Figura 1: Pianta della Contrada Largo Fontana Grande in Castellammare di Stabia, firmata dicembre 1891, Ing. Annibale Corradi, Archivio di Stato di Napoli

Una pianta inedita della Contrada di Fontana Grande del 1891

Una pianta inedita della Contrada di Fontana Grande del 1891

di Salvatore Gallo

Nel corso di ricerche condotte presso l’Archivio di Stato di Napoli intorno ad altri argomenti a me cari di prossima pubblicazione, rinvenivo una pianta inedita della contrada di Fontana Grande di Castellammare di Stabia risalente al 1891, che, sebbene di datazione relativamente recente, si segnala per la sua dovizia di particolari legata ad un rapporto di scala particolarmente favorevole di 1:250, che le consente d’abbracciare un’area che dalla fontana propriamente detta si spinge sino alla chiesa di Porto Salvo. La meticolosità del livello di dettaglio della pianta discende dalle finalità per cui essa venne redatta: fu infatti elaborata dall’ingegnere napoletano Annibale Corradi chiamato come consulente d’Ufficio presso la corte d’Appello di Napoli nell’ambito del procedimento civile intercorso tra il sig. Alessandro Cascone, proprietario dell’antico mulino insistente nell’area, e l’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia. Fedele alla sua impostazione ingegneristica più che architettonica, la planimetria, che risulta eseguita ad inchiostro su carta telata, riporta con accuratezza non solo i perimetri dei fabbricati che sull’area si affacciavano ma anche l’articolato sistema di sottoservizi di natura idraulica corrente nel sottosuolo dell’area stessa, che formava evidentemente l’oggetto della perizia.

Figura 1: Pianta della Contrada Largo Fontana Grande in Castellammare di Stabia, firmata dicembre 1891, Ing. Annibale Corradi, Archivio di Stato di Napoli

Figura 1: Pianta della Contrada Largo Fontana Grande in Castellammare di Stabia, firmata dicembre 1891, Ing. Annibale Corradi, Archivio di Stato di Napoli

Alla sinistra della rappresentazione figura la grande vasca di raccolta di forma irregolare destinata al pubblico attingimento, resa celebre nelle numerose rappresentazioni pittoriche di primo ottocento a partire dallo splendido dipinto di Scedrin, alimentata da due sorgenti di captazione (A e B) poste sul muraglione meridionale. La vasca a sua volta era collegata tramite diverse linee d’adduzione al canale di carico del frontistante mulino, all’epoca evidentemente ancora funzionante ed in proprietà alla famiglia Cascone che agli inizi del 900 lo avrebbe poi invertito in stabilimento di bagni. Il sistema di captazione della sorgente e di distribuzione della forza idraulica all’antistante mulino collima perfettamente con quanto riportato nella cartografia dei luoghi risalente al XVI secolo, segno che esso restò sostanzialmente immutato nei secoli nonostante le trasformazioni che investirono l’area. Nella carta del Corradi lo specchio della vasca risulta attorniato da due caseggiati, di Cristina Cascone ad est (oggi non più esistente) interposto tra la vasca stessa e la chiesa dello Spirito Santo, e della famiglia Imparato ad ovest che proseguiva con altri edifici di varia proprietà interposte, ai quali correvano le rampe conducenti alla località Visanola (Fisanola sulla mappa). Al termine dei caseggiati posti sul margine sud della “Strada Cantiere”, nello stabile in proprietà al Parroco Francesco Luise ed altri, era presente una terza sorgente (C) alimentante anch’essa il canale di carico del mulino.

Al centro dell’area, invece, immediatamente alla destra del mulino, si apriva il Largo Fontana Grande oltre il quale sorgeva il caseggiato Cimmino (palazzo del Gran Mogol) al piede del quale, verso la banchina, correva un lavatoio pubblico alimentato dalla sorgente C; quindi, dopo il vicoletto, si ergeva la chiesa di Porto Salvo eretta nel terzo decennio dell’800. A completare l’assetto dell’area, tra il palazzo del Gran Mogol ed il mulino sorgevano, oltre la strada della Marina, il piccolo edificio Longobardi e lo stabile della Capitaneria. In mappa, lungo la strada Cantiere, è altresì indicato con inchiostro rosso uno scavo progetto Vanacore forse ipotizzato a servizio dei bagni Vanacore che formarono nella seconda metà dell’800 uno stabilimento termale privato concorrenziale a quello pubblico, affiancato alle attuali terme vecchie.

È d’interesse notare che in alcun punto della planimetria del Corradi si rilevi la presenza delle strutture della cosiddetta torre alfonsina, del baluardo difensivo cioè fatto erigere in periodo aragonese (da cui la sua denominazione) che chiudeva dal lato della marina la murazione discendente dal castello superiore e che in talune ricostruzioni storiche si ritiene avesse addirittura oltrepassato il XX secolo e fosse stato definitivamente demolito nel 1905.

Pacichelli, 1703. Particolare della Torre Alfonsina

Pacichelli, 1703. Particolare della Torre Alfonsina

La torre, che si ergeva immediatamente ad ovest dell’edificio del mulino cui aderiva tramite un breve tratto di mura, occupava un’area che nella pianta del Corradi è invece indicata come uno slargo libero da costruzioni in cui confluivano la Strada della Marina e la Strada del Cantiere. La presenza di un tale slargo si rileva invero già nella carta fatta redigere nel 1812 dal Genio Militare durante il decennio francese; quivi, nell’area della fontana grande, nonostante le approssimazioni legate alla piccola scala della mappa che presenta un rapporto di 1:5000, si apprezza distintamente come in asse alla murazione discendente dal castello collinare altro non vi fosse che uno spiazzo (come nella carta del Corradi) che separava l’edificio del mulino dal palazzo del Gran Mogol oltre il quale v’erano terreni liberi su cui sarebbe poi sorta la chiesa di Porto Salvo.

Fig. 2: Stralcio della carta redatta dal genio militare, "Ramo delle fortificazioni, Circondario alla sinistra del golfo" in scala 1:5000 risalente al 1812. La carta è orientata secondo l'asse est-ovest. In rosso l'area della Fontana Grande. Napoli, Biblioteca Nazionale

Fig. 2: Stralcio della carta redatta dal genio militare, “Ramo delle fortificazioni, Circondario alla sinistra del golfo” in scala 1:5000 risalente al 1812. La carta è orientata secondo l’asse est-ovest. In rosso l’area della Fontana Grande. Napoli, Biblioteca Nazionale

Si noti la presenza della chiesa dello Spirito Santo, dei caseggiati che fiancheggiavano la vasca di raccolta della fontana, dell’edificio del mulino posto di fronte alla vasca suddetta e, quindi, dello slargo posto in corrispondenza della murazione discendente dal castello superiore. Verso la banchina si rileva invece la presenza dell’edificio della capitaneria accanto al Moletto della Fontana, del piccolo edificio Longobardi e quindi della gran mole dell’edificio del Gran Mogol oltre il quale appaiono terreni liberi sui quali, negli anni trenta dell’800, verrà impiantata la chiesa di Porto Salvo della confraternita dei marinai.

Fig. 3 Particolare della pianta precedente; contrada della Fontana Grande

Fig. 3 Particolare della pianta precedente; contrada della Fontana Grande

Ancorché vetusto e fatiscente, un baluardo difensivo posto in un’importante area strategica cittadina difficilmente sarebbe sfuggito ad una cartografia redatta con precise finalità militari nella quale, peraltro, si riportano torri di ben minore importanza come quelle del Filosa a ridosso del Real cantiere. Alla luce di ciò, appare di un qualche fondamento ritenere che l’elemento difensivo in questione sia stato in realtà rimosso, insieme all’intera cinta muraria di cui era parte integrante, già sul finire del ‘700 a seguito dell’apertura della nuova strada della marina che costituì, com’è noto, la principale infrastruttura logistica a supporto del nuovo cantiere fondato dai Borbone. Nè s’ignori a riguardo che l’architettura della torre, nell’800, letteralmente scompare dal panorama delle fabbriche cittadine; accorti osservatori come Parisi e Alvino, che scrivono negli anni 40 del secolo, sono in imbarazzo nel collocarla nella topografia cittadina e finiscono per identificarla erroneamente nella torre di Porto Carrello, presso Pozzano; schiere di vedutisti, profondi conoscitori del territorio stabiese come i Gigante, i Carelli e lo stesso Gaeta, che pure non furono insensibili al fascino romantico delle rovine, non riportano nel proprio quaderno di schizzi il menomo disegno della sua struttura.

La pianta del Corradi sembra ora confermare che giammai la torre aragonese abbia varcato le soglie del XX secolo.


 

About 

Architetto e funzionario del comune di Pozzuoli, vive a Castellammare, si occupa di restauro dei beni architettonici ed è un ricercatore di storia locale.

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