SS. Vergine del Rosario

La chiesa di Santa Croce

CHIESA di SANTA CROCE degli ex Domenicani
oggi delle Suore Francescane Alcantarine
sita in Castellammare di Stabia alla via Salita Santa Croce

SS. Vergine del Rosario

SS. Vergine del Rosario

Navigando su internet, mi sono imbattuta nel sito “Restauro Architettonico ed Artistico del Complesso di Santa Croce” col sottotitolo: chiesa e convento di S. Maria del SS. Rosario, nelle note storiche si legge che “il nucleo originario fu una chiesetta costruita (?) dalla confraternita del SS. Rosario e consacrata dal Vescovo Arcamone nel 1393 ecc…”.

Studiosi, ricercatori, cultori di storia stabiana e non, si sono interrogati sull’attendibilità di questo sottotitolo inedito, giacché non è citata la fonte archivistica che ne supporti l’assioma “documentomonumento” e ne confermi l’assunto descritto dall’architetto dott.ssa Forgione.

Fonti documentali e bibliografiche, da me compulsate,  evidenziano in maniera inconfutabile che la nostra antichissima Chiesa è ed è stata sempre riconosciuta ufficialmente “Santa Croce” e nel 1394 il Vescovo Antonio Arcamone O.P. la consacrò come tale.(1)

La strada salita Santa Croce è nome storico popolare proprio perché portava alla omonima chiesa, e nella toponomastica dell’epoca questa strada non è mai esistita!

Prima del 1394 non ho rinvenuto esplicito documento che titola la chiesa “Maria SS del Rosario”; né l’anno di costruzione della stessa che si attribuisce alla confraternita.

Pertanto, qui di seguito trascrivo alcuni stralci documentali:

I padri predicatori di san Domenico, nella nostra città dal 1432, presero ad officiare l’antica chiesa di Santa Croce, in cui era dapprima una pia confraternita”(2) e da essa retta insieme ad un cappellano.(3)

Un documento dell’anno 1478 annota che in Diocesi erano già erette molte confraternite dai titoli di altrettante chiese, fra cui la  confraternita di Santa Croce  nella chiesa omonima.(4)

La recita del Rosario era già diffusa prima che San Domenico ricevesse (secondo tradizione) il primo rosario dalla Vergine Maria nel 1214. Inoltre papa Sisto IV nel 1478, emanò la Bolla “Pastor aeterni“, primo documento che riguarda la pia pratica del Rosario. Furono molti i papi che sollecitarono le nascenti confraternite del SS. Rosario, che diffondevano a loro volta questa pia pratica e che rimasero unite ai padri predicatori.(5)

Nella relazione della  visita ad limina del 1661 si legge fra l’altro che nella chiesa Santa Croce dei frati Domenicani, era installata la confraternita del SS. Rosario e per tre giorni la settimana i confrati e i fedeli recitavano l’intero Rosario con gran devozione.(6)

Chiese dedicate a Maria SS. del Rosario sono sorte quasi tutte dopo la battaglia di Lepanto la cui vittoria fu attribuita, da papa San Pio V domenicano, alla Madonna del Rosario.(5) Prima di quest’epoca non si hanno notizie di chiese con questo titolo.

Nel 1527 i confrati concessero definitivamente l’antica chiesa di Santa Croce, sita in località Solaro, ai padri Domenicani rappresentati dal padre maestro Ambrosio Salvo. L’atto di concessione fu perfezionato nel 1530”.(7)  Essi (i confrati) conservarono una cappella gentilizia in detta Chiesa(8)  ed ebbero diritto di sepoltura nella Cattedrale.(9)

“Nell’anno 1555, lo stabiese, padre Marco Plagese, domenicano, fondò un convento accosto alla chiesa di Santa Croce, già officiata dai suoi confratelli”.(10)

Si sottolinea che anche il convento  fin dalla fondazione si è chiamato Santa Croce  e mai  “Maria SS. del Rosario”!, come asserisce, l’architetto, dott.ssa Forgione, nel sito pubblicato.

Nella stessa epoca, auspice il vescovo Giovanni IV Fonseca, la chiesa di  Santa Croce fu costruita a tre navate(11); infatti:

Il tavolario di Orazio Conca del 1636  recita testualmente: “Il convento dei PP. domenicani con bella chiesa sotto il titolo di Santa Croce con belle icone(…) a tre navate(…) ove risiedono 8 padri ecc.”(12)

Altro documento dell’anno 1631 attesta inoltre che “mentre gli stabiesi recavano in processione di penitenza il simulacro della Vergine del Rosario, venerata nella chiesa di Santa Croce, officiata dai padri domenicani, si videro calare sulle corone del Bambino e della Vergine due raggi luminosi, simili a due accese torce, che tali rimasero per un’ora.

Per ricordare il miracoloso evento “l’Università stabiese, in pubblico parlamento, scelse la Vergine del Rosario a protettrice”(13) e ogni anno nella prima domenica di ottobre, in un tripudio di festa, la prodigiosa statua che troneggia sull’altare maggiore veniva portata in processione per le strade cittadine.

E’ da ricordare che i santi Domenico e Rosa sono stati aggiunti al simulacro in data postuma.

Il 25 aprile 1729 il  vescovo mons. Tommaso De Grazia, assistito dai canonici Tommaso Cuomo e Sabbato Pinto, dal clero, clerici, nobili ed altri secolari buttò la prima pietra, da lui benedetta pontificalmente, nelle fondamenta della nuova chiesa dei PP. domenicani detta Santa Croce resa inagibile dagli eventi tellurici degli anni 1687/1688 e 1694”.(14)

Il 29 novembre del 1732 un altro devastante terremoto impegnò la nostra chiesa che fu poi ricostruita ad una sola navata come si presenta oggi.(15)

In un documento del 1828 del Ministero degli affari ecclesiastici, in risposta al vescovo mons. F. Colangelo che chiede una pensione mensile per il rettore,  la chiesa di Santa Croce  viene citata come Basilica di S. Croce e della SS.ma Vergine del Rosario.(16)  Anche qui i due titoli  vengono usati in maniera impropria!

Comparando i testi surriferiti  credo di  poter affermare che:

a) la confraternita si costituì nella chiesa di Santa Croce e non viceversa;

b) non si conosce prima del 1394  la data di fondazione né della chiesa né della confraternita;

c) per una errata lettura dei documenti si confonde il titolo con il culto;

d) per titolare una chiesa si richiede che il vescovo la consacri. Nel corso dei secoli nessun vescovo ha mai consacrato la nostra chiesa col titolo “ Maria SS. del Rosario”;

e) E’ solo tradizione popolare che la nostra chiesa Santa Croce veniva appellata anche a “chiesa d’‘o Rusario” o “‘a Maronna d’’o Rusario” per il culto e la devozione alla Regina del Sacratissimo Rosario che i domenicani trasfusero negli stabiesi.

Forse, e senza forse, questo titolo cominciò a essere in uso dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, e mai prima.

In proposito cito qualche esempio: le parrocchie del SS. Salvatore in Scanzano e dello Spirito Santo in piazza Fontana Grande, ambedue nella città di Castellammare di Stabia, sono popolarmente dette  a chiesa ‘e san Michele“ e “’a chiesa ‘e san Ciro“ per la devozione che i cittadini hanno  verso  questi due santi ivi venerati.

Castellammare, inoltre, ha una parrocchia col nome “Maria SS. del Rosario”,  in via Cosenza, olim Starza (zona di C.mare, ancora oggi così chiamata dai più veterani).

Nel mio lavoro ho imparato che la ricerca si attiene all’antico adagio “Quod gratis asseritur, gratis negatur” (ciò che si afferma senza prove, senza prove si nega).

Pertanto questo mio assunto, peraltro non esaustivo, solleverà sicuramente dubbi che, con il conforto di dati certi,  potranno essere smentiti e/o confermati.

Tanto per la verità storica e a futura intelligenza.

suor Agnese Scelzo
francescana alcantarina


Fonti documentali e bibliografiche:

1) Pio Tommaso Milante O.P. De Stabiis, Stabiana ecclesia et Episcopis eius, 1749- traduzione dal  latino e stampa- Napoli 1836, pp.236-237.

2) Giuseppe Parisi, Cenno storico descrittivo della città di C.mare di Stabia, Firenze 1842, p.100.        Non si menziona il nome della confraternità!

3) Giovanni Celoro Parascandolo, Castellammare di Stabia, Cortese Napoli 1965, p.173.

4) G. Celoro Parascandolo, I Vescovi e la Chiesa stabiana, Longobardi editore 1997 p.139.

5) cf Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da san Pietro ai nostri giorni, pp.151 e segg.

6) cf G.Celoro Parascandolo, I Vescovi e la Chiesa stabiana, p 127.

7) Transunti di atti notaio Giacomo Coppola in Celoro Parascandolo, Castellammare di Stabia, p.174.

8)  Notaio Geronimo de Maio anno 1576, in idem ut supra, p.120.

9)  cf  G. Celoro Parascandolo, in idem ut supra, p.120.

10) cf Pio Tommaso Milante, De Stabiis, Stabiana ecclesia, pp.246-247.

11) cf Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d’Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Emiliana editore, Venezia 1840-1861 Vol. XIX, p. 803.

12) Orazio Conca, tavolario a cura di Gioacchino Ruocco, Napoli 1636.

13) Archivio di Stato, Monasteri soppressi, fascio 1667.

14) Parrocchia della cattedrale di Castellammare di Stabia, Volume IV dei morti, f.1.

15) Atti notaio Mattia Imparato 1736 in G.Celoro Parascandolo,Castellammare di Stabia, pp.173-174.

16) Archivio storico diocesano, Busta Monastero e chiesa Santa Croce, Castellammare di Stabia.

 

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