Giovanna II d’Angiò

Giovanna II d’Angiò

di Giuseppe Zingone

Giovanna II di Napoli, immagine tratta da: Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, pag. 447, Napoli, 1601.

Tra i regnanti ai quali la nostra Città fu fedele nel tempo vi è la regina Giovanna II, figlia di Carlo III di Napoli e Margherita Durazzo. Nacque a Zara il 25 giugno 1373 e morì a Napoli il 2 febbraio 1435, le sue spoglie sono conservate nella Basilica dell’Annunziata1: “La sua lapide era costituita da una pietra semplice con sopra il suo nome, i titoli e la data della morte”.2

Iscrizione lapide Giovanna II

Iscrizione lapide Giovanna II

Rimasta vedova del duca Guglielmo d’Austria, lottò a lungo per riuscire a mantenere la guida del proprio regno, in quelli che furono anni difficili per Napoli, tempi di guerra e di fame, fu costretta a guardarsi dalle cospirazioni esterne, come dai tentavi dei baroni del regno di far prevalere i propri privilegi.3

Il suo carattere e le sue troppe passioni di cuore hanno tessuto intorno alla sua figura, diversi miti e leggende. Sostenuta dai “favoriti” (consiglieri di corte quanto mai ambiziosi) è nota soprattutto per i suoi giovani amanti scelti sia tra i nobili, che fra i popolani.

Per dare solide e durature basi al suo Regno e per evitare il ritorno di Luigi II d’Angiò,  si risposò con Giacomo II di Borbone, conte di La Marche, che poteva assicurare alla regina anche l’importante sostegno della monarchia francese. Re Giacomo non volendo rimanere ai margini della vita politica del Regno fece uccidere uno dei favoriti della regina Giovanna, Pandolfello Piscopo. La morte di Pandolfello generò una forte reazione dei baroni abituati a gestire la corte napoletana. Re Giacomo nel 1418 decise allora di abbandonare Napoli e rifugiarsi in Francia dove visse da francescano laico sino alla morte.4

A questo punto la regina Giovanna divenne l’unica e legittima sovrana di Napoli, ma le sorti del regno traballarono quando Luigi III d’Angiò, figlio del rivale di suo fratello Ladislao, nel 1420 sbarcò sui lidi campani alla conquista del regno di Napoli. È in questo periodo che la nostra città si schierò a favore di Luigi III, rivale della regina Giovanna. Quest’ultima nel frattempo aveva chiesto l’aiuto del Re Alfonso V d’Aragona, al quale promise l’adozione e l’eredità del Regno di Napoli.

Il castello e ciò che rimane delle mura difensive (foto Giuseppe Zingone)

Il castello e ciò che rimane delle mura difensive (foto Giuseppe Zingone)

I priveligi di Giovanna II del 7 Agosto 14205

Queste le parole di Francesco Alvino ed il testo del Privilegio: “Pur tuttavia talune ve ne furono (città, n.d.r.) che a quella (Regina n.d.r.)  tennersi fedeli, e Castellammare tra queste, i cui cittadini non solamente la soccorsero coll’opera delle armi, ma ancora del denaro, come apparisce da un privilegio con data del 7 agosto 1420. Con essa ella dichiarò, che avrebbe perpetuamente conservato quella città nel regio demanio, senza pignorarla, alienarla, donarla o concederla, e che non avrebbe eletto giammai una persona sola per Capitano  e Castellano di essa, ma tali uffìci avrebbe a due persone diverse conferiti. Ordinò che tutti i suoi cittadini e gli abitanti nella medesima dovessero esser riputati e trattati come cittadini in tutti i luoghi del Regno, e specialmente nella città di Napoli, godendo di tutti gli onori, libertà, franchigie, immunità, esenzioni, privilegi, prerogative, e grazie degli altri cittadini demaniali del Regno e della stessa Città di Napoli. Decretò che nessun cittadino o abitante di quella Città per qualunque causa civile o criminale potesse giammai esser chiamato in giudizio innanzi a qualsivoglia giudice o tribunale, se non che solo innanzi agli officiali della stessa città: eccetto che in causa di appellazione, per cui potessero esser citati innanzi al Giudice competente. Concedè all’Università e a’ suoi cittadini la facoltà di poter celebrare ogn’anno la fiera per 10 giorni, cominciando dagli 8 gennaio fino al dì della festa di S. Antonio Abate, colle stesse prerogative della fiera di Salerno in perpetuo. Volle che per tutto il mese di aprile di ciascun anno non si potessero in quella città vendere a minuto altri vini, se non che quelli fatti nel suo territorio; eccettuandone solo alcune spezie particolari. Diede facoltà alla Università di poter eleggere ogn’anno il Mastro della Fiera suddetta, il quale avesse tutte le autorità consuete. Oltre a tutto ciò ad majoris gratiae cumulum, comandò che da quel tempo in avanti e in perpetuo non fossero que’ cittadini tenuti annualmente a pagare alla Regia Curia se non che due sole collette, cioè la general sovvenzione e il sussidio, a tenor della solita tassa, senza poter essere astretti a maggior pagamento per qualsivoglia causa urgente e necessaria. E in fine graziosamente rilasciò loro una parte di quelle somme che doveano per le collette fin allora arretrate, obbligandoli a pagarne solo il rimanente. Abbiam voluto riportar per intero il sunto di questo privilegio affin di mostrare a’ nostri lettori di quali concessioni eran generosi i nostri principi in quei tempi di guerre con lo straniero e di civili fazioni; benchè spesso la spada togliesse per se quel che la spada stessa avea conceduto. Ma così non pare che a Castellammare intervenisse.”6

Archivio di Stato di Napoli, Codice di Santa Marta, Stemma della Regina Giovanna II, dal secolo XV al XVII, folio 7

Archivio di Stato di Napoli, Codice di Santa Marta, Stemma della Regina Giovanna II, dal secolo XV al XVII, folio 7

Per maggiore chiarezza rispetto alla data del 7 e del 14 Agosto,7 facciamo riferimento al nostro concittadino, Gaetano Martucci (come anche al padre Serafino De’ Ruggieri) il cui testo è sicuramente antecedente quello di Catello Parisi, il quale fissa la data del privilegio al 7 Agosto 1420.8 Ciò non toglie che all’interno del Privilegio di Giovanna II, dell’archivio storico stabiese possano essere presenti entrambe le date. Non ci sembra improbabile inoltre, che la prima data si riferisca a quella presente sul documento mentre la seconda potrebbe essere quella della ricezione di tale documento in città. Infine per una più corretta ed esaustiva bibliografia, viene riportata la data “1420” dal Capaccio nella sua Neapoltanae Historiae.9

Alcune perplessità o curiosità

Non raramente capita nel cercare informazioni soprattutto di avvenimenti passati di imbattersi in notizie a volte contraddittorie tra loro, oltre alla data del 7 e 14 Agosto 1420, si è palesata in quanto dubbio e non potendo verificare di persona poiché l’Archivio Storico Comunale è in fase di riorganizzazione una prima domanda: Come mai il dottor Parascandolo, non cita per il privilegio giovanneo, quale fonte, l’archivio storico del Comune? Perché si affida a Serafino De’ Ruggieri? Sappiamo di per certo che sia il Parisi che il De’ Ruggieri hanno potuto vedere e toccar con mano questo prezioso privilegio. Di questi speciali benefici come abbiamo riportato in nota è a conoscenza anche il Capaccio, quindi ci sorprende che non vi sia riscontro in epoca recente cioè nel 1965 epoca della stampa del libro Castellammare di Stabia del dottor Parascandolo. Forse la Pergamena non c’è più? Oppure la notizia è stata estrapolata da una ulteriore fonte dell’archivio comunale come il notaio D’Ajello? E se i privilegi erano tutti conservati nel Russolillo, una delle raccolte di documenti più importanti della Città?10 A custodire il Russolillo, forse per ragioni di studio, fu il Professor e sacerdote monsignor Francesco Di Capua11 e da allora (8 Settembre 1957, data della sua morte) se ne sono perse le tracce.

Altra curiosità scaturisce proprio dal Privilegio, questi riportando la data o del 7 o del 14, o entrambe, afferma chiaramente che la Città ottiene dei favori grazie alla sua fedeltà nei confronti della casa regnante in Napoli nella figura di Giovanna II D’Angiò. Apprendiamo però che il 20 Agosto del 1420 Luigi III D’Angiò sbarca sui lidi campani e sembra che anche l’amata Castellammare di Stabia come tutti i comuni a nord e a sud di Napoli giurino fedeltà all’invasore. Tanto che Braccio da Montone12 secondo Summonte: “Cavalcò con l’esercito per ricouerar Castell’à Mare di Stabia, e lo pose a sacco”.13 Di conseguenza i benefici del Privilegio si devono attribuire a qualche accadimento storico anteriore ai fatti sopracitati.


Note:

  1. Giovan Antonio Summonte, Dell’Historia della Città, e Regno di Napoli, Tomo Secondo, Libro Quarto, pag. 618, Napoli MDCLXXV.
  2. Alan Ryder, Giovanna II d’Angiò, in Dizionario degli Italiani, Treccani, Volume 55, (2001).
  3. Ludovico Antonio Muratori, Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1550, Tomo nonoMilano 1744. Le vicende del Regno di Napoli, sotto il Regno di Giovanna II, sono narrate dalla pag. 77 e succ.
  4. Giulio Cesare Capaccio, Neapulitanae Historiae, Tomus Primus, Liber Secundus, Neapoli MDCVII, pag. 476-479.
  5. Giovanni Celoro Parascandolo, Castellammare di Stabia, ed. Cortese 1965, pag.30 e 31. Il Parascandolo, facendo riferimento al privilegio di Giovanna II, cita due date, ossia il 7 e il 14 Agosto facendo riferimento in nota al Padre Serafino De Ruggieri. “Privileg. authent. in Arch. Civit. Stab.” In Padre Serafino De’ RuggieriStoria dell’Immagine di S. Maria di Pozzano, Napoli 1743, alla pagina 15, cioé che il Privilegio autentico è nell’Archivio della città di Stabia.
  6. Francesco Alvino, Viaggio da Napoli a Castellammare, Napoli stamperia dell’Iride 1845, pag. 89-92.
  7. Allo stesso modo Catello Parisi, riferisce che la copia autentica del Privilegio si trova nell’Archivio del comune di Castellammare, con data non più del 7 Agosto ma del 14; vedi: Catello Parisi, Cenno storico descrittivo della Città di Castellammare di Stabia, Firenze 1842, pag. 20-21.
  8. Gaetano Martucci, Esame Generale de’ debiti strumentali della Città di Castellammare di Stabia, Stamperia Simoniana, 1786, pag. XXVI, numero 34.
  9. Giulio Cesare Capaccio, Neapulitanae Historiae, Tomus Primus, Liber Secundus, Neapoli MDCVII, pag. 476.
  10. Il Russolillo è citato da Gaetano Martucci, in riferimento ad alcune concessioni ricevute dalla Città di Castellammare dalla Regina Giovanna IV, il 5 Aprile 1517; così afferma il Martucci “Se ne legge una copia nell’autorevole libro della città stessa detto il Russolillo (nome dovuto al colore del rivestimento esterno del libro, che conteneva copie dei documenti riprodotti dall’originale da notai stabiesi per la Città di Castellammare n.d.r., ) fol. 15, e da essa apprendiamo, che l’originale fu dato a conservare all’antico notaio Paolo Fedele Cancelliere dell’Università”. In Gaetano Martucci, Esame Generale de’ debiti strumentali della Città di Castellammare di Stabia, Stamperia Simoniana, 1786, pag. CXXV, numero 139.
  11. Per una conoscenza più approfondita della figura di Monsignor Di Capua, si invita il lettore a leggere una biografia elaborata da Antonio Quacquarelli, sul sito Stabiana del (compianto) professor Giuseppe Centonze, http://www.stabiana.it/stabiesidicapua.htm .
  12.  Andrea Fortebraccio, noto come Braccio da Montone, Perugia 1º luglio 1368 – L’Aquila 5 giugno 1424, è stato un condottiero e politico italiano.
  13.  Giovan Antonio Summonte, Dell’Historia della Città e Regno di Napoli, Tomo Secondo, Libro Quarto, pag. 593.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi tra cui: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

Un pensiero su “Giovanna II d’Angiò

  1. Giovanni Cervero

    Ottimo articolo. Riguardo alle “passioni amorose” di Giovanna sono solo calunnie nemiche e propagate dalla chiesa dell’epoca.

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