Racconti, cantilene

Antica cantilena stabiese

Antica cantilena stabiese

di Enrico Discolo

Racconti, cantilene

Caro Maurizio, ho letto con piacere la filastrocca segnalata dalla gentile signora Clara Renzo (rif.: rubrica “Cantilene e Filastrocche“) e devo dirti che anche la mia nonna materna, Assunta Donnarumma, mi cantava e ci istruiva a fare il gioco infantile che veniva accompagnato dalla suddetta cantilena.
Lei, soprattutto, cantava questa filastrocca nel suo forno di via Bonito vicino (‘o pertuso d’‘o Cugnulo). Quel forno era molto famoso nella Castellammare dell’800 e ‘900 perché suo padre, il mio bisnonno, Peppino Donnarumma, faceva il saporitissimo pane cosiddetto “Pane e Sarravolle”. Infatti da tutta Castellammare e dai paesini confinanti arrivavano a Via Bonito col Tram per comprare questo tipo di pane. La giovanetta Assunta Donnarumma, alle prime ore del mattino, poi, riempiva le ceste con le “Vascottelle di pane fragrante di Sarravolla” e le portava sul porto dalla signora Carmela che le rivendeva a sua volta (con le melanzane sott’olio, coi pomodori freschi e origano, con la “suffritta”, con le alici, con le “renghe” ecc.) ai paranzellari che partivano per la pesca e agli uomini di fatica dell’antico mercato. Prima di continuare, il flusso dei ricordi è come un fiume in piena, devo rivelarti un’altra curiosità, uno dei fratelli del padre di mia nonna si chiamava anch’egli Giuseppe e la spiegazione che mi è stata data da piccolo è stata molto semplice: i genitori dei due fratelli non sapevano che Peppino e Giuseppe in effetti era lo stesso nome… e mia nonna si divertiva molto quando cercava di spiegarmi che molte volte le carte legali dell’uno erano dirette all’altro e così viceversa. Ritornando alla filastrocca che mi è stata tramandata da nonna Assunta il gioco consisteva nel riunire nel retro del forno, dopo la giornata di lavoro, i bambini più piccoli della famiglia. Essi mettevano le mani sul tavolo, col dorso all’insù, formando quasi un cerchio. Quindi La giovane Assuntina con la sua mano girava intorno alle manine dei ragazzini pizzicandole al ritmo della seguente cantilena, che molto si avvicina a quella riportata dalla Signora Clara:

Pizzi, pizzi trangole,
La morte de Santrangole,
Santrangole e Pipine,
La morte ‘e Sarracine.
Sarracine faceva lu pane.
Tutte ‘e mosche s”o mangiavene.
Palla d’oro, palla d’ò’,
Chi è meglio esce fore.
Esce fore al mio giardine,
Pizza doce ‘e tagliuline.

Quando terminava la filastrocca veniva messo fuori gioco il bambino sulla cui mano veniva dato l’ultimo pizzicotto nel momento in cui veniva pronunciata la parola “tagliuline”. Poi si ricominciava da capo fino a quando l’ultimo bambino rimasto era costretto a fare una penitenza.
Tanto ti dovevo solo per la verità storica del testo. Cari saluti anche alla Signora Renzo che mi ha dato questa opportunità.

 

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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