Pillole di cultura: Occidente

a cura del prof. Luigi Casale

Per tutta la durata delle scuole elementari i quattro punti cardinali, sia quando se ne parlava come argomento specifico della lezione di geografia, sia anche quando in maniera estemporanea le parole ricorrevano nei testi letterari, erano chiamati ogni volta con nomi diversi, creando in noi bambini una certa confusione. Se ti trovavi ad avere una mente allenata al giudizio critico, il problema forse te lo ponevi; ma da solo non riuscivi a trovare la soluzione, né avevi il coraggio di chiedere. Se poi eri fantasioso e distratto, neanche ti accorgevi del cambiamento di nome, per cui la confusione rimaneva e non sapevi da che parte era l’occidente, oppure il settentrione. Senza dire che inizialmente e per lungo tempo non avevi neppure realizzato che cosa esattamente fossero i cosiddetti punti cardinali, e che cosa volessero significare quei nomi tanto usati, ma certamente non appartenenti alla lingua italiana: Est, Ovest, Nord e Sud. Questo almeno fino alla terza elementare.

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In seguito i punti cardinali li dovevi riconoscere dalla direzione delle braccia distese: a sinistra c’era Est, a destra Ovest, dietro la schiena Nord, davanti Sud (ma solo se sapevi come disporti, vale a dire che già eri capace di “orientarti” da solo). E non era neppure necessario distendere effettivamente le braccia, perché bastavano quelle dell’immagine del libro sussidiario (l’altro libro era il libro di lettura) dove un bambino aveva le mani distese e prolungate da una freccia. Intanto avevi acquisito una serie di parole nuove (e strane), come Oriente e Occidente, Settentrione e Meridione. E ancora ti scuotevi di nuovo quando ti accorgevi che erano usati anche i termini: Levante, o Ponente, o Mezzogiorno, che poi erano quelli già sentiti in famiglia o per strada, da contadini e pescatori (altro che previsioni del tempo!) e che ormai eri in grado di riferire in maniera corretta ad una direzione lontana all’orizzonte, alla posizione di certe strade, ad un punto del panorama, alla zona di cielo dove spunta il sole o dove tramonta, o dove si trova nei diversi momenti della giornata. Mentre a scuola solo ti dicevano che il Nord (cioè: il “lato di cielo dove il sole non arriva mai”) era dalla parte del Vesuvio. Allora, finalmente, disponendoci con le spalle al Vesuvio (dove non avevamo necessità di guardare: tanto il sole là non ci arrivava mai) e distendendo le braccia, potevamo finalmente riconoscere l’est sulla punta della mano sinistra, il sud sulla punta del naso, l’ovest sulla punta della mano destra. (Ma eravamo ormai più grandicelli e già ci ricordavamo con leggera nostalgia del disegno del bambino del libro sussidiario). Forse eravamo alla scuola media. Fu allora che un insegnante ci indicò la corrispondenza biunivoca dei singoli nomi all’interno delle tre serie di denominazione dei quattro punti cardinali, quando già nei libri e sulle carte geografiche cominciavamo a familiarizzare con il simbolo della rosa dei venti con tutti quei nomi che neanche immaginavamo che ci fossero tanti venti: con la loro provenienza e con le altre direzioni intermedie indicate sulle bisettrici dei quattro quadranti in cui veniva suddivisa la mappa del cielo. Est, ovest, nord, sud. Ma perché poi non: est, sud, ovest e nord? Che è il senso del movimento del sole, o anche della successione delle ore della giornata in corrispondenza con gli spostamenti del sole? Così imparammo ad usare anche i termini boreale ed australe (e via discorrendo) per indicare l’emisfero nord e l’emisfero sud della Terra. Perciò si veniva a formare un sistema di due rette perpendicolari (assi) ai cui estremi, sulla direttrice orizzontale si pongono i punti Est-Ovest e su quella verticale i punti Nord-Sud (nomi di derivazione anglosassone o di antico tedesco). Ma, come abbiamo visto – venivano usati anche gli altri nomi (derivati dal greco e dal latino): Oriente ed Occidente; Settentrione e Meridione; Levante, Ponente, Tramontana, Mezzogiorno; Boreale e Australe (utilizzati massimamente per indicare i due emisferi in cui l’equatore divide il globo terrestre).

Cerchiamo ora di analizzarli ai livelli morfologico e semantico. Le prime quattro sono parole di origine latina. Oriente è participio del verbo orior (nascere, sorgere) per cui l’espressione « sole oriente » (per chi ha ancora reminiscenze di studi di latino, aggiungiamo: ablativo assoluto) significava « mentre il sole sorge ». Poi nella parlata corrente è rimasto solo « oriente ». Stesso discorso vale per « occidente »: participio del verbo occidere [ob+cado = cado in avanti]. Quindi « sole occidente », il sole che cade. Settentrione invece viene da “septem triones” (sette bestie). Triones era una parola poco usata (e solo al plurale); essa designava i buoi da tiro aggiogati. Erano chiamate così le sette stelle dell’Orsa maggiore [il Carro] e di quella minore. Perciò le “septem triones” erano, per metafora e poi per antonomasia, le stelle del Gran Carro, quindi il Nord. Meridione si è formato sul modello strutturale di settentrione. Meridio (o meglio: meridie) deriva da “media die” (“medio die”, se dies – giorno – era usato al maschile) e significava “a metà della giornata”, quindi in direzione di dove si trova il sole a mezzogiorno. Levante e ponente – come si vede chiaramente – sono altrettanti participi (di verbi italiani, questa volta: levare e porre). Levante = che si leva ; ponente = che va a posarsi. Mezzogiorno – l’abbiamo già visto – è la traduzione di meridies (che è la trasformazione in avverbio o la sostantivizzazione dell’espressione « medio die »). Boreale, Tramontana, Australe derivano dal nome dei venti (origine mitologica per Borea e Austro; mentre il terzo viene da “trans montanus” = proveniente da dietro i monti. Nomi che oggi troviamo proprio sulla rosa dei venti). Oriente e Occidente, Settentrione e Meridione, come ognuno sa, sono usati anche per indicare aree geografiche: l’Occidente, l’Oriente, il Vicino Oriente, il Medio Oriente, l’Estremo Oriente. Così anche Levante e Ponente; vedi la denominazione della costa ligure o l’appellativo di Sol Levante che si dà al Giappone.

 

L.C

About 

Collaboratore
Classe 1943, è un insegnante di liceo in pensione, cura la rubrica "pillole di cultura" e partecipa volentieri alla produzione di "storie minime". Inoltre è presente sotto le voci: detti, motti e tradizioni locali.

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