Particolare, Kirken i Pozzano, 11-12-1820, 210 x 277 mm

Il ghiaccio e la legna volante di Castellammare

Il ghiaccio e la legna volante di Castellammare

di Giuseppe Zingone

In un disegno del 1820 che ritrae la Basilica di Pozzano, del pittore norvegese Johan Christian Dahl,1 alcuni tratti a matita hanno catturato la mia curiosità. Il disegno a dire il vero andava meglio contrastato sia per far emergere i colori acquerellati sia per definire i tratti a matita che ne risultavano inevitabilmente sbiaditi.

Qui si può intravedere come fosse inizialmente lo schizzo, così come prelevato dal sito del Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design di Oslo.

Kirken i Pozzan,kystparti ved Pozzano, Johan Christian Dahl, 11-12-1820

Kirken i Pozzan, kystparti ved Pozzano, Johan Christian Dahl, 11-12-1820, 21 x 27 cm

Nella modifica successiva (tramite software) oltre ad essere comparsi i colori ad acqua, mi hanno colpito due particolari che sopra non erano definiti. Sulla destra appare chiaramente una costruzione, siamo nel 1820 mese di Dicembre, la costruzione è nient’altro che la torre di Portocarello. Ma in basso sulla sinistra compare una barca e la barca è sovrastata da una lunga linea che risale la montagna (o per dire meglio, la discende), su tale linea si vedono ad intervalli quasi regolari dei piccoli segni, quasi degli asterischi allungati.

Dahl, ci mostra in realtà una delle più importanti opere ingegneristiche partorita dalla mente dei nostri avi, che con grande creatività e perizia trasportavano velocemente il legname ed il ghiaccio, da grandi altezze verso luoghi più accessibili ad un adeguato trasporto nei punti di accatastamento o nei luoghi di vendita. Questo sistema diffuso nel nostro territorio ed in penisola, è chiamato palorcio, alcuni curiosi e scrittori lo hanno descritto nei minimi particolari, ma purtroppo ai nostri giorni, questo lavoro che ha dato a migliaia di persone dignità, è quasi completamente dimenticato. Ricordiamo ancora una volta che i boschi e i monti, ai cui piedi giace la nostra città erano e sono ancora oggi una ricchezza, pensiamo alla costruzione delle botti, delle piccole e grandi imbarcazioni, agli arredi domestici, alle professioni come quella dei maestri d’ascia, e alle infinite possibilità turistiche che ancor oggi la montagna potrebbe rappresentare.

Kirken i Pozzano, 11-12-1820, 210 x 277 mm

Kirken i Pozzano, 11-12-1820, 210 x 277 mm

E’ bene sottolineare che i nostri cari amici e collaboratori, Lino Di Capua e Gelda Vollono, si erano già occupati dell’argomento in un loro studio molto interessante e particolareggiato, così come è nel loro modo di procedere nelle ricerche. Rimettiamo qui il link per maggiori approfondimenti: “il paluorcio“.

Uno dei primi scritti nei quali mi ero imbattuto, in passato riguardo a questa antica tecnologia è quello di un viaggiatore straniero in visita nella nostra terra, Keppel Richard Craven, è l’anno 1821 (data molto vicina al disegno di Dahl). Le sue memorie non ci parlano però della legna, ma del ghiaccio2trasportato dal Faito direttamente a Napoli, nei mesi più caldi, ecco il testo: “Un altro promontorio separa Vico da Castellammare, situato nella parte più alta della catena montuosa che confina con la baia di Napoli. Un picco in particolare, chiamato Sant’Angelo, è più alto del Vesuvio, e tra le profonde fessure sui suoi lati vi è la neve tutto l’anno. Questo posto è infatti la fabbrica di ghiaccio che fornisce alla capitale (Napoli ndr.) questo articolo di indispensabile necessità durante tutto l’anno. È solo trascinato in grosse grotte naturali, da cui viene poi estratto quando se ne richiede l’occasione. Il modo di trasportarlo da queste altezze è semplice come è singolare e veloce. Parecchie corde lunghe sono tese in una direzione inclinata da punto a punto fino a raggiungere la riva del mare. I fasci di neve temprata, accuratamente imballati in foglie morte all’interno di fagotti, sono sospesi su queste linee per mezzo di un bastone storto e il loro peso li spinge verso il basso con incredibile velocità. Un ragazzo è posto a ogni angolo, il cui compito è quello di spostare ogni fascio da una corda all’altra, mentre l’ultimo li porta verso le barche, che attendono di ricevere la merce e trasmetterla direttamente a Napoli. Lo spazio di pochi minuti sarà sufficiente per questo viaggio aereo, che con qualsiasi altra modalità di trasporto avrebbe impiegato alcune ore, in quanto i percorsi di montagna sono complessi e difficili. I muli e gli asini, però, sono quasi costantemente impiegati per abbattere il legno per i diversi rami del commercio cooperante, che si svolge in larga misura a Castellammare. Questi animali nella loro discesa portano un giovane albero di castagno fissato ai fianchi; ma questo compito è eseguito anche da donne e bambini, che trascinano il tronco dell’albero, spogliati dei rami e delle foglie, alternativamente su ogni spalla, l’estremità snella che si appoggia al terreno. Quando è necessaria una tregua temporanea da questa fatica, il peso viene trasferito ad un palo, previsto allo scopo, ma calcolato contemporaneamente per aiutare il trasportatore che, per un sforzo di questo tipo, includendo un viaggio di otto miglia o più, nella stagione più calda, viene remunerato con tre metà pence dei nostri soldi”.3

Memoirs of Thomas Hollis, Google libri

Memoirs of Thomas Hollis, Google libri

Sicuramente la grande produzione di ghiaccio dei monti Lattari ed il loro trasporto nella capitale, ha impressionato non poco i viaggiatori stranieri; ecco un breve stralcio tratto dalle memorie di Thomas Hollis: “Da Castel a Mare dice Mr Hollis Sono andato a vedere i magazzini di neve che riforniscono la città di Napoli. Queste sono fatte in montagna nel periodo invernale e sono utilizzate solo in estate. Sono di forma circolare di circa 20 piedi di diametro e da 10 a 12 piedi di altezza. Questo fosso è fatto su un terreno pianeggiante e coperto di terra di circa un piede di spessore in modo che il sole e la pioggia non possono nuocergli. Nonostante ci sia un trasporto terrestre di otto miglia al lato del mare e un trasporto via mare di lì a Napoli e tante altre imposte su di esso, eppure il pubblico a Napoli ed intorno lo compra“.4

Francesco Pansa, dall'Istoria della Repubblica di Amalfi

Francesco Pansa, dall’Istoria della Repubblica di Amalfi

Una fonte più antica che si sofferma sul trasporto del ghiaccio dai Monti Lattari via mare da Castellammare verso la capitale è: Istoria dell’antica repubblica d’Amalfi, composta da Francesco Pansa, opera in due volumi del 1724.

Nel parlare della città di Agerola l’autore scrive: “… essendo questi luoghi altissimi: dicesi, che fù nominata Agerola, atteso à salirvi vi abbisognano l’ali, ed infatti questa Terra fa per impresa l’ali d’un Corvo. E’ questa Terra compartita in più Casali, luogo freddissimo d’ogni tempo, di maniera, che dovendosi passare da un Casale all’altro, si veggono le conserve delle nevi con gran piacere de’ risguardanti, massimamente d’estate. Io per diporto essendovi andato nel mese d’Agosto per le belle caccie di beccafichi, che vi sono, sentiva quel freddo appunto, che noi sentiamo nel mese di Marzo, ò Aprile, e mi convenne andare con gli abiti, che usar sogliamo l’inverno: con tutto ciò, benché aspra sia la salita, nulladimeno, ove è egli situato, è luogo larghissimo, e tutto circondato di selve, e vi si potrebbe andare colle mute à sei, il paese però è tutto pieno d’alberi di castagne, e mela, e se ne caricano le barche, in vari paesi s’inducono: vi sono bellissimi fiumicelli di questo paese, e delli monti circonvicini della Città di Scala, che sono quei appunto, che da Napoli si veggono sopra Castello à mare, viene da quella tanta neve in Napoli ogni dì colle barche di Castello à mare, per mezzo di cui, con pochissimo prezzo in tempo d’estate noi, sentendo quei gran calori, facciamo quelle tante sorbette, e frutti gelati”.5

Portocarello, Archivio Liberoricercatore

Portocarello, Archivio Liberoricercatore

Anche Catello Parisi e Francesco Alvino, nei loro rispettivi libri che rimettiamo in nota accennano al trasporto dei legnami: “Nella industria meccanica rimarchevole è invero il modo inventato per trasportare il legname dalle superiori selve nei luoghi di deposito. Una lunga corda convenientemente situata e non tesa perfettamente in brevissimo tempo una immensa quantità di legname o di fascine ti trasporta per lunghe impraticabili strade sospendendoli in essa con certi grappi o uncini di legno. Anche le travi con tale mezzo trasportansi dalle alte montagne e laddove si avene bisogno varie corde in diversi punti si fermano e l’una comincia dove l’altra finisce sino a giungere nel destinato luogo. La velocità ed il rumore prodotto da tale ordigno stante in azione quelli ti sembrano di una folgore artificiale continuamente succedentesi Di curiosa vista l’è pure la maniera di trasportare delle grandissime botti di olio colla massima leggerezza. Il numero di 24 persone ingegnosamente situate sostengono sulle proprie spalle sei grandi sbarre alle quali vien sospesa con delle forti corde la botte e tutte in ordinata marcia e con passo vacillante pel peso e l’una all’altra appoggiandosi te la trasportano”.6

Particolare, Kirken i Pozzano, 11-12-1820, 210 x 277 mm

Particolare, Kirken i Pozzano, 11-12-1820, 210 x 277 mm

Un altro testo che riportiamo per il piacere dell’introduzione molto poetica, a firma di Spirito Corsini (forse uno pseudonimo) è l’estratto qui sotto riportato, che riprende a dire il vero un altro testo, la cui data è antecedente ma che lo incorporpora.

VIAGGIO DELLE LEGNE PER ARIA
Un giorno, – io era giovinetto allora e non v’erano nel regno di Napoli le strade presenti, – un giorno, io dico, me n’andavo verso Castellamare, soletto ed a piedi, per una via campestre ove non incontravo creatura umana, e che correva a mezza pendice di un colle. Il sole s’avvicinava al tramonto; spirava un’aura tepidetta, ch’era una dolcezza in quella stagione, poichè correva allora il dicembre, e v’era nella natura una dolcezza che forse non hai mai conosciuta, o tu che non hai mai visitato le incantevoli rive a cui morendo diede il nome la Sirena Partenope. La poesia dei luoghi e dell’ora s’era trasfusa nella mia anima, ed io, come si spesso avviene ai poeti, improvvisavo a mezza voce di que versi che tosto poi si dimenticano, e non si scrivono mai. Ora s’immagini il lettore s’io m’era da dolcezza astratto, come il Berni scriveva. Ad un tratto, mentre ogni cosa taceva a me intorno, e non s’udiva che il lieve rumor de’ miei passi, io sento un fischio, un rombo, un frastuono sopra il mio capo, e scerno scorrere in alto qualche grosso corpo, che parmi un uccellaccio, un mostro, e poco meno che l’ippogrifo cavalcato dal mago Atlante. Maravigliato più che sbigottito, io mi fermai a guardare, e vidi in alto una corda tesa, e poco di poi scendere per essa un gran tronco d’albero, attaccato ad un uncino, indi un fascio di legna, indi un altro tronco e così di continuo pel quarto mi trattenni a contemplare l’insolito spettacolo. Conobbi allora che questo era l’ingegnoso metodo quivi usato per far discendere al piano il legname troncato in cima sulle pendici del colle. Ed ora che mi accade di trovare in un’opera recente descritto minutamente quel metodo, piacemi riportarne la descrizione che non tornerà discara ai lettori. E’ meritevole d’essere conosciuto il mezzo adoperato nel regno di Napoli pel trasporto delle legna. Le montagne che dominano le vallate del Vesuvio, a piedi delle quali vi sono le città di Castelmare, Nocera e Torre del Greco, hanno al di sopra grandi piani coperti di foreste di castagni dei quali fanno grande commercio. Il legno di castagno si vende ridotto in doghe, od in pali di tre metri di lunghezza od in fasci per bruciarlo nei forni da calce. Siccome queste montagne sono a grande elevazione sopra il livello del mare ed intersecate da dirupatissimi monti, da profondi burroni dove è impossibile praticare strade, il trasporto delle legna vi si fa col mezzo di grosse corde tese con argani. Ecco il metodo ivi praticato. « Si fa percorrere alle legna uno spazio di circa 10,000 metri tirando corde ad un’altezza proporzionata alle sottoposte picciole eminenze ad una distanza più o meno lunga, secondo la conformazione del terreno; l’inclinazione della corda è di 50 a 40 gradi. Un uomo sta all’alto della corda tesa ed uno al basso; il primo strigne il fascio di legna con un legaccio, e l’attacca con un uncino dentro cui avvi una carrucoletta che poggia sulla corda, cerca il centro di gravità del fascio, e dopo averlo trovato, lo lascia libero, e con sorprendente celerità scorre sino al fine della corda. Se ivi il piano inclinato continua, la persona posta al fine della corda leva il fascio e lo carica sopra altra corda successiva, e così di mano in mano prestissimamente il carico si trova al piano. Gli uncini sono poi da un ragazzo trasportati di nuovo all’alto della prima corda. Con questo metodo, a norma della grossezza delle corde, si può trasportare qualunque tronco per quanto sia grosso e pesante.
Quando si fa un taglio su d’una montagna ripida, s’usa per facilitare l’operazione di farlo diagonalmente. E cosa sorprendente per chi non conosce questo metodo di trasporto l’osservarlo da lungi; le corde non si veggono, sicchè pare che i tronchi ed i fasci di legna volino qua e là per la montagna regolarmente l’uno dopo l’altro avvicinandosi al piano”. SPIRITO CORSINI7

Dello stesso tono ma anteriore e cioé del 1833, l’articolo: Mezzo usato nel regno di Napoli pel trasporto della legna.8

Identici anche due testi rispettivamente del 18409e l’estratto del 1842 che segue:

Strada di Castellammare verso Vico

Strada di Castellammare a Vico

È pure meritevole di essere conosciuto il mezzo usato nel Regno di Napoli, pel trasporto della legna. Le montagne che dominano le vallate del Vesuvio, a piedi delle quali vi sono le città di Castel mare, Nocera e Torre del Greco, hanno al di sopra grandi piani coperti di foreste di castagni dei quali fanno grande commercio. Il legno di castagno si vende ridotto in doghe, od in pali di tre metri di lunghezza od in fasci per bruciarlo nei forni da calce.
Siccome queste montagne sono a grande elevazione sopra il livello del mare ed intersecate da dirupatissimi monti, da profondi burroni dove è impossibile praticare strade, il trasporto delle legna vi si fa col mezzo di grosse corde tese con argani. Ecco il metodo ivi praticato.
Si fa percorrere alle legna uno spazio di circa 10000 metri tirando corde ad un’altezza proporzionata alle sottoposte piccole eminenze ad una distanza più o meno lunga, secondo la conformazione del terreno; l’inclinazione della corda è di 30 a 40 gradi. Un uomo sta all’alto della corda tesa ed uno al basso; il primo strigne il fascio di legna con un legaccio, e l’attacca con un uncino dentro cui avvi una carrucoletta che poggia sulla corda, cerca il centro di gravità del fascio, e dopo averlo trovato, lo lascia libero, e con sorprendente celerità scorre sino al fine della corda. Se ivi il piano inclinato continua, la persona posta al fine della corda leva il fascio e lo carica sopra altra corda successiva, e cosi di mano in mano prestissimamente il carico si trova al piano. Gli uncini sono poi da un ragazzo trasportati di nuovo all’alto della prima corda. Con questo metodo, a norma della grossezza delle corde, si può trasportare qualunque tronco per quanto sia grosso e pesante. Quando si fa un taglio su di una montagna ripida, si usa per facilitare l’operazione di farlo diagonalmente. E cosa sorprendente per chi non conosce questo metodo di trasporto l’osservarlo da lungi ; le corde non si veggono, sicchè pare che i tronchi ed i fasci di legna volino qua e là per la montagna regolarmente l’uno dopo l’altro avvicinandosi al piano.
Ai proprietarii dei boschi cedui ed a quelli che comperano gli alberi mentre sono ancora in piedi sul suolo, interessa altresì conoscere la quantità di prodotto che può dare una certa estensione di questi boschi od una data pianta in particolare. Perciò anche di questo argomento ne è duopo fare qualche parola. Il valore materiale di un bosco ceduo dipende da tre circostanze principali, vale a dire dalla sua età, dalla qualità del suolo, e dalla natura delle specie”.10

Dalla Panoramica, foto Giuseppe Zingone

Dalla Panoramica, foto Giuseppe Zingone

Articolo completato il 18 Dicembre 2018


Note

  1. In Liberoricercatore, Johan Christian Dahl e Castellammare.
  2. Per una maggiore documentazione si consiglia la lettura del volume di: Antonio GuerrieroLe vie della neve nel regno di Napoli, Ferraro editore, Napoli 2008.
  3.   Keppel Richard CravenA Tour Through the Southern Provinces of the Kingdom of Naples, London 1821, pag. 398-400.
  4. Francis Blackburne, Memoirs of Thomas Hollis, London MDCCLXXX, pag. 41.
  5.  Francesco PansaIstoria dell’antica repubblica d’Amalfi, tomo secondo, Napoli MDCCXXIV, pag. 151.
  6.  Catello ParisiCenno storico descrittivo di Castellammare di Stabia, Firenze 1842, pag. 88. e Francesco AlvinoLa penisola di Sorrento, Napoli 1842, pag. 23.
  7.  AA. VV., Teatro Universale Raccolta Enciclopedica Scenografica, 10 Febbraio 1844, tomo undecimo, anno undecimo, Torino 1844. da pag. 48.
  8. Rivista Orticola: Rocco Ragazzoni, Raccolta delle principali invenzioni e scoperte nelle arti, Tomo V, Torino 1833, numero 131, pag. 117 e 118.
  9.  A cura di: Ignazio Cantù, Enciclopedia popolare o collezione di letture amene, Milano 1840, Pag. 311.
  10.  Dalla voce Legna o Legne,  AA. VV., Nuovo Dizionario Universale, tecnologico o di arti e mestieri, tomo XXXI, Venezia 1842, Pag. 161-162.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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