Pillole di cultura: Fato

a cura del prof. Luigi Casale

“Post fata resurgo” o meglio “Post fata resurgam”. L’espressione non è difficile da analizzare. Più difficile è capirne il senso, per poterla tradurre in italiano.
“Post” è dopo. “Fata” (plurale) sono i fati (il destino; ciò che deve accadere). “Resurgo” è la prima persona dell’indicativo presente; “resurgam” è la prima persona dell’indicativo futuro. Traduzione: “Dopo i fati risorgo” (presente) oppure “Dopo i fati risorgerò” (futuro). La frase non esprime una speranza, ma piuttosto una certezza. Finito un ciclo, ne inizia un altro.
Fatum (il fato) quindi corrisponderebbe a quello che noi chiamiamo il destino.
Non so se in italiano la parola debba essere scritta con l’iniziale maiuscola. Si può anche pensare che la cosa dipenda dalle convenzioni, dalle convinzioni, o dai segnali che si vogliono trasmettere nella comunicazione.
Nessuno tuttavia – credo – oggi scriverebbe “Destino” (con la maiuscola).

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Eppure presso gli antichi Romani il Fato era qualche cosa di più del destino. Era una necessità. La necessità del divenire storico. Sentita coma trascendenza. Alla quale erano sottoposti anche gli dei. Ed è evidente. Dal momento che gli dei, secondo la concezione dell’uomo antico, si comportano proprio come gli uomini, e degli uomini hanno pregi e difetti. Ne riproducono i comportamenti, e quando prendono parte alle vicende umane (cioè entrano nella storia) schierandosi per l’uno o per l’altro eroe, ìl loro intervento non riesce a modificare ciò che è predestinato, stabilito, detto, o scritto fin dall’eternità. A meno di non inficiare il valore simbolico del Mito stesso. (Vedi i racconti dei poemi epici, o della tragedia classica).
Perciò Fatum essendo ciò che è stabilito dall’eternità, è “il detto”. Che esiste prima del tempo dell’uomo (la storia), e fuori dal dominio degli dei.
Fatum, infatti, significa proprio “il detto”. E’, infatti, participio passato – meglio se diciamo “perfetto” – del verbo latino: for, faris; fatus sum; fari ( = “parlare, dire”).
La radice della parola è “fa”, corrispondente alla radice greca φα/φη [fa/fē] (vedi il verbo φημί [phēmì] = parlo, dico), la quale ritorna in tutta la grande famiglia di parole (si dice anche: sfera lessicale) di quest’area semantica (cioè, campo di significato). Parole che troviamo, quasi identiche, nel francese, nel portoghese, nello spagnolo, ecc.
Ecco: Fatum possiamo tradurlo “il Detto”. Il greco del periodo ellenistico dice Logos (Λόγος= Logos). Che s. Girolamo, in latino traduce Verbum (Parola di Dio), non potendo utilizzare una parola fortemente connotata dalla storia del pensiero religioso del mondo classico. Basta leggere l’inizio del vangelo di Giovanni.
Però, nella visione cristiana il Verbo è persona, il Figlio di Dio. Egli stesso è Dio.

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Da quanto detto, emergono due cose importanti. La prima attiene alla storia delle culture. E ci mostra quanto siano sorprendentemente vicine culture che noi abbiamo sempre considerate diverse e opposte. Senza voler sminuire con questo la differenza, l’originalità, e la grande novità del Cristianesimo, sia rispetto alla visione ebraica che a quella pagana.
La seconda è di tipo antropologico e ci fa vedere in ogni civiltà una costante dell’atteggiamento dell’uomo antico: la meraviglia e la consapevolezza storica di fronte alla comparsa e alla pratica del linguaggio (simbolizzare, produrre testi, argomentare, raccontare; e poi anche scrivere) come potenza originale e creativa. Quasi consegna di una eredità divina.
Se poi questa attività “divina” la rappresentiamo con la parola greca, scopriamo un altro assioma: l’identità tra pensiero e linguaggio. In greco λόγος (logos) è pensiero ed è discorso.
Tutto questo discorso sulla “parola”, o parlare del “discorso” merita un ulteriore approfondimento. Che lascio alla vostra riflessione.
Se vi va però, cari amici della scuola media, potete anche continuare da soli a giocare con le parole partendo da quelle italiane: fante, fata, fama, famigerato, fàtico, infante, nefando, affabile, ineffabile, favella, favola, affabulazione, fandonie.
E tutte le altre che riuscirete a trovare (come: prefazione, ecc.). Non è difficile. Vi aiuterà il vocabolario.

About 

Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

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