Umberto Palatucci 8 anni

Largo Pozzano 1943

di Giuseppe Zingone

Gennaro Villani, Basilica di Pozzano

Gennaro Villani, Basilica di Pozzano

Nei giorni scorsi con insistenza il Signor Domenico Raffone, scriveva alla nostra pagina Facebook per conoscere la motivazione della morte di Umberto Palatucci 8 anni, avvenuta per mano dei tedeschi nel 1943.1

La domanda

Domanda del signor Raffone: Vorrei sapere quale sabotaggio Umberto Palatucci, un bambino di otto anni compì, per essere fucilato sulla spiaggia di Pozzano nel 1943.

Se lei signor Raffone, vuole conoscere le ragioni per cui si uccide un bambino di otto anni, ahimé non sono in grado di risponderle. Posso dirLe però che i tempi non sono molto cambiati, Vedi: Ucraina, Palestina, Africa, Asia.

Riflettevo in queste ore sulla sacralità della vita umana, le spiego: La prima Guerra mondiale aveva già fatto barcollare il principio che la vita umana fosse  “SACRA”, con la seconda Guerra mondiale abbiamo dimenticato valori religiosi e correttezza politica, anche qui milioni di vittime.

Oggi uno di quei popoli che tremendamente fu perseguito durante il nazismo, da vittima ha risvegliato la sua anima di violento carnefice, pensi che proprio il popolo ebraico affermava: Chi salva una vita, salva un mondo intero.2

Il 10 dicembre 1948, all’indomani della seconda guerra mondiale, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva e proclama a Parigi la Dichiarazione universale dei diritti umani. I trenta articoli di cui si compone sono discussi e redatti dopo la fine della seconda guerra mondiale, affinché mai più si ripeta la tragedia generata dal conflitto. Qui mi sovvengono due riflessioni forse sganciate tra loro, ma tutto conta: 1) A cosa serve più l’Organizzazione delle Nazioni Unite? 2) Perché è permesso fare strage di 20000 bambini Palestinesi per arrivare al numero di 50000, con i feriti e mutilati?

Matilde Serao nel 1884 scrisse di getto Ia sua risposta a De Pretis sullo “Sventrare Napoli“.3

Ma, se non sapete, perché non volete sapere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E, se voi non siete la intelligenza suprema del paese che tutto conosce e a tutto provvede, perché siete ministro?4 Quante istituzioni inutili abbiamo signor Raffone, anche oggi dai più piccoli paesini alle organizzazioni mondiali.

Aggiungo che grazie alla disinformazione o alle false dichiarazioni, c’è già chi nega che si tratti di genocidio almeno in Palestina. Non ultimo lo svarione del nostro scrittore napoletano Erri De Luca, un uomo che si è sempre battuto per i diritti dei più deboli, uno che legge, traduce e medita sulla Bibbia ebraica (pur definendosi ateo) e grazie ad  essa si è anche mantenuto, vendendo libri. Così ha detto: “Sono un sionista e a Gaza non c’è nessun genocidio”.5


La perdita della sacralità della vita umana

Ecco che è venuta meno la sacralità dell’essere umano. Vuole un’altra prova? Faccia del male ad un animaletto qualsiasi signor Raffone, si ritroverà seduta stante in un tribunale, o vilipendiato ed offeso da un folto gruppo di violenti utenti della rete armati di tastiere taglienti e avvelenate.

Ma torniamo a noi. Potrei fare delle supposizioni, delle congetture sulla morte del piccolo Umberto, anche se immagino, lei le abbia già dedotte: Sfortuna: trovarsi nel luogo e nel momento sbagliato; rappresaglia; cattiveria umana; la guerra, dove i civili pagano il prezzo più caro; divertimento o passatempo dei soldati nel vedere morire un bambino; ordini ricevuti dai quali non ci si “poteva sottrarre”. Insomma scelga lei, purtroppo non abbiamo nessuno a cui chiedere.

Fatti simili

Volendo aiutarla ancora ci sono questi tristissimi dati e parto dal luogo a noi più vicino:

La Strage di Acerra (Napoli) – Ottobre 1943: le truppe corazzate tedesche della divisione “Hermann Göring” uccidono circa 84 civili come punizione per la resistenza della popolazione e i rallentamenti subiti durante la ritirata. Tra le vittime vi furono diverse donne e bambini, freddati nelle loro case o per la strada, e interi nuclei familiari distrutti.

L’Eccidio di Tavolicci (Verghereto, Forlì-Cesena) – Luglio 1944: Il 22 luglio 1944, nel piccolo borgo isolato di Tavolicci, reparti della polizia italo-tedesca uccisero 64 civili. Di queste 64 vittime, ben 19 erano bambini di età inferiore ai 10 anni e 15 erano ragazzi tra gli 11 e i 18 anni. La comunità fu quasi interamente cancellata.

La Strage di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) – Agosto 1944, il 12 agosto 1944: i reparti della 16ª SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS” salirono nel piccolo borgo appenninico toscano. Non si trattò di una rappresaglia per un’azione partigiana, ma di un atto di terrorismo preventivo volto a ripulire il territorio. Vennero massacrate circa 560 persone, per la stragrande maggioranza donne, vecchi e bambini. Le vittime più piccole: Più di 100 bambini persero la vita quel giorno.

La Strage di Vinca (Fivizzano, Massa Carrara) – Agosto 1944: Pochi giorni dopo Sant’Anna, tra il 24 e il 27 agosto 1944, le stesse SS, affiancate dalle Brigate Nere fasciste di Carrara, misero a ferro e fuoco il paese di Vinca e le zone limitrofe, uccidendo oltre 170 persone. Anche qui la violenza si accanì sui bambini; tra le vittime ci fu un neonato di pochi giorni, strappato dalle braccia della madre e ucciso barbaramente.

L’Eccidio di Monte Sole (Marzabotto, Bologna) – Autunno 1944: Quello di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi è uno degli eccidi più spaventosi d’Europa per il numero di bambini uccisi. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, le SS guidate da Walter Reder sterminarono oltre 770 civili. Le vittime più piccole: Tra i caduti si contarono ben 216 bambini sotto i 12 anni. La vittima più giovane in assoluto fu Valter Locatelli, un neonato di appena 14 giorni, ucciso a Casaglia insieme alla madre.6

La sua domanda come vede ha tanti volti, la riscriviamo; Quale sabotaggio ha potuto perpetrare un neonato di 14 giorni?

Gli storici hanno ampiamente dimostrato che l’uccisione di bambini e donne nelle stragi del 1943-1945 non erano il frutto di “eccessi individuali” di soldati inferociti, ma rispondeva a precise direttive dei comandi supremi tedeschi (come i famigerati bandi di Albert Kesselring). L’obiettivo era il terrorismo psicologico: fare terra bruciata attorno ai partigiani, dimostrando che l’esercito occupante non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di mantenere il controllo del territorio.

Ora aggiungiamo i fatti di Largo Pozzano: In rete sono riuscito a trovare una sintesi della Dottoressa Isabella Insolvibile che rimetto qui alla sua attenzione è una interessante scheda con diverse informazioni dal titolo: Episodio di Largo Pozzano – Castellammare di Stabia, 16 settembre 1943.

Da questo documento, ho tirato fuori le informazioni più congrue per ricostruirne la storia, il mio invito è però quello di leggere sia il pdf che l’articolo di Raffaele Scala.

Umberto Palatucci 8 anni

Largo Pozzano, Castellammare di Stabia, 16-9-1943, Immagine AI

Il tragico e dimenticato eccidio di Largo Pozzano

La memoria di Castellammare di Stabia, specialmente quella legata ai tragici eventi del settembre 1943, è stata a lungo frammentaria, incerta, talvolta persino contraddittoria. Le istituzioni cittadine hanno iniziato a favorire un vero percorso di recupero solo a partire dagli anni Novanta del secolo scorso. 

I giorni del terrore: cosa accadde a Pozzano

Tra il 16 e il 22 settembre 1943, la spiaggia di Pozzano, alla periferia del centro abitato di Castellammare, divenne il teatro di una brutale rappresaglia tedesca. Otto persone, tutte civili, vennero fucilate brutalmente con armi da fuoco dalle truppe naziste. Le motivazioni profonde, l’esatta dinamica e persino le date precise di ogni singola esecuzione restano in parte avvolte nel mistero, sintomo di una ricostruzione degli eventi avvenuta solo in tempi recenti. L’ipotesi più accreditata dagli studiosi è che alcune delle vittime siano state sorprese dai tedeschi mentre tentavano disperati atti di sabotaggio nel tentativo di difendere il territorio.

I corpi vennero abbandonati o nascosti, tanto che il loro rinvenimento avvenne in date diverse e successive, aggiungendo strazio al dolore delle famiglie. Un’operazione spietata, legata al controllo del territorio e alla furente volontà di punire ogni accenno di resistenza.

I nomi del martirio: chi erano le otto vittime

Dietro i numeri ci sono i volti, le famiglie, le vite spezzate della nostra gente. Otto concittadini (tra cui sette uomini e una donna) che meritano di essere ricordati singolarmente per il loro sacrificio:

  • Gaetano Aprea (nato a Castellammare il 7/4/1912) le truppe tedesche lo sorpresero mentre tagliava i fili della comunicazione telefonica. Ucciso per rappresaglia tra il 21 e il 22 settembre, il suo corpo fu rinvenuto solo il 28. Lo Stato ha successivamente riconosciuto il suo sacrificio, dichiarandolo Caduto per la Lotta di Liberazione.

  • Vincenzo Curcio (nato a Castellammare il 14/9/1909): perse la vita il 16 settembre. In base alle successive dichiarazioni della vedova, sembra sia morto combattendo. Anche a lui è stata riconosciuta la qualifica di Caduto per la Lotta di Liberazione.

  • Antonio Gianniello (o Giannullo): ucciso a Largo Pozzano tra il 21 e il 22 settembre.

  • Liberata Infante: l’unica donna del gruppo, strappata alla vita negli stessi tragici giorni di fine settembre.

  • Pietro Longobardi: ucciso a Largo Pozzano. Il suo corpo venne tristemente ritrovato il 27 settembre.

  • Umberto Palatucci (nato nel 1935): la vittima più giovane, un ragazzino di appena 8 anni, ucciso dalla furia nazista tra il 21 e il 22 settembre.

  • Vincenzo Pennarola (nato a Napoli il 19/2/1899): rimase ferito durante la rappresaglia a Largo Pozzano il 18 settembre. Spirò il giorno stesso a Vico Equense. Le testimonianze della vedova parlano di una morte in combattimento, merito che gli è valso il riconoscimento di Caduto per la Lotta di Liberazione.

  • Luigi Santaniello (nato nel 1922): giovane di ventun anni, ucciso tra il 21 e il 22 settembre. Il suo corpo fu rinvenuto il 26 settembre.

Per decenni, sui responsabili di questo scempio (sia sul reparto tedesco che su eventuali collaboratori) è calato il silenzio assoluto, e i procedimenti giudiziari non hanno portato a risposte definitive.

Oggi, chi si ferma a pregare nella Basilica di Pozzano può scorgere, proprio sull’epitaffio dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale, una piccola lapide posta nel 1994. Pochi caratteri incisi nel marmo per ricordare i martiri del 1943. Un segno piccolo, forse tardivo, ma fondamentale per dire a chi passa che quella spiaggia, oggi luogo di spensieratezza, è stata un tempo terra di martirio e di dignità.8

Articolo del 7 giugno 2026


Note:

1. Qui può leggere l’articolo di Raffaele Scala in merito, Castellammare di Stabia: la Resistenza e l’orrore nazifascista.

2. Questa massima deriva direttamente dalla Mishnà e dal Talmud, il corpus dei testi sacri ebraici.

3. Nel settembre del 1884, una terribile epidemia di colera devastò Napoli, trovando il suo terreno fertile nelle spaventose condizioni igieniche dei quartieri bassi (Porto, Pendino, Mercato, Vicaria). Di fronte al disastro, il Presidente del Consiglio di allora, Agostino Depretis, pronunciò la celebre frase politica ad effetto: «Bisogna sventrare Napoli!».

4. Matilde Serao, Il ventre di Napoli, Milano, Fratelli Treves, 1885.

5. Vedi: IL FOGLIO quotidiano, 25 maggio 2026. Leggi anche: Francesco Russo, La banalizzazione del sionismo, del 28 maggio 2026, su: pressenza international press agency.

6. Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (promosso da ANPI e dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri). All’interno del loro sito ufficiale potete cercare anche per regioni.

7. Dipartimento di Scienze Sociali, Università degli Studi di NapoliFederico II” Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”.

Leggi anche: 25 Aprile: Tra camicie Nere e fazzoletti Arcobaleno.


Fonti e Bibliografia di riferimento al documento della dottoressa Insolvibile:

  1. Ricerche a cura della Dr. Isabella Insolvibile per il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”.
  2. Documentazione dal file: “Largo Pozzano, Castellammare di Stabia, 16-9-1943.pdf”.
  3. Barone Antonio, Castellammare di Stabia, pagine di storia, Godot, 1990.
  4. Ferrara Antonio, La Resistenza a Castellammare nel settembre 1943, “Cultura e Società”, 2011-2013.
  5. Porzio Maria, Castellammare di Stabia: violenze e razzie, in Gribaudi, G., Terra bruciata, L’ancora del Mediterraneo, 2003.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *