SAN MARCO: I primati dell’incrociatore corazzato varato nel regio cantiere di Castellammare di Stabia

a cura di Antonio Cimmino

Il San Marco al varo - Domenica del Corriere

Il San Marco al varo – Domenica del Corriere

Il grande sviluppo tecnologico del Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, ancora una volta nel 1905 si fece valere. Progettato dal Generale del Genio Navale napoletano Edoardo Masdea 1, il San Marco costituiva una classe di due unità con la nave gemella San Giorgio, sempre costruita a Castellammare di Stabia. Le due unità rappresentavano il perfezionamento degli incrociatori classe Pisa 2 ormai superati dai nuovi incrociatori da battaglia. Rispetto alla classe Pisa, di cui Masdea conservò l’armamento, la classe San Marco era dotata di una carena che conciliava una velocità elevata con le qualità nautiche, utilizzando la limitata percentuale di dislocamento dello scafo, in una struttura con adeguate qualità protettive e di resistenza assicurava una grande riserva di galleggiabilità. I due incrociatori, inoltre, avevano le artiglierie più in alto rispetto al galleggiamento ed un rapido sistema di rifornimento delle munizioni durante il combattimento, insomma una nave da battaglia molto efficace.

Il San Marco fu impostato sullo scalo borbonico del Regio Cantiere, il 1° settembre 1905, poi varato il 20 dicembre 1908 fu completato il 7 febbraio 1911.

Lo scafo, con castello di prora molto prolungato, teneva molto bene il mare. Aveva uno sperone come la nave Pisa; era dotato di quattro fumaioli, in due coppie molto distanziate, di un solo albero poppiero ed una bassa sovrastruttura per plancia. La poppa, detta “ad incrociatore”, era ingentilita da un giardinetto di coronamento; questo tipo di poppa era più adatta all’impianto delle eliche laterali, oltre che alla manovra e alla difesa.

Le dimensioni della nave erano di metri 140,90 lunghezza fuori tutta e di metri 131,00 fra le perpendicolari; la larghezza di 21,00 metri ed il pescaggio di 8,03 metri completavano le misure di progetto.

 Il San Marco possedeva alcune particolarità che lo differenziavano dalla nave gemella San Giorgio. In luogo di macchine alternative, possedeva quattro turbine a vapore tipo Parsons costruite, su licenza, dall’Ansaldo di Genova; prima nave della Regia Marina e prima nave di ogni Marina al mondo, ad essere dotato di quattro alberi motori. Un altro primato era rappresentato da una bussola giroscopica, dall’assenza di parti in legno a bordo, nonché dalla presenza di casse anti rollio. Le casse anti rollio, rappresentarono il primo esperimento teso alla stabilizzazione della nave. Il momento raddrizzante 3 agiva mediante un rapido spostamento trasversale del centro di gravità della nave, a mezzo di spostamento di masse liquide. In pratica l’acqua contenuta in serbatoi, in caso di rollio, spostandosi periodicamente e in maniera sfasata, da un lato all’altro della nave, creava una coppia di contrasto al rollio stesso. Le casse sistemate a murata ed erano comunicanti tra loro con un sistema di sfiato d’aria e, valvole di intercettazione e strozzamento. Il sistema oltre che “passivo” con il movimento del liquido ottenuto per gravità, poteva essere “attivo” utilizzando pompe o aria compressa.

L’apparato motore era costituito da 14 caldaie Belleville (alimentate a carbone ed a nafta) che fornivano vapore a quattro turbine ad accoppiamento diretto collegate a quattro eliche che imprimevano alla nave una velocità di 23,7 nodi, mezzo nodo in più 4 rispetto al San Giorgio.

Il combustibile imbarcato era 1.400 t. di carbone e 68 t. di nafta

L’autonomia era di 2.480 miglia con una velocità di 20 nodi, quindi 3.100 navigando a 12 nodi, o 4.800 miglia a 10 nodi.

Lo scafo era in acciaio ad elevata resistenza ed era provvisto di doppio fondo diviso in 48 compartimenti stagni; furono previsti anche cofferdams 5 a murata e copertini stagni.

Lo spessore delle corazze era per la cintura di 200 mm., per il ponte di coperta di 50mm., per le torri 180 mm. e 250 mm. per il torrione.

Il dislocamento normale era di 10.700 tonnellate, a pieno carico di 11.900 rispetto al dislocamento normale, la corazzatura rappresentava il 19%, del peso, mentre l’apparato motore il 12,2% e l’armamento l’11,7 %

Tutto l’armamento, di fabbricazione Ansaldo su licenza Armstrong – Elswick Pattern, era costituito da quattro cannoni da 254/35 mm. 6 calibri posti in torretta binata a poppa e prora; otto cannoni da 190/45 modello 1908 posti in quattro torrette binate, due per ogni lato a metà nave; come armamento secondario; per la difesa contro le siluranti erano sistemati 18 pezzi da 76/40 calibri a tiro rapido e otto di questi erano sistemati in vani-torrette. L’armamento era completato da due pezzi Vickers da 47/50 mm. e due mitragliere Colt-Browning da 6,5 mm, nonché tre tubi lancia siluri da 450 mm. Anche i cannoni antiaerei furono prodotti dall’Ansaldo su licenza Armstrong. Questa arma ebbe una larga diffusione fino al secondo conflitto mondiale. Fu imbarcata, infatti, anche su corazzate oltre che su naviglio sottile, sui pontoni armati e perfino sui treni armati

L’equipaggio era composto da 32 ufficiali e 673 uomini tra sottufficiali, graduati e comuni.

Questa classe di unità, all’avanguardia al momento della progettazione, risultarono presto superate: non possedevano una adeguata centrale di tiro ed una corazzatura contro i moderni proiettili perforanti e i grandi siluri. Gli incrociatori protetti, furono poi sostituiti dagli “incrociatori pesanti”

Il 14 dicembre 1908, l‘Amministrazione comunale di Castellammare di Stabia, in occasione del varo dell’incrociatore per il successivo 20 dicembre, deliberò di invitare alla cerimonia il Consiglio comunale della città di Venezia, offrendo loro ospitalità e festeggiamenti.

Dal Verbale di deliberazione n.4478 della città di Venezia, nella seduta straordinaria del 28 dicembre, avente ad oggetto “ Comunicazione al Consiglio delle entusiastiche accoglienze ricevute dalla Rappresentanza cittadina che si recò a Castellamare di Stabia per assistere al varo della Nave S.Marco”, si evince che il Sindaco di Venezia Comm. Filippo Grimani, così si esprime:” Credo necessario informare il Consiglio che la Rappresentanza Comunale di questa Città , essendo stata invitata nei giorni scorsi a recarsi a Castellammare di Stabia, ha creduto suo dovere accettare l’invito per assistere al varo della nave S. Marco. Vi parlo di questo argomento per rilevare la cordialità delle accoglienze che la Rappresentanza del Comune ha avuto sia a Napoli, e sopratutto a Castellamare dove si può dire tutta la popolazione accorse festante al nostro arrivo. Queste manifestazioni però non erano dirette alle nostre persone, ma andavano ben più in là e al disopra della Rappresentanza Comunale; esse erano dirette a Venezia, ed erano informate a sentimenti di italianità e di fraterna solidarietà veramente confortante e commovente. E’ sopra tutto per questo che vi prego di voler mandare con noi un saluto alla città di Castellamare per i sentimenti di fraternità che essa ha spiegato e verso Venezia e verso dell’Italia tutta”. Tutto il Consiglio si leva in piedi, vivamente applaudendo.

I giornali così descrissero l’avvenimento. “Domenica scorsa una nuova nave, l’ultima di un programma che ci ha ridato una flotta, scese in mare fra gli evviva e gli auguri. A Castellammare di Stabia si varò felicemente la nave “San Marco”, dotata di motori a turbina e di una velocità, stabilita nei contratti, di 23 nodi. La cerimonia riuscì solenne e ad essa, in rappresentanza del RE, intervenne il Duca d’Aosta e il sindaco di Venezia con i rappresentanti del Comune della bella città che la nave, nel nome di San Marco, personifica” (Tribuna Illustrata, 27 dicembre 1908). “Con una giornata fredda e piovigginosa, rallegrata solo in fine della cerimonia da un raggio di sole, domenica 20, si svolse il varo dell’incrociatore “San Marco” nel cantiere di Castellammare di Stabia, dal quale il 27 luglio era scesa in mare, la “San Giorgio”, gemella della “San Marco” (.,.) Come allora la rappresentanza di Genova, così questa volta assistettero alla solenne cerimonia il sindaco e la Giunta di Venezia, che furono fatti segno a calde espressioni di simpatia. Fin dalla prima mattina, il cantiere era in movimento; gli operai assistettero ad una messa nella chiesa di Santa Caterina, poi iniziarono i lavori per il varo intorno allo scalo, sul quale sorgeva la figura maestosa del nuovo incrociatore, senza armature, ma provvisto dell’antenna per la radiotelegrafia. (…) Alle 10, erano presenti nel cantiere 20.000 persone. Alle 10,35 arrivò il duca d’Aosta a bordo della “Regina Margherita”, scortata dalla “Regina Elena” e dalla “Vittorio Emanuele”, col duca erano gli ammiragli Aubry e Grenet; allo sbarco fu ricevuto dall’ammiraglio Moreno, comandante il distaccamento. (…) Il vescovo diocesano mons. Michele De Jorio, in piviale e mitra, preceduto dal Capitolo in cappa magna e dai chierici, dalla cappella s’avviò verso la prua della nave che asperse con acqua benedetta. Seguono il religioso corteo il sottodirettore delle costruzioni Rota, il comandante Migliaccio, parecchi ufficiali, diversi capotecnici e molti operai. (…) Poi salì sul ponte di comando la madrina signora Moreno col comandante Rota e il contrammiraglio Marselli; la tradizionale bottiglia di champagne lanciata contro lo sperone, s’infranse al quarto colpo; quindi tolti tutti i puntelli e tagliate le trinche, la nave scese tranquillamente in mare, tra gli urrà, gli applausi e gli spari., la “San Marco” è l’ottantesima nave della nostra marina lanciata a Castellammare. Impostata in cantiere il 2 gennaio 1907, è gemella della “San Giorgio”. Dello stesso tipo sono il “Pisa” e l’”Amalfi” varati a Livorno e a Genova (…). La corazzatura è costituita da piastre di 20 mm. di cui lo spessore va digradando a poppa ed a prora, e che si estendono a difendere tutto lo spazio occupato dalle macchine, dalle caldaie e dai depositi delle munizioni. Sono pure difesi il corridoio, e la batteria a murata, mediante traverse che chiudono il ridotto. Il ponte paraschegge è grosso da 30 a 40 mm. e il ponte di coperta e batteria, da 40 a 45 mm. (…)

 Nell’ideazione dei piani della nave dovuta al comm. Masdea, si è mirato soprattutto a dare ad essa le forme più opportune per conseguire un’elevata velocità, non disgiunta dalle migliori qualità nautiche, difensive ed offensive”. (Pro Famiglia del 21 dicembre 1908).

Il motto della nave era: Custos vel ultor cioè “Custode o Vendicatore” da una iscrizione su una medaglia veneta avente anche corso come moneta.

Il San Marco iniziò la sua attività il 7 febbraio 1911 partecipando, allo scoppio della guerra di Libia (29 settembre) alle operazioni contro la Turchia lungo le coste della Cirenaica; successivamente partecipò allo sbarco di Rodi.

Il 15 ottobre 1911 incorporata nella Seconda Divisione della Prima Squadra composta dalle navi Napoli, Pisa, Amalfi e Agodart, il San Marco partecipò alla resa di Derna, dopo un tentativo andato a vuoto di parlamentare con i capi arabi e la guarnigione turca.

Dopo cannoneggiamenti da ambo gli schieramenti, il 18 ottobre le compagnie di sbarco delle unità alla fonda (1.500 uomini) riuscirono a prendere la città ed il contrammiraglio Presbitero ne ottenne la resa incondizionata.

Successivamente, passata nella squadra dell’Egeo, il San Marco tra il 6 ed il 20 maggio del 1912 occupò l’isola di Lero mentre le altre unità sbarcarono le truppe nelle altre isole delle Sporadi. L’incrociatore Pisa prese possesso di Calino, l’Amalfi e il Duca degli Abruzzi inviarono i loro distaccamenti da sbarco a Patmo, Calchi ed Emporio; le corazzate della I Divisione, scortate da siluranti, invece, si impadronirono di Nisino, Scarpanto, Piscopo e Coo avendo ragione delle guarnigioni turche.

 Sin dal 1912 vennero effettuate anche le prime prove relative alla sistemazione di aerei a bordo di unità navali con idrovolanti di tipo Curtiss impiegati sulla corazzata Dante Alighieri ( costruita a Castellammare).
L’idrovolante Curtiss Flying Boat, entrò a far parte, agli inizi del 1914 della componente di volo anche, degli incrociatori Amalfi, San Marco e dalla nave appoggio idrovolanti Elba. Questa unità, costruita a Castellammare ed entrata in servizio nel febbraio 1896, era già stata usata come nave appoggio per palloni di osservazione 7

Nel 1913 la Marina costituì un proprio Servizio Aereonautico e il   17 giugno, con decreto ministeriale, venne istituito il Servizio Aeronautico della Regia Marina mentre il 27 giugno si creò la Sezione Aeronautica. Le navi si attrezzarono, con apposite gruette, per poter calare (e recuperare) in mare gli idrovolanti. Gli aerei potevano operare solo con mare calmo e la nave doveva fermarsi durante le operazioni che potevano durare anche 20 minuti.

Allo scoppio della I Guerra Mondiale, l’unità assieme al San Giorgio, Pisa, Amalfi, Marsala e la III Squadriglia Cacciatorpediniere “Artigliere” rappresentavano la IV Divisione della Squadra da Battaglia.

Durante la prima guerra mondiale (1917), l’armamento fu così modificato: rimasero i cannoni da 254 e 190 mm, mentre gli originari da 76/40 furono ridotti a 10 ed aggiunti 6 cannoni antiaerei da76/40 mm mod R.M. 1916; rimasero immutate sia le mitragliere e sia i tubi lanciasiluri.

Nel corso della guerra effettuò missioni e crociere di vigilanza.  Con il San Giorgio ed il Pisa il 2 ottobre del 1918 partecipò alle operazioni della base austro-ungarica di Durazzo inquadrato in una Squadra Navale da bombardamento gli ordini del contrammiraglio Paladini. Gli incrociatori erano scortati da 4 cacciatorpediniere inglesi e 7 torpediniere italiane, inoltre parteciparono, agli ordini del commodoro Kelly, gli incrociatori leggeri inglesi Lowestoft, Dartmouth e Weymouth scortati da 5 caccia. La sorveglianza antisommergibile era affidata a 11 sommergibili americani scortati da 6 MAS. Terminata la guerra l’unità ebbe ruoli secondari nella crisi di Corfù, primo tentativo espansionistico verso la Grecia del nuovo regime fascista. Il 16 marzo 1924 accompagnò il re Vittorio Emanuele III a Fiume nel durante il tentativo, capitanato da D’Annunzio,  di annettere la città all’Italia. Nei successivi mesi di luglio-settembre, unitamente alla similare San Giorgio su cui era imbarcato il principe ereditario Umberto, effettuò una crociera in Sud-America per visitare le colonie di italiani residenti.

Nel 1935 il San Marco fu trasformato in nave bersaglio radiocomandata dalla torpediniere Audace; senza personale a bordo, poteva variare la velocità, compiere evoluzioni e stendere cortine fumogene. Le sue caldaie furono sostituite da altre del tipo Thornycroft che ridussero la velocità massima. In funzione di nave bersaglio, fu utilizzata durante la parata navale di Napoli per Adolf Hitler del 5 maggio 1938,

Nel 1941 al Varignano a La Spezia,  gli incursori si esercitavano ad attaccare l’unità sia  con i siluri a lenta corsa (maiali) e sia come uomini-gamma, imparando a superare la rete parasiluri, sia recidendola e sia passandovi sotto su un fondo fangoso, com’era quella del porto di La Spezia. Dopo l’armistizio la nave fu catturata dai tedeschi ed auto-affondata nel mese di aprile 1945. Recuperata nel 1947, il San Marco fu radiato dal naviglio militare e demolito nel 1949.

 

Bibliografia

AA.VV., Storia della Marina, vol. II, Fabbri ed., 1978

AA.VV., Almanacco storico delle navi militari italiane 1861-1996, Ufficio Storico della M.M., Roma, 1996

AA.VV. San Marco – Incrociatore corazzato, in Marina.Difesa.it.

AA.VV. Sistemi di stabilizzazione d’assetto per le navi, in https://www.nauticareport.it/dettnews/tecnica_e_manutenzione/sistemi_di

AA.VV., Naval Boliers, in Steam, Its Generation and Use by Babcock & Wilcox company Project Gutenberg Literary Archive Foundation,

.AA.VV.,Marine Boilers, N.Y. and London, 1908

AA.VV. 76/40 Mod. 1916 R.M., in https://howlingpixel.com/i-it/76/40_..

Bravetta E., La Grande Guerra sul mare vol.II, Mondadori, 1925

Fontana G., Incrociatore corazzato San Marco, in https://www.liberoricercatore.it/1908-san-marco-incrociatore-corazzato

Vanin M., Controllo del rollio di un natante, Università degli Studi di Padova, Facoltà di ingegneria,  Corso di Laurea Triennale in Ingegneria dell’Informazione, 2010

  1. dal 1° dic. 1865 allievo ingegnere nella scuola di applicazione di Castellammare di Stabia, in seguito progettista di importanti unità, alcune costruite nel regio cantiere stabiese
  2. Due incrociatori costituivano la classe Pisa, l’Amalfi e il gemello Pisa che dava il nome alla classe
  3. Il momento raddrizzante rappresenta l’energia di riserva che la nave ha per riportare, in sicurezza, la nave nella posizione di navigabilità
  4. Circa 926 metri all’ora in più
  5.  il cofferdam è l’intercapedine trasversale che separa due compartimenti stagni affiancati. Generalmente vuoto, va tenuto sempre asciutto e pulito
  6. Ovvero affusto lungo 254 volte il calibro in questo caso da 35 mm., quindi un cannone lungo quasi nove metri con diametro da 35 millimetri
  7. Pallone frenato, o drachen, un particolare tipo di aerostato vincolato da uno o più cavi al suolo o al ponte di una nave.

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Collaboratore di Redazione

Già dipendente del cantiere navale di Castellammare di Stabia, si interessa della storia delle navi militari ivi costruite dalla sua fondazione. Appassionato, della Marina Militare e della marittimità in genere. E' socio della locale Associazione Nazionale Marinai d'Italia.

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