Scempio all’Acqua Santa al Faito

Scempio al delicato ecosistema dell’Acqua Santa, celebre “santuario” della biodiversità del Parco Regionale dei Monti Lattari, danneggiato irreparabilmente da una edicola votiva.

Scempio:  edicola votiva all'Acqua Santa

Scempio: edicola votiva all’Acqua Santa

Questa volta il danno fatto è serio. La dilagante moda della “fede cristiana fai da te”, quella che spinge il disperato credente di turno alla costruzione di inverosimili edicole votive, nei luoghi più improbabili, ha violato un vero e proprio santuario. Non un luogo sacro alla cristianità s’intende, ma della natura. Una grezza croce in ferro, una dozzinale madonnina in plastica e una banale ceramica smaltata sono stati cementati in bella vista nel cuore pulsante della biodiversità del Parco Regionale dei Monti Lattari. Ad essere violata è stata la sorgente dell’Acqua Santa, ubicata lungo il sentiero che dal Monte Faito porta ai 1444 metri del Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi, la cima più alta della Provincia di Napoli. Un gesto d’insana ed inaudita sconsideratezza, non esistono altri termini per definire l’installazione dell’obbrobrioso trittico.

La Sorgente carsica dell’Acqua Santa, così chiamata perché la leggenda locale vuole che a far sgorgare l’acqua dalla roccia sia stato San Michele con un colpo di lancia, è situata nella zona a protezione integrale del Parco Regionale e gode dunque, sulla carta, del massimo grado di protezione. L’importante punto d’acqua è fondamentale per la crescita di alcune delle specie più rilevanti di tutta l’area naturale protetta. In questa località, ad esempio, fu scoperta nel corso del ‘800, dall’insigne botanico Giovanni Gussone, la Lonicera stabiana: un caprifoglio che nel mondo cresce solamente nei Lattari (endemismo puntiforme). La sorgente è anche un’importante stazione di riproduzione per la “Salamandra pezzata” (Salamandra salamandra) e luogo prediletto per l’approvvigionamento d’acqua dolce per numerosi uccelli e mammiferi.

Il guasto maggiore arrecato a questo fragile ecosistema si palesa nella rovina della più importante stazione di crescita dell’“Erba unta Amalfitana” (Pinguicula hirtiflora) l’unica pianta carnivora del Parco dei Lattari, una piccola erba perenne che la selezione naturale ha adattato alla “caccia agli insetti”. La specie ha sulle foglie una serie di ghiandole che secernano una sostanza vischiosa che serve ad attrarre, catturare e digerire piccoli moscerini. La digestione degli animali consente a questa specie di assimilare le sostanze nutritive (azoto, fosforo, potassio) mancanti nel sua habitat costituito da rocce calcaree imbibite d’acqua.

La messa in posa della croce, della ceramica e dalla madonnina ha arrecato un serio danno anche al paesaggio, distruggendo parzialmente lo splendido cuscino vivente che le pianticelle di Pinguicula formavano tutt’intorno alla sorgente e che nel periodo primaverile regalava agli amanti della natura una imperdibile e ricca fioritura dalle innumerevoli sfumature viola. La violenza perpetrata ai danni dell’Acqua Santa palesa il totale abbandono del territorio ed evidenzia la totale inutilità dell’Ente parco dei Monti Lattari, incapace nei fatti di tutelare e gestire un’area naturale di immenso valore. È impensabile che ignoti possano agire indisturbati, nella certezza dell’impunità, arrecando un così grosso danno al patrimonio naturale dell’intera comunità.

Ferdinando Fontanella
Twitter: @nandofnt

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Collaboratore di Redazione

Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

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