Stemma dei Mercedari, foto Tullio Pesola

La Madonna della Misericordia

La Madonna della Misericordia

di Giuseppe Zingone

Tra i vari titoli che i cristiani per amore, per devozione o semplice riconoscenza hanno coniato per la madre di Gesù c’è anche quello di Madre della Misericordia.

Ed è con semplicità, persino per gioco che nasce questa breve ricerca. Una immagine in possesso del dottor Tullio Pesola, il quale sottopose al team del sito, una foto relativa ad una effigie della Madonna della Misericordia venerata nella Parrocchia dello Spirito Santo in Castellammare. Nascono così le prime considerazioni ed abbozzi di ipotesi che però inevitabilmente avevano bisogno di un sopralluogo fisico nella chiesa del centro antico di Castellammare oltre a varie informazioni recuperate da quella fonte inesauribile che è diventato il Web.

Stemma dei Mercedari, foto Tullio Pesola

Stemma dei Mercedari (foto Tullio Pesola)

Introduzione

Per comprendere il termine misericordia, possiamo far riferimento al grande evento del Giubileo straordinario indetto dall’attuale Pontefice della chiesa Cattolica.

L’undici Aprile 2015, Papa Francesco, ha indetto attraverso la Bolla1 “Misericordiae Vultus”2

Porta Santa, San Pietro, foto Giuseppe Zingone

Porta Santa, San Pietro, foto Giuseppe Zingone

il Giubileo straordinario della Misericordia, la cui apertura è avvenuta l’otto Dicembre 2015 e la cui chiusura è fissata per il 20 Novembre 2016. In segno dell’amore per i più poveri, il Giubileo è stato anticipato da Papa Francesco nella città di Bangui, nella Repubblica Centrafricana il ventinove Novembre. Il motto del Giubileo è “Misericordiosi come il Padre”, un invito ai cattolici a seguire più da vicino l’insegnamento di Cristo che si evince chiaramente anche dalle prime parole della Bolla: “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre”. Anche per noi stabiesi la data dell’8 Dicembre ha un valore fortemente evocativo, inoltre il papa, ha scelto la festa dell’Immacolata Concezione perché il Giubileo si apra anche sotto la guida e la protezione della Madonna. Questa data è la stessa della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, (1962-1965) che segna la volontà della Chiesa di ritornare in mezzo alla Gente, nel mondo, attuando ancor di più il mandato ricevuto dal Maestro (Vangelo di Luca capitolo 10, 1-9).

Ma cosa è la Misericordia? Soprattutto bisognerebbe recuperarne l’essenza, il significato profondo, per evitare inutili fraintendimenti e giochi di parole. Il termine Misericordia indica pietà, compassione che induce al soccorso. Secondo don Giovanni Tangorra3 della Misericordia “l’amore è la sorgente, la miseria il movente, l’azione impedisce le derive della verbosità e del sentimentalismo4

Rembrandt, il Padre Misericordioso, particolare.

Rembrandt, il Padre Misericordioso, particolare.

Ma quale modo migliore abbiamo per parlare di misericordia, se non andare alla freschezza della fonte le stesse parole di Gesù, con il testo che sicuramente ha restituito un’immagine a questo Giubileo della Misericordia, insieme al dipinto di Rembrandt ed al logo del giubileo è la parabola del Padre Misericordioso, meglio nota come il figliuol Prodigo, tratta dal Vangelo di Luca 15,11-32 un brano che non ci stancheremo mai di leggere: “Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse:

Logo del Giubileo, opera del gesuita, Marko Ivan Rupnik

Logo del Giubileo, opera del gesuita, (Marko Ivan Rupnik)

Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: E’ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

La dottrina cristiana, prescrive per i cristiani le opere di Misericordia, a loro volta distinte in corporali e spirituali. Anche qui basterebbe citare un’altra superba opera d’arte quella di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, realizzata tra il 1606 e il 1607 e conservata presso il Pio Monte della Misericordia a Napoli. Ricordiamo che per millenni le opere d’arte visive hanno sostituito per molti fedeli le parole della Bibbia che pur si potevano ascoltare in chiesa.

Per poter continuare nella nostra ricerca sulla Madonna delle Misericordia si è reso necessario ripercorrere seppur brevemente alcuni tratti della storia della Spagna Cattolica che qui riportiamo in estrema sintesi ma che pongono le basi per il culto della di Santa Maria della Mercede.

La Riconquista Spagnola
La Reconquista della penisola iberica avvenne sotto il regno di Ferdinando ed Isabella, ai danni dei Regni Moreschi che qui si erano stanziati all’incirca nel 711. Una storia civile e religiosa caratterizzata da non poche contraddizioni e che si concluse nel 1492, con l’espulsione dalla Spagna anche dei mori convertiti al Cattolicesimo, ma si rivelò ben presto in una sorta di pulizia etnica che colpì anche gli ebrei. Solo il regno di Navarra resistette ancora e fu incorporato alla Spagna nel 1512..

Le Caravalle che portarono via gli ebrei cacciati dalla Spagna

Le Caravalle che portarono via gli ebrei cacciati dalla Spagna5

A questa breve parentesi sulla storia di Spagna va inevitabilmente legata quella della pirateria. Il fenomeno piratesco nel Mediterraneo ha una storia antichissima con echi che ci arrivano sin dai tempi dei romani e che non ha confini ben definiti.6
Fatto sta che ai pirati a noi noti per lo più come Turchi, Saraceni, detti più in generale moreschi, proprio la Reconquista spagnola fornì nuova linfa. Migliaia di uomini, tra questi molti nobili, trovarono rifugio nei territori nordafricani fino all’impero Ottomano da questi territori partivano per saccheggiare i territori lungo le coste europee. Solamente con la battaglia di Lepanto (7 Ottobre 1571) si arrivò ad un punto di svolta importante negli equilibri militari dell’area del Mediterraneo.[7 P. Alberto Guglielmotti, O.P. teologo Casanatense, La guerra dei pirati e la Marina Pontificia dal 1500 al 1560, Firenze, successori Le Monnier, 1876.] Ma le coste furono per molti anni ancora soggette agli attacchi pirateschi, i cui obiettivi non erano solo beni di prima necessità o oggetti preziosi, ma spesso uomini e donne si rivelarono un utile bottino per chiedere ingenti riscatti o per essere venduti come schiavi in altri paesi.7

Pietro Nolasco e i mercedari
In data 10 agosto 1218 la Vergine Maria “apparve” a Pietro Nolasco, facendosi riconoscere a lui come la “Mercede” (Misericordia). Pietro sentiva la necessità di soccorrere quei cristiani caduti in catene nelle mani dei pirati e con l’appoggio del re Giacomo il Conquistatore ed il consenso di San Raimondo di Peñafort, creò l’Ordine dei Mercedari che fu fondato nella Cattedrale di Barcellona. Venne approvato il 17 gennaio 1235 da papa Gregorio IX, che assegnò ai religiosi come norma fondamentale, la regola di sant’Agostino.
Nel 1272, l’Ordine riceve il titolo di Ordine della Vergine della Mercede per la Redenzione dei cristiani ridotti in schiavitù di Santa Eulalia di Barcellona.

Ordine di Santa Maria della Mercede, Stemma, tratto da Wikipedia

Ordine di Santa Maria della Mercede, Stemma, tratto da Wikipedia

Inizialmente questo ordine era composto da laici, una sorta di ordine cavalleresco, che si proponeva la liberazione dei prigionieri cristiani sostituendo la propria persona ai cristiani in pericolo di rinnegare la propria fede, solo nel XIV secoli i maestri dell’ordine furono eletti tra i sacerdoti ed assunsero sempre più la forma di un ordine religioso.
Pietro Nolasco assegnò ai mercedari un territorio dove portare avanti la propria missione e istituì confraternite (cioè associazioni composte da laici) lì dove la loro presenza non era assicurata. La diffusione maggiore in Europa dell’Ordine dei Mercedari si ha proprio grazie alle confraternite. Durante il Giubileo del 1725 sfilarono a Roma davanti al Papa Benedetto XIII, circa 370 cristiani liberati dalla schiavitù a Tunisi  ed accompagnati proprio dai mercedari. “Il Papa regalò loro una medaglia per ciascuno benedetta e un’immaginetta raffigurante l’Agnus Dei. In più, donò duecento scudi da distribuire  ai  più  poveri e pagò le  spese del vitto e dell’alloggio  per tre giorni oltre a quelli previsti per il soggiorno dei pellegrini”.8

La memoria della Madonna della Mercede o delle Mercedi è collocata dalla Chiesa cattolica il 24 settembre.

Difese militari e spirituali
Non v’è dubbio che per la sua posizione in riva al mare anche la Città di Castellammare di Stabia fu vittima delle incursioni piratesche e delle guerre intestine tra i nobili casati (cristiani) nel tempo.

Pacichelli, Castellammare 1701, collezione Gaetano Fontana

Pacichelli, Castellammare 1701 (collezione Gaetano Fontana)

Una piccola passeggiata dal Quartuccio risalendo fino al Castello potrebbe fornire numerose tracce di quelle che furono fortificazioni atte a proteggere la città in tempi remoti, il cui baluardo più estremo rimane lo Scoglio di Rovigliano9 a nord, ma sono le sue torri, la torre Alfonsina 1442 fatta costruire da Alfonso D’Aragona, la fortezza di Portocarello del 1635 costruita per ordine del Vicerè De Zunica,10 il Castello, il torrione noto oggi come Palazzo Spagnuolo, presenti anche in molte stampe d’epoca che ci restituiscono l’idea di una città che nel tempo ha dovuto proteggersi, restaurare e rinforzare le proprie difese.

Castel Amar sur de Golphe de Naples, fine 1700, particolare, collezione Gaetano

Castel Amar sur de Golphe de Naples, fine 1700, particolare (collezione Gaetano Fontana)

Ma quando le difese non reggevano gli ultimi baluardi erano i santi, la protettrice della Città in primis, la Vergine di Pozzano, così come nel racconto del Parisi durante una incursione del pirata Dragut (Bodrum, 1485 – Gozo, 25 giugno 1565), il quale rapì “ottanta cittadini di ambo i sessi”.11

La prima volta che sentii parlare di incursioni piratesche, fu nella Chiesa di San Giacomo, era il 1997 e l’allora priore Antonio Napolitano, affidandosi ai suoi ricordi di bambino, mi riferì di racconti uditi nella Congrega da confratelli più anziani, riguardo a raccolte di denaro per riscattare uomini e donne dalla schiavitù.
Nella Chiesa dello Spirito Santo, nel cuore antico di Castellammare, sino agli anni Sessanta (circa) del secolo scorso era conservata la statua della Madonna della Misericordia, di cui alcuni hanno ancora memoria si trattava di una statua con arti in legno movibili opera ci dicono del 1600. Urgeva dunque un sopralluogo che ne verificasse la veridicità.

Da un giro nella Parrocchia è emerso quanto segue: “Il grande altare di destra di fronte a quello del patrono della Parrocchia cioè San Ciro è stato negli anni restaurato. Di per sé, l’altare è ancora consacrato alla Madonna della Misericordia, purtroppo la statua non è più la stessa. Consultandomi al telefono con una fonte attendibilissima riguardo la storia della Parrocchia dello Spirito Santo, il dottor Tullio Pesola (anch’egli collaboratore di LR), sembra che la statua originale della Madonna della Misericordia, fu “ceduta” dall’allora Padre Mario Crocco, a quel tempo parroco. Ciò non deve dare adito a giudizi affrettati ma come citavo prima riguardo alla ricorrenza della chiusura del Vaticano II, molti sacerdoti furono presi da uno zelo particolare per i propri fedeli per le proprie comunità ed in ragione delle esigenze dei vivi spesso si dimenticò la storia e l’arte.
Stessa sorte ad esempio toccò al pulpito ligneo della Parrocchia di Santa Maria della Pace, senza dimenticare che l’allora parroco don Antonino Mauro si privò addirittura della sua liquidazione affinché la chiesa di cui era parroco avesse dei banchi per i fedeli.

Altare di Maria Santissima della Misericordia, Parrocchia dello Spirito Santo

Altare di Maria Santissima della Misericordia, Parrocchia dello Spirito Santo (foto Giuseppe Zingone)

La  statua attuale della Madonna della Misericordia ha nelle mani un frammento di catena, non si tratta dell’originale e forse poco importa, (ma la catena spezzata indica la liberazione dalla condizione di schiavitù). Alla fine della messa qualcosa aveva attratto la mia attenzione, la sedia del presbitero, al cui apice nel legno è stato sistemato proprio il medaglione e simbolo dei mercedari che come si evince dalla immagine originale era parte della effigie seicentesca. Sempre ringraziando Tullio Pesola il quale si è ricordato del momento del ritrovamento dell’emblema che con molta probabilità era stato conservato anni prima e salvato (a quanto mi dice) proprio Padre Crocco che lo volle incastonare nella sedia presbiterale al centro dell’altare maggiore. 

Non meno importanti le informazioni recuperate dal Signor Mario Vanacore (che nel momento in cui scrivo forse sta godendo della meritata pensione, e che sarà ricordato tra l’altro anche come ultimo organista della Concattedrale di Castellammare di Stabia), la statua usciva in processione insieme a quella di San Ciro, la bellezza della statua della Madonna era dovuta anche al grande mantello decorato e trapuntato di stelle, tenuto aperto dalle braccia semovibili della statua in segno di accoglienza dei fedeli sotto il proprio manto protettivo. Il mantello mi è stato detto è per fortuna giunto sino a noi, salvato da Don Ciro Esposito e durante la festività dell’Immacolata Concezione posto sulle spalle della statua di Maria Immacolata conservata in Concattedrale.

L'altare Maggiore e la sedia del Presbitero

L’altare Maggiore e la sedia del Presbitero (foto Giuseppe Zingone)

Quando e se,  avrò tempo mi piacerebbe chiedere al Reverendo Parroco don Salvatore Abagnale di poter cercare altri indizi nei registri parrocchiali riguardo a “somme di denaro o notizie su liberazioni di nostri concittadini”.

Iconografia e notizie
Papa Francesco ribadisce, “Misericordia non giustizia. La Madre della Misericordia è sempre vicina e soccorre i suoi figli che si trovano nel pericolo e, come tanti ai nostri giorni, soffrono discriminazioni e persecuzioni”.12
Come sopra descritto l’iconografia della Madonna della Misericordia che tanta fortuna deve a Piero della Francesca, il cui polittico è conservato a San Sepolcro (ricordiamo che il grande pittore era egli stesso membro di una confraternita della Misericordia e ne fu anche priore), è rappresentata in piedi con le braccia aperte in segno di accoglienza e protezione verso i suoi figli, per secoli l’opera di Piero ispirò molti artisti. I fedeli sotto il suo mantello sono riprodotti in scala più piccola ad evidenziare la loro realtà terrena e creaturale e posti in ginocchio. Nella mano sinistra reca una catena verosimilmente spezzata a significare il riscatto dalla schiavitù mentre nella destra reca lo scapolare segno distintivo di quanti si affidano alla sua protezione.

Piero della Francesca, particolare del Polittico del Museo Civico di San Sepolcro, tratto da I Luoghi dell'Infinito, Maggio 2016 pag. 9.

Piero della Francesca, particolare del Polittico del Museo Civico di San Sepolcro, tratto da I Luoghi dell’Infinito, Maggio 2016 pag. 9.

Sul petto lo stemma dei mercedari, nella parte superiore la croce bianca a volte dorata della Cattedrale di Barcellona; nella parte inferiore fondo oro e quattro pali di rosso, della corona Aragonese di Giacomo I.
L’ordine dei Mercedari è ancora attivo oggi, alla fine della schiavitù il loro impegno missionario ha conosciuto e si è allargato a nuove forme di apostolato, come l’insegnamento alla gioventù e il contrasto delle nuove forme di schiavitù di carattere politico, sociale e psicologico. Nato vent’anni prima dell’ordine dei mercedari è quello della Santissima Trinità che si prefiggeva lo stesso scopo e che rischiarono anche di fondersi in un unico ordine religioso. I teologi dell’ordine mercedario sostennero sin dal XIII secolo la “teoria” dell’Immacolata Concezione di Maria divenuta dogma proclamato da Pio IX l’otto Dicembre 1854. Si stima che il numero dei cristiani riscattati dai mercedari nel corso dei secoli sia di circa 100.000 persone. La residenza del maestro generale dell’ordine è in via Monte Carmelo a Roma. I fedeli laici che intendono legarsi spiritualmente all’ordine senza abbracciare la vita religiosa hanno la possibilità di iscriversi al terz’ordine secolare, che ebbe origine nel 1233, o alle confraternite aggregate alle arciconfraternite di Nostra Signora della Mercede di Madrid o di Sant’Adriano a Roma.13


Ringraziamenti:

Si ringrazia per le notizie Tullio Pesola e Mario Vanacore.


Note:

  1. La Bolla o in latino Bulla è un documento in forma scritta spesso usato dai Pontefici e fa riferimento alla forma del sigillo posto in calce al documento.
  2.  Il testo della Bolla: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/bulls/documents/papa-francesco_bolla_20150411_misericordiae-vultus.html 
  3. Don Giovanni Tangorra è professore di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense.
  4.  Il vero significato della misericordia, in L’Arborense, settimanale d’informazione della Diocesi di Oristano http://www.arborense.it/Rubriche/Catechesi-del-Vescovo/Il-vero-significato-della-misericordia
  5. Immagine tratta da: Riccardo Filangieri di Candida, Una Cronaca napoletana figurata del Quattrocento, Napoli 1956, pag. 123.
  6.  Marco Tangheroni, Commercio e Navigazione nel Medioevo, LaTerza, 1996.
  7. Per ulteriori approfondimenti vedi anche: L’arte Calpestata le Riggiole a CastellammareSinan Pascià e le sette C, Dragut il Corsaro.
  8.  Giovambattista Ronzoni, Breve storia degli anni santi (1300-1975), volume 3 di quaderni, pag.31, Ed. “Lazio ieri e oggi”, 1975. Vedi anche: Marco Roncalli, I Giubilei del Settecento, Folle e schiavi cristiani liberati, in Luoghi dell’Infinito, numero 208 di Giugno 2016 pag. 78.
  9. Catello Parisi, Cenno Storico descrittivo della Città di Castellammare di Stabia, pag. 25, Firenze 1842. In riferimento alla nota numero 2 tratta dall’Archivio Comunale, il Parisi afferma aver rintracciato un documento in lingua spagnola del “Conte di Santo Stefano al preside Salernitano inviata per la ristaurazione e le munizioni necessarie, alla Torre di Rovigliano del 18 Ottobre 1692”.
  10. Giuseppe D’Angelo, Castellammare di Stabia, I Luoghi della Memoria, II edizione pag. 102-103, Longobardi editore 1994.
  11.  Catello Parisi, Cenno Storico descrittivo della Citta di Castellammare di Stabia, pag 25, Firenze 1842.
  12. Da Radio Vaticana, 10/05/2015. Vedi anche: La Madonna di Papa Francesco: la Madonna della Misericordia, martedì 16 Aprile 2013, omelia quotidiana.
  13.  Sito della Famiglia Mercedaria: http://www.ordinemercede.org/notizie.htm

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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