Banco di Santa Croce (foto Andrea Di Pietro)

Il Dattero di mare

articolo di Ferdinando Fontanella

Banco di Santa Croce (foto Andrea Di Pietro)

Banco di Santa Croce (foto Andrea Di Pietro)

Il primo incontro col Dattero di mare avvenne una estate di molti anni fa, alla spiaggia di Pozzano a Castellammare di Stabia. Quella mattina mi ero alzato all’alba per andare al mare con mio padre. Al nostro arrivo la spiaggia era ancora deserta fatta eccezione per un unico bagnante, in verità più che un bagnate questo bizzarro personaggio sembrava uno scultore folle, munito di martello e scalpello era intento a lavorare una grossa roccia che poco prima aveva faticosamente trasportato a terra dal mare. Il ritmico picchiare del martello sullo scalpello era di tanto in tanto interrotto da una misteriosa manovra, lo “scultore” con una lunga pinzetta estraeva dalla roccia frantumata qualcosa di scuro e affusolato che riponeva con cura in un secchio vicino. Incuriosito ricordo di essermi avvicinato e con grande meraviglia ho notato che quella roccia, per i tanti fori che la crivellavano, sembrava un’enorme fetta di Emmental. Nel secchio invece erano ammassati svariati “frutti” molto simili ai grossi e dolci datteri che si mangiano nel periodo natalizio. Vedendomi così stupito mio padre mi spiegò che quelli che io avevo visto erano si dei frutti, ma di mare, erano Datteri di mare, dalle nostre parti meglio conosciuti come  ‘e cannulicchie ‘e scoglio.

Che confusione! Che storia era questa, ora i frutti crescevano anche nel mare? E non sui rami di alberi marini, ma nei buchi delle rocce?

Crescendo e appassionandomi alle scienze naturali ho poi finalmente capito che quello che noi conosciamo come Dattero di mare è per gli scienziati un mollusco bivalve della famiglia Mytilidae, chiamato  Lithophaga lithophaga (Linnaeus, 1758) nome che deriva dal greco lithos (pietra) e phagein (mangiare), ossia “mangiatore di pietra”. Questo animale vive in cavità che scava nella roccia calcarea secernendo un acido corrosivo, dando appunto l’impressione di mangiarsi la roccia, mentre in realtà si nutre filtrando particelle organiche sospese nell’acqua di mare.

Il Dattero di mare è animale comune in tutto il mar mediterraneo, si trova lungo tutte le scogliere calcaree fino ad una profondità di circa 100 metri , ma è molto più abbondante nei primi metri. La riproduzione della specie avviene nel periodo estivo, la fecondazione è esterna, dall’incontro degli spermi e delle uova liberati in acqua, nasce una piccola larva detta veliger che conduce vita libera fino ad inizio autunno quando si fissa alla roccia e si sviluppa in adulto.

L. lithophaga tasso di crescita medio (schema F. Fontanella)

L. lithophaga tasso di crescita medio (schema F. Fontanella)

Ha una crescita molto lenta, mediamente un esemplare che misura 5 centimetri ha un’età di circa 20 anni, caratteristica questa che lo rende specie particolarmente minacciata dalla raccolta intensa ed incontrollata a scopi alimentari. Inoltre l’adattamento di questa specie a vivere all’interno delle rocce, fa si che la sua estrazione comporti la distruzione dei substrati rocciosi e la conseguente scomparsa delle comunità biotiche di questo habitat. Per fare un paragone a noi più vicino è come se un cercatore di funghi distruggesse un intero bosco, spazzando via tutte le piante e gli animali, per raccogliere qualche tartufo che ci mette svariati anni per crescere di pochi centimetri.

Nonostante la pesca ai Datteri di mare sia vietata dalla legge, una sorta di mercato ittico clandestino in cui questi molluschi vengono venduti a peso d’oro a golosi e incoscienti acquirenti, spinge numerosi pescatori di frodo a distruggere sistematicamente le scogliere italiane impoverendo così i nostri mari. Questa situazione ha assunto negli ulti anni dimensioni drammatiche e preoccupanti in quanto i pescatori per estrarre i Datteri dalle rocce non usano più martello e scalpello, come faceva il “folle scultore” di Pozzano,  ma si avvalgono di modernissime attrezzature: mute, maschere, bombole d’aria e martelli pneumatici subacquei. Un lavoro criminale ed incessante che in breve tempo sta devastando il fantastico bosco sottomarino in cui da bambino avevo immaginato crescessero in buchi di alberi pietrificati i dolci Datteri di mare.

Ferdinando Fontanella
Twitter: @nandofnt

L. lithophaga in foro di roccia calcarea

L. lithophaga in foro di roccia calcarea

Roccia calcarea con fori di L. lithophaga

Roccia calcarea con fori di L. lithophaga

About 

Collaboratore di Redazione

Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

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