mie composizioni, che tu hai pubblicate, quì non si trovano, e ad alcuni che ne fecero ricerca, ho detto di scrivere a Firenze alla tua ditta. Ora sto componendo un nuovo pezzo per Violino sovra Temi Napoletani, e spero che debba riuscire d’effetto, e di una forma alquanto nuova.
Non sono troppo entusiasta dei maccaroni, ed invidio voi altri che mangiate risotto …. Troverai questo salto dalle composizioni ai maccheroni un poco ardito, ma siccome è quasi l’ora del pranzo, lo stomaco suggerisce delle idee, come il cuore e la mente!
Addio, sta sano – mille saluti al Tito, moglie etc.; scrivimi e credimi
L’aff.mo tuo amico
A. Bazzini5
Suggeriamo infine l’ascolto di questo brano dell’artista: Bazzini Antonio, Souvenir de la Sonnambula di Bellini, eseguita da Anca Vasile Caraman violino e Alessandro Trebeschi piano.
Articolo terminato il 17 Agosto 2022
Note:
1. Info tratte dalla voce: BAZZINI Antonio, Treccani.it.
2. Catello Parisi, Cenno storico-descrittivo della città di Castellammare di Stabia, Firenze 1842, pag. 27.
3. La vita di Rosalia Boutet s’intreccia con quella di Cesare Ciardi, “nominato da Leopoldo II Granduca di Toscana con decreto del 7 Novembre 1843, flautista in Firenze della Regia Camera e Cappella. Il Ciardi rimasto vedovo della Signora Cherubina Casini di Prato e sul finire del 1853 fu scritturato da un “intraprenditore” per dare un seguito di concerti in Russia, giunto a Pietroburgo ed ivi prodottosi con infiniti applausi, videsi mancati i patti stabiliti con l’intraprenditore stesso, il quale profittando dell’isolamento in cui il Ciardi là trovavasi, traeva a se e faceva suoi tutti i proventi del Ciardi. Fortuna volle bensì che in quella cospicua città ei s’incontrasse con la egregia donna signora Rosalia Boutet, dal Ciardi già conosciuta in Firenze, colla quale legossi poi in Pietroburgo in seconde nozze, la quale, mercè le cospicue sue relazioni e sulla minaccia di appello ai tribunali pervenne a svincolare il Ciardi dagli impegni contratti col disonesto intraprenditore, di guisa che da allora in poi esso poté suonare nei concerti a totale suo lucro“. In: Atti dell’Accademia del Regio Istituto Musicale di Firenze, Anno XVI, Firenze 1878, pag. 25 e 26.
4. Gazzetta musicale di Milano, Anno V, numero 36, DOMENICA 6 Settembre 1846, pag. 287.
5. Archivio Storico Ricordi, Lettera di Antonio Bazzini a Giovanni Ricordi, Napoli 15 Luglio 1846, Id: LLET004288.






Vorrei sapere dove esattamente si trovava L’ albergo reale a Castellammare e se tuttora e’ visibile.Grazie
Da quanto su argomentato e documentato risulta evidente che il Grande Albergo Reale, gestito dal sig. Bernardo Chiesara[17] fin dal 1839, e magnificamente descritto dal Parisi nella sua pubblicazione[18], non può sicuramente essere stato ubicato nel palazzo di cui abbiamo tracciato la storia dalle origini fino all’anno 1857, ma in quello che attualmente è conosciuto come Palazzo Cardone, e che invece, all’epoca, era di proprietà del sig. Antonino Spagnuolo. Infatti per l’omonimia dei cognomi, per la posizione topografica entrambi in piazza Umberto 1° e per aver perso la memoria del primo proprietario, si è per gli anni passati fatta confusione, cosa, che ancora oggi più di uno storico continua a fare (fig.3). Rimetto anche il link all’articolo di Gelda Vollono e Lino Di Capua: buona lettura https://www.liberoricercatore.it/dal-torrione-al-palazzo-spagnuolo/
Sul perché Michele Esposito sia andato via da Castellammare è scritto nell’articolo. La domanda che io le farei è un’altra: Lei perché è rimasta o è andata, qualora non sia più a Castellammare…. Michele Esposito doveva diventare quello che la storia oggi gli attribuisce. Saluti