Pillole di cultura: Aunnàre

a cura del prof. Luigi Casale

“Aunnà comm’aònn’u mare”

A primo acchito la parola napoletana “aunnàre” sembrerebbe non avere nessun riscontro nella lingua italiana. Per cui una spiegazione dovrebbe essere trovata all’interno della lingua (o dialetto?) napoletana stessa.
La formula augurale col paragone al mare è pregnante, anche se ridondante. Nella prima parte è richiamato il movimento delle onde, poi nel secondo termine di paragone si evidenzia che è proprio il mare ad essere caratterizzato da questo movimento. “Aunnare”.
Non so esattamente quale possa essere oggi la portata semantica di questa parola secondo lo standard linguistico del napoletano moderno. Tutto considerato, il suo uso è circoscritto ad un’area molto ristretta di parlanti. Tuttavia i tratti semantici più significativi della parola “aunnare” sembrerebbero quelli del raccogliere (per una certa consonanza col termine “aunare” = adunare), o della frequenza con cui le onde si susseguono e si sovrappongono. In questo caso la metafora esalterebbe l’elemento peculiare della natura del mare: vastità e movimento. L’augurio sarebbe allora – mutatis mutandis – di sperimentare questa condizione di prosperità nel benessere (“Onda su onda …” cantava Bruno Lauzi) .
Ma col tempo anche il nostro rapporto col mare si è modificato. Con la progressiva evoluzione economica della società, comprese quelle comunità costiere che nel mare trovavano le ragioni di vita, del mare si ha una nuova e diversa percezione. Oltre ad essere il luogo dei traffici, il mare è percepito piuttosto come fonte di pericolo (devastazione) e occasione di piacere (vacanze). Per cui il senso della espressione augurale molto probabilmente oggi è falsato dalla modificazione semantica dovuta allo scivolamento di significato, originato dalle mutate condizioni socio-economiche. E’ cambiato il nostro rapporto col mare. E se c’è ancora una valenza poetica nell’immagine del mare, questa acquista una connotazione meno fantasiosa e sentimentale, e più realistica e triste.
Se però analizziamo bene la struttura della parola vediamo che essa è un calco della forma italiana “abbondare”: anche nella lingua italiana si è perduto il raccordo metaforico all’onda. L’onda, come radice della parola, appare lontanissima dalla parola abbondare; certamente più lontana di quanto non lo sia dall’aunnare del napoletano.
“Abbondare”. Chi andrebbe a pensare che “abbondare” sia collegata alla parola onda o onde ? “Ab unda”: a partire dall’onda. Che ci viene con l’onda.
“Abbondare come abbonda il mare”, quindi è l’augurio di crescere e migliorare le proprie condizioni di vita morali e materiali. Però il napoletano: Aunnà comm’aonna u mare sembra più pertinente e più pregnante di significato.

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Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

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