Pillole di cultura: Paraustiello

a cura del prof. Luigi Casale

“Addò vai a parà cu ‘sti paraustielli ?!”

La spiegazione di questa frase potrebbe essere più semplice di quanto si possa pensare. Paraustiello dovrebbe essere il diminutivo del calco napoletano della parola paragone (paraòne, paravone), come da gallo viene ‘u “uallo” o ‘u “vallo”.
Da paragone, il napoletano “paravone”; e da questo, “paravustiello” o “paraustiello”.
Parare lo si usa come “parare una trappola” (a buon intenditor, poche parole…), “parare una rete”.
Qui c’è niente da aggiungere. E’ una parola latina rimasta tale e quale nell’uso della lingua napoletana; e corrisponde all’italiano “preparare”.
L’italiano ha selezionato la forma col prefisso al posto di quella radicale del napoletano.

About 

Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.