#iorestoacasa (archivio LR)

Il giorno più lungo e il principio di Peter

Il giorno più lungo e il principio di Peter[1]

del dott. Raffaele Scala

Maurizio, mi scuserai per questa mia voglia di mettere nero su bianco alcune mie riflessioni, alcune dure, come quelle che ti invio. Serviranno a me stesso, a chi mi legge per ricordarci di questi giorni, di questa storia, di queste vicissitudini. augurandomi che tu non sarai contrario a pubblicare questa sorta di diario dei giorni sospesi, miei come di altri milioni di cittadini costretti a questa sorta di arresti domiciliari. Sperando che tutto finisca presto e bene. Raffaele Scala

#iorestoacasa (archivio LR)

#iorestoacasa (archivio LR)

Il giorno più lungo è iniziato per noi italiani il 21 febbraio scorso, quando è arrivato l’annuncio, inatteso, del primo decesso in Italia, un giorno di cui non abbiamo ancora visto la fine e chissà quando ancora dovremo aspettare.[2] Nel tempo precedente, poco più di un mese fa, tra la fine di gennaio e quel 21 febbraio, avevamo guardato con sufficienza e disgusto le notizie che arrivavano dalla Cina, a quel focolaio partito dalla lontana, lontanissima, inarrivabile città di Wuhan, a quel mercato dove si vendevano animali vivi, tra cui i pipistrelli, piccoli mammiferi simili a topi di cui si nutriva la popolazione, da sempre, senza conseguenza alcuna. Notizia che ha tanto disgustato i nostri fini palati, facendoci pensare, con malcelata superba superiorità, a quanto fossero barbari questi musi gialli, mangiatori di topi, saziando e soddisfacendo il nostro presunto, sano razzismo. Luca Zaia docet! Nessuno ha pensato, probabilmente, di trovarsi davanti incolpevoli vittime sacrificali di un genocidio annunciato. Si legge che in Europa il contagio sarebbe partito dalla Germania, altri parlano dell’Austria, esattamente da Ischgl, una piccola, ma famosa località sciistica montana del Tirolo, al confine con la Svizzera,  affollatissima, con i suoi 239 chilometri di pista, dove sarebbe nato il primo focolaio a febbraio, ma si sarebbe taciuto per non rovinare la stagione turistica e far scappare le migliaia di villeggianti. Tutto in nome del dio denaro, del sacro profitto.

Abbiamo letto e visto in televisione le immagini del contagio in Cina, abbiamo seguito distrattamente il progressivo aumentare dei morti, la gente chiusa in casa, i volti coperti dalle mascherine. Abbiamo pensato, forti della nostra presunta superiorità, che nella nostra civile e progredita società occidentale noi non avremmo mai visto nulla di simile: 80mila contagiati e 3mila morti. E quanto mai! Non potevamo immaginare  che avremmo visto il peggio, superando i morti cinesi con metà dei contagiati quando ancora siamo in mezzo al guado. Tutto è iniziato in Lombardia, poi nel veneto, nell’Emilia Romagna, scendendo verso il centro fino a toccare la nostra Campania, la nostra provincia, la nostra città, il nostro quartiere, il nostro vicino di casa.

Noi, gli italiani, anarchici e individualisti, guasconi e strafottenti delle regole  e della disciplina, tali per definizione, stiamo imparando a nostre spese cosa significhi perdere, giorno dopo giorno la libertà, da quella più piccola e insignificante come può esserlo una passeggiata. Lo stiamo imparando a caro prezzo pure noi napoletani, noi stabiesi, da sempre lazzari impuniti, pulcinella nell’animo. Prima ci hanno impedito di entrare nei bar,  ristoranti, pizzerie e pub, dopo le sei di sera, poi ce li hanno tolti chiudendoli definitivamente, chissà fino a quando. E con loro i negozi di abbigliamento,  calzature mercerie, gelaterie, pasticcerie e così via. Ci hanno detto di non camminare in gruppo, di non andare nei giardini pubblici, di lasciare libere le strade, infine ci hanno confinato dentro il nostro comune, dentro il nostro quartiere, dentro le nostre case. Non andare oltre i 500 metri dalla nostra abitazione e soltanto per necessità, altrimenti scatta la multa, la denuncia, perfino l’arresto. Per le strade, dopo la polizia ed i carabinieri, orrore! perfino l’esercito ad obbligarci a fare quello che da soli non abbiamo saputo fare, nonostante i mille appelli.

Abbiamo imparato, in queste dure settimane, a conoscere meglio il nostro Presidente della Repubblica, apprezzandone lo stile e la fermezza, e nonostante gli errori, i tentennamenti, i dubbi, perfino il  Presidente del Consiglio dei Ministri, sconosciuto professore universitario fino a due anni fa e catapultato, senza nessuna esperienza politica, ai massimi vertici dello Stato, un burattino diventato burattinaio a scorno di chi pensava di essere un fine politico! Ed è esploso in popolarità anche il nostro Presidente della Regione Campania, un duce in sedicesimo per carattere,  personalità e, forse, ambizione, diventato oggetto d’ironia senza fine e di spassosa satira sui tanti social. Una macchietta per i suoi denigratori, un personaggio di culto per tanti altri.

Nel marasma di queste settimane abbiamo imparato ad apprezzare, non lo avremmo mai detto, dopo averli tanto discreditati, non sempre a torto, il coraggio, l’altruismo, l’eroismo di tanti sconosciuti medici ed infermieri, la loro abnegazione, il martirio di tanti di loro. Abbiamo scoperto cosa significa avere un Sistema Sanitario Nazionale Pubblico, la sua importanza, nonostante i tanti, troppi denigratori di questi ultimi venti anni, gente che ci ha governato, che ancora oggi siede in parlamento, nei consigli regionali, ubriacati dal liberismo spinto, dal privato è bello. Gente che ha fatto di tutto per togliere denaro al sistema pubblico per favorire a dismisura quello privato. Non sempre, quasi mai, in buona fede. Quando tutto questo finirà dovremo fare i conti con queste figure, ricordarci delle loro facce, dei loro nomi, delle loro parole dei loro slogan, del loro  modo di concepire la cosa pubblica, il bene pubblico.

C’è chi racconta, con una certa logica, di un complotto ordito da sistemi deviati di qualche superpotenza, di scommesse miliardarie giocate da potenti multinazionali, da lobbies dell’alta finanza per speculare sulla borsa, sul suo crollo. Non manca chi parla di punizioni divine, di un dio stanco di tanta umana malvagità, di una presunta, vicina, fine del mondo, con il genere umano salvato da un novello Noè, un manipolo di innocenti verso un nuovo Eden. Chiacchiere senza fine nelle nostre stanze, stanchi, annoiati, saturi di notizie ripetute all’infinito, composto di pericolose miscele fatte di verità e menzogne, fantasie di gente malata. Non mancano i sadici che godono, non si sa bene di cosa, costruendo ad arte bufale che somigliano a verità, inventando a tavolino, leoni da tastiera, fake news, come amano dire gli amanti della lingua anglosassone.

Più prosaicamente credo che la responsabilità primaria di quando sia accaduto e sta accadendo sia da addebitare in buona parte alle forze politiche che ci hanno governato negli ultimi venti anni con la scellerata politica dello slogan – privato è bello – smantellando il nostro sistema sanitario nazionale a favore di cliniche e laboratori privati, riducendo drasticamente il numero dei posti letto, chiudendo gli ospedali ritenuti inutili, inseguendo un criterio che nessuno ha mai veramente capito, riducendo progressivamente il numero di medici e infermieri, diminuendo la spesa complessiva e perfino abbandonando a sé stessa la ricerca, cenerentola tra le massime potenze mondiali, favorendo la speculazione, il doppio lavoro del medico, consentendo a quelli pubblici di poter lavorare e collaborare con cliniche private, favorendo la corruzione ad ogni livello, speculando sulla povera gente, allungando sine die il tempo delle prenotazioni, fino a nove mesi, un anno, forse due, in alcuni casi, esasperando gli animi, obbligando a rivolgersi, chi poteva permetterselo, al privato e impedendo ai meno abbienti di curarsi. Queste sono le premesse del disastro di oggi. Abbiamo consentito ai tanti Formigoni di turno – dimentichi dei disastri combinati dal ministro della sanità, Francesco De Lorenzo, il corrotto per antonomasia ai tempi infausti di tangentopoli tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, reo di essersi appropriato di miliardi delle vecchie lire tra tangenti e corruzione varia – di arricchirsi a discapito della salute pubblica, nell’indifferenza di ognuno di noi, continuando a votare gentaglia senza scrupoli, politici corrotti, affiliati alla criminalità organizzata, venduti alle case farmaceutiche, alle lobby delle cliniche private, delinquenti senza scrupoli, assetati di potere e di ricchezza, come tal Duilio Poggiolini, direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità coinvolto nell’inchiesta Mani pulite con la sua degna, complice moglie. Tutta gentaglia condannata in via definitiva. Solo per carità di patria non elenco i tanti primari d’ospedale, i troppi direttori e Presidenti di Asl, troppo spesso cariche senza meriti, vassallaggio puro, che hanno ignobilmente speculato sulla strumentazione da acquistare, sui servizi mensa, sulle imprese di pulizia,  su tutti i materiali indispensabili al normale funzionamento di un ospedale, sulla stessa manutenzione, arrivando perfino a chiudere reparti strategici, laddove poteva intralciare le vicine cliniche private, per favorire il già grasso portafogli del professore amico. Da soli, sottomessi o in combutta  con la camorra, mafia, ndrangheta, chiamatela come volete, da nord al sud. Un miliardario, delittuoso business.

Queste sono le premesse che ci hanno condotto, inesorabilmente, verso il baratro di  una pandemia che non doveva mai nascere, uno scempio che si legge anche attraverso il contagio di 5mila operatori sanitari, il doppio di quanto è avvenuto in Cina, 24 medici morti a riprova di una sanità allo sbando. Migliaia di camici bianchi,  uomini e donne mandati allo sbaraglio, soldati senza fucili, fanti senza scarpe, martiri annunciati chiamati ipocritamente eroi.

Quanti sono venuti dopo questi scellerati, forse, probabilmente, anzi sicuramente, non hanno rubato, ma non sono meno colpevoli considerando la politica ultra liberista che hanno perseguito di cui ora tutti paghiamo le conseguenze.  La verità, quella vera, l’unica, è che in questo XXI secolo in Italia abbiamo rovesciato, tutti quanti colpevoli, nessuno escluso, l’elementare principio di Peter, mandando al governo delle città, delle Regioni, in Parlamento, nel Governo, politici incompetenti, forse anche persone oneste, ma oggettivamente incapaci, finanche di comunicare. Gente senza carisma, senza laurea, senza competenze alcuna, senza elementari conoscenze dei fondamenti della politica, dell’economia, della geografia, della storia dei rapporti internazionali. Gente priva di qualità, rozzi venditori di tappeti. Si è dato spazio a caimani e  sciacalli della politica, lupi affamati di denaro e di potere, pronti ad approfittare di ogni situazione per il proprio tornaconto personale o di partito.

Ora che hanno chiuso tutto quanto non sia considerato indispensabile alla sopravvivenza, fabbriche, cantieri, impianti ed uffici, ora che abbiamo superato  seimila morti e i sessantamila contagiati, ma nella matematica certezza di molti, troppi altri lutti  da piangere, possiamo solo aspettare, inerte comparse e umanamente spaventati, che termini il prima possibile questo lungo giorno  apparentemente senza fine, il più lungo della nostra vita. Poi verrà il momento della resa dei conti, se ancora avremo memoria di ciò che abbiamo vissuto, se non correremo felici verso la smemoratezza, verso i nostri vizi, dimenticando tutto, perdonando tutti, continuando a votare quelli di sempre, quelli che hanno determinato il giorno più lungo, in cambio di promesse che, come sempre, non manterranno mai.


Note:

[1] Il principio di Peter prevede che in una grande amministrazione o organizzazione che si rispetti ognuno raggiunga il suo livello di incompetenza, e lì si fermi, non riuscendo più ad avanzare di grado nella sua carriera. Tale principio fu formulato nel 1969 dallo psicologo canadese, Laurence J. Peter.

[2] Il 21 marzo 2020, ci sono stati. 793  morti, il più alto numero mai registrato in un solo giorno  fino a questo momento. Forse il picco che si attendeva per avviarci, seppure molto lentamente, verso la discesa. Anche Castellammare sta pagando il suo prezzo, con otto contagiati, novantadue in isolamento e due morti al momento in cui scrivo, 24 marzo. Altri morti si contano a Gragnano,  Torre Annunziata,  Torre del Greco e altri comuni limitrofi, oltre che naturalmente, a Napoli, dove più forte è il contagio. Oltre millecento i contagiati nella regione, 56 i morti. Si registrano  primi timidi segnali di miglioramenti con il calo dei contagiati per il terzo giorno consecutivo a livello nazionale.

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