Vincenzo Carrese

Vincenzo Carrese: Orgoglio Stabiese

a  cura di Gaetano Fontana

1930 Carrese agli inizi della carriera

Vincenzo Carrese nasce a Castellammare di Stabia il 20 marzo 1910.

Il padre Pietro, professore di matematica, è stato sindaco nel 1920 (una centralissima strada cittadina porta il suo nome).

Ma chi era Vincenzo Carrese?

Possiamo senza dubbio dire che è stato il primo fotoreporter italiano anche se non amava definirsi un fotografo, ma manager della fotografia.

A 17 anni il padre lo manda a Milano dallo zio Ferdinando D’Amora (altro stabiese illustre poco conosciuto dagli stabiesi) direttore della “Domenica del Corriere” dal 27 luglio 1924 al 1929 (anno in cui è morto per infarto).

Lo zio gli sconsiglia di intraprendere il mestiere di giornalista.

Gli suggerisce invece,  di studiare l’inglese e dedicarsi alla fotografia ancora in fase sperimentale e per cui prevede uno sviluppo in futuro.

Per questo  gli procura la rappresentanza per l’Italia della Wide Word Photos, agenzia fotografica del New York Times.

Vincenzo quindi inizia per collocare, anche se con grossa difficoltà, materiale americano ai giornali italiani. ma ad un certo punto incomincia a vendere agli americani immagini provenienti dall’Italia. Questo gli apre una nuova strada.

Due anni dopo, abbandonato gli americani, prende la rappresentanza dell’agenzia fotografica inglese “Keysone” e così incomincia a distribuire immagini europee molto più facili da vendere ai giornali italiani.

Nel 1934 il punto di svolta.

 Il “Corriere della Sera” gli chiede di assumere la gestione del servizio fotografico del giornale.

In quel momento politico, in pieno regime fascista, quasi tutte le foto provenivano dall'”Istituto Luce”,  quindi quasi tutti i quotidiani erano costretti a pubblicare le stesse foto.

Il Corriere aveva esigenza di diversificarsi e dando al giovane Carrese (con il suo gruppo di fotografi) la gestione del servizio fotografico si garantiva foto diverse dalle altre testate giornalistiche.

Vincenzo accetta l’incarico.

Si improvvisa lui stesso fotografo ed incomincia ad avvalersi di una serie di fotografi in maniera continuativa (ricordiamo tra i suoi più stretti collaboratori Fedele Toscani padre di Oliviero noto per le sue fotografie della pubblicità della Benetton).

Decide di aprire un ufficio a Milano con alcuni fotografi alle sue dipendenze e nel 1936 fonda la società “Publifoto” che in futuro diverrà una delle agenzie fotografiche più importanti del mondo. Ricordo che siamo in pieno regime fascista e Carrese ha sempre dimostrato di avere idee antifasciste.

Per la verità Carrese era un partigiano della “Brigata Giuseppe Mazzini”.

Voglio ricordare un episodio molto significativo per capire il Carrese non solo dal punto di vista professionale, ma come uomo.

Nel 1944 ospita in via Solferino 36 Elio Luxardo (proveniente da Roma liberata dai Tedeschi) che diventerà un fotografo di fama mondiale conosciuto come “Il fotografo delle Dive”.

Luxardo sposato con una tedesca  è responsabile dei servizi cinematografici della X Flottiglia MAS quindi un fascista convinto. Tutto il materiale, compreso quello di propaganda della brigata partigiana “Giuseppe Mazzini”, è nascosto nell’appartamento occupato da Luxardo, a sua insaputa. Ma quando i partigiani stanno per liberare Milano, Vincenzo chiede a Elio di lasciare la città. Luxardo nasconde la moglie e il figlio in un convento di suore tedesche di via Boscovich, quindi il 26 aprile del ’45 viene arrestato e tradotto nel campo di concentramento di Bresso. Sarà di nuovo Carrese a salvare l’amico, scrivendo di suo pugno: «Io sottoscritto Vincenzo Carrese, partigiano della brigata Mazzini dichiaro che il sottotenente della X MAS, Elio Luxardo, ha, per oltre tre mesi, fatto scientificamente buona guardia, nel suo appartamento di via Solferino 36, al materiale di propaganda e di servizio della brigata Mazzini. Il colonnello Carlo Ancillotti può confermare il doppio gioco dell’ufficiale repubblichino».

Nel 1943 il laboratorio e l’archivio di via Solferino a Milano fu bombardato e Carrese dovette sospendere l’attività trasferendosi a Saronno dove apre un negozio di materiale fotografico. Ma al tempo stesso in questo periodo in caso di necessità fotografa lui stesso o raccoglie fatte dai suoi amici. Sue sono le foto scattate dopo il bombardamento di Milano dell’agosto 1943 e le foto dei primi antifascisti milanesi dopo l’8 settembre.  E’ sua la celebre foto di Mussolini appeso a testa in giù a Piazzale Loreto.

Dopo la guerra recupera dalle macerie le lastre e i negativi di via Solferino circa 10 mila foto che danno una buona panoramica dell attività dell’agenzia durante il periodo fascista.

Dopo una breve parentesi all’ “Unità” assume l’appalto per il Corriere della Sera.

Fornisce  al giornale tutte le foto che servivano senza problemi perché  aveva a disposizione notte e giorno una serie di fotografi capaci di coprire ogni notizia. Apre uffici  a Torino, Napoli, Palermo e Genova creando una serie di corrispondenti in tutta italia.

Nel 1947 assume l’appalto e la gestione del servizio fotografico dell'”Europeo” da poco fondato.

Quando l’Ansa in quel periodo decide di allargare la propria attività e di aprire un settore fotografico Carrese le propone i suoi servizi secondo la formula “l’Ansa informa la Publifoto fotografa l’Ansa distribuisce.

Ma dopo due anni l’Ansa decise di creare un proprio servizio fotografico e cessa la collaborazione con Carrese il quale  capisce subito il pericolo che corre, Infatti l’Ansa fornisce notizie e foto ai giornali che ne sono anche proprietari.

A questo punto Carrese punta tutto sul colore e incomincia anche a fare foto per la pubblicità e per l’industria fonda la Publicolor.

Nel 1956 nasce il quotidiano “Il Giornale” e Carrese assume in appalto il servizio fotografico,

La Publifoto occupa un intero piano del giornale ed ha 27 fotografi e 107 dipendenti,

Con la morte di Mattei Carrese perde l’appalto con il giornale.

Così decide di fondare la “Publifoto Commerciale” che si occupa di fotografia industriale, moda e pubblicità e può essere considerata la prima struttura per la produzioni di immagini commerciali concepita come azienda.

Questo diventa l’unico settore produttivo dal punto di vista economico perché come amava ripetere: “Con il fotogiornalismo non si guadagna nient’altro che l’archivio”,

Nella metà degli anni ’70, Carrese si ritira  si dedica alla sistemazione dell’ archivio che conta  milioni di negativi.

1971 MILANO Vincenzo CARRESE ritira Premio Fotoreporter da Angelo ROZZONI

Nel 1972 cede a Pratelli i laboratori e le attrezzature.

La gestione dell’ archivio che ha preso il nome di Publifoto Notizie verrà curato da lui i fino alla sua morte avvenuta 17 ottobre 1981. Successivamente sarà curata del figlio Nando e nel 2015 viene  acquistata dalla Banca Intesa San Paolo.

L’archivio conta più di 7 milioni di fotografie racconta otre 50 anni di storia dell’Italia.


Fonti:

“Professione Fotoreporter” editore Massimo Baldini 1983

Il sole 24ore “Luxardo fissò i Muscoli” 15 settembre 2013

Per approndire;

Grandi Fotografi Fabbri “PUBLIFOTO 1946-1966 – IMMAGINI DI VITA ITALIANA”

CACCIATORI DI IMMAGINI: MEZZO SECOLO DI PUBLIFOTO (PUBLIFOTO LA STAMPA 1989)

Vicenzo Carrese. Un album di fotografie. Racconti. Ed Il diaframma 1970

 

 

 

About 

Collaboratore di Redazione

Appassionato di immagini d'epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: "Le stampe antiche" e "Le navi varate a Castellammare".

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