Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

articolo di Pasquale Cirillo

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

La sera della Vigilia di un Natale di diversi anni fa, sui biglietti di accompagnamento dei regali, i miei preziosi  figli alla madre scrissero: “Alla Colonna della famiglia”, mentre a me: “Al Bambino dai capelli grigi”.

Ricordo che me la presi, ma poi mi passò subito. Un po’ perché credo di non essermi  mai sottratto ai miei doveri di padre e poi perché mi ricordai che quella dedica è il titolo di un racconto apparso sul CORRIERE DEI PICCOLI degli anni sessanta che avevo fatto leggere a mia figlia, la quale da lì aveva preso spunto.

E poi sì, non me ne vergogno, forse sono proprio un bambino coi capelli grigi (ora quasi bianchi) ed appartengo ad una tribù a rischio di estinzione come gli indios della Foresta Amazzonica. Noi di questa etnia minacciata ci perdiamo appresso a visioni di presepi, di pastori, ma non solo: alcuni di noi collezionano santini, scatole di latta, vecchi fumetti e tanto altro e, cosa più grave, senza farci un euro.  Il disagio è inevitabile quando incontriamo persone “pratiche”, soprattutto quelle impegnate a fare soldi e carriera. La gioia, invece, è grande quando incontriamo un nostro simile. Come è successo quando ho conosciuto, tanti anni fa, Antonio Greco.

La sua casa piena di vetrine  ridondava, straripava, tracimava, brulicava di pastori.

E poi minuterie, accessori, cataloghi di mostre e libri, tanti libri. Quante volte mi ci sono perso a guardare pastori di tutto il mondo o preziosi pezzi antichi.

Tante cose le sognavo, ma non me le potevo permettere o Antonio non se ne sarebbe mai privato. Ero innamorato, per esempio, di una doppietta del cacciatore, credo per la misura del pastore da 30 centimetri. La riproduzione era fedelissima, ma non era tutto. Pensate che le canne si piegavano, come in un’arma vera e, ancora, si potevano alzare i cani che scattavano azionando i grilletti.

Ma un gioiello simile potevo solo sognarlo. Poi Antonio, dopo tanti miei  inviti, venne finalmente a casa mia e io gli aprii le mie due modeste vetrinette per mostrargli le mie poche e modeste cose che, assieme a qualche altra cosuccia disseminata per casa, rappresentano la mia collezione.

Antonio guardava con interesse, riconoscendo di volta in volta la mano di diversi pastorari napoletani come “‘o siggiare”, “‘o catare”, Volpe… poi il suo sguardo si fermò. Guardava interessato un diavolo di terracotta napoletano da dieci centimetri, roba degli anni trenta-quaranta.

 “Me lo vuoi dare?” disse sinceramente e senza tattiche come era suo solito.

 “Io te lo voglio pagare, eh?” aggiunse.

 “Ma perché Antonio, quanto può valere?” chiesi io.

“Io credo sulle centocinquantamila lire, ma anche centosettanta, centottanta…”

Una cifretta niente male verso la fine degli anni ottanta.

“No Anto’  “dissi io “ e poi che fa’? Mi prendo i soldi da te? Piuttosto potremmo fare uno scambio…”,

“Overe? E che ti posso dare in cambio?” chiese lui vivamente interessato, forse già pregustando la gioia di portarsi a casa il diavolo.

“Anto’, veramente… a me piacerebbe la doppietta del cacciatore…”

“Sehhh….quant’è bellille” rispose lui prendendomi il mento fra le dita e scuotendo leggermente come si fa’ coi bambini per prenderli in giro.

Non se ne fece niente, non avvenne nessuno scambio.

Questo succede fra “Bambini dai capelli bianchi”: ognuno desidera le cose dell’altro, ma nessuno dei due è disposto a rinunciare alle sue.

E tutt’e dduje rimanene c’’a ‘nziria.

Ma io, da allora, sono rimasto contento, perché sono sicuro che, se Antonio avesse accettato, io avrei rimpianto per sempre il mio diavolo introvabile, tanto introvabile che non l’aveva neanche Antonio Greco nella sua sterminata collezione.

E vi sembra poco?

About 

Appassionato di tradizioni e cultura stabiana, nonché profondo conoscitore di arte presepiale, è fondatore e presidente dell'A.S.A.P. (Associazione Stabiese dell'Arte e del Presepe).

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