La Torre di Portocarello

articolo a cura di Maurizio Cuomo

Torre di Portocarello (opera del pittore Errico Gaeta)

Torre di Portocarello (opera del pittore Errico Gaeta)

Allo scopo di chiarire l’abbondante confusione che, negli ultimi anni, si è generata in merito all’esatta collocazione territoriale della “Torre di Portocarello” e per ben definire una vera e propria identità storica di questa antica fortificazione stabiese, pubblichiamo a seguire, una breve, ma esplicita lettera inviataci dall’Esimio prof. Giuseppe D’Angelo (massimo conoscitore storico locale contemporaneo), con la quale si ridimensiona gran parte di quanto è stato fino ad oggi erroneamente scritto da numerosi storici locali: Le volevo far notare che la Torre Alfonsina fu costruita per ordine di Alfonso d’Aragona nel 1442 (cito a mente) presso la Fontana Grande, mentre quella di Portocarello, che non ha nulla a che vedere con Alfonso d’Aragona, fu costruita per ordine del Vicerè de Zunica attorno al 1635 (due secoli dopo l’Alfonsina) per proteggere “a piratarum incursione” la nuova strada da poco (via nuper) aperta”. Per maggiori informazioni, può consultare il mio volume: I Luoghi della Memoria, II ediz., pp. 102-103“.

Di questa antichità stabiese, della quale non è rimasta traccia alcuna, si è scritto poco e in molti casi in modo sbagliato, per cui, oggi riesce difficile ricostruirne la storia. Trascurata o quasi del tutto dimenticata dagli storici (alcuni la confondono con la “Torre Alfonsina” un tempo ubicata nei pressi dell’odierna Fontana Grande), questa fortificazione, in tempi ormai andati, ha avuto una notevole importanza per la difesa del territorio stabiese.
A differenza dell’antica “Torre Alfonsina” (costruita presso la Fontana Grande, e facente parte di un gruppo di fortificazioni ben distribuite sul territorio stabiese, fatte costruire da Alfonso I d’Aragona, divenuto re di Napoli nel 1442 in seguito a una lunga guerra vinta contro Renato d’Angiò di Lorena), la “Torre di Portocarello”, fu eretta per ordine del Vicerè Manuel de Zunica attorno al 1635 (due secoli dopo l’Alfonsina) per proteggere “a piratarum incursione” la nuova strada da poco (via nuper) aperta.
Posta a difesa della costa, la “Torre di Portocarello”, fu eretta in località Pozzano (nel tratto di spiaggia libera, oggi, conosciuto come “Calcina”), per difendersi dalle possibili insidie delle vicine città marinare di Vico Equense, Sorrento, Massalubrense, Capri ed Amalfi. Per la sua posizione strategica, costituiva inoltre, anche un potenziale avamposto di riferimento per intraprendere una eventuale battaglia a scopo di conquista. La “Torre di Portocarello”, fu musa ispiratrice di molte opere del superbo paesaggista Errico Gaeta (nato a Castellammare l’11 settembre del 1840). A seguire pubblichiamo uno stralcio di un’interessante scritto datato 1937 del De Rosa che nel suo libro “Rievocazioni e Rivendicazioni Storiche” (1), confondendola con la “Torre Alfonsina”, riporta: “Alla foce del torrente di Pozzano, e, precisamente in un piccolo tratto nei pressi della spiaggia di Portocarello, havvì, un piccolo tratto di marina, che, favorito da un piccolo promontorio, forma quasi una insenatura nella quale anticamente si rifugiavano le barche, ed anche qualche piccolo veliero quando il mare era tempestoso. A monte di questa insenatura sorgeva la “Torre Alfonsina” conosciuta volgarmente sotto il nome di Torre di Portocarello, e che si spinge in mare sulla strada sorrentina“.

Torre di Portocarello

Torre di Portocarello

Altro scritto d’epoca, purtroppo anch’esso errato (intitolato anch’esso “La Torre Alfonsina”), fu pubblicato nel 1929 dal prof. Catello Longobardi, che nell’opera “Il Castello Medioevale e le antiche fortificazioni di Castellammare di Stabia”(2), inserisce una breve descrizione d’epoca di questa costruzione, con queste testuali parole: “Fu eretta in riva al mare, sulla strada che, da Castellammare, mena a Vico Equense, oltre la punta di Pozzano, nella località detta Portocarello. Quasi tutta diroccata e trasformata, in tempi recenti, in abitazione privata, mostra ancora, nel basamento rettangolare a scarpa, la sagoma caratteristica delle cittadelle aragonesi“. Andando a ritroso nel tempo (anno 1842), nel libro “Cenno storico descrittivo della città di Castellammare di Stabia”(3), il Parisi, così descrive la questione: “Della torre Alfonsina à qualche autore con equivoco parlato e confusione, ma da molta ragione per ciò che testè cennavamo indotti a dirla siamo sulla riva del mare e quella essa ci sembrerebbe che sulla nuova strada da Castellammare a Vico a destra vedesi oltrepassata la punta di Pozzano, e che Torre di Portocarello vien detta. Altri vorrebbe che quella sia stata nella marina del Quartuccio Torrione detta, che sin dal 1824 a casa trovasi ridotta conservante appena verso il mare un avanzo dell’antica sua scarpa, ma questa e dalla sua costruzione e dagli oggetti rinvenuti opera fu stimata piuttosto degli Angioini sovrani“.

Portocarello (rarissima foto d'epoca)

Portocarello (rarissima foto d’epoca)

Come dimostrato dai succitati scritti la confusione messa in essere dagli storici, ha radici antiche e le poche notizie in nostro possesso non aiutano certo a capire da cosa possa essere stato generato questo errore d’identità.
Sono trascorsi molti anni dal periodo duro di battaglie e non essendoci più pericolo di invasioni, la torre ormai inutilizzata fu abbandonata per diverso tempo alle intemperie e all’opera deleteria della salsedine.
Purtroppo nulla più è rimasto della “Torre di Portocarello”, in quanto, negli anni ’30, le necessità post guerra mondiale di una veloce ripresa economica del Paese, videro impiantare in questo luogo, la “Calci e Cementi”, un complesso ad uso industriale per lo sfruttamento delle rocce calcaree, di cui è composto il promontorio sovrastante. Cessata l’attività industriale della “Calci e Cementi”, (restata chiusa circa trent’anni), un nuovo progetto vede nuovamente protagonista questo luogo pregno di storia, la creazione di un grosso impianto turistico del gruppo Zacchello, che a breve dovrebbe ultimare i lavori e consegnare l’hotel di Pozzano.

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Testi consultati:
(1) TOMMASO DE ROSA, 1937. Castellammare di Stabia – Rievocazioni e rivendicazioni storiche, pag. 134.
(2) CATELLO LONGOBARDI, 1929. Il Castello Medioevale e le antiche fortificazioni di Castellammare di Stabia, pag. 10.
(3) CATELLO PARISI, 1842. Cenno storico descrittivo della città di Castellammare di Stabia, pag. 22.

 

 

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Fondatore e Direttore Responsabile di liberoricercatore.it

Giornalista pubblicista, iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti con tessera n° 146480. Appassionato ricercatore di storia e di tradizioni locali.
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