Stabiesi nel mondo

Stabiesi nel mondo (a tutti gli STABIESI a vario titolo sparsi per il mondo)

Stabiesi nel mondo
(a tutti gli STABIESI a vario titolo sparsi per il mondo)

di Giuseppe Zingone

Stabiesi nel mondo

Stabiesi nel mondo

Premessa

Accade sempre più spesso che la storia contemporanea, anche piuttosto recente sia tenuta in così poco conto, sia da giovani che dagli anziani della nostra società, per cui fenomeni come l’emigrazione, sono soventemente obliati.
Una definizione di emigrazione: “Fenomeno sociale per cui singoli individui o gruppi di persone abbandonano il luogo di origine per trasferirsi altrove, di solito alla ricerca di lavoro”.
Questi eventi di portata spesso mondiale sono anche alla base dell’evoluzione umana, basti pensare all’Homo Sapiens venuto dall’Africa il quale soppianta l’Homo Neanderthalensis; il popolo di Israele che si sposta nel deserto verso la terra promessa; la ricerca da parte delle popolazioni nordiche di climi e territori più favorevoli alla propria sopravvivenza, la stessa scoperta delle Americhe e la sua successiva colonizzazione, fino alle moderne forme di conquista dei territori da parte delle nazioni europee.
Giungiamo seppur per salti secolari al periodo che ci interessa ossia quello a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
L’Italia è stata fonte di emigrazione nel suo recente passato, oggi al contrario è Paese d’immigrazione: per poter capire questo fenomeno, che oggi viviamo quotidianamente e che molto probabilmente è solo all’inizio, è importante capire cosa hanno vissuto gli italiani che partivano verso l’estero nel secolo scorso.

Alcuni dati per capire

“Gli italiani all’estero secondo le stime del Ministero per gli Affari Esteri nel 1986 erano 5.115.747, di cui il 43% nelle Americhe e il 42,9% in Europa. L’entità delle collettività di origine italiana ammonta invece a decine di milioni, comprendendo i discendenti degli immigrati nei vari paesi. Al primo posto troviamo l’Argentina con 15 milioni di persone, gli Stati Uniti con 12 milioni, il Brasile con 8 milioni, il Canada con un milione e l’Australia con 540.000 persone”.
La sola Campania contribuì in termini di vite umane tra il 1876 e il 1900 con 520.791 uomini e donne e tra il 1901 e il 1915 con 955.188 persone.

La letteratura dell’emigrazione e pressoché infinita, come la filmografia, un sito di particolare interesse riccamente documentato che non riprendiamo, ma che consigliamo è www.cestim.it/07emigrazione.htm.

L’Emigrazione in poesia

Il ricordo in prosa di chi quelle persone le ha viste partire (proprio perché nato a cavallo di quegli anni):

L’EMIGRANTE
(Raffaele Viviani)

E io lasso ‘a casa mia, lasso ‘o paese
E me ne vaco ‘America a zappare.
Pe’ fa’ fortuna, parto e sto nu mese
senza vede’ cchiù terra: cielo e mare.

E lasso ‘a patria mia, l’Italia bella,
pe’ ghi’ luntano assaie, ‘nterra straniera.
E sott’a n’atu cielo e n’ata stella
trasporto li guagliune e la mugliera.

E llà, accummencia la malincunia,
penzanno alla campagna addo’ so’ nato,
a chella vecchia santa ‘e mamma mia
e a tutt’‘e cose care d’‘o passato.

E ghiennemenno cu ‘a speranza ‘ncore
ca vene ‘o juorno che aggi’‘a riturna’,
saglio cchiù allero a buordo a lu vapore
ogge, si parto, è pe’ necessità.

E io lasso ‘a casa mia, lasso ‘o paese.

L’emigrazione e gli stabiesi

Sicuramente l’emigrazione fu vissuta dai nativi, con un senso di fastidio crescente, che divenne persecuzione ed anche xenofobia in alcuni casi; è altrettanto vero che non tutto il “Made in Italy” esportato, in termine di umanità era prossimo alla santità. Di sicuro però la stragrande maggioranza di questi uomini, donne e bambini hanno contribuito al miglioramento delle società che li ospitava, immettendo in essa nuova linfa, nuovi valori, edificando una realtà sociale multietnica fino a quel momento sconosciuta (molti di questi uomini hanno donato la propria vita per ciò che avevano sognato). Anche Castellammare di Stabia vide partire numerosi suoi figli; il luogo di partenza era Napoli come è noto, e il mezzo di trasporto la nave. Per chi sceglieva gli Stati Uniti, il luogo simbolo di una possibile nuova vita, era e rimane ancor oggi la città di New York.

Non a tutti è noto che i coniugi Gabriele Caponi e sua moglie Teresa Raiola (stabiesi), erano i genitori del gangster più famoso della storia, Alphonse Capone, il cognome con molta probabilità fu mutato per un banale, ma normale a quei tempi errore anagrafico. Sulla vita di Scarface, si sono scritti numerosi libri ed ancora oggi influenza molta filmografia. Dei genitori si sa che giunsero negli Stati Uniti a New York nel 1893; Gabriele Caponi, barbiere, sua moglie Teresa ed il piccolo Vincenzo di sei anni, sbarcarono su una delle tante banchine del West Side.
Di lì ad un mese Teresa darà alla luce il secondogenito Ralph, insieme vanno ad occupare un piccolo appartamento in un palazzo di cinque piani di Brooklyn, più esattamente in Navy Street.
“La fortuna arrise quasi subito a questa famiglia napoletana che nel breve volgere di qualche settimana si integrò perfettamente nel non facile ambiente di Little Italy, e che soprattutto poté fregiarsi dell’acquisto di un piccolo locale in Park Avenue, subito adibito a barbiere da Gabriele. Alphonse nasce il 17 gennaio del 1899, quando la sua famiglia si trova all’ombra della Statua della Libertà già da sei anni, e quando i Capone sono diventati cinque grazie all’arrivo di Salvatore (conosciuto poi in seguito come Frank). E Al non sarà nemmeno l’ultimo, visto che gli anni a seguire vedranno le nascite di John, Albert, Matthew e di due femminucce: Rose e Mafalda. Il padre avrebbe voluto che i figli lo aiutassero in negozio, ma Al non dimostrò mai grande interesse per il lavoro del padre, preferendo invece gli ambienti più liberi, ma decisamente «malsani» del porto”.

Non spetta a noi riabilitare la figura di Al Capone, in questa spicciolata analisi, cosa che per il rispetto di molte vite umane ci sembra anche sconveniente; emerge però qui un luogo comune per cui oggi quando si vuol parlare di criminalità organizzata a certi livelli, il paragone agli anni ‘20 di Capone è inevitabile quanto insufficiente per descrivere il fenomeno della Chicago del suo tempo; inoltre sembra che ogni crimine compiuto da un italiano all’estero sia associato alla malavita o additato come gesto mafioso quasi fosse una connotazione del nostro DNA.

Per dovere di cronaca e per meglio definire le origini italiane della famiglia Caponi, riportiamo la lettera inviataci dal prof. Giuseppe D’Angelo (massimo conoscitore storico locale contemporaneo), con la quale egli fa notare un radicato errore storico. La missiva ci è stata gentilmente inviata nel chiaro tentativo di dare, come è giusto che sia, una collocazione territoriale più esatta della famiglia Caponi: “Ho letto l’articolo di Zingone sugli stabiesi nel mondo. Molto interessante e utile. Vorrei soltanto ribadire e correggere un errore (non di Zingone). C’é stato un autore che ha sostenuto che la famiglia di Al Capone fosse di Castellammare di Stabia. E’ un grossolano errore, ma, purtroppo, come tutti gli errori é difficile da correggere. Ripeto, la famiglia era o di Torre Annunziata o di Napoli. Non era, comunque, della nostra città. Cordialità, G. D’Angelo“.

L’emigrazione (pagine di storia stabiese)

Un altro documento molto interessante in nostro possesso è un libricino di Monsignor Vincenzo Maria Sarnelli su San Catello, anche in questo caso riportiamo di seguito ciò che descrive il Capo VIII del suddetto libro:

Monsignor Vincenzo Maria Sarnelli, San Catello, Tipografia Salvatore Di Martino 1897

Monsignor Vincenzo Maria Sarnelli, San Catello, Tipografia Salvatore Di Martino 1897

Intanto la città di Castellammare, i suoi Vescovi ed il suo Municipio hanno progredito sempre nell’onore verso il Santo Patrono. Alla sua festa fissata dall’antichità il 19 gennaio, forse perché la tradizione assegnava in quel giorno d’incerto anno la preziosa morte, fu aggiunta una nuova festa del suo Patrocinio nella 2.ª domenica di maggio, della quale anch’essa approvata dalla Chiesa, ha cura speciale il Municipio, affinché riesca solenne. Dalla Sacra Congregazione de’ Riti fu approvato pel Santo la Messa e l’uffizio proprio, ed i forestieri delle vicine e lontane parti gareggiano sempre coi cittadini nell’amare e venerare questa gloria sacra di Stabia, affidando al Santo i loro bisogni, specialmente quando affluiscono in questa città nei mesi estivi, tratti dalla salubrità e dalla virtù delle minerali sue acque.
In questi ultimi anni il popolo ha dimostrato anche meglio la sua divozione per S. Catello, giacché dovendosi ingrandire e poi ornare la Cattedrale dedicata alla Madonna Assunta ed a S. Catello, per la quale opera si sono spese più di quattrocentomila lire, il popolo col Municipio vi ha concorso per 200.000 lire. Ed è bastato dire che facevasi la fabbrica di S. Catello, perché anche i poveri avessero dato il soldo, spesso togliendolo al pane della loro famiglia, o all’olio della loro lucerna.
La quale pietà non resterà certamente senza mercede. Due volte l’anno va in solenne processione la statua del Santo, oggetto di divozione e di arte, fatta come pare nel 150 (leggasi 1500) o sopra altra statua più antica, ed allora il popolo l’accompagna, la circonda con la divozione pel Santo come una famiglia che festeggia il proprio padre, ed in ciò si distinguono gli uomini specialmente, gli egregi operai di questo regio cantiere di costruzioni navali.
Che se avviene ai cittadini di Castellammare di Stabia dover trasmigrare altrove, portano sempre nel cuore l’amore per S. Catello, anche nelle più lontane regioni. Di che è una pruova anche questo mio umile scritto fatto a richiesta dei cittadini di Castellammare, che sono negli Stati Uniti di America. Essi residenti propriamente a New – York nella Chiesa Italiana dedicata a S. Michele Arcangelo, hanno voluto la statua di S. Catello con pluviale e mitra ricamata in oro, come usasi qui; ed hanno fatto a tal uopo cospicua colletta di denari sui loro risparmi. Poi mi hanno chiesto la vita del Santo che qui non era stampata ad uso del popolo; perché il popolo, secondo la frase di S. Agostino, la porta scolpita sul cuore, ma fuori o nelle lontane parti si desidera come la lettera del padre ai carissimi figli.
A questa pietà, a questo amore, converrà che noi tutti congiungiamo l’imitazione perfetta delle eroiche virtù del Santo, specialmente della sua umiltà, del suo zelo per la cattolica fede, della sua fortezza contro gli eretici ed i libertini e della sua obbedienza e fiducia verso il Sommo Pontefice Romano.
Queste virtù ci faranno conoscere per veri suoi figli, in qualunque parte del mondo ci troviamo, ci difenderanno in terra dai castighi di Dio, ci porranno in vita ed in morte la pace nel cuore, e finalmente ci apriranno le porte del paradiso, ove andremo a vedere con Dio lo stesso Santo Patrono, cui con la fede siamo stati tanto uniti in terra.

L’emigrazione (stabiese) oggi e le possibili iniziative future

Grazie al nostro sito è stato possibile conoscere anche gli eredi di questa emigrazione, infatti nel 2006 “liberoricercatore” fu interpellato dal Signor Catello Cuticello (Archivio “Libro Visite” – mercoledì 24 maggio 2006), cittadino americano da generazioni, ma di chiare origini stabiesi, purtroppo a causa della perdita di alcuni dati dal computer non fu possibile immediatamente avere dei contatti più proficui. Grazie al recupero della mail, fortunatamente conservata dal Professor Pippo D’Angelo, siamo riusciti a metterci nuovamente in contatto con il Signor Catello e a dir suo sembra che la comunità stabiese presente a New Haven, Connecticut (USA) sia anche numerosa.
New Haven è un comune popoloso (124.000 abitanti) che fa parte dell’area metropolitana di New York (circa 18 milioni di persone) a conferma dello scritto di Monsignor Sarnelli il Signor Cuticello, ci ha inviato l’immagine

La Statua di San Catello che si trova negli Stati Uniti

La Statua di San Catello che si trova negli Stati Uniti, foto Catello Cuticello

del nostro Santo Patrono venerato nella chiesa di San Michael e dello stemma della loro Società di San Catello Castellammare datato Nov. 1901

San Catello Society, fondata nel Novembre del 1901, foto Catello Cuticello

San Catello Society, fondata nel Novembre del 1901, foto Catello Cuticello

(per chi volesse vedere qualche immagine di questa bella città ecco il sito www.cityofnewhaven.com, il cui  sindaco al momento della stesura dell’articolo era John DeStefano, jr).

I rapporti con gli stabiesi all’estero furono intensi ed amorevoli verso la nostra Città fino alla fine della seconda Guerra Mondiale come attesta la lapide esterna alla Chiesa di Porto Salvo, purtroppo in cattivo stato di conservazione, ma ancora leggibile.

Lapide della Chiesa di Porto Salvo

Lapide della Chiesa di Porto Salvo

In ultima analisi mai come adesso che anche l’Italia può a pieno titolo considerarsi un paese di immigrazione, ci sembra opportuno chiedere alle Istituzioni di Castellammare di Stabia, uno studio approfondito del fenomeno della migrazione dalla nostra Città, che vide andar via tra tanto dolore e future speranze i nostri concittadini.
E chiedere quale riconoscimento che sempre si deve a coloro che ci hanno preceduto, (è un atto dovuto), almeno una lapide che attesti il nostro AMORE e il nostro verace sentimento di ammirazione verso coloro che non esitarono, a lottare con il proprio destino portando con sé una parte della Città che gli diede i primi natali.

La nostra iniziativa

Nella speranza e con l’augurio che il sito del “liberoricercatore” possa continuare a fungere da polo di attrazione, si coglie l’occasione per invitare tutti gli STABIESI sparsi nel mondo a contattarci, penseremo poi noi a registrare il nominativo nel sottostante elenco:

STABIESI ALL’ESTERO
Vincenzo Abbatia (Germania) – 21 settembre 2007

Antonio e Imma (Amburgo – Germania) – 23 novembre 2006

Fabio Antununcio (Curitiba, Paraná – Brasile) – 7 settembre 2007

Giada Aprea (Spagna) – 18 aprile 2008

Paolo Berardi (Svizzera)

Helene Borrelli (Parigi)

Lucianna Caccioppoli (Canada) – 29 gennaio 2006

Silvano Cannavacciuoli (Boston – U.S.A.) – 6 gennaio 2009

Vittorio Cappelli (Madrid – Spagna) – 9 maggio 2008

Michele Celentano (Varsavia – Polonia) – 13 giugno 2008

Claude Centurin (Marsiglia – Francia)

Enrico Cerchia (Mons – Belgio) – 25 aprile 2008

Gaetano Cimmino (Berlino) – 23 dicembre 2004

Pino Cimmino (Melbourne – Australia) – 5 febbraio 2005

Beppe Cuomo (California/Florida) – 9 ottobre 2008

Gaetano (Nino) Cuomo (California/Florida) – 25 marzo 2006

Catello Cuticello (New Haven, Connecticut, USA) – 24 maggio 2006

Richard Di Palma (North Haven, Connecticut, USA) – 28 luglio 2008

Massimo Di Stefano (Londra) – 31 agosto 2006

Francesco Esposito (dal Brasile) – 3 febbraio 2006

Luigi Esposito (Monaco di Baviera) – 28 dicembre 2006

Peppe Esposito (Bruxelles – Belgio) – 7 aprile 2005

Sandra Esposito (Bruxelles – Belgio) – 8 giugno 2005

Ricardo Figari (Lima – Perù) – 7 luglio 2007

Espedito Gasparo (Washington – U.S.A.) – 3 marzo 2005

Gilda (Barcellona) – 17 gennaio 2006

Frank Grazioso (New Haven – Connecticut – U.S.A.) – 1 gennaio 2005

Maurizio Longobardi (San Paulo – Brasile) – 20 novembre 2005

Gennaro Matarese (Londra) – 7 agosto 2006

Isi Miele (Montecarlo) – 30 marzo 2006

Antonio Mosca (Svizzera) – 25 novembre 2003

Vincenzo Mottola (Anchorage – Alaska U.S.A.) – 20 dicembre 2004

Marcio Nastro Magario (dal Brasile) – 7 novembre 2004

Catello Parlato (Francia)

Gianluca Pesenti C. (Amsterdam – Olanda) – 24 febbraio 2005

Cinzia Petagna Cripe (U.S.A.) – 14 dicembre 2009

Francesco Renzo (Boston – Massachusetts – U.S.A.) – 15 novembre 2008

Diego Ricci (Buenos Aires – Argentina) – 10 aprile 2008

Alfonso Santarpia (Parigi – Francia) – 20 dicembre 2001

Tony Serrano Esposito (Australia) – 11 settembre 2004

Paul Valanzuolo (New Haven – Connecticut – U.S.A.) – 20 dicembre 2008

Giovanni Verdoliva (Lugano – Svizzera) – 12 marzo 2007

Luca P. Vingiani (Dublino – Irlanda)

Alberto Vitale (Australia) – 8 gennaio 2006

Giuseppe Zingone (Glasgow – Scozia)

( Sei stabiese e vivi all’estero? Comunica il tuo nominativo a: liberoricercatore@email.it )

 

 

 

 

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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