Pillole di cultura: Pisone

a cura del prof. Luigi Casale

“U Pəsónə”. Precisiamo che la “e” capovolta (ə) è la rappresentazione grafica, la trascrizione (il grafema) di una vocale caratteristica della lingua napoletana. Si tratta di quel fonema che – se noi chiamiamo “colore” la differenza tra le vocali: a , e , i , o , u , della lingua italiana – dovremmo dire (nel caso nostro) “senza colore”. Per capirci: è quella vocale, finale di parola, che i napoletani non pronunciano a meno che non sia accentata. Così si dice abitualmente. Ma non è esatto. In effetti essa non cade, perché i napoletani la pronunciano bene. Semplicemente la producono senza il “colore”: diventa cioè una “vocale indistinta”. È una ulteriore vocale che nella lingua italiana manca.
Ma perché mi fate sprecare tante parole se – napoletani o no – conoscete il modo di parlare dei napoletani? … allora, … ci siamo capiti?
Detto questo, e considerato però che la tastiera del PC non la prevede, nelle finali continueremo ad indicare la vocale della corrispondente parola italiana. Mentre nel mezzo delle parole la indicheremo con una e, così ognuno la produrrà come “naturalmente” la sa pronunciare. Da napoletano.
In sede scientifica, quando sarà il momento, ricorreremo ai sistemi grafici convenzionali.
Quindi, oggi parliamo di “pesone”. Se vi dicessi, in maniera sbrigativa che pesone è un grande peso, per quanto io dica una banalità, pur sbagliando nel metodo, in sostanza direi una cosa giusta. Perché, essendo “u pesone” la rata mensile (pattuita) che paghiamo al padrone di casa per occupare – si dice locare – l’appartamento in cui viviamo …. Chi mai sarà disposto a negare che esso non costituisca un “pe-so-ne”, cioè un grande peso? Ma ci arriveremo!
“U pesone” è l’equivalente della parola italiana pigione. Parola femminile: “la pigione”. Se qualche volta la diciamo al maschile è solo perché siamo influenzati dal nostro parlare napoletano.
Pigione è la trasformazione medievale, arrivata nella lingua italiana, della parola latina pensionem, da cui viene anche l’altra parola italiana (senza trasformazione, questa volta!): pensione. Sia nel senso di vitalizio che percepisce chi ha svolto delle prestazioni lavorative, sia nel senso di corrispettivo che dobbiamo pagare a chi giornalmente ci offre vitto e alloggio (“Stare a pensione”: o presso esercizi pubblici o presso famiglie private). Da qui viene anche il nome stesso degli alberghi più modesti: la pensione. ( “Stella maris”, “Casa serena”, “La lucciola”, ecc.).
Pensio/pensionem, all’origine, è la pesata (dal verbo latino: pendo = pesare), ma, poiché il pensum è la quantità di lavoro quotidiano, il compito assegnato (metaforicamente: il peso), pensio/pensionem è anche la quota di danaro che in cambio dev’essere corrisposta a chi fa quel lavoro, cioè la rata giornaliera. Il lettore perspicace si rende conto che quello che all’inizio sembrava uno scherzo, quasi una provocazione, poi si è rivelata una verità. Cioè che pisone è collegato – risalendo alle sue più antiche origini – proprio al gravame di un peso.
Ma, per quanto ce ne rendiamo conto, non dobbiamo meravigliarcene più di tanto, perché, come spesso abbiamo detto ogni qualvolta abbiamo parlato di lingua opaca o trasparente, ogni parola, o per effetto della metafora, o per conseguenza delle avvenute mutazioni socio-economiche, passando nelle successive fasi della sua utilizzazione comunicativa, cambia – a volte anche profondamente – il suo significato. La stessa dialettica socio-economica, poi, fa in modo che la parola continui a trasformarsi e a passare da un’area di significato all’altra. Solo per restare in questo ambito della vita e dell’abitare, possiamo considerare che “piso” è la parola spagnola per dire appartamento, e che “pisolino” è il riposo pomeridiano.
Ma se ci spostiamo da quest’area, troviamo che parole della stessa sfera lessicale, cioè sempre collegate agli etimi: pendo (pesare), pensum (peso), pensio (pesata), vanno a coprire altre aree semantiche, anche abbastanza lontane da quella di partenza.
Per fare un esempio. Pendo e *pondo – le differenzia una semplice variazione apofonica – hanno la medesima radice, così pure pensum e pondus.
Allora, partendo da questi etimi, consideriamo che cosa vanno a significare le parole: pensare o ponderare! Che proprio da essi derivano. (Intelligenti pauca = Per la persona intelligente, poche parole).

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Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

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