La Madonna dell'Annunziata, Festa dell'Assunzone 2018, foto Giuseppe Zingone

Le scarpe consumate della Madonna

Le scarpe consumate della Madonna

di Giuseppe Zingone

La Real casa dell’Annunziata, ha letteralmente raccolto nei secoli centinaia di migliaia di bambini, figli di quell’infanzia abbandonata, respinta, dimenticata, piccole creature considerate ‘e figlie r”a Maronna. In alcuni documenti notarili del cinquecento gli esposti (ex posti) da cui il cognome Esposito sono detti anche “figli di anima”, e nei documenti comunali spesso di padre e madre “Ignoto”.

La Madonna dell'Annunziata, Festa dell'Assunzone 2018, foto Giuseppe Zingone

La Madonna dell’Annunziata, Napoli, Festa dell’Assunzione 2018, foto Giuseppe Zingone

Era il 1343 quando la regina Sancha d’Aragona moglie di Roberto D’Angiò prese sotto la sua ala protettiva questa istituzione nata dalla congregazione della Santissima Annunziata e decise di ampliarla: ospedale, convento, chiesa, conservatorio per donzelle1 oltre che brefotrofio. Nel 1875 fu soppressa la ruota ma l’istituzione della Real Casa è rimasta in auge fino al 1980.

Roberto e Sancha sono gli stessi regnanti di cui si racconta nella storia di Castellammare, Roberto amava la sua Casa sana per l’aere2 (l’aria e il clima) e per omaggiare Castellammare (grazie al fatto di essere tornato in salute) donò alla città due reliquie, un frammento della costola di San Gennaro e  un lembo di pelle dell’apostolo San Bartolomeo (leggi anche San Gennaro a Castellammare). Fu re Roberto a volere per Castellammare dodici chiese con i nomi dei santi apostoli, ipotesi da alcuni studiosi non suffragate dai necessari documenti.3

Spesso ascoltando i discorsi degli adulti, da bambino, sentivo parlare dei “figlie r”a Maronna”, parole sempre proferite con quell’ossequioso rispetto che caratterizzava i discorsi dei grandi, davanti a questi temi. Il tono di voce si abbassava e ci si scrutava intorno, per mettersi al riparo da sguardi indiscreti. Ma nelle strade napoletane e di conseguenza anche nelle nostre, spesso questi figli venivano disprezzati, dai coetanei, perché bambini e bambine la cui sconosciuta origine dava adito a luoghi comuni, a pregiudizi.

La Madonna dell'Annunziata nei giorni precedenti la festa dell'Assunzione o Dormitio Verginis, foto Giuseppe Zingone

La Madonna dell’Annunziata nei giorni precedenti la festa dell’Assunzione o Dormitio Verginis (per le chiese orientali), foto Giuseppe Zingone

I figli di anima, venivano accolti da famiglie che pur avendo una propria prole (per un voto ad esempio) o non avendola e quindi per scelta si erano avvicinati a questa enorme struttura che è il complesso della Real Casa dell’Annunziata di Napoli. Dispensatrice di speciali doni sotto sembianze umane. Molti di questi bambini venivano adottati da famiglie nobili, almeno nella metà dei casi. L’altra metà che se li contendeva erano gli ordini religiosi o cittadini del ceto medio con una propria professione, pubblica o indipendente.

Conosco alcuni bambini adottati da famiglie stabiesi che si sono affidate alla Chiesa dell’Annunziata. Pensate che lo scrittore Jean-Jacques Rousseau abbandonò alla “pubblica educazione” ben cinque figli.4

Faccio visita al complesso monumentale dell’Annunziata quando posso e porto con me mia figlia per farle conoscere una pratica oggi ripresa da alcuni ospedali italiani. È commovente vedere la “Ruota degli Esposti”, questo tamburo in legno comunicante con l’esterno dove veniva deposto il bambino che da lì in poi sarebbe cresciuto senza storia e senza radici, questo è il dramma dei figli lasciati alla ruota, accompagnati a volte da un oggetto diviso a metà o una lettera che seguiva il pargolo, a volte niente neanche uno straccio addosso.

La ruota degli Esposti, Chiesa dell'Annunziata, foto Giuseppe Zingone

La ruota degli Esposti, Chiesa dell’Annunziata, Napoli, foto Giuseppe Zingone

Ho chiesto ad un giovane giornalista napoletano Alessio Viscardi, che pubblica su Youmedia Fanpage.it, di poter inserire tra le righe di questo brano un suo video davvero toccante dal titolo: La Ruota degli Esposti di Napoli tra il degrado di oggi ed i ricordi di una “figlia della Madonna”, attraverso questo documento, il lettore può immedesimarsi nel dramma di chi ancor oggi sente tutto il peso di un trascorso senza volti e senza storia.

Teresa Festinese, atto di morte, Anagrafe Castellammare

Teresa Festinese, atto di morte (Anagrafe Castellammare)

La mia curiosità crebbe maggiormente quando cercando di ricostruire il mio albero genealogico, cimentandomi con documenti inerenti il ramo materno, giunsi ad un’antenata dal nome Teresa Festinese, infatti nel resoconto dell’anagrafe compariva la scritta di padre e madre ignoto, lo stesso documento recuperato in un registro parrocchiale riportava invece la sigla A.G.P.

I figli della Madonna, come comprenderete, hanno nomi infiniti, anche l’acronimo A.G.P. che per esteso è Ave Gratia Plena.

Figli della Ruota

Figli della Ruota

In un articolo di Repubblica, di Maria Novella De Luca, viene citato (quale esposto) anche un nostro concittadino: “Pasquale, settant’anni, di Castellammare di Stabia, anche lui ex «esposto» che ha ritrovato la madre di novantacinque anni”.5 Bisogna infatti sapere che per questioni legate alla “privacy” della madre, (diremmo oggi) le buste sigillate collegate al bambino abbandonato, potevano essere aperte solo settanta anni dopo la deposizione nella ruota dell’infante o alla Real Casa quando la ruota fu soppressa.

Il complesso monumentale come dicevo è in stato di abbandono da diversi anni, per fortuna i documenti sono arrivati integri a noi, ma occorre visitare la chiesa per averne il cuore commosso, che è stata definita la più bella opera di Luigi Vanvitelli, da lui ristrutturata dopo l’incendio del 1757. È qui in una cappella seminascosta che vi attende seduta in una teca, la bellissima statua dell’Annunziata con i suoi boccoli d’oro.6

I bambini ritornano a casa

I bambini ritornano a casa (La Repubblica, Domenica 17 Gennaio 2010)

La cura di questa statua seicentesca (con arti movibili che rende possibile utilizzarla in più ricorrenze liturgiche) è affidata a delle monache le quali periodicamente sono costrette a riparare la suola delle scarpette di Maria. Sono molti a Napoli a credere fermamente che di sera la Madonna esca dalla sua teca per andare a trovare i propri figli all’interno dell’ospedale, tanto, quanto sono certo anche io, che non faccia mancare la sua materna presenza a tutti quelli che sono passati per la Real Casa dell’Annunziata.

Le Scarpe e la corona della Madonna

Le Scarpe e la corona della Madonna

 

Mi raccomando fatele visita, non obbligatela a consumare le sue scarpe!

Tra le opere pubbliche ideate per quella volontà cristiana di sostenere la vita umana sin dalla nascita, credo che questa, pur nei suoi limiti, sia una di quelle più grandiose. Certo non vi era nulla di nobile nell’abbandonare i propri figli e spesso questi figli sono stati una sorta di merce di scambio. Ma sicuramente vi sono storie molto nobili che hanno arrecato anche tanta dignità e felicità. Credo che molte di quelle madri si saranno ripetute “un giorno riscatterò mio figlio”, e tante altre abbiano subito serie ripercussioni a livello psicologico nel proseguo della propria vita a causa del dramma vissuto. I nostri antenati si erano posti una domanda sull’abbandono dei minori ed avevano cercato e costruito una risposta a tale problema.

Sono tante le notizie che raccontano di strazianti a volte indifferenti madri che gettano via i propri piccoli, come se fossero sacchette di spazzatura, pronte a riprendere la propria vita come se nulla fosse successo. Giudicare è una cosa complessa da fare, anche se quella in cui viviamo non è certo la società che meglio rappresenta il genere umano, sin dal’inizio del suo cammino. Le adozioni sono diventate nel nostro paese una materia complessa e spinosa; se da un lato c’è tanta sete di genitorialità, dall’altro,  abbiamo un sistema di adozione che passa per i tribunali ed è estremamente attento ai bisogni del bambino.

 


NOTE:

Si ringrazia Alessio Viscardi e Youmedia Fanpage.it per la gentile concessione.

  1. Di notevole interesse per l’argomento il testo di: Franco Schiattarella, Maritaggi di Cuccagna, Editrice E.D.A.R.T.
  2. Camillo Tutini, Memorie della vita miracoli e culto di San Gianuario Martire, pag. 119, Napoli 1633. Vedi anche: Padre Serafino De’ Ruggeri, Istoria della immagine di S. Maria di Pozzano e fondazione dell’antica e nuova chiesa e convento de’ frati minimi nella città di Castellammare di Stabia, pag. 54-54, tipografia Vescovile 1859.
  3. Catello Parisi, Cenno storico descrittivo della Città di Castellammare di Stabia, pag. 19-20, Firenze 1842.
  4.  Jean-Jacques Rousseau, Le Confessioni, libro VIII-1, pag. 245, Società Editrice Sonzogno 1898. Queste le parole “Tutto sommato, scelsi per i miei figli il meglio, o quanto supposi tale. Avrei voluto, vorrei ancora essere stato allevato e nutrito io stesso come lo furono essi“.
  5. Maria Novella De Luca, Figli della Ruota. I bambini perduti tornano a casa, in La Repubblica, 17 Gennaio 2010.
  6.  È di Paolo Barbuto cronista del Mattino, la riscoperta di questa leggenda napoletana, raccontata brevemente anche in questo libro: Marco Perrillo, Misteri e segreti dei quartieri di Napoli, Newton Compton Editori, pag 416, 2016, “Le scarpine della Madonna che cammina”.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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